Appropriazione indebita, mancata restituzione warranty bond, altruità della cosa

La mancata restituzione di warranty bond, di cui si è acquisita la disponibilità a titolo di garanzia della corretta esecuzione del contratto, in ordine alla quale vi sia contestazione tra le parti, non integra il reato di appropriazione indebita, per difetto dell’altruità dei supporti cartacei rappresentativi della garanzia.

Cassazione penale n. 46062 del 6 novembre 2014

[…]

Considerato in diritto

1.   Preliminarmente deve dichiararsi l’inammissibilità del ricorso proposto nell’interesse della Omissis s.r.l. per intervenuta rinuncia.

Si ritiene, sulla base di un orientamento che questo Collegio condivide, che il ricorrente vada comunque condannato al pagamento delle spese processuali nonché a versare una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende – che si ritiene equo determinare in euro 1.000,00 -, in quanto l’art. 616 c.p.p. non distingue tra le diverse cause che danno luogo alla pronuncia di inammissibilità (in questo senso, Sez. Ili, 30 aprile 2014, n. 26477, Martellotta).

2.   Il ricorso del pubblico ministero è infondato.

2.1.  Il sequestro in questione è stato disposto dal G.i.p. sulla base dell’art. 321 comma 1 c.p.p. per evitare che la libera disponibilità dei warranty bond potesse aggravare, protrarre o comunque agevolare la commissione degli ipotizzati reati di appropriazione indebita e di truffa: l’ipotesi accusatoria è

che la società committente Omissis abbia omesso di restituire i warranty bond, trattenendoli indebitamente.

Questo Collegio condivide pienamente le conclusioni a cui è pervenuto il Tribunale del riesame di Bologna in sede di rinvio, che ha escluso la sussistenza del fumus dei due reati, annullando il sequestro preventivo dei warranty bond.

Correttamente i giudici bolognesi nell’accertare la sussistenza del fumus delicti non si sono limitati ad una mera verifica astratta della compatibilità tra la fattispecie concreta e quella legale, ma hanno tenuto conto delle concrete risultanze processuali e dell’effettiva situazione emergente dalla documentazione in atti, operando un controllo puntuale e coerente che li ha condotti a negare l’esistenza del presupposto.

Peraltro, sulla base del principio fissato dalla sentenza di annullamento della Corte di cassazione il Tribunale, quale giudice del rinvio, era tenuto ad accertare, nei limiti dello standard probatorio tipico della fase cautelare, se vi fosse stata o meno una condotta appropriativa di beni altrui, ossia ad accertare la sussistenza dell’elemento caratteristico del reato di cui all’art. 646 c.p. Nell’effettuare tale verifica i giudici hanno preso in considerazione la struttura dei warranty bond, di cui hanno escluso la natura di titoli di credito e negato che vi sia stata appropriazione indebita. In particolare, con riferimento alla contestazione rivolta a C. N., quale legale della Omissis, di essersi appropriato degli otto warranty bond di cui aveva la disponibilità a titolo di garanzia, il Tribunale ha ritenuto non integrato il delitto di cui all’art. 646 c.p. per difetto del presupposto dell’altruità dei supporti cartacei rappresentativi della garanzia, in quanto divenuti di proprietà della Omissis, una volta ricevuti dall’Istituto di credito.

Invero, il warrenty bond, così come disciplinato nella prassi commerciale, può essere considerato un contratto di garanzia, solitamente funzionale alla corretta esecuzione di un appalto, che si differenzia dalla fideiussione perché tende a rendersi autonomo dal rapporto sottostante, allontanandosi dal principio di accessorietà della garanzia. In altri termini, l’appaltatore, generalmente tramite una banca, garantisce il committente della corretta esecuzione dei lavori e la banca si obbliga a soddisfare il creditore su semplice richiesta scritta del medesimo. L’autonomia della garanzia consiste nel fatto che il rapporto tra il garante (istituto di credito) e il beneficiario (committente-creditore) è del tutto indipendente rispetto alle vicende del rapporto sottostante tra l’ordinante della garanzia (appaltatore­-debitore) e il committente-creditore, in quanto l’accordo impegna il garante a pagare incondizionatamente, su richiesta scritta, il creditore senza possibilità di opposizione da parte del debitore.

Ed è quanto accaduto nella presente fattispecie, in cui la garanzia a favore della Omissis è costituita dagli otto warranty bond emessi dal Omissis per conto della Omissis, in funzione della corretta realizzazione degli impianti fotovoltaici.

Ora, secondo la tesi accusatoria l’omessa restituzione dei titoli da parte della Omissis, basata su un presunto e contestato inadempimento della società appaltatrice, configurerebbe l’ipotesi dell’appropriazione, in quanto si tratterebbe di documenti appartenenti alla banca che li ha emessi e a cui avrebbero dovuti essere restituiti una volta concluso il rapporto tra le due società.

Invero, deve convenirsi sulla circostanza che i warranty bond non possono essere considerati titoli di credito in senso proprio e che gli otto titoli in questione sono rappresentati dalla documentazione (lettere) in cui le parti hanno manifestato la loro volontà contrattuale, il cui possesso – come giustamente osservato dal Tribunale di Bologna – “non condiziona il diritto alla riscossione della somma garantita, che potrà essere escussa anche in assenza della materiale disponibilità dei predetti supporti cartacei, come espressamente previsto dall’art. 2 di ciascuna lettera contrattuale”, in cui si prevede che ai fini del pagamento sarà sufficiente l’invio di una richiesta scritta all’istituto di credito garante, “senza necessità di ulteriori prove documentali a supporto”.

Ne consegue che, dato per acquisito che non possa essere sequestrato il diritto di credito in quanto tale, trattandosi di bene immateriale, potrebbero essere oggetto della misura cautelare reale i contratti di garanzia, cioè la documentazione trasmessa dal Omissis al beneficiario Omissis. Tuttavia, in base a quanto si è detto circa il funzionamento del contratto di garanzia attraverso l’emissione dei warranty bond, deve escludersi che tale documentazione rappresentativa dei titoli di garanzia sia di proprietà della banca, in quanto, come rilevato dal Tribunale, di tali documenti è divenuta proprietaria la Omissis, sicché non sussiste il presupposto tipico dell’altruità del bene e, di conseguenza, deve escludersi ogni ipotesi di appropriazione indebita.
D’altra parte, non esistono le condizioni per ritenere sussistente l’ipotesi della truffa, non emergendo alcuna condotta connotata da artifici o raggiri e, soprattutto, non risultando che la società Omissis abbia tentato di porre all’incasso la garanzia rappresentata dai warranty bond.
In realtà, si tratta di una controversia avente, allo stato, natura prettamente civilistica, in cui la questione riguarda, da un lato, l’esistenza o meno di un inadempimento da parte della società appaltatrice, dall’altro, il verificarsi delle condizioni che avrebbero dovuto determinare il venir meno delia garanzia.

In assenza di elementi indiziari che facciano ritenere sussistenti ipotesi di reato, quali presupposto per un eventuale sequestro preventivo, il rimedio previsto per il debitore dinanzi a presunti abusi da parte del soggetto beneficiario che richieda la corresponsione della somma in garanzia consiste, secondo una prassi piuttosto diffusa, nel richiedere un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. al giudice civile per impedire il pagamento da parte della banca.
In conclusione, difettando il requisito del fumus delieti, deve confermarsi l’ordinanza impugnata che, del tutto correttamente, ha annullato il sequestro e disposto la restituzione degli otto titoli denominati warranty bond.

Il ricorso del pubblico ministero deve essere, quindi, rigettato.
P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso proposto da L. G., legale rappresentante della Omissis s.r.l. e lo condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Rigetta il ricorso del pubblico ministero. Così deciso il 17 settembre 2014 […]

 

 

Precedente Restituzione beni sottoposti a sequestro e confisca di prevenzione Successivo Diritto ai buoni pasto, come va intepretato il contratto aziendale