Accesso programmato test medicina, Tar Lazio sentenza n. 10983 3 novembre 2017: D.M. n. 50 8 febbraio 2016 chiusura graduatorie corsi di laurea e di laurea magistrale è illegittimo, diritto candidato a immatricolazione prevale su esigenza di chiudere graduatoria e bloccare scorrimenti per assicurare ordinato inizio anno accademico | Ingresso a.a 2015/2016 (9530 posti): illegittima mancata riassegnazione di quelli rimasti disponibili

Accesso programmato test medicina, D.M. n. 50 8 febbraio 2016 chiusura graduatorie corsi di laurea e di laurea magistrale illegittimo: Tar Lazio sentenza n. 10983 3 novembre 2017

 

…In particolare merita positivo apprezzamento il motivo di ricorso relativo al mancato scorrimento della graduatoria sui posti dei cittadini extracomunitari.

La questione della legittimità del mancato scorrimento sui posti rimasti liberi e disponibili è stata già definita con la sentenza della sezione n. 10248/2016 con la quale è stato disposto che “il ricorso vada accolto, con annullamento del D.M. impugnato nella parte in cui il decreto di chiusura degli scorrimenti della graduatoria alla data del 10 febbraio 2016 nulla dispone con riferimento all’assegnazione dei posti ancora liberi in quanto non assegnati a studenti extracomunitari, in considerazione della giurisprudenza amministrativa maggioritaria secondo cui la garanzia del diritto allo studio, sancita dall’art. 34, primo comma, della Costituzione, porta a privilegiare la tesi dello scorrimento degli studenti comunitari non utilmente collocati in graduatoria, nei posti assegnati agli studenti extracomunitari rimasti non utilizzati.

Come già affermato in taluni precedenti della Sezione (tra le molte si legga la sentenza n. 5348/2017) e dal Consiglio di Stato in sede cautelare (sez. VI, ordinanza n. 4004/2016 del 16.9.2016) il D.M. n. 463/2015, recante la disciplina concorsuale, non aveva previsto che, nel caso in cui al momento della chiusura della graduatoria fossero rimasti dei posti disponibili, questi non sarebbero stati riassegnati nei singoli Atenei.

Inoltre si rileva che…

l’accesso ai corsi a numero programmato può essere limitato, previa individuazione del contingente numerico dei posti disponibili per ogni anno accademico, individuazione che è il risultato della rilevazione del fabbisogno professionale definito dal Ministero della Salute di anno in anno e del potenziale dell’offerta formativa degli atenei.

Il fabbisogno nazionale per l’a.a. 2015/2016 è stato definito in n. 9530 futuri medici e, conseguentemente, il Ministero avrebbe dovuto garantire l’immatricolazione dei predetti n. 9530 candidati e, tuttavia, con il D.M. dell’8 febbraio 2016, il Ministero ha previsto, oltre che la chiusura della graduatoria del Corso di Laurea di cui trattasi, anche la mancata riassegnazione dei posti eventualmente rimasti disponibili sebbene a seguito di eventuali rinunce effettuate dopo l’immatricolazione; operando in tal modo l’amministrazione ha, di fatto, ridotto i posti in totale messi a bando per l’anno accademico corrente e come in precedenza individuati.

Invece, proprio alla luce della logica sottesa all’introduzione ed alla disciplina del numero programmato per l’accesso ai corsi di laurea di cui trattasi, si ritiene che l’amministrazione abbia l’obbligo giuridico di provvedere alla copertura di tutti i posti messi a bando fino al loro completo esaurimento.

L’esigenza cui, pertanto, ha dato risposta l’impugnato d.m. da rinvenirsi evidentemente nella necessità di chiudere la graduatoria entro un termine definito e non troppo avanzato avuto riguardo alla data di inizio dell’anno accademico e di svolgimento delle lezioni a frequenza obbligatoria e di bloccare, conseguentemente, anche i relativi scorrimenti onde consentire una definizione degli immatricolati ai fini dell’organizzazione dei corsi e di un ordinato inizio dell’anno accademico, seppure meritevole di tutela, deve, tuttavia, ritenersi essere recessiva rispetto al diritto del candidato a ottenere l’immatricolazione al corso di laurea nell’ambito dei limiti dei posti messi a concorso e sulla base del punteggio da questi concretamente ottenuto e dunque dal suo effettivo posizionamento nella graduatoria complessiva.

Conclusivamente l’amministrazione deve garantire il diritto dei candidati a frequentare il loro percorso di studi, in virtù della disponibilità dei posti rimasti non coperti.

…Il ricorso deve, pertanto, essere accolto per l’assorbente motivo sopra indicato con la conseguenza che l’amministrazione deve procedere al riesame dell’istanza di immatricolazione di parte ricorrente al corso di laurea di cui trattasi, previa verifica, in primo luogo, di posti liberi per l’anno accademico 2015/2016, e, in secondo luogo, della sussistenza di una posizione “utile” in capo a parte ricorrente ai fini della collocazione degli studenti da immatricolare, sulla base della posizione rivestita da parte ricorrente nella graduatoria finale alla luce del punteggio in concreto conseguito….

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Tar Lazio sentenza n. 10983 3 novembre 2017

[…]

per l’annullamento

del D.M. n. 463 del 3.07.2015 concernente le modalità di svolgimento dei test per i corsi di laurea a ciclo unico ad accesso programmato a.a 2015/2016 di ogni altro atto prodromico, connesso, successivo e consequenziale nonché per il risarcimento dei anni;

[…]

premesso:

che nei confronti della ricorrente Omissis deve essere dichiarata la estinzione del giudizio per rinuncia;

che invece nei confronti della ricorrente Omissis valgono le seguenti considerazioni.

Anzitutto il ricorso gradua i motivi secondo la prospettazione contenuta a pagina 62 laddove in via principale chiede l’annullamento del diniego di ammissione al corso di laurea, e in via subordinata chiede dapprima il risarcimento del danno in forma specifica e in via ulteriormente gradata l’annullamento dell’intero concorso.

Orbene anzitutto bisogna rilevare che, a differenza di situazioni consimili, nella specie non è stato impugnato il decreto ministeriale numero 50 del 2016 il quale sono state chiuse le graduatorie, decreto bensì annullato, ma consentendosi perciò lo scorrimento sui posti ancora disponibili, ma unicamente nei confronti dei ricorrenti, pur se risulta che qualche ateneo abbia proceduto allo scorrimento per così dire generale, cioè relativo anche a soggetti che pur non ricorrenti si collocavano in posizione utile per l’immatricolazione.

Le considerazioni valgono in particolare proprio per la ricorrente la quale aveva conseguito punti 22,90.

Tuttavia il ricorso contiene una doglianza che produce in sostanza l’effetto analogo ed è il secondo motivo di ricorso in base al quale si contesta la disposizione secondo cui il decreto impugnato dispone che i posti riservati agli extracomunitari non siano redistribuibili.

In particolare merita positivo apprezzamento il motivo di ricorso relativo al mancato scorrimento della graduatoria sui posti dei cittadini extracomunitari.

La questione della legittimità del mancato scorrimento sui posti rimasti liberi e disponibili è stata già definita con la sentenza della sezione n. 10248/2016 con la quale è stato disposto che “il ricorso vada accolto, con annullamento del D.M. impugnato nella parte in cui il decreto di chiusura degli scorrimenti della graduatoria alla data del 10 febbraio 2016 nulla dispone con riferimento all’assegnazione dei posti ancora liberi in quanto non assegnati a studenti extracomunitari, in considerazione della giurisprudenza amministrativa maggioritaria secondo cui la garanzia del diritto allo studio, sancita dall’art. 34, primo comma, della Costituzione, porta a privilegiare la tesi dello scorrimento degli studenti comunitari non utilmente collocati in graduatoria, nei posti assegnati agli studenti extracomunitari rimasti non utilizzati.

Come già affermato in taluni precedenti della Sezione (tra le molte si legga la sentenza n. 5348/2017) e dal Consiglio di Stato in sede cautelare (sez. VI, ordinanza n. 4004/2016 del 16.9.2016) il D.M. n. 463/2015, recante la disciplina concorsuale, non aveva previsto che, nel caso in cui al momento della chiusura della graduatoria fossero rimasti dei posti disponibili, questi non sarebbero stati riassegnati nei singoli Atenei.

Inoltre si rileva che l’accesso ai corsi a numero programmato può essere limitato, previa individuazione del contingente numerico dei posti disponibili per ogni anno accademico, individuazione che è il risultato della rilevazione del fabbisogno professionale definito dal Ministero della Salute di anno in anno e del potenziale dell’offerta formativa degli atenei.

Il fabbisogno nazionale per l’a.a. 2015/2016 è stato definito in n. 9530 futuri medici e, conseguentemente, il Ministero avrebbe dovuto garantire l’immatricolazione dei predetti n. 9530 candidati e, tuttavia, con il D.M. dell’8 febbraio 2016, il Ministero ha previsto, oltre che la chiusura della graduatoria del Corso di Laurea di cui trattasi, anche la mancata riassegnazione dei posti eventualmente rimasti disponibili sebbene a seguito di eventuali rinunce effettuate dopo l’immatricolazione; operando in tal modo l’amministrazione ha, di fatto, ridotto i posti in totale messi a bando per l’anno accademico corrente e come in precedenza individuati.

Invece, proprio alla luce della logica sottesa all’introduzione ed alla disciplina del numero programmato per l’accesso ai corsi di laurea di cui trattasi, si ritiene che l’amministrazione abbia l’obbligo giuridico di provvedere alla copertura di tutti i posti messi a bando fino al loro completo esaurimento.

L’esigenza cui, pertanto, ha dato risposta l’impugnato d.m. da rinvenirsi evidentemente nella necessità di chiudere la graduatoria entro un termine definito e non troppo avanzato avuto riguardo alla data di inizio dell’anno accademico e di svolgimento delle lezioni a frequenza obbligatoria e di bloccare, conseguentemente, anche i relativi scorrimenti onde consentire una definizione degli immatricolati ai fini dell’organizzazione dei corsi e di un ordinato inizio dell’anno accademico, seppure meritevole di tutela, deve, tuttavia, ritenersi essere recessiva rispetto al diritto del candidato a ottenere l’immatricolazione al corso di laurea nell’ambito dei limiti dei posti messi a concorso e sulla base del punteggio da questi concretamente ottenuto e dunque dal suo effettivo posizionamento nella graduatoria complessiva.

Conclusivamente l’amministrazione deve garantire il diritto dei candidati a frequentare il loro percorso di studi, in virtù della disponibilità dei posti rimasti non coperti.

Il ricorso deve, pertanto, essere accolto per l’assorbente motivo sopra indicato con la conseguenza che l’amministrazione deve procedere al riesame dell’istanza di immatricolazione di parte ricorrente al corso di laurea di cui trattasi, previa verifica, in primo luogo, di posti liberi per l’anno accademico 2015/2016, e, in secondo luogo, della sussistenza di una posizione “utile” in capo a parte ricorrente ai fini della collocazione degli studenti da immatricolare, sulla base della posizione rivestita da parte ricorrente nella graduatoria finale alla luce del punteggio in concreto conseguito.

Le spese del giudizio possono essere compensate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato in via principale.

Dichiara il ricorso respinto nei confronti della ricorrente Giorgia Omissis.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 1 febbraio 2017 […]

 

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