Appello, terremoto, sospensione termini

Cassazione civile sentenza n. 24841 21 novembre 2014

Nel termine lungo per la proposizione dell’appello – ancora pendente alla data di entrata in vigore (28 giugno 2009) della legge 24 giugno 2009, n. 77, che nel convertire il d.l. 28 aprile 2009, n. 39, ha inserito nel testo dell’art. 5 il comma 1 bis, che ha disposto la sospensione dei termini, fino al 31 luglio 2009, “per il compimento di qualsiasi atto del procedimento che chiunque debba svolgere negli uffici giudiziari aventi sede nei Comuni di cui all’art. 1, comma 2” (ovvero, quelli abruzzesi colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009) – deve computarsi l’intero arco temporale compreso tra la data del sisma ed il 31 luglio 2009, a prescindere dalla circostanza che tale speciale ipotesi di sospensione sia sta prevista solo dalla legge di conversione del predetto decreto legge

 

Cassazione civile sentenza n. 24841 21 novembre 2014

[…]

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.   Preliminarmente va dato atto dell’avvenuta riunione ex art. 335 c.p.c. dei ricorsi proposti in via principale e incidentale avverso la medesima decisione.

2.   Seguendo l’ordine logico, va esaminato per primo l’unico motivo del ricorso incidentale, con cui si lamenta “violazione e falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell’art. 360, n. 3, c.p.c. per violazione e falsa applicazione degli artt. 324 e 327 c.p.c., dell’art. 5, comma 3°, del d.l. 28 aprile 2009, n. 39 e degli artt. 10 ed 11 delle disposizioni sulla legge in generale (c.d. preleggi). Omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360, n. 5 c.p.c.”.

Deduce la Omissis che erroneamente la Corte di merito avrebbe disatteso la sua eccezione di inammissibilità dell’appello per essere stato il ricorso depositato oltre la scadenza del termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c., ritenendo che detto termine sia rimasto sospeso non solo per i quarantasei giorni della sospensione feriale ma anche per ulteriori centosedici giorni (dal 6 aprile al 31 luglio 2009), a norma dell’art. 5, terzo comma, del d.l. 28 aprile 2009, n. 39.

Assume la controricorrente ricorrente incidentale che la Omissis di Omissis s.n.c., alla data del 5 aprile 2009 non aveva sede e non operava nei comuni colpiti dal sisma e di cui all’art. 1, comma 2, del d.l. già citato né alla predetta data l’attuale ricorrente era assistita da professionista residente o domiciliato in tali località; neppure sarebbe applicabile l’art. 5, comma 1 bis del detto decreto legge, introdotto solo con la legge di conversione, trattandosi di norma innovativa e priva, in assenza di diversa disposizione legale, di efficacia retroattiva.

2.1.   Il motivo é infondato.

Va esaminata la questione relativa all’applicabilità del d.l. 28 aprile 2009, n. 39, art. 5, convertito, con modificazioni, in legge 24 giugno 2009, n. 77, recante “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile”. La norma da ultimo citata, la cui rubrica reca “Disposizioni relative alla sospensione dei processi civili, penali e amministrativi, al rinvio delle udienze e alla sospensione dei termini, nonché alle comunicazioni e notifìche di atti”, comprende undici commi e prevede in particolare ai commi 1-3 quanto segue:

“1. Fino al 31 luglio 2009, sono sospesi i processi civili e amministrativi e quelli di competenza di ogni altra giurisdizione speciale pendenti alla data del 6 aprile 2009 presso gli uffici giudiziari aventi sede nei comuni di cui all’articolo 1, comma 2, ad eccezione delle cause di competenza del tribunale per i minorenni, delle cause relative ad alimenti, ai procedimenti cautelari, ai procedimenti per l’adozione di provvedimenti in materia di amministrazione di sostegno, di interdizione, di inabilitazione, ai procedimenti per l’adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari, a quelli di cui all’art. 283 cp.c. e in genere delle cause rispetto alle quali la ritardata trattazione potrebbe produrre grave pregiudizio alle parti. In quest’ultimo caso, la dichiarazione di urgenza è fatta dal presidente in calce alla citatone o al ricorso, con decreto non impugnabile, e, per le cause già inibiate, con provvedimento del giudice istruttore o del collegio, egualmente non impugnabile.

1-bis. Fino al 31 luglio 2009, sono altresì sospesi i termini per il compimento di qualsiasi atto del procedimento che chiunque debba svolgere negli uffici giudiziari aventi sede nei comuni di cui all’art. 1, comma 2.

2.       Sono rinviate d’ufficio, a data successiva al 31 luglio 2009, le udiente processuali civili e amministrative e quelle di competenza di ogni altra giurisdizione speciale in cui le parti o i loro difensori, con nomina antecedente al 5 aprile 2009, sono soggetti che, alla data del 5 aprile 2009, erano residenti o avevano sede nei comuni individuati ai sensi dell’art. 1. E fatta salva la facoltà dei soggetti interessati di rinunciare espressamente al rinvio.

3.       Per i soggetti che alla data del 5 aprile 2009 erano residenti, avevano sede operativa o esercitavano la propria attività lavorativa, produttiva o di funzione nei comuni e nei territori individuati con i provvedimenti di cui al comma 1, il decorso dei termini perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti prescrizioni e decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, nonché dei termini per gli adempimenti contrattuali è sospeso dal 6 aprile 2009 al 31 luglio 2009 e riprende a decorrere dalla fine del periodo di sospensione. È fatta salva la facoltà di rinuncia espressa alla sospensione da parte degli interessati. Ove il decorso abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine del periodo. Sono altresì sospesi, per lo stesso periodo e nei riguardi dei medesimi soggetti, i termini relativi ai processi esecutivi, escluse le procedure di esecuzione coattiva tributaria, e i termini relativi alle procedure concorsuali, nonché i termini di notificazione dei processi verbali, di esecuzione del pagamento in misura ridotta, di svolgimento di attività difensiva e per la presentazione di ricorsi amministrativi e giurisdizionali. Alle procedure di esecuzione coattiva tributaria si provvede ai sensi dell’art. 6 del presente decreto ”.

2.2. Nel caso in esame, deve ritenersi che correttamente la Corte di merito ha ritenuto tempestivamente proposto l’appello. E’, infatti, assorbente il rilievo che il comma 1 bis dell’art. 5 sopra riportato, pure richiamato espressamente dalla Omissis nel controricorso con ricorso incidentale, prevede la sospensione dei termini fino al 31 luglio 2009 per il compimento di qualsiasi atto del procedimento che chiunque debba svolgere negli uffici giudiziari aventi sede nei comuni di cui all’art. 1, comma 2 del medesimo decreto legge e tale é certamente la Corte di appello di L’Aquila presso cui doveva essere depositato il ricorso in appello.

Al riguardo non rileva che l’art. 1 bis citato sia stato inserito con la legge di conversione del richiamato decreto legge, atteso che, alla data di pubblicazione della predetta legge sulla G.U. (27 giugno 2009), il termine lungo di impugnazione non era ancora decorso e dovendosi, far risalire, alla luce della evidente intenzione del legislatore, l’inizio della sospensione alla data del 6 aprile 2009, sicché va comunque disattesa la questione – dedotta dalla Omissis – dell’efficacia retroattiva della detta legge, da ritenersi, nella specie, implicitamente prevista. Tale conclusione risulta pienamente conforme alla lettera e alla ratio della norma, chiaramente ispirata ad evitare che le inevitabili disfunzioni nella celebrazione dei processi ed i conseguenti problemi organizzativi derivanti dai gravi eventi sismici, avessero ricadute sull’attività processuale delle parti, e trova adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza e non contrasta con altri valori ed interessi costituzionalmente protetti (arg. ex Cass. 12 agosto 2004, n. 15652; Cass. n. 4334, 1989; Corte Cost. 6 dicembre 2004 n. 376 e Corte Cost. 7 luglio 2006, n. 274).

Resta assorbito l’esame di ogni ulteriore questione sollevata con il mezzo in questione.

3.    Con il primo motivo del ricorso principale si lamenta nullità della sentenza per violazione degli artt. 437, 156, secondo comma, e 112 c.p.c. (art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.).

La società ricorrente deduce che, nel caso di specie, sussisterebbe contrasto tra il dispositivo letto in udienza e la motivazione, avendo nel primo la Corte di merito dichiarato il gravame inammissibile e nella seconda rigettato l’appello, specificando che, per mero errore materiale, nel dispositivo il gravame era stato dichiarato inammissibile, e sostiene che, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, in caso di contrasto tra dispositivo letto in udienza e motivazione, prevale la statuizione contenuta nel dispositivo mentre sono ininfluenti le proposizioni contenute nella motivazione contrastanti con tale dispositivo; detta parte assume, altresì, che il giudice il quale, in motivazione, ritenga errato il giudizio contenuto del dispositivo non può rimediare adottando una motivazione contraria in quanto la contraddittorietà determina la nullità della sentenza e che, dovendosi ritenere assente la motivazione, sussisterebbe il difetto di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, essendo rimasti tutti i capi della domanda privi di esame.

4.    Con il secondo motivo, in via subordinata, la ricorrente denuncia il medesimo vizio dedotto nel primo mezzo quale violazione e falsa applicazione dell’art. 437, secondo comma, c.p.c., in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c..

5.    I primi due motivi, che ben possono esaminarsi congiuntamente, sono infondati, atteso che, nella specie, non sussiste contrasto insanabile tra motivazione e dispositivo, entrambi tesi a disattendere il gravame, avendo peraltro la medesima Corte di merito chiarito di aver, in dispositivo, dichiarato l’appello inammissibile per mero errore materiale (Cass., ord., 10 maggio 2011, n. 10305).

Con il terzo motivo si deduce violazione o falsa applicazione delle norme relative alla sospensione dei termini processuali di cui agli artt. 327, primo comma, c.p.c. e decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, art.5, comma 3 (art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.).

Sostiene la ricorrente che ove la sentenza “fosse quella munita del solo dispositivo letto all’udienza” del 17 febbraio 2011, la Corte di merito avrebbe errato nell’applicazione delle norme processuali, in quanto il gravame era ammissibile perché tempestivo, essendo stata la sentenza impugnata depositata il 9 ottobre 2008 ed essendo stato il ricorso in appello depositato il 22 marzo 2010, entro, quindi, il termine lungo di un anno di cui all’art. 327, primo comma, c.p.c., comprensivo della sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale di 46 giorni nonché della sospensione dei detti termini di cui al decreto legge 28 aprile 2009, n. 39, prevista, in conseguenza del terremoto in Abruzzo, per il periodo 6 aprile – 31 luglio 2009.

L’esame del mezzo in questione risulta assorbito, alla luce di quanto evidenziato in relazione ai primi due motivi del ricorso principale e dell’unico motivo del ricorso incidentale.
Con il quarto motivo si lamenta “violazione o falsa applicazione delle norme di diritto e dei contratti, in riferimento agli articoli 27 L. 392/1978 e [art.] 1597 c.c. e del contratto 22.1.2001 pagina 1 secondo capoverso (“l’ospitalità richiesta avrà durata per non aver ritenuto la Corte di appello di L’Aquila verificatasi la proroga del termine del contratto alla seconda scadenza contrattualmente convenuta”, nonché (v. p. 20 del ricorso) “violazione o falsa applicazione delle norme di diritto di cui agli articoli 2697 codice civile, [artt.] 115, 232, 416 codice procedura civile”.

Sostiene la parte ricorrente che il contratto in questione va ricondotto alla disciplina della locazione in base ai seguenti argomenti: 1) per l’utilizzo specifico del termine locazione da parte di Omissis in quattro occasioni diverse, 2) per la causa concreta del contratto, che prevede la concessione dell’utilizzo di un immobile dietro corrispettivo, 3) per il rinvio specifico fatto in contratto, a pagina 2, alle disposizioni del codice civile e della legge n. 392 del 1978.

Evidenzia la ricorrente che Omissis ha ottenuto la disponibilità di un locale sito in area urbana e lo ha adibito ad attività strumentale a quella commerciale esercitata sicché la locazione in parola sarebbe soggetta alla disciplina di cui all’art. 27 della legge appena richiamata e tanto rileverebbe sia in relazione alla durata, sia al regime della proroga tacita del contratto in assenza di disdetta, sia alla inapplicabilità delle disposizioni pattizie al rapporto con sostituzione delle disposizioni cogenti di legge, con conseguente vigenza del rapporto negoziale alla data di proposizione del ricorso per d.i. opposto e sussistenza del credito della società ricorrente.

Ad avviso della ricorrente, alle medesime conclusioni si perviene ritenendo applicabile l’art. 1597 c.c. e deduce al riguardo che, scaduto il termine, sarebbe sufficiente, per la tacita rinnovazione del contratto, che “il conduttore rimanga e venga lasciato nella detenzione della cosa locata” e che, nel caso di specie, la Omissis ha sostenuto che la scadenza naturale del contratto fosse maturata alla data del marzo 2005, pur non avendo fornito alcuna prova circa la restituzione del locale al locatore, non risultando dall’istruttoria alcuna riconsegna delle chiavi né alcuna asportazione dei materiali o degli impianti presenti nel locale.

Deduce altresì la ricorrente che lo stesso contratto prevede la possibilità di rinnovo di eguale periodo salvo disdetta e non esclude che tale rinnovo possa avvenire più volte.
Lamenta pure la ricorrente che non sarebbe stata fornita la prova dell’estinzione del contratto, il cui onere incombeva alla controparte, e deduce che quest’ultima non avrebbe neppure contestato la mancata comunicazione della disdetta, l’omessa restituzione delle chiavi e l’assunto del locatore secondo cui gli impianti e i materiali installati nel locale de quo fossero quelli riprodotti nelle foto allegate al fascicolo di parte del primo grado del giudizio.

Con il mezzo all’esame la ricorrente assume, infine, che la Corte di merito non avrebbe dato rilevanza alla mancata comparizione di Omissis all’udienza fissata per rendere l’interrogatorio formale ad essa deferito.

Il motivo va disatteso. Ed invero lo stesso difetta di autosufficienza, in relazione ai punti a) b) c) e d), richiamati nella lett. a) di p. 16 del ricorso, non essendo stati gli stessi testualmente riportati nel motivo, né risultando compiutamente trascritte le parti del contratto su cui il mezzo all’esame si fonda, evidenziandosi, peraltro, che quanto riportato nella nota n. 13 ) a p. 16 del ricorso sembra fornire elementi contrari all’assunto della società ricorrente sul punto. Inoltre la qualificazione del contratto, operata dalla Corte di merito, non risulta efficacemente contestata e comunque il motivo, anche con le ulteriori censure svolte, tende ad una rivalutazione del merito, non consentita in questa sede.
Con il quinto motivo si lamenta omessa e/o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, relativo alla persistenza dei materiali nell’immobile (art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.).

La ricorrente censura la motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto che la Omissis di Omissis s.n.c. non ha provato che il rapporto si fosse rinnovato per facta concludentia, risultando che dal febbraio 2005 Omissis aveva ritirato i materiali.

Ad avviso della ricorrente, la valutazione sul punto della Corte di merito sarebbe smentita dalle deposizioni dei testi A., P. D., C. e T..

Il ricorso è inammissibile, in quanto tende ad una rivalutazione delle risultanze istruttorie e difetta, peraltro, di autosufficienza, non essendo state riportate per intero le deposizioni testimoniali richiamate.
In conclusione, vanno rigettati sia il ricorso principale che quello incidentale.
Alla luce della reciproca soccombenza, le spese del presente giudizio di legittimità vanno interamente compensate tra le parti.

P.Q.M.

La Corte, decidendo sui ricorsi riuniti, rigetta il ricorso principale e quello incidentale e compensa per intero tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 settembre 2014. […]

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