Aree comunali espropriate per edilizia residenziale pubblica, diritto di prelazione

La disposizione di cui all’art. 35 l. 865/1971 comma 11 configura un diritto di prelazione (o di preferenza) dei proprietari di aree incluse in un piano di zona per l’edilizia economica e popolare ai soli fini dell’assegnazione dell’area e non in relazione a un’ area determinata.

La preferenza agli originari proprietari opera con riguardo al complesso delle aree, da assegnare in proprietà, incluse nel piano, sicché non è richiesto dalla norma che al beneficiato appartenga tutto l’intero terreno su cui sarà effettuato l’intervento edilizio.

Consiglio di Stato sentenza n. 5498 del 7 novembre 2014

[…]

DIRITTO

1.L’appello è e fondato e deve essere accolto, nei termini di cui alla motivazione che segue.

2. L’art. 35 della L. 22-10-1971 n. 865 così dispone all’undicesimo comma: “Le aree di cui al secondo comma, destinate alla costruzione di case economiche e popolari, sono concesse in diritto di superficie, ai sensi dei commi precedenti, o cedute in proprietà a cooperative edilizie e loro consorzi, ad imprese di costruzione e loro consorzi ed ai singoli, con preferenza per i proprietari espropriati ai sensi della presente legge sempre che questi abbiano i requisiti previsti dalle vigenti disposizioni per l’assegnazione di alloggi di edilizia agevolata”

2.1. Come anticipato in sede cautelare, la deliberazione dell’Amministrazione (peraltro contraria ad altra resa precedentemente sul punto) si è discostata dalla interpretazione prevalente in giurisprudenza secondo cui la detta disposizione configura un diritto di prelazione (o di preferenza) dei proprietari di aree incluse in un piano di zona per l’edilizia economica e popolare ai soli fini dell’assegnazione dell’area e non in relazione a un’ area determinata (Cons. Stato, sez. IV, 27 giugno 1978, n. 608; 1 aprile 1993, n. 381; 25 marzo 2003, n. 1545; 21 maggio 2004, n. 3315). Secondo tale orientamento, aderente al dato testuale della norma e alle sue finalità, la preferenza agli originari proprietari opera con riguardo al complesso delle aree, da assegnare in proprietà, incluse nel piano, sicché non è richiesto dalla norma che al beneficiato appartenga tutto l’intero terreno su cui sarà effettuato l’intervento edilizio.”;”.

2.2. Il Collegio non ravvisa motivi, né testuali né logici per discostarsi da detto approdo, volto ad evitare che una circostanza casuale (parziale realizzazione dell’intervento in singoli lotti) finisca per perpetrare rilevanti disparità di trattamento tra proprietari attinti dalla stessa determinazione vincolistica.

3. Anche la seconda censura, peraltro, pare al Collegio da accogliere: non varrebbe in contrario senso richiamare la natura di atto generale delle delibere del 2012 gravate, posto che l’appellante aveva acquisito una posizione (sostanziale)di controinteresse scaturente proprio da una pregressa manifestazione di volontà dell’amministrazione.

Sarebbe stato pertanto doveroso che i successivi atti, implicitamente e sostanzialmente revocatori delle precedenti prese di posizione dell’amministrazione comunale fossero stati assistiti delle garanzie infraprocedimentali idonee a garantire il contraddittorio, tanto più che non trattavasi di atti di natura vincolata.

4. Sotto tali assorbenti profili, pertanto, l’appello va integralmente accolto, con conseguente riforma dell’appellata decisione, accoglimento del mezzo di primo grado ed annullamento, per quanto di ragione, dei provvedimenti gravati

5. Nessuna statuizione è dovuta sulle spese, stante la mancata costituzione in giudizio dell’appellata amministrazione comunale e delle parti controinteressate.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, in riforma della sentenza gravata accoglie il ricorso di primo grado ed annulla per quanto di ragione i provvedimenti gravati.

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