Accesso ai ruoli di dirigente scolastico, l. 107/2015 (commi 88-91) non arbitraria né irragionevole

Tar Lazio sentenza n. 8775 28 luglio 2016

Le norme di legge contenute nell’art. 1, co. 88-91, l. n. 107/2015 sono ascrivibili entro la categoria delle leggi-provvedimento in quanto dirette a regolare la posizione giuridica di una determinata categoria di soggetti (coloro i quali versino nelle condizioni indicate alle lett. a e b del comma 88), consentendo loro di partecipare al corso intensivo di formazione e alla relativa prova scritta finale per l’immissione nel ruolo dei dirigenti scolastici.

Ciò comporta, per i soggetti asseritamente lesi da tali disposizioni normative per non esserne destinatari, che, poiché la forma di tutela segue la natura giuridica dell’atto contestato, i diritti di difesa si trasferiscono in tal caso dalla giurisdizione amministrativa alla giustizia costituzionale, trovando la protezione del privato, dunque, riconoscimento attraverso il sindacato costituzionale di ragionevolezza della legge, ancor più incisivo di quello giurisdizionale dell’eccesso di potere.

Il legislatore attraverso tali norme ha inteso dare una definitiva soluzione a un pluriennale nonché copioso contenzioso giurisdizionale che ha investito determinate procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli di dirigenti scolastici, prevedendo soluzioni differenziate in considerazione, da un lato dello stato delle specifiche procedure concorsuali, dall’altro di quello del relativo contenzioso pendente, disponendo, più in particolare.

Il legislatore nell’emanare la citata normativa ha fatto uso non arbitrario né irragionevole del suo potere discrezionale di prevedere, in via eccezionale, le categorie di soggetti ammessi a partecipare ai corsi speciali riservati al fine di acquisire la nomina a dirigente scolastico, ammettendo alla frequenza dei medesimi esclusivamente i docenti che “abbiano avuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio ovvero non abbiano avuto, alla data di entrata in vigore della presente legge, alcuna sentenza definitiva, nell’ambito del contenzioso riferito ai concorsi per dirigente scolastico” limitatamente ai concorsi indetti con d.d. del MIUR 22 novembre 2004 e del 3 ottobre 2006 e, quanto alla più recente tornata concorsuale del 2011, esclusivamente chi risultasse già vincitore ovvero fosse utilmente collocato nelle graduatorie o avesse superato positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente annullate in sede giurisdizionale” (cfr.art. 1, comma 87, lett.a) della legge n.107/2015), o addirittura nell’anno scolastico 2014/2015 avesse anche prestato servizio con contratti di dirigente scolastico (cfr.art.1, comma 90, legge n.107/2015).

 

Vedi anche: Tar Lazio sentenza n. 8081 14 luglio 2016

 

Tar Lazio sentenza n. 8775 28 luglio 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso collettivo in epigrafe hanno esposto di aver partecipato, superando la relativa prova preselettiva, al concorso per titoli ed esami per l’accesso ai posti di dirigente scolastico di cui al DDG 13.07.2011.

Pertanto, all’esito dell’emanazione del D.M. n. 499 del 20.07.2015 con cui il Ministero dell’Istruzione, ai fini dell’accesso ai ruoli di dirigente scolastico, in attuazione della legge n.107/2015 ha istituito una procedura concorsuale riservata, a cui ha chiamato a partecipare i soggetti aventi un contenzioso pendente alla data della legge 107/2015, hanno proposto il presente ricorso, deducendone l’illegittimità sotto vari profili inerenti alla illegittimità derivata del D.M. 499/15 e degli atti applicativi e conseguenziali per illegittimità costituzionale dell’art 1 comma 88 lett.b) per violazione artt 3, 51, 97 commi 2 e 4 della Costituzione.

In particolare, parte ricorrente lamenta che la norma si paleserebbe arbitraria e illogica in quanto, per asseriti motivi di pubblico interesse esplicitati all’art 1 comma 87, l’art. 88 lett. b) ammette alla procedura concorsuale anche coloro che parteciparono ai concorsi per dirigente scolastico indetti nel 2004 e nel 2006 e poi nel 2010 con la legge 202 per il solo fatto di avere un ricorso pendente avverso l’esito negativo della prova e, tuttavia, non include nella stessa procedura coloro che, avendo superato la prova preselettiva come i ricorrenti, hanno ugualmente un ricorso ancora pendente avverso l’esito delle prove nell’ambito del contenzioso relativo al concorso per dirigente scolastico indetto con DDG 13.07.2011, così effettuando una discriminazione tra i partecipanti a tutti i predetti concorsi, le cui posizioni sono tutte caratterizzate dallo stesso requisito della pendenza di un ricorso.

L’illegittimità costituzionale delle norme censurate si ravviserebbe anche in considerazione della violazione del principio di ragionevolezza, desumibile dall’art 3 Cost. e di quello di buon andamento ex art 97 Cost. In proposito, la riserva dell’accesso alla prova concorsuale in questione in favore dei soli ricorrenti partecipanti ai concorsi del 2004, del 2006 e del 2010, e non anche a quelli del concorso di cui al DDG 13.07.2011 apparirebbe irragionevole perché in contrasto con la finalità espressamente perseguita dall’art. 1, comma 87, L. 107/15 (cioè “prevenire le ripercussioni sul sistema scolastico dei possibili esiti del contenzioso pendente relativo ai concorsi per dirigente scolastico”), considerato che anche con riferimento a tale tornata concorsuale, a disparte il contenzioso relativo al test preselettivo (che, in caso di accoglimento, darebbe luogo presumibilmente solo ad un rifacimento di tale test), l’accoglimento dei ricorsi avverso, invece, l’esito delle prove concorsuali vere e proprie invaliderà certamente le assunzioni già effettuate, con i conseguenti effetti pregiudizievoli sull’efficienza del servizio scolastico.

Un ulteriore profilo di irrazionalità delle norme censurate viene poi ravvisato in rapporto alle disposizioni del successivo art. 1, comma 89, della legge 107/15. Con tale comma si prevede infatti che “nelle regioni in cui “sono in atto i contenziosi relativi al concorso ordinario per il reclutamento dei dirigenti scolastici, indetto con decreto…13 luglio 2011” [cioè i contenziosi promossi dai ricorrenti e non validi per l’accesso al concorso riservato], le graduatorie restano aperte “in funzione degli esiti dei percorsi formativi di cui al .. comma 87” e, quindi, dell’assunzione dei vincitori dell’indetta procedura. Orbene, siccome i soggetti titolari dei contenziosi attivi relativi al concorso del 2011 non avrebbero titolo a partecipare alla procedura in base a quanto previsto dal precedente comma 88 lett. b), si verifica la paradossale situazione, nel contempo irrazionale e ingiusta, che le graduatorie, e quindi i relativi posti, del concorso del 2011 delle regioni dove vi sono contenziosi attivi, sono messi a disposizione di chi fece ricorso avverso gli esiti dei concorsi del 2004, del 2006 e del 2010, mentre nel contempo il contenzioso in atto del 2011 è svalutato radicalmente nei suoi esiti, prima ancora che su di esso si pronunci il Giudice amministrativo. Da qui l’ulteriore profilo di incostituzionalità per irragionevolezza della norma censurata.

Pertanto, hanno concluso per l’accoglimento del ricorso, previo incidente di costituzionalità con remissione degli atti alla Corte Costituzionale per il giudizio di legittimità costituzionale dell’art 1 commi 87 e 88 lett.b) della legge 107/2015 per violazione degli artt 3, 51, e 97 commi 2 e 4 della Costituzione.

L’amministrazione si è costituita con mero atto formale e nella udienza pubblica del 7 aprile, riconvocata in camera di consiglio il 19 maggio 2016, la causa è stata trattenuta in decisione.

Tanto premesso in punto di fatto, in punto di diritto rileva il Collegio che il ricorso è infondato e deve essere respinto.

Come evidenziato, infatti, dalla stessa parte ricorrente, la limitazione prevista nell’impugnato D.M. dei corsi intensivi speciali volti all’immissione dei soggetti di cui al comma 88 nei ruoli dei dirigenti scolastici a quei soli soggetti che “abbiano un contenzioso in essere riferito ai concorsi per dirigente scolastico di cui al decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 novembre 2004 e al decreto del Ministro della pubblica istruzione 3 ottobre 2006”, e non anche a quelli che abbiano un contenzioso pendente relativo al concorso per esami e titoli per il reclutamento di dirigenti scolastici indetto con decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4a serie speciale, n. 56 del 15 luglio 2011, costituisce pedissequa applicazione della prescrizione di cui al comma 87, lett. b) del citato articolo 1 della legge n.107/2015, che limitala partecipazione a tali corsi ai docenti tassativamente indicati, al dichiarato fine di “tutelare le esigenze di economicità dell’azione amministrativa e di prevenire le ripercussioni sul sistema scolastico dei possibili esiti del contenzioso pendente relativo ai concorsi per dirigente scolastico di cui al comma 88”.

In proposito, il Collegio ritiene manifestamente infondati i profili di incostituzionalità evidenziati da parte ricorrente.

Ed invero, la posizione dei ricorrenti – che hanno proposto ricorso giurisdizionale avente ad oggetto l’esclusione da alcune fasi concorsuali relativamente al concorso indetto con decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4a serie speciale, n. 56 del 15 luglio 2011 – non può affatto ritenersi identica a quella di coloro che hanno ricorsi pendenti relativi a procedure concorsuali ben più risalenti nel tempo, per le quali l’esistenza di un interesse pubblico alla definitiva chiusura dei procedimenti discende anche dalla particolarità e dalla serialità del contenzioso, che in parte risulta stato già definito.

Più specificatamente, le norme di legge sottoposte al vaglio di questo giudice sono, infatti, norme di legge-provvedimento, così definite dalla giurisprudenza costituzionale come quelle che «contengono disposizioni dirette a destinatari determinati» (Corte Cost., sent. n. 154 del 2013, n. 137 del 2009 e n. 2 del 1997), ovvero «incidono su un numero determinato e limitato di destinatari» (Corte Cost., sent. n. 94 del 2009), che hanno «contenuto particolare e concreto» (Corte Cost., sent. n. 20 del 2012, n. 270 del 2010, n. 137 del 2009, n. 241 del 2008, n. 267 del 2007 e n. 2 del 1997), «anche in quanto ispirate da particolari esigenze» (Corte Cost., sent. n. 270 del 2010 e n. 429 del 2009), e che comportano l’attrazione alla sfera legislativa «della disciplina di oggetti o materie normalmente affidati all’autorità amministrativa» (Corte Cost., sent. n. 94 del 2009 e n. 241 del 2008).

La medesima giurisprudenza, in modo altrettanto costante, ha avuto poi modo di affermare “la compatibilità della legge-provvedimento con l’assetto dei poteri stabilito dalla Costituzione, poiché nessuna disposizione costituzionale comporta una riserva agli organi amministrativi o esecutivi degli atti a contenuto particolare e concreto” (Corte Cost., sent. n. 85 del 2013 e n. 143 del 1989).

Nessun dubbio che le norme di legge contenute nell’art. 1, co. 88-91, l. n. 107/2015 siano ascrivibili entro tale categoria, in quanto dirette a regolare la posizione giuridica di una determinata categoria di soggetti (coloro i quali versino nelle condizioni indicato alle lett. a e b del comma 88), consentendo loro di partecipare al corso intensivo di formazione e alla relativa prova scritta finale per l’immissione nel ruolo dei dirigenti scolastici.

Ciò comporta, per i soggetti asseritamente lesi da tali disposizioni normative per non esserne destinatari, che, poiché la forma di tutela segue la natura giuridica dell’atto contestato, i diritti di difesa si trasferiscono in tal caso dalla giurisdizione amministrativa alla giustizia costituzionale, trovando la protezione del privato, dunque, riconoscimento attraverso il sindacato costituzionale di ragionevolezza della legge, ancor più incisivo di quello giurisdizionale dell’eccesso di potere (in tal senso, ex multis, Cons. St., sez. III, 25 novembre 2014, n. 5831; cfr. la giurisprudenza costituzionale già citata).

È stato ancor meglio precisato come le leggi provvedimento, ancorché ammissibili “devono soggiacere ad un rigoroso scrutinio di legittimità costituzionale per il pericolo di disparità di trattamento insito in previsioni di tipo particolare e derogatorio (sentenze n. 85 del 2013; in senso conforme sentenze n. 20 del 2012 e n. 2 del 1997), con l’ulteriore precisazione che «tale sindacato deve essere tanto più rigoroso quanto più marcata sia […] la natura provvedimentale dell’atto legislativo sottoposto a controllo (sentenza n. 153 del 1997)» (sentenza n. 137 del 2009; in senso conforme sentenze n. 241 del 2008 e n. 267 del 2007)” (così TAR Lazio, sez. III Ter, 23 giugno 2015, n. 8600).

Ciò posto, il Collegio ritiene manifestamente infondate tutte le questioni di legittimità costituzionale sollevate rispetto alle norme di legge – provvedimento di cui all’art. 1, co. 88- 91, l. n. 107/2015 rilevanti nella presente fattispecie.

Il legislatore, infatti, attraverso le censurate norme ha inteso dare una definitiva soluzione a un pluriennale nonché copioso contenzioso giurisdizionale che ha investito determinate procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli di dirigenti scolastici, prevedendo soluzioni differenziate in considerazione, da un lato dello stato delle specifiche procedure concorsuali, dall’altro di quello del relativo contenzioso pendente, disponendo, più in particolare:

con riguardo alla procedura avviata con d.d. 13 luglio 2011, l’ammissione al corso intensivo di cui in causa dei “soggetti già vincitori ovvero utilmente collocati nelle graduatorie ovvero che abbiano superato positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente annullate in sede giurisdizionale” (art. 1, comma 88, lett. a, l. n. 107/2015); sotto tale aspetto, contrariamente a quanto sostenuto da parte ricorrente, la situazione di chi non sia stato – come i ricorrenti- inizialmente ritenuto idoneo a seguito di prove concorsuali annullate, delle quali con sentenza definitiva è stata disposta la rinnovazione ad avviso del Collegio non può certamente considerarsi identica rispetto a quella di quei soggetti che, avendo superato positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente annullate in sede giurisdizionale, abbiano riposto nel superamento dei quelle prove un ragionevole affidamento. In ogni caso, a voler ritenere “illogica e arbitraria” l’ammissione ai corsi intensivi di tale categoria di soggetti, i ricorrenti non potrebbero giovarsi di tale scelta del legislatore per ambire alla medesima ammissione che, per non aver pacificamente i ricorrenti mai superato le relative prove concorsuali, dovrebbe parimenti considerarsi scelta illogica e arbitraria. Né, del resto, i ricorrenti possono vantare un interesse personale, concreto e attuale nel dedurre nel presente giudizio la questione di incostituzionalità delle disposizioni di legge che costituiscono il fondamento del D.M. impugnato, per violazione degli articoli 24, 103 e 113 Costituzione e del principio dì intangibilità del giudicato (con conseguente contrasto anche con gli artt. 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritto dell’uomo e delle libertà fondamentali e degli artt. 20 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’unione europea), sol perché il legislatore ha ritenuto di ammettere ai corsi intensivi talune categorie di docenti, le cui prove positive sono state annullate dal Giudice Amministrativo.

b) con riguardo ai

concorsi indetti con d.d. 22 novembre 2004

e d.m. 3 ottobre 2006, l’ammissione de “i soggetti che abbiano avuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio ovvero non abbiano avuto, alla data di entrata in vigore della presente legge, alcuna sentenza definitiva nell’ambito del contenzioso” riferito a tali medesimi concorsi (art. 1, comma 88, lett. b, l. cit.).

La soluzione perseguita dal legislatore dimostra, a parere di questo collegio, una attenta valutazione della diversità dello stato, sia a livello procedimentale che giurisdizionale, in cui versavano le procedure concorsuali cui ha teso dare una definitiva sistemazione con la prevista ammissione dei soggetti, versanti nelle specifiche condizioni su indicate, al corso intensivo di cui in causa.

E ciò conduce a ritenere manifestamente infondate tutte le questioni di legittimità costituzionale sollevate con i due motivi di ricorso.

Infine, del tutto privo di pregio è, conseguentemente, il quarto motivo di ricorso essendo il

d.m. n. 499/2015

, in parte qua, pedissequamente attuativo delle disposizioni di legge-provvedimento (art. 1, co. 87- 91, l. n. 107/2015), rispetto alle quali, per come anzidetto, non si rilevano manifesti vizi di illegittimità costituzionale.

Pertanto, il Collegio ritiene che il legislatore nell’emanare la citata normativa abbia fatto uso non arbitrario né irragionevole del suo potere discrezionale di prevedere, in via eccezionale, le categorie di soggetti ammessi a partecipare a detti corsi speciali riservati al fine di acquisire la nomina a dirigente scolastico, ammettendo alla frequenza dei medesimi esclusivamente i docenti che “abbiano avuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio ovvero non abbiano avuto, alla data di entrata in vigore della presente legge, alcuna sentenza definitiva, nell’ambito del contenzioso riferito ai concorsi per dirigente scolastico” limitatamente ai concorsi indetti con d.d. del MIUR 22 novembre 2004 e del 3 ottobre 2006 e, quanto alla più recente tornata concorsuale del 2011, esclusivamente chi risultasse già vincitore ovvero fosse utilmente collocato nelle graduatorie o avesse superato positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente annullate in sede giurisdizionale” (cfr.art. 1, comma 87, lett.a) della legge n.107/2015), o addirittura nell’anno scolastico 2014/2015 avesse anche prestato servizio con contratti di dirigente scolastico (cfr.art.1, comma 90, legge n.107/2015).

In conclusione, il ricorso deve essere respinto.

Le spese di lite, in considerazione della novità della questione, possono essere interamente compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nelle camere di consiglio dei giorni 7 aprile 2016, 19 maggio 2016 […]

 

 

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