Appello oltre termine “lungo”: no concessione errore scusabile

Consiglio di Stato sentenza n. 3386 7 luglio 2015

Non sussistendo da tempo dubbi in ordine al fatto che l’appello avverso le sentenze che declinano la giurisdizione debba essere proposto nel termine breve di tre mesi e non di sei, mentre solo prima dell’adozione del decreto legislativo 15 novembre 2011, n. 195 si era in presenza di oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto, nel caso in cui l’appello viene notificato oltre il termine “lungo” dimezzato di tre mesi, decorrente dalla pubblicazione della sentenza, non si ravvisano gli estremi dell’errore scusabile ai sensi dell’art. 37 cod. proc. amm., ch’è rigorosamente interpretato nel senso che i presupposti per la concessione dell’errore scusabile sono individuabili esclusivamente nella oscurità del quadro normativo o nelle oscillazioni della giurisprudenza, che in questo caso sono del tutto assenti.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 3386 7 luglio 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

1. – Con ricorso proposto dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sede di Roma, l’odierna appellante ha chiesto l’annullamento del provvedimento del Direttore generale del Dipartimento della Programmazione dell’Ordinamento del SSN del Ministero della salute n. 5936 del 20 agosto 2013, con il quale è stata respinta la sua domanda di ammissione alla procedura transattiva presentata ai sensi delle leggi nn. 222 e 244 del 2007.

2. – Il primo Giudice, rilevato che la materia del contendere ha “ad oggetto la transazione relativa alla causa risarcitoria attivata da un soggetto a causa di patologia … insorta con l’assunzione di trasfusioni”, ha ritenuto insussistente la giurisdizione del giudice amministrativo, alla luce dei principii espressi da questa Sezione del Consiglio di Stato con sentenza n. 1501/2014.

3. – Con atto di appello notificato il 17 e 18 novembre 2014 e depositato il 29 novembre 2014, l’originaria ricorrente si duole della pronuncia di prime cure, invocandone la riforma.

3.1 – Si sono costituiti in giudizio, per resistere, il Ministero della Salute ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

4. – Alla camera di consiglio del 21 maggio 2015 è stata sottoposta alle parti, ex art. 73, comma 3, c.p.a., la questione, rilevata d’ufficio, della possibile tardività della notifica dell’appello.

Alla stessa camera di consiglio la causa è stata poi trattenuta in decisione.

5. – L’appello va dichiarato irricevibile, perché notificato tardivamente.

Invero, nel giudizio d’appello proposto contro la sentenza di primo grado declinatoria della giurisdizione, si applica, ai sensi dell’art. 105, comma 2, c.p.a., il procedimento in camera di consiglio previsto dall’art. 87, comma 3, c.p.a., a norma del quale, tra l’altro, tutti i termini ( “tranne, nei giudizi di primo grado, quelli per la notificazione del ricorso introduttivo, del ricorso incidentale e dei motivi aggiunti” ) e dunque incluso quello per proporre appello, sono dimezzati.

Sia prima che dopo la novella dell’art. 87, comma 3, cit., recata dal primo correttivo al codice del processo amministrativo ( art. 1, comma 1, lett. s), n. 2, D.L.vo n. 195 del 2011 ), la giurisprudenza del Consiglio di Stato ha ritenuto che il termine per il deposito del ricorso in appello, secondo il procedimento disciplinato dal citato art. 87, comma 3, c.p.a., sia quello dimezzato di 15 giorni.

La citata novella ha poi esteso la regola del dimezzamento del termine anche al caso della notifica dell’appello.

In tal senso è del resto pacifica la giurisprudenza di questo Consiglio ( sez. VI, 20 marzo 2012, n. 1574; sez. IV, 31 ottobre 2013, n. 5267; sez. V, 7 luglio 2014, n. 3437 ).

Nella fattispecie, risulta che l’appello è stato notificato oltre il termine “lungo” dimezzato di tre mesi, decorrente dalla pubblicazione della sentenza avvenuta il 23 maggio 2014 e scadente, tenuto conto della sospensione feriale dei termini processuali e delle modalità di computo del termine “lungo” di impugnazione il cui decorso sia iniziato prima di detta sospensione ( sulle quali v. Cons. St., VI, 20 dicembre 2013, n. 6154 ), l’8 ottobre 2014; sicché va dichiarata la sua irricevibilità.

Peraltro, non sussistendo da tempo “dubbi in ordine al fatto che l’appello avverso le sentenze che declinano la giurisdizione debba essere proposto nel termine breve di tre mesi e non di sei”, mentre solo prima dell’adozione del decreto legislativo 15 novembre 2011, n. 195 si era in presenza di “oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto” ( così il precedente citato, di cui alla sentenza n. 1574/2012 ), non si ravvisano gli estremi dell’errore scusabile ai sensi dell’art. 37 cod. proc. amm., ch’è rigorosamente interpretato ( v. Cons. St., V, 31 ottobre 2013, n. 5246 ) nel senso che i presupposti per la concessione dell’errore scusabile sono individuabili esclusivamente nella oscurità del quadro normativo o nelle oscillazioni della giurisprudenza, che per quanto riguarda la questione processuale all’esame sono del tutto assenti.

6. – In conclusione, come già detto, l’appello deve essere dichiarato irricevibile.

7. – Gli onorarii del presente grado di giudizio possono essere integralmente compensati fra le parti, alla luce delle particolarità della materia per cui è controversia, attinente al diritto alla salute.

P.Q.M.

il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, lo dichiara irricevibile e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.

Spese compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonchè di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque citate nel provvedimento stesso.

Così deciso in Roma, addì 21 maggio 2015, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sezione Terza – riunito in Camera di consiglio con l’intervento […]

Precedente Componenti collegio revisori ente locale e modifica albi professionali Successivo Reati ambientali, piccole imprese: valida la delega di funzioni