Ammissione Medicina, non vincitori: iscrizione con riserva e superamento esami non garantiscono accesso definitivo al corso di laurea

In materia di ammissione ai corsi programmati (c.d. “numero chiuso”) [in specie accesso ai corsi di laurea di Medicina e Chirurgia nell’ambito dei vari raggruppamenti costituiti tra Università – a.a. 2012/2013] si è pronunciato il Consiglio di Stato con sentenza n. 3978 del 27 settembre 2016.

La norma di cui all’art. 4, comma 2-bis, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 («conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono, i candidati in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte e orali previste dal bando, anche se l’ammissione o la ripetizione della valutazione da parte della Commissione sia stata operata a seguito dei provvedimenti giurisdizionali o di autotutela») riguarda unicamente gli esami di abilitazione professionale e non anche gli esami di accesso ai corsi di laurea. La disposizione in esame, avendo natura eccezionale, non è neanche suscettibile di applicazione analogica.

E’ stato così ribaltato l’orientamento espresso in primo grado dal Tar Lazio, sentenza n. 10866 29 ottobre 2014. Ne riportiamo un passaggio:

…può trovare applicazione nella fattispecie in esame la previsione contenuta nell’art. 4, comma 2-bis, del decreto legge n. 115 del 2005 secondo cui “conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono, i candidati in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte e orali previste dal bando, anche se l’ammissione o la ripetizione della valutazione da parte della Commissione sia stata operata a seguito dei provvedimenti giurisdizionali o di autotutela”.

La norma da ultimo citata, in estrema sintesi, consente all’interessato lo stabile conseguimento del titolo per il quale ha concorso, a seguito del superamento delle relative prove, anche quando tale traguardo scaturisca da provvedimenti giurisdizionali cautelari che hanno determinato il superamento dell’originaria esclusione.

Nel caso di specie, il titolo auspicato dal ricorrente era quello di acquisire lo status di matricola e di studente, titolo in concreto raggiunto mediante il superamento degli esami del primo anno di corso, ciò in quanto l’ammissione del corso di laurea a numero chiuso non dà affatto la certezza di ottenere il titolo di laurea, ragion per cui sarebbe errato pensare che la legge citata sia applicabile solo ove il ricorrente acquisisca la laurea; pertanto, il superamento degli esami previsti nel piano di studi equivale a quelle prove scritte e orali a cui la normativa citata fa riferimento (cit. art. 4 comma 2-bis del decreto legge n. 115 del 2005)…

Da notare che il passaggio sopra riportato si riferiva alla posizione di uno dei ricorrenti che in via cautelare era stato già ammesso con riserva ed in soprannumero presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università da lui prescelta.

Università presso cui il ricorrente si era poi iscritto ed aveva anche sostenuto e superato alcuni esami; fatti questi ultimi esaurientemente dimostrati in giudizio [dai giudici del Tar Lazio veniva dunque dichiarata  cessata la materia del contendere nei suoi riguardi]; mentre nei confronti degli altri ricorrenti, anche loro ammessi con riserva (con la stessa ordinanza cautelare che si era pronunciata sulla richiesta del primo ricorrente) il Tar sentenziava: “non è stata però fornita la prova della loro iscrizione al primo anno di corso della facoltà di Medicina e Chirurgia né di aver sostenuto i relativi esami”. Così respingendo le loro domande.

I ricorrenti appellavano la pronuncia assumendo “l’erroneità della sentenza impugnata nella parte in cui non ha dichiarato cessata la materia del contendere oltre che nei riguardi di Omissis anche nei riguardi di Omissis, Omissis e Omissis, in quanto anche quest’ultimi risulterebbero iscritti al corso di laurea in medicina e chirurgia ed avrebbero superato gli esami previsti.

Inutilmente, però. Come sopra visto il Consiglio di Stato, a differenza del Tar Lazio, ha ritenuto non applicabile nel caso di specie l’art. 4, comma 2-bis, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115.

 

In materia di accesso a numero chiuso il Consiglio ha inoltre confermato la massima discrezionalità dell’Amministrazione nella scelta del numero dei posti disponibili:

L’art. 3 della legge 2 agosto 1999, n. 264 (Norme in materia di accessi ai corsi universitari) ha disciplinato il sistema del numero chiuso per le immatricolazioni ai corsi di laurea in medicina e chirurgia. Tale legge attribuisce all’Amministrazione un’ampia discrezionalità nella fissazione del numero complessivo di posti disponibili per l’immatricolazione alla Facoltà di medicina e chirurgia, fissando peraltro gli elementi di cui l’Amministrazione dovrà tenere conto nell’esercizio di tale discrezionalità (fabbisogno di professionalità e potenziale formativo). Si tratta di una scelta difficilmente sindacabile in sede di scrutinio di legittimità, visto che su di essa influiscono diverse circostanze, che, una volta acclarata la loro presa in considerazione da parte dell’Amministrazione, vanno liberamente bilanciate in una valutazione in cui la discrezionalità dell’Amministrazione stessa si esprime al massimo grado, anche perché la legge non sembra stabilire alcuna graduatoria tra i due criteri sopra riferiti.

Vedi anche:

Corsi a numero chiuso, principio di stabilizzazione valido solo per abilitazioni professionali

Numero chiuso, trasferimento da università straniera, no test d’ingresso

Numero chiuso, violazione regola anonimato, ammissione in soprannumero

Numero chiuso, posto non utile, irrilevante questione costituzionale

 

 

Consiglio di Stato sentenza n. 3978 27 settembre 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

1.– Gli odierni appellanti, in data 4 settembre 2012, hanno partecipato alla prova di ammissione ai corsi programmati (c.d. “numero chiuso”) per l’accesso ai corsi di laurea di Medicina e Chirurgia nell’ambito dei vari raggruppamenti costituiti tra le Università indicate in epigrafe (a.a. 2012/2013).

All’esito della prova, si sono collocati nella graduatoria di riferimento in posizione non utile per essere immatricolati nell’ambito delle suddette Università.

Gli odierni appellanti hanno impugnato, innanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, tale esito negativo, nonché tutti gli atti presupposti che hanno istituito tale modalità di accesso ai corsi programmati, per i motivi riproposti in sede di appello e riportati nei successivi punti.

2.– Il Tribunale amministrativo, con sentenza 29 ottobre 2014, n. 10866, ha dichiarato cessata la materia del contendere in relazione alla posizione del ricorrente Omissis, risultando quest’ultimo iscritto al corso di laura con superamento di esami e ha dichiarato infondato, nei confronti di tutti gli altri ricorrenti, il ricorso proposto.

3.– I ricorrenti soccombenti in primo grado hanno proposto appello.

3.1.– Si è costituita in giudizio l’amministrazione, chiedendo il rigetto dell’appello.

4.– La causa è stata decisa all’esito dell’udienza pubblica del 12 maggio 2015.

5.– Con un primo motivo di appello si assume l’erroneità della sentenza impugnata nella parte in cui non ha dichiarato cessata la materia del contendere oltre che nei riguardi di Omissis anche nei riguardi di Omissis, Omissis e Omissis, in quanto anche quest’ultimi risulterebbero iscritti al corso di laurea in medicina e chirurgia ed avrebbero superato gli esami previsti.

Il motivo non è fondato.

L’art. 4, comma 2-bis, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 prevede che «conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono, i candidati in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte e orali previste dal bando, anche se l’ammissione o la ripetizione della valutazione da parte della Commissione sia stata operata a seguito dei provvedimenti giurisdizionali o di autotutela».

Questo Consiglio ha già avuto modo di affermare, con orientamento cui si intende dare continuità, che la suddetta norma riguarda «unicamente gli esami di abilitazione professionale» e non anche, avendo riguardo a quanto rileva in questa sede, gli esami di accesso ai corsi di laurea. La disposizione in esame, avendo natura eccezionale, non è neanche suscettibile di applicazione analogica (Cons. Stato, sez. VI, 14 aprile 2016, n. 1513).

6.– Con un secondo motivo gli appellanti deducono l’erroneità della sentenza impugnata nella parte in cui non ha ritenuto fondati i primi quattro motivi e, in particolare, la censura relativa al difetto di istruttoria da parte delle Atenei in ordine all’effettiva capacità recettiva degli Atenei stessi.

Il motivo non è fondato.

L’art. 3 della legge 2 agosto 1999, n. 264 (Norme in materia di accessi ai corsi universitari) ha disciplinato il sistema del numero chiuso per le immatricolazioni ai corsi di laurea in medicina e chirurgia.

Il Consiglio di Stato ha già avuto modo di affermare che «la succitata legge n. 264 del 1999 attribuisce all’Amministrazione un’ampia discrezionalità nella fissazione del numero complessivo di posti disponibili per l’immatricolazione alla Facoltà di medicina e chirurgia, fissando peraltro gli elementi di cui l’Amministrazione dovrà tenere conto nell’esercizio di tale discrezionalità (fabbisogno di professionalità e potenziale formativo)». Nella decisione si è affermato che si tratta «di una scelta difficilmente sindacabile in sede di scrutinio di legittimità, visto che su di essa influiscono diverse circostanze, che, una volta acclarata la loro presa in considerazione da parte dell’Amministrazione, vanno liberamente bilanciate in una valutazione in cui la discrezionalità dell’Amministrazione stessa si esprime al massimo grado, anche perché la legge non sembra stabilire alcuna graduatoria tra i due criteri sopra riferiti».

Nella fattispecie in esame, gli appellanti non hanno addotto elementi concreti volti a dimostrare che la predetta discrezionalità sia stata esercitata in maniera irragionevole. La violazione delle regole dell’istruttoria, che devono presiedere alla scelta amministrativa, è genericamente dedotta.

7.– Con un terzo motivo gli appellanti si dolgono, sotto un primo profilo, del fatto che il Tribunale amministrativo avrebbe omesso di pronunciarsi sulla violazione del principio di autonomia universitaria «sancito dall’art. 9, comma 4, della legge 9 maggio 1989, n. 168» (recte: art. 6, comma 4). In particolare, si sottolinea come il Ministero abbia predeterminato sia il contenuto dei test sia i criteri di valutazione degli stessi.

Sotto un secondo profilo, gli appellanti rilevano l’inidoneità delle domande predisposte ad accertare la preparazione dei candidati in relazione al corso di studio, nonché l’illegittima mancata considerazione del «percorso scolastico affrontato dai singoli candidati».

Il motivo non è fondato.

In relazione al primo profilo, l’art. 33, ultimo comma, della Costituzione dispone che, tra gli altri, le Università «hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato».

L’art. 6, comma 4, della legge n. 168 del 1989, evocata dagli appellanti, dispone che: «Le Università sono sedi primarie della ricerca scientifica e operano, per la realizzazione delle proprie finalità istituzionali, nel rispetto della libertà di ricerca dei docenti e dei ricercatori nonché dell’autonomia di ricerca delle strutture scientifiche».

L’art. 4 della legge n. 264 del 1999 disciplina le prove preselettive e prevede due fasi: il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca «determina con proprio decreto modalità e contenuti delle prove di ammissione, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato»; la successiva ammissione degli studenti «è disposta dagli atenei» (come stabilito per tutti i corsi di laurea, siano essi a programmazione nazionale o locale).

L’autonomia delle Università non è piena ma è definita nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato. Nella fattispecie in esame è stata adottata una legge che chiaramente attribuisce ad un atto normativo del Governo la definizione delle modalità di predisposizione delle prove nel rispetto delle modalità stabilite dalla legge stessa. Sussiste, pertanto, un chiaro limite legislativo all’autonomia delle Università. Si tratta, inoltre, di un limite ragionevole che garantisce uniformità di trattamento e dunque non si risolve in una arbitraria limitazione.

In relazione al secondo profilo, è sufficiente rilevare come rientri nella discrezionalità tecnica dell’amministrazione stabilire il contenuto delle domande. A fronte di tale potere discrezionale sarebbe stato onere degli appellanti dimostrare la violazione del principio di ragionevolezza. Gli appellanti, invece, si sono limitati a generiche affermazioni circa l’inidoneità delle domande stesse, che, in quanto tali, non sono sufficienti a fare ritenere illegittime le valutazioni tecniche effettuate. Per quanto attiene poi alla mancata considerazione del percorso scolastico dei singoli candidati, la scelta dell’amministrazione non è irragionevole anche perché è stata guidata sempre dall’esigenza di assicurare un trattamento eguale sul territorio nazionale con oggettiva impossibilità di considerare le specificità dei singoli percorsi formativi dei concorrenti.

8.– Con un quarto motivo si assume l’erroneità della sentenza nella parte in cui non ha ritenuto illegittima la scelta dell’amministrazione di prevedere lo svolgimento delle prove preselettive a livello nazionale in un’unica data ma con graduatorie differenti, il che avrebbe «creato una preventiva distribuzione sul territorio, disomogenea ed avulsa dalle effettive capacità dei singoli». La scelta di «distinte graduatorie deve necessariamente accompagnarsi a date differenti, per permettere ai candidati di partecipare a ciascuna di esse confrontandosi con tutti o con il maggior numero di studenti possibile». Ne sarebbe conseguito che «l’ammissione o meno al corso è dipesa, principalmente, da numero dei partecipanti in relazione ai posti disponibili per l’ateneo, con la esclusione di quanti avevano risposto meglio degli altri colleghi che avevano partecipato meglio di altri colleghi che avevano partecipato ai quiz in altre sedi». Nell’atto di appello si riporta parte del contenuto dell’ordinanza 18 giugno 2012, n. 3541 di questo Consiglio, con cui era stata sollevata questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, della legge n. 264 del 1999, nella parte in cui non ha previsto, per evitare i suddetti inconvenienti, una graduatoria unica.

Il motivo è inammissibile.

La Corte costituzionale, con sentenza n. 302 del 2013, ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Consiglio di Stato, con la citata ordinanza, con riferimento al citato art. 4, comma 1, della legge n. 264 del 1999, in quanto «il dettato normativo (…) nulla stabilisce con riguardo al tipo di graduatoria da adottare, se per singoli atenei oppure a livello nazionale».

Nella fattispecie in esame il Ministero resistente ha deciso di formare graduatorie valide con riferimento ad un numero limitato di Università raggruppate in ragione della contiguità territoriale.

Gli appellanti non hanno dedotto alcun elemento concreto volto a dimostrare il pregiudizio che gli stessi avrebbero subito per la concreta modalità di scelta, limitandosi a contestare l’irragionevolezza della scelta compiuta. Sarebbe stato onere degli appellanti indicare come la “scelta” ritenuta ragionevole avrebbe potuto incidere, favorevolmente, sulla posizione degli appellanti.

9.– Con un ulteriore motivo si assume l’erroneità della sentenza nella parte in cui ha ritenuto generica la violazione dell’anonimato. Ciò in quanto essa «conteneva la richiesta espressa di acquisizione dei verbali dell’espletamento della prova selettiva presso ciascun Ateneo con riserva di meglio dedurre in relazione all’esito dell’istruttoria».

Il motivo non è fondato.

Il processo amministrativo è retto dal principio dispositivo con metodo acquisitivo (artt. 63 e ss. cod. proc. amm.). La posizione di squilibrio informativo tra le parti pubbliche e private derivanti dalla circostanza che i documenti afferenti al procedimento amministrativo sono nella disponibilità della pubblica amministrazione giustifica il “soccorso istruttorio” del giudice amministrativo. La parte privata deve però addurre, nei casi in cui si realizzano queste condizioni, un principio di prova sui cui si può innestare il potere officioso del giudice amministrativo. In mancanza di tali elementi probatori che la parte deve indicare, l’istruttoria si risolverebbe in una indagine esplorativa contraria alle regole che presiedono alla formazione della prova.

Nella fattispecie in esame, tale principio di prova non è stato fornito, essendosi gli appellanti limitati a dedurre genericamente la violazione dell’anonimato affinché sia il giudice amministrativo a disporre l’acquisizione dei verbali che dovrebbero dimostrare tale assunto.

10.– Con l’ultimo motivo si deduce l’erroneità della sentenza nella parte in cui non ha censurato l’operato dell’amministrazione, la quale, nella formazione dei quesiti, non avrebbe indicato criteri di valutazione certi volti a fare comprendere ai partecipanti «se l’opzione di risposta adottata sarebbe stata considerata corretta o meno».

Il motivo non è fondato.

Anche in questo caso gli appellanti si sono limitati ad svolgere astratte critiche alle modalità di azione della pubblica amministrazione, senza indicare quali sarebbero i criteri di valutazione arbitrari e in che misura gli stessi avrebbero inciso sull’esito finale della procedura concorsuale.

11.– L’esito del giudizio giustifica l’integrale compensazione tra le parti delle spese del presente grado di giudizio. .

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, definitivamente pronunciando:

a) respinge l’appello proposto con il ricorso indicato in epigrafe;

b) dichiara integralmente compensate tra le parti le spese del presente grado del processo.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nelle camere di consiglio dei giorni 12 maggio e 7 settembre 2016 […]

 

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