Abilitazione scientifica professori universitari, indici mediane non decisivi

Tar Lazio sentenza n. 11532 8 ottobre 2015

In materia di conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di Professore universitario, gli indici correlati alle mediane, essendo a carattere quantitativo (cfr. all. A, B al D.M. n.76 del 2012), non possono comunque assumere un ruolo decisivo ai fini dell’abilitazione medesima, risultando preminente ai suddetti fini il giudizio di merito della Commissione sulla maturità scientifica raggiunta dagli abilitandi, ex art.5 del D.M. n.76 del 2012.

 

Vedi anche:

Consiglio di Stato sentenza n. 4362 18 settembre 2015

Abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario: essenziale il giudizio positivo della Commissione

 

Tar Lazio sentenza n. 11532 8 ottobre 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

La Sig.ra  Omissis, Assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Bologna, impugnava il giudizio di non idoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di Professore universitario di II fascia, settore concorsuale 10/C1 “teatro, musica, cinema, televisione e media audiovisivi”, tornata Omissis, unitamente agli atti presupposti, connessi e conseguenti, deducendo la violazione degli artt.3, 4, 5, 6, 7 del D.M. n.76 del 2012, dell’art.3 del D.D. n.222 del 2012 nonchè l’eccesso di potere per irragionevolezza, contraddittorietà, difetto dei presupposti, errore, sviamento, violazione della circolare ministeriale 11 gennaio 2013.

La ricorrente, premesso che trattasi di procedura abilitativa e non concorsuale, ha fatto presente in particolare che l’esito di inidoneità era contraddetto dalle premesse positive dei giudizi individuali e collegiale, che recavano positivi apprezzamenti sulle pubblicazioni scientifiche ed i titoli, dando inoltre conto dell’avvenuto superamento di tutte e tre le “mediane”.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e la Commissione di valutazione si costituivano in giudizio per la reiezione del gravame.

Con ordinanza n.2561 del 2014 il Tribunale, rilevata la suesposta contraddittorietà motivazionale, accoglieva la domanda cautelare presentata dalla ricorrente, ai fini del riesame del giudizio, a cura di una differente Commissione.

In sede di appello cautelare, con suo parziale accoglimento, veniva imposto il riesame del giudizio di abilitazione alla medesima Commissione (cfr. Cons. Stato, VI, ord. n.4655 del 2014).

Con motivi aggiunti l’interessata impugnava la nuova valutazione di inidoneità, censurandola per violazione dell’art.97 Cost., degli artt.3, 4, 5, 6, 7 del D.M. n.76 del 2012, dell’art.3 del D.D. n.222 del 2012 nonchè per eccesso di potere sotto il profilo dell’irragionevolezza, della disparità di trattamento, dell’arbitrarietà, dell’ingiustizia manifesta.

La ricorrente, richiamati i precedenti giurisprudenziali secondo cui, per fini precauzionali volti ad evitare giudizi preconcetti, occorreva affidare il riesame ad un nuovo organo valutativo, nello specifico ha ribadito la bontà delle pubblicazioni e dei titoli, riaffermando gli assunti contenuti nel ricorso introduttivo.

Con memoria il Soggetto pubblico deduceva l’infondatezza del gravame e dei motivi aggiunti al medesimo.

Nella camera di consiglio del 3 giugno 2015, fissata per l’esame dell’istanza cautelare, questo Tribunale, accertata la completezza del contraddittorio e dell’istruttoria, ricorrendone i presupposti ex art.60 c.p.a., sentite sul punto le parti costituite, ha trattenuto la causa per la decisione nel merito.

Il ricorso è fondato e va pertanto accolto, con conseguente annullamento del giudizio di inidoneità impugnato.

Al riguardo va precisato che gli indici correlati alle mediane, essendo a carattere quantitativo (cfr. all.A, B al D.M. n.76 del 2012), non potevano comunque assumere un ruolo decisivo ai fini dell’abilitazione medesima, risultando preminente ai suddetti fini il giudizio di merito della Commissione sulla maturità scientifica raggiunta dagli abilitandi, ex art.5 del D.M. n.76 del 2012 (cfr. TAR Lazio, III, n.11500 del 2014).

Occorre nondimeno rilevare che nei giudizi individuali e collegiali (cfr. all.2 al ricorso) è dato conto dell’assoluto rilievo delle pubblicazioni scientifiche – coerenti colle tematiche del settore concorsuale, con impressionante lavoro “di prima mano” sui materiali conservati nei musei archeologici, di indubbio interesse e di utilità per i dati offerti, con buona collocazione editoriale, regolare distribuzione temporale di pubblicazione ed impatto molto buono – e dei titoli della ricorrente – con ottima reputazione nazionale e internazionale -, costantemente impegnata in attività accademica, di insegnamento, di ricerca, di progetto, di consulenza, convegnistica, con partecipazione a comitati editoriali e conseguimento di premi e riconoscimenti (cfr. anche domanda di partecipazione alla procedura in argomento e relativo curriculum, all.8 al ricorso); che pertanto l’esito di inidoneità si pone in insanabile contrasto con le suesposte premesse, rivelandosi illogico ed incongruente oltre che contraddittorio.

Vanno del pari accolti perché fondati i motivi aggiunti, con conseguente annullamento del nuovo giudizio emesso dalla medesima Commissione, in esecuzione della misura cautelare di II grado.

Giova in proposito evidenziare che le cennate valutazioni risultano viziate per le carenze motivazionali dedotte (cfr. all.1 ai motivi aggiunti); che in particolare, in costanza delle stesse premesse di fatto, ovvero delle pubblicazioni scientifiche e dei titoli oggetto di valutazione, permane la contraddittorietà, illogicità ed incongruenza dell’esito dei giudizi a fronte delle premesse degli stessi, laddove rimasti inalterati rispetto agli originari, ed emerge l’irragionevolezza delle medesime premesse, ove mutate in senso peggiorativo, senza esposizione di adeguate e congrue ragioni a supporto.

L’Amministrazione dovrà quindi procedere ad un riesame del predetto giudizio, ad opera di una differente Commissione – trattandosi di rinnovare valutazioni viziate per i vizi summenzionati e non, ad esempio, per un errore di fatto emerso documentalmente -, entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla notifica o comunicazione della presente sentenza.

Le spese di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso n. 3418/2014 indicato in epigrafe ed i motivi aggiunti al medesimo e per l’effetto annulla gli atti impugnati.

Condanna l’Amministrazione resistente al pagamento in favore della parte ricorrente delle spese di giudizio, che liquida in €1.000,00 (Mille/00) oltre a IVA e CPA come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 3 giugno 2015 […]

 

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