Accesso agli atti amministrativi e dati “sensibilissimi”

Sul rapporto tra diritto di accesso e trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale (dati cd. “sensibilissimi”) si è recentemente espresso il Tar Umbria.

 

Secondo la disciplina normativa di cui agli artt. 22 e seguenti della legge n. 241 del 1990, il diritto di accesso agli atti amministrativi si configura quale situazione soggettiva caratterizzata “per il fatto di offrire al titolare dell’interesse poteri di natura procedimentale volti in senso strumentale alla tutela di un interesse giuridicamente rilevante”. Esso prevale dunque su eventuali esigenze di riservatezza dei terzi, ogni qualvolta venga in rilievo la cura di interessi giuridici del richiedente.

In tali casi, il diritto ad accedere ai documenti sussiste anche in relazione a dati particolarmente sensibili, allorché preordinato alla tutela giudiziale di interessi aventi pari dignità costituzionale. Le finalità difensive riconducibili in via generale ai principi tutelati dall’art. 24 della Costituzione, devono infatti ritenersi prioritarie rispetto alla riservatezza di soggetti terzi. In tal senso, depone il dettato normativo di cui di cui all’art. 24, comma 7 della legge n. 241 del 1990, il quale richiede per l’appunto che l’accesso sia garantito “comunque” anche “nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari” a chi debba acquisire la conoscenza di determinati atti per la cura dei propri interessi giuridicamente protetti.

E ciò anche nel caso in cui i documenti richiesti riguardino dati particolarmente sensibili (cfr. art. 60 del d.lgs. n. 196/2003, recante il Codice in materia di protezione dei dati personali*), qualora la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare è di rango almeno pari ai diritti dell’interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile.

 

 

* Art. 60 (Dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale)

1. Quando il trattamento concerne dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale, il trattamento è consentito se la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi è di rango almeno pari ai diritti dell’interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile.

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Tar Umbria sentenza n. 630 29 settembre 2016

[…]

per l’annullamento

– del diniego di accesso comunicato dalla Direzione Sanitaria del Presidio Ospedaliero Nuovo Ospedale San Giovanni Battista in Foligno, Azienda Sanitaria Umbra n. 2, in -OMISSIS-, in ordine alla richiesta avanzata dall’odierno ricorrente e pervenuta alla Direzione Sanitaria in data -OMISSIS-

– nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente.

Per l’accertamento del diritto del ricorrente a prendere visione ed estrarre copia integrale di detta documentazione.

[…]

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Con atto di ricorso (n.r.g. -OMISSIS-) ritualmente notificato, il sig. -OMISSIS-, in qualità di -OMISSIS-della sig.ra -OMISSIS- odierna contro interessata, ha adito l’intestato Tribunale per chiedere l’annullamento del diniego serbato dalla Direzione Sanitaria del Presidio Ospedaliero Nuovo Ospedale San Giovanni Battista di Foligno, sull’istanza di accesso agli atti avente ad oggetto le -OMISSIS-.

Nel merito, il gravame è stato affidato al seguente motivo:

I. Violazione e/o errata applicazione degli artt. 1, 2, 3, 22, comma 1, lett. b) e 24, comma 7, della legge n. 241/1990 e dell’art. 60 del d.lgs. n. 196/2003. Violazione degli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione. Eccesso di potere per omessa valutazione – comparazione delle situazioni dedotte, omessa decisione e mancato esercizio del potere attribuito.

A tal proposito, il ricorrente lamenta che il diniego in contestazione si porrebbe in contrasto con la disciplina normativa in materia di accesso agli atti amministrativi di cui all’art. 24, comma 7, della legge n. 241/1990, in quanto la conoscenza della documentazione richiesta sarebbe presupposto imprescindibile per -OMISSIS-

Conclude pertanto per l’annullamento del diniego in questione, nonché per l’accertamento del proprio diritto ad ottenere detta documentazione, con condanna del Presidio Ospedaliero Nuovo Ospedale San Giovanni Battista di Foligno al rilascio della stessa.

L’Azienda Sanitaria Locale Umbria n. 2 si è costituita in giudizio per resistere al ricorso, contestando le censure ex adverso svolte e concludendo per il rigetto del gravame.

Anche la sig.ra -OMISSIS- odierna contro interessata, si è costituita in giudizio per chiedere il rigetto del ricorso.

All’udienza camerale del giorno 7 settembre 2016, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

Con la presente impugnativa si contesta la legittimità del diniego serbato dalla Direzione Sanitaria del Presidio Ospedaliero Nuovo Ospedale San Giovanni Battista di Foligno, sull’istanza di accesso agli atti ivi proposta dall’odierno ricorrente-OMISSIS-.

Nel merito, il ricorso è fondato e va pertanto accolto.

Secondo la disciplina normativa di cui agli artt. 22 e seguenti della legge n. 241 del 1990, il diritto di accesso agli atti amministrativi si configura quale situazione soggettiva caratterizzata “per il fatto di offrire al titolare dell’interesse poteri di natura procedimentale volti in senso strumentale alla tutela di un interesse giuridicamente rilevante” (cfr., in termini, Cons. St., Ad. plen. 18 aprile 2006, n. 6).

Esso prevale dunque su eventuali esigenze di riservatezza dei terzi, ogni qualvolta venga in rilievo la cura di interessi giuridici del richiedente.

In tali casi, il diritto ad accedere ai documenti sussiste anche in relazione a dati particolarmente sensibili, allorché preordinato alla tutela giudiziale di interessi aventi pari dignità costituzionale (cfr., T.A.R. Sardegna, sez. I, 10 giugno 2010, n. 1435).

Le finalità difensive riconducibili in via generale ai principi tutelati dall’art. 24 della Costituzione, devono infatti ritenersi prioritarie rispetto alla riservatezza di soggetti terzi (T.A.R. Emilia Romagna, Bologna, sez. II, 16 agosto 2010, n. 7498).

In tal senso, depone il dettato normativo di cui di cui all’art. 24, comma 7, della legge n. 241 del 1990, il quale richiede per l’appunto che l’accesso sia garantito “comunque” anche “nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari” a chi debba acquisire la conoscenza di determinati atti per la cura dei propri interessi giuridicamente protetti.

E ciò anche nel caso in cui i documenti richiesti riguardino dati particolarmente sensibili, e cioè “-OMISSIS- (cfr. art. 60 del d.lgs. n. 196/2003, recante il Codice in materia di protezione dei dati personali), qualora la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare è di rango almeno pari ai diritti dell’interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile (cfr., in tal senso, TA.R. Puglia, Bari, sez. III, 27 gennaio 2010, n. 120).

Nel caso di specie, il diritto di difesa che il ricorrente intende esercitare nell’ambito del processo di -OMISSIS-, attraverso la documentazione di cui è stata negata l’ostensione, rappresenta senza dubbio una posizione giuridica di rango almeno pari alla riservatezza dei dati, certamente sensibili, relativi -OMISSIS-presso la struttura ospedaliera intimata (cfr., in termini non dissimili, Cons. St., sez. V, 14 novembre 2006, n. 6681).

E di tale circostanza è stato debitamente tenuto conto nella stessa istanza di accesso, nella parte in cui si sottolinea che “nel contesto di detto giudizio sono emerse esigenze istruttorie inerenti la produzione della cartella clinica relativa -OMISSIS-dovrebbe essersi sottoposta (…) nel primo semestre del 2006 o nel 2005” (cfr., istanza in data 21 gennaio 2016).

In altri termini, il ricorrente risulta aver correttamente circoscritto il nesso strumentale tra la posizione giuridica che intende far valere attraverso l’esercizio del diritto di accesso e la documentazione oggetto della relativa istanza rimasta inevasa (cfr., su detto nesso, Cons, St., sez. V, 14 ottobre 2009, n. 6318), e che consiste nell’esigenza di “dimostrare in sede processuale le effettive vicende che hanno caratterizzato l’-OMISSIS- ovvero circostanze idonee a confutare gli assunti su cui si fonda la richiesta (…)”di nullità del -OMISSIS-(cfr., allegato n. 11 di parte ricorrente).

In definitiva, deve ritenersi che nella specie sussistano i presupposti di legge per esercitare validamente il diritto di accesso.

Il ricorso è dunque fondato e devono pertanto essere rispettivamente accolte, la domanda di annullamento del diniego impugnato e le connesse domande di accertamento del diritto del ricorrente ad acquisire la documentazione richiesta e di condanna dell’intimata amministrazione al rilascio della stessa.

Tenuto conto della specificità della fattispecie controversa, coinvolgente contrapposti interessi aventi pari dignità costituzionale, quali il diritto di difesa del ricorrente e il diritto alla riservatezza opposto dall’odierna contro interessata, in relazione a dati concernenti vicende legate al proprio -OMISSIS-, si rinvengono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti in causa le spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il diniego impugnato.

Dichiara accertato il diritto del ricorrente di ottenere copia della documentazione chiesta con istanza di accesso in data 15 febbraio 2016 e condanna la struttura ospedaliera intimata al rilascio della stessa.

Compensa integralmente tra le parti in causa le spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità dei soggetti interessati, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare le parti in causa.

Così deciso in Perugia nella camera di consiglio del giorno 7 settembre 2016 […]

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