Abilitazione professore universitario, principi procedura di valutazione

Ai fini del conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di Professore universitario di I fascia il superamento delle mediane assume un ruolo rilevante, ma non decisivo, essendo gli indici correlati alle stesse di carattere quantitativo (cfr. all. A, B al D.M. n.76 del 2012) e risultando dunque preminente ai suddetti fini il giudizio di merito della Commissione sulla maturità scientifica raggiunta dai candidati, ex art.4 del D.M. n.76 del 2012.

In materia di abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di Professore universitario di I fascia non è configurabile disparità di trattamento da parte della Commissione trattandosi per l’appunto di procedura abilitativa e non concorsuale, dunque con numero di posti non limitato nè predefinito, quindi senza confronto concorrenziale tra un candidato e l’altro.

I tempi di verifica della documentazione presentata dagli abilitandi non possono risultare decisivi al fine di riscontrare la correttezza o meno della procedura di valutazione, dal momento che non è normativamente predeterminato un limite di tempo per il compimento della suddetta fase e che non è dato comunque sapere quanto di quel tempo è stato dedicato ad ogni specifico aspirante all’abilitazione.

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Tar Lazio sentenza n. 10223 13 ottobre 2016

[…]

per l’annullamento,

previa sospensione dell’efficacia,

del giudizio di non idoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di Professore universitario di I fascia, settore concorsuale 13/B2 “economia e gestione delle imprese”, tornata 2012, unitamente agli atti presupposti, connessi e conseguenti.

[…]

FATTO e DIRITTO

La Sig.ra Omissis, Professore associato di economia e gestione delle imprese presso l’Università degli Studi della Calabria, impugnava il giudizio di non idoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di Professore universitario di I fascia, settore concorsuale 13/B2 “economia e gestione delle imprese”, tornata 2012, unitamente agli atti presupposti, connessi e conseguenti, deducendo la violazione dell’art.16 della Legge n.240 del 2010, del D.M. n.76 del 2012, del D.D. n.222 del 2012, della Legge n.241 del 1990, dell’art.97 Cost. nonché l’eccesso di potere per illogicità, contraddittorietà, carenza di motivazione.

La ricorrente in particolare ha fatto presente che non era stato esaminato il contributo fornito dalla candidata all’attività di ricerca; che non era stato considerato il superamento di due “mediane” su tre; che era mancata la valutazione analitica di titoli e pubblicazioni.

L’interessata ha inoltre sostenuto che la propria attività di ricerca aveva rilievo internazionale; che non era stato richiesto il parere pro veritate ad un esperto esterno alla Commissione, in disparità di trattamento con altri candidati; che tra i titoli non era stata considerata nello specifico l’esperienza didattica maturata.

Veniva altresì segnalato che non si poteva dare peso preponderante alle pubblicazioni rispetto ai titoli; che l’attività scientifica svolta era coerente col settore concorsuale in argomento; che i tempi di esame delle singole posizioni dei candidati erano risultati eccessivamente ristretti.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e la Commissione di valutazione si costituivano in giudizio per la reiezione del gravame, illustrandone con successiva memoria l’infondatezza nel merito.

Con ordinanza n.2863 del 2014 il Tribunale respingeva la domanda cautelare presentata dalla ricorrente.

Con memoria l’interessata ribadiva i propri assunti nel merito.

Nell’udienza del 22 giugno 2016 la causa veniva discussa e quindi trattenuta in decisione.

Il ricorso è infondato e va pertanto respinto, per le ragioni di seguito esposte.

Invero va evidenziato in primo luogo che, ai fini del conseguimento dell’abilitazione, il superamento delle mediane assume un ruolo rilevante, ma non decisivo, essendo gli indici correlati alle stesse di carattere quantitativo (cfr. all. A, B al D.M. n.76 del 2012) e risultando dunque preminente ai suddetti fini il giudizio di merito della Commissione sulla maturità scientifica raggiunta dai candidati, ex art.4 del D.M. n.76 del 2012 (cfr., tra le altre, TAR Lazio, III, n.11500 del 2014).

In relazione all’asserita disparità di trattamento operata dalla Commissione inoltre va rilevato che la stessa non è configurabile, trattandosi per l’appunto di procedura abilitativa e non concorsuale, dunque con numero di posti non limitato nè predefinito, quindi senza confronto concorrenziale tra un candidato e l’altro (cfr. ancora TAR Lazio, III, n.11500 del 2014).

Quanto poi ai tempi di verifica della documentazione presentata dagli abilitandi, va segnalato che gli stessi non possono risultare decisivi al fine di riscontrare la correttezza o meno della procedura di valutazione, dal momento che non è normativamente predeterminato un limite di tempo per il compimento della suddetta fase e che non è dato comunque sapere quanto di quel tempo è stato dedicato ad ogni specifico aspirante all’abilitazione (cfr. TAR Lazio, III, n.9403 e n.11500 del 2014).

Occorre ancor evidenziare che l’acquisizione del parere pro veritate era oggetto di scelta discrezionale della Commissione, ex art.16, comma 3i della Legge n.240 del 2010, secondo la formulazione illo tempore vigente e che inoltre nemmeno risulta, quale presupposto per la detta acquisizione, la mancanza di almeno un appartenente al settore scientifico-disciplinare della ricorrente, all’interno del predetto Organo valutativo (cfr., tra le altre, TAR Lazio, III, n.5802 e n.5803 del 2016).

E’ necessario altresì rilevare che trattasi di procedura abilitativa per titoli e pubblicazioni, ex art.16, comma 3a della Legge; che le seconde sono state ritenute, in sede di giudizio collegiale della Commissione, all’esito di valutazione tecnico-discrezionale all’evidenza non irragionevole, di livello qualitativo limitato, ex all.D del D.M. n.76 del 2012, in relazione alla I fascia (cfr. all.2 al ricorso); che dunque anche l’eventuale non adeguata considerazione di alcuni titoli, a fronte del giudizio di limitato riportato per le pubblicazioni, non avrebbe consentito il sovvertimento dell’esito, unanime, di inidoneità (cfr. TAR Lazio, III, n.6079 del 2016).

Sussistono nondimeno giusti motivi per compensare le spese di giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando, respinge il ricorso n.3624/2014 indicato in epigrafe.

Compensa le spese di giudizio tra le parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 giugno 2016 […]

 

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