Abilitazione scientifica ruolo docenti universitari, motivazione Commissione deve considerare ogni singolo elemento di giudizio

Tar Lazio sentenza n. 11415 28 settembre 2015

Ricorre la violazione dell’art. 4 [dell’art. 8] comma IV del decreto di indizione della procedura per ottenere l’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso al ruolo dei professori universitari  (D.P.R. n. 222\2011) – che prescrive una valutazione “analitica” delle pubblicazioni scientifiche e dei titoli presentati – ove i giudizi si limitino a formulare la valutazione finale per ciascuna categoria di elementi presi in considerazione, senza individuare singolarmente alcuno di essi. E’ infatti vero che tale prescritta analiticità deve tenere conto dell’elevato numero di candidati partecipanti alla procedura e, inoltre, del numero di pubblicazioni e titoli che ogni Commissione deve valutare per ciascuno di essi (attesa la prescrizione di produrre le pubblicazioni rilevanti per esteso). Ma è altresì necessario che ciascuno dei candidati possa avere sicura contezza dell’avvenuta valutazione delle sue opere e della ragione per cui esse non sono state ritenute degne di giudizio positivo. Occorre, quindi, che le Commissioni espongano in modo chiaro, completo e sintetico le ragioni di idoneità o non idoneità all’abilitazione, fondate sulla analitica valutazione degli elementi di giudizio.

 

N.B.: dell’art. 4 [dell’art. 8] nostro

 

Tar Lazio sentenza n. 11415 28 settembre 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

1. – Con ricorso proposto davanti al TAR dell’Emilia Romagna n. r.g. 332\2014 la dottoressa  Omissis ha impugnato, chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare, il negativo giudizio riportato a conclusione della procedura per ottenere l’abilitazione scientifica nazionale per professore di I fascia nel settore concorsuale 13\D4 – Metodi matematici dell’economia e delle scienze attuariali e finanziarie, tornata dell’anno 2012.

2. – La ricorrente, mediante tre motivi, ha censurato la motivazione del diniego, evidenziandone, in sintesi, la assenza di analiticità (primo e secondo motivo) e la mancanza di riferimenti a parametri numerici nei criteri di selezione aggiuntivi introdotti dalla Commissione (terzo motivo).

3. – A seguito di declaratoria di incompetenza per territorio del TAR emiliano, espressa con l’ordinanza n. 541\2014, la ricorrente ha riassunto il giudizio davanti al TAR del Lazio, sede di Roma (indicato come territorialmente competente dalla citata ordinanza), mediante atto notificato il 4 giugno 2014 e depositato il successivo giorno 18.

Il MIUR si è costituito in giudizio, senza svolgere difese scritte.

La ricorrente ha depositato una memoria conclusionale.

4. – In occasione della pubblica udienza del 17 giugno 2015 il ricorso è stato posto in decisione.

5. – Esso è fondato, e va accolto, con rifermento assorbente alle preliminari censure per cui la motivazione del giudizio collegiale e di quelli individuali emessi dai cinque Commissari, del tutto identici tra di loro, manca della prescritta analiticità.

Tali giudizi si risolvono, invece, in un aggettivo (“Buono”; “Moderato”; “Presente”) per ognuno degli elementi di valutazione enucleati dal medesimo Organo.

Si tratta, peraltro, di aggettivi dal contenuto in larga parte positivo, posto che il giudizio di “Moderato” è stato attribuito alla sola voce relativa all’impatto dell’attività scientifica.

Questa Sezione ha avuto modo di precisare che ricorre la violazione dell’art. 4 comma IV del decreto di indizione della procedura (D.P.R. n. 222\2011) –che prescrive una valutazione “analitica” delle pubblicazioni scientifiche e dei titoli presentati- ove i giudizi si limitino a formulare la valutazione finale per ciascuna categoria di elementi presi in considerazione, senza individuare singolarmente alcuno di essi (tra tante, sentenza n.11430\2014).

E’ infatti vero che tale prescritta analiticità deve tenere conto dell’elevato numero di candidati partecipanti alla procedura e, inoltre, del numero di pubblicazioni e titoli che ogni Commissione deve valutare per ciascuno di essi (attesa la prescrizione di produrre le pubblicazioni rilevanti per esteso).

Ma è altresì necessario che ciascuno dei candidati possa avere sicura contezza dell’avvenuta valutazione delle sue opere e della ragione per cui esse non sono state ritenute degne di giudizio positivo.

Occorre, quindi, che le Commissioni espongano in modo chiaro, completo e sintetico le ragioni di idoneità o non idoneità all’abilitazione, fondate sulla analitica valutazione degli elementi di giudizio (sentenza n. 11500\2014).

Cosa che non è accaduta nel caso in esame per alcuno dei giudizi in questione, del tutto sovrapponibili l’uno agli altri.

6. – Pertanto, il giudizio finale di non abilitazione è illegittimo, e va annullato.

Ai sensi dell’art. 34 comma I, lettera “e”, del c.p.a., la Commissione, in composizione del tutto differente da quella che ha operato, procederà ad una rinnovata valutazione della candidata entro giorni trenta dalla ricezione della presente sentenza.

7. – Le spese seguono la soccombenza e si liquidano nella misura di cui al dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza) accoglie il ricorso in epigrafe, e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Condanna il MIUR al pagamento delle spese di lite in favore della ricorrente, che forfetariamente liquida in euro 1.000,00 (mille\00) oltre a IVA, CPA, contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 giugno 2015 […]

 

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