Annullamento esclusione concorso ha effetti ripristinatori

Consiglio di Stato sentenza n. 5648 17 novembre 2014

La riedizione dell’attività amministrativa a seguito del giudicato soggiace a precisi limiti e vincoli, basati sull’esigenza di eseguire secondo buona fede la statuizione del giudice della cognizione. L’amministrazione pubblica è, infatti, tenuta ad una leale cooperazione per attuare in concreto la pronuncia, anche quando residuino valutazioni e decisioni discrezionali, al fine di giungere a soddisfare la specifica pretesa sostanziale dedotta in giudizio dal ricorrente vittorioso ed a non frustrarne la legittima aspettativa con comportamenti elusivi.

Nel non infrequente caso di un candidato illegittimamente escluso da una procedura concorsuale, da lui positivamente superata in quanto ammesso con riserva in virtù di misura cautelare, è pacifico che a seguito dell’annullamento giurisdizionale dell’esclusione, proprio per i suoi effetti non meramente demolitori ma anche ripristinatori della situazione quo ante, l’amministrazione deve procedere alla nomina del concorrente a decorrere dalla data della nomina degli altri vincitori dello stesso concorso. Tanto è diretta, necessaria ed ineludibile conseguenza del giudicato per le ragioni anzidette, ancorché la pronuncia di annullamento dell’esclusione non abbia pronunciato sulle conseguenze dell’annullamento stesso circa la ricostruzione di carriera; ricostruzione che, però, altro non rappresenta, in ultima analisi, che il ripristino in forma specifica della posizione giuridica lesa e tutelata attraverso il processo. Ciò, peraltro, ai soli fini giuridici e non anche a quelli economici, in considerazione dell’assenza del sinallagma della prestazione lavorativa.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 5648 17 novembre 2014

[…]

La signora -OMISSIS- partecipava alla procedura per l’arruolamento straordinario di n. 3000 allievi agenti della Polizia di Stato, indetta con bando di concorso del 10 novembre 1986, ma ne veniva esclusa per inidoneità fisica (-OMISSIS-) con decreto ministeriale 10 giugno 1988 n. 333 – B/12 M, da essa impugnato davanti al TAR per il Lazio, il quale accoglieva il ricorso con sentenza n. 453 del 1998 della Sezione I ter.

Formatosi il giudicato, la medesima proponeva ricorso per l’ottemperanza, anch’esso accolto con sentenza n. 5858 del 2005, affermandosi l’obbligo del Ministero dell’interno di provvedere ad un nuovo accertamento relativo alla idoneità fisica della ricorrente ad opera della Commissione medica competente, da costituire in composizione diversa da quella che aveva espresso il giudizio di inidoneità annullato con la pronuncia n. 453 del 1998.

Effettuato il rinnovato accertamento con esito positivo, nell’inerzia dell’Amministrazione, la signora -OMISSIS-, nel frattempo nominata agente con decorrenza dal 26 ottobre 1993 quale vincitrice del successivo concorso indetto con d.m. 31 maggio 1990, in atto in servizio con la qualifica di -OMISSIS- della Polizia di Stato, proponeva ulteriore ricorso per l’ottemperanza, accolto con sentenza 18 novembre 2009 n. 11256 (notificata all’Amministrazione il seguente 10 dicembre), nel rilievo che il Ministero “risulta non aver dato effettiva e completa esecuzione alla sentenza 453/1998 poiché allo svolgimento di rinnovati accertamenti medici che si sono conclusi con esito positivo per la ricorrente non è seguita l’adozione dei conseguenti atti, consistenti nella retrodatazione, ai soli effetti giuridici, della nomina ad agente alla data di decorrenza giuridica della nomina dei vincitori del concorso indetto con bando del 10.11.1986, dal quale la ricorrente fu illegittimamente esclusa per inidoneità fisica”.

Con atto inoltrato per la notifica il 6 febbraio 2010 e depositato il successivo giorno 18 il Ministero dell’interno ha appellato l’anzidetta sentenza n. 11256/09, assumendo di aver dato piena esecuzione alla sentenza n. 453 del 1998 mediante riconvocazione della commissione medica, che ha riconosciuto la sana e robusta costituzione della ricorrente con riferimento specifico al momento del rinnovato esame di quello annullato solo in ragione della riscontrata insufficienza motivazionale, e non anche in relazione al merito, avendo anzi il TAR affermato che il relativo giudizio era espressione di un apprezzamento tecnico-discrezionale rientrante nell’ambito della discrezionalità tecnica dell’Amministrazione. E con la sentenza n. 5858 del 2005 il TAR ha dettato modalità esecutive (nuova determinazione immune dai vizi riscontrati), senza affrontare la questione dell’individuazione della decorrenza giuridica della nomina ad agente, diversa ed autonoma rispetto a quella che costituì l’oggetto del giudizio di annullamento. Pertanto, se mai la sede per avanzare tale questione era quella ordinaria di cognizione e non quella dell’ottemperanza. Del resto, il nuovo giudizio medico, di chiara valenza ex nunc, era da ritenersi o viziato, quindi non utile alla retrodatazione della nomina, o avente valenza negli esatti limiti in esso espressamente rappresentati, cioè della sussistenza del requisito a far data dalla visita medica.

La signora -OMISSIS- si è costituita in giudizio e, premesso che il Ministero ha ottemperato con decreto del 1° marzo 2010 e che i nuovi accertamenti hanno consentito di evidenziare l’erroneità della originaria valutazione (del resto preceduta di pochi mesi dal giudizio di idoneità nel concorso per allievo vice ispettore e seguita a breve da quello del concorso per cui ella è stata arruolata), ha sostenuto che a ciò non poteva non far seguito un provvedimento per così dire “riparatorio”, retrodatando l’arruolamento come se ella non fosse stata illegittimamente esclusa, in tal modo consentendo l’effettiva e concreta reintegrazione dell’ordine giuridico turbato.

In memoria l’Amministrazione ha chiarito di aver adottato il cennato decreto del 1° marzo 2010 solo ai fini giudiziali e con riserva di riesame all’esito dell’appello pendente. Ha quindi insistito nella propria domanda.

L’appello è stato introitato in decisione alla camera di consiglio del 23 ottobre 2014.

In via preliminare, va dato che il provvedimento del 1° marzo 2010 è stato emesso solo provvisoriamente ed a meri fini esecutivi, in attesa dell’esito dell’appello, sicché non ne preclude la definizione nel merito.

Ancora in via preliminare, la Sezione ricorda che con la sentenza di cognizione n. 453 del 1998, passata in giudicato, il decreto di esclusione impugnato è stato annullato per illegittimità del sottostante giudizio medico legale, in quanto il comportamento dell’organo sanitario risultava “non adeguatamente motivato (…) e carente sul piano logico-giuridico (…) essendosi limitato tale organo ad esprimere il proprio giudizio senza indicare sotto quale profilo e in base a quale iter logico” fosse riscontrabile nell’interessata la inidoneità per “debolezza di costituzione”.

Con la prima sentenza in sede di ottemperanza n. 5858 del 2005, anch’essa passata in giudicato, è stato dichiarato, atteso il tenore della pronuncia in esecuzione, l’obbligo dell’Amministrazione di conformarsi al giudicato “procedendo all’adozione di una nuova determinazione immune dai vizi rilevati” a suo tempo.

A seguito di ciò, in data 30 settembre 2005, la signora -OMISSIS- è stata sottoposta a nuova visita, all’esito della quale la rinnovata commissione l’ha ritenuta “idonea al servizio di polizia, poiché di sana e robusta costituzione”.

Ciò posto, si osserva che, com’è ben noto, la riedizione dell’attività amministrativa a seguito del giudicato soggiace a precisi limiti e vincoli, basati sull’esigenza di eseguire secondo buona fede la statuizione del giudice della cognizione. L’amministrazione pubblica è, infatti, tenuta ad una leale cooperazione per attuare in concreto la pronuncia, anche quando residuino valutazioni e decisioni discrezionali, al fine di giungere a soddisfare la specifica pretesa sostanziale dedotta in giudizio dal ricorrente vittorioso ed a non frustrarne la legittima aspettativa con comportamenti elusivi.

In base a tali principi, nel non infrequente caso di un candidato illegittimamente escluso da una procedura concorsuale, da lui positivamente superata in quanto ammesso con riserva in virtù di misura cautelare, è pacifico che a seguito dell’annullamento giurisdizionale dell’esclusione, proprio per i suoi effetti non meramente demolitori ma anche ripristinatori della situazione quo ante, l’amministrazione deve procedere alla nomina del concorrente a decorrere dalla data della nomina degli altri vincitori dello stesso concorso. Tanto è diretta, necessaria ed ineludibile conseguenza del giudicato per le ragioni anzidette, ancorché la pronuncia di annullamento dell’esclusione non abbia pronunciato sulle conseguenze dell’annullamento stesso circa la ricostruzione di carriera; ricostruzione che, però, altro non rappresenta, in ultima analisi, che il ripristino in forma specifica della posizione giuridica lesa e tutelata attraverso il processo. Ciò, peraltro, ai soli fini giuridici e non anche a quelli economici, in considerazione dell’assenza del sinallagma della prestazione lavorativa.

La fattispecie in trattazione è perfettamente analoga al caso sopra accennato, sicché la domanda a tal riguardo introdotta con l’azione di ottemperanza dalla signora -OMISSIS- era perfettamente ammissibile.

E, come statuito dal primo giudice, anche pienamente fondata.

Il rinnovato giudizio medico-legale non giustifica, difatti, l’inerzia del Ministero dell’interno.

Invero, la commissione si è limitata a constatare il peso “ad oggi” dell’interessata e che la medesima è “attualmente” normotrofica e con sviluppo muscolo-scheletrico armonico. Ma l’Amministrazione, tenuta a provvedere ora per allora, non poteva trincerarsi dietro tali precisazioni e considerare il nuovo esito come conferma del precedente giudizio di “-OMISSIS-”; conferma di cui non v’è menzione alcuna nel verbale del 30 settembre 2005, il quale invece contiene espressamente, come si è detto, l’attestazione della sana e robusta “costituzione” fisica, cioè di uno status complessivo del corpo umano nella cui dizione è insito un concetto relativamente duraturo nel tempo.

Ne consegue che l’appello non può che essere respinto.

Come di regola, le spese del grado seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, respinge il medesimo appello.

Condanna l’Amministrazione appellante al pagamento, in favore di parte appellata, delle spese del grado che liquida in complessivi euro 2.000,00 (duemila/00).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque citate nel provvedimento.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 ottobre 2014 […]

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