Acquisto di un fondo da Pa con patto di riservato dominio, pagamento rate, giurisdizione ordinaria

Tar Lazio sentenza n. 8830 29 luglio 2016

Nel caso di vendita con patto di riservato dominio, il rapporto tra assegnazione del bene, immissione nel possesso e trasferimento della proprietà, dal momento che è interamente disciplinato del titolo negoziale, è tale da non lasciare margini all’esercizio del potere autoritativo per quanto concerne la regolarità del pagamento del prezzo nelle rate ed alle scadenze concordate (restando salva la diversa fattispecie del potere di verifica della corretta utilizzazione del bene secondo le finalità dell’assegnazione come sancite nel progetto a base dell’assegnazione)

 

Tar Lazio sentenza n. 8830 29 luglio 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

Ricorre la sig.ra Omissis – ammessa al regime di sostegno per gli interventi fondiari previsti dal regime di aiuto n. 101/2001, giusta determinazione ISMEA n. 349 dell’1.7.2011, essendo nelle condizioni di cui all’art. 1 del D.lgs. n. 114/1948 – la quale espone di aver acquistato dall’ISMEA, con patto di riservato dominio, un fondo in agro del Comune di Campiglia Marittima, meglio individuato catastalmente con estremi in atti (omissis a rogito del Notaio Omissis, in Campiglia Marittima – LI).

Le parti convenivano un prezzo di euro 326.221,33 che l’acquirente si impegnava a pagare in sessanta rate semestrali costanti, successive e posticipate, di euro 8.238,88 ciascuna, comprensive di quota capitale e quota interessi, scadenti alla data de 30 giugno e del 31 dicembre di ogni anno (sulla base di un piano di ammortamenti allegato all’atto notarile); le parti stabilivano altresì che l’effetto traslativo della proprietà del bene oggetto del suddetto contratto si sarebbe verificato a seguito del pagamento dell’ultima rata di prezzo o dell’anticipato pagamento del prezzo, ai sensi dell’art. 1523 cod.civ.

La ricorrente, immessa immediatamente nel possesso del fondo, ne iniziava la coltivazione apportandovi migliore in attuazione del progetto allegato alla domanda di accesso ai benefici di sostegno (in particolare, trasformando un fabbricato rurale in cantina attrezzata avviando la produzione di vino). Tuttavia, a causa di varie vicende anche personali che l’hanno riguardata negli anni 2012-2013, sulle quali si sofferma ampiamente in atti, maturava ritardi nel pagamento delle rate, che l’ISMEA diffidava in data 5.6.2015 a corrispondere; venuta a conoscenza della diffida solo successivamente ( in quanto indirizzatale presso l’abitazione dei propri genitori), la sig.ra Omissis chiedeva l’approvazione di un piano di rientro che le consentisse di sanare la propria posizione debitoria (PEC del 30.08.2015); il 17.12.2015 ritirava presso l’Ufficio Postale di Crotone la raccomandata (ancora una volta spedita presso l’abitazione dei propri genitori), con la quale l’ISMEA, nell’assunto che la ricorrente non avrebbe replicato a precedente nota del 25.10.2015 (nella quale le venivano esposti i motivi ostativi all’accoglimento della richiesta) disponeva l’archiviazione della pratica.

Di tale provvedimento la ricorrente censura l’illegittimità per violazione delle norme sulla partecipazione al procedimento e difetto di istruttoria, non avendo ella ricevuto la raccomandata del 25.10.2015; chiede altresì che sia approvato un piano di rientro rate.

Si è costituita l’ISMEA che resiste al ricorso di cui chiede il rigetto.

Nella camera di consiglio del 5 aprile 2016 le parti sono state invitate a dedurre sulla sussistenza della giurisdizione del giudice amministrativo sulla domanda, questione che è stata loro prospettata d’ufficio.

Quindi la causa è stata trattenuta in decisione per essere risolta nel merito con sentenza in forma semplificata, previe le consuete avvertenze alle parti stesse sulla regolarità e completezza del contraddittorio e della notifica.

Il ricorso è inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, che va declinata in favore del giudice ordinario ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 11 del c.p.a.

Va infatti ritenuto che, per effetto della stipula di un contratto di acquisto di un fondo con patto di riservato dominio, nell’ambito del più ampio regime di interventi di sostegno allo sviluppo dell’agricoltura e del sistema rurale di cui al D.lgs. n. 114/1948 che rientra nelle competenze istituzionali dell’ISMEA, il rapporto che sussiste tra le parti è pienamente disciplinato dal diritto privato quanto all’esecuzione delle obbligazioni scaturenti dallo stesso contratto tra le quali il pagamento delle rate del prezzo, non essendo prevista, nella disciplina applicabile, alcuna norma che ascriva a profili di autorità il pagamento delle stesse rate.

Ne deriva che, in presenza di una richiesta di dilazione o di ricalcolo delle rate da parte dell’acquirente, l’ISMEA è tenuta a provvedere, esaminando la richiesta e stabilendo se accoglierla o meno, secondo le consuete regole di buona fede e diligenza, avendo riguardo alle peculiari finalità di intervento che connotano l’esercizio dei poteri di autonomia negoziale e delle facoltà delle parti.

Tale conclusione è confortata da quella giurisprudenza che, sia pure in altre fattispecie, si è occupata di analizzare il rapporto tra esecuzione del contratto e permanere di poteri autoritativi di verifica dell’utilizzo del bene assegnato al privato in forza di quest’ultimo.

Più precisamente, si è ritenuto che “nell’ipotesi di assegnazione di un bene con patto di futura vendita, a differenza di quanto accade nell’ipotesi di vendita con patto di riservato dominio”, l’assegnatario di alloggio pubblico residenziale soggiace alla conseguenze del mantenimento del potere dell’amministrazione di verificare la conformità dell’uso dell’alloggio assegnato all’interesse specifico sotteso all’atto stesso di assegnazione, fino a quando interverrà il contratto di definitivo trasferimento del bene in proprietà (con la conseguenza che l’esercizio della revoca dell’assegnazione, prima della stipula del contratto di trasferimento vero e proprio, è esercizio di potere pubblicistico autoritativo non connesso al rapporto contrattuale; Consiglio di Stato, IV, 14 aprile 2010, n. 2072).

Appare evidente che, nel caso di vendita con patto di riservato dominio, il rapporto tra assegnazione del bene, immissione nel possesso e trasferimento della proprietà, dal momento che è interamente disciplinato del titolo negoziale, è tale da non lasciare margini all’esercizio del potere autoritativo per quanto concerne la regolarità del pagamento del prezzo nelle rate ed alle scadenze concordate (restando salva la diversa fattispecie del potere di verifica della corretta utilizzazione del bene secondo le finalità dell’assegnazione come sancite nel progetto a base dell’assegnazione, la cui analisi esula dalla presente fattispecie).

Per queste ragioni, dunque, va declinata la giurisdizione sulla domanda in favore del giudice ordinario, di fronte al quale la causa potrà essere riproposta ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 11 del c.p.a.

Sussistono giuste ragioni per disporre la piena compensazione delle spese di lite tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo che declina in favore del giudice ordinario ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 11 del c.p.a.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 aprile 2016 […]

 

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