Art. 129 codice procedura penale

In tema di patteggiamento il giudizio negativo circa la ricorrenza di una delle ipotesi di cui all’ art. 129 codice procedura penale deve essere accompagnato da una specifica motivazione soltanto nel caso in cui dagli atti o dalle deduzioni delle parti emergano concreti elementi circa la possibile applicazione di cause di non punibilità, dovendo, invece, ritenersi sufficiente, in caso contrario, una motivazione consistente nell’enunciazione – anche implicita – che è stata compiuta la verifica richiesta dalle legge e che non ricorrono le condizioni per la pronuncia di proscioglimento ex art. 129 codice procedura penale

 

Cassazione penale sentenza n. 35535 26 agosto 2016

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RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Torino, con sentenza in data 16 dicembre 2015, applicava nei confronti di Omissis e di Omissis la pena concordata dalle parti ex art. 444 codice procedura penale, in relazione al reato di cui agli artt. 110, 628, commi 1 e 3, cod. pen. (più grave) ed altro.

2. Avverso detta sentenza, con distinti atti, i due imputati propongono ricorso per cassazione lamentando, sotto il profilo del vizio di motivazione, la mancata emissione di pronuncia ex art. 129 codice procedura penale

3. Entrambi i ricorsi sono manifestamente infondati.

4. Invero, costituisce principio costantemente affermato dalla Suprema Corte, in tema di patteggiamento, che il giudizio negativo circa la ricorrenza di una delle ipotesi di cui al citato art. 129 codice procedura penale deve essere accompagnato da una specifica motivazione soltanto nel caso in cui dagli atti o dalle deduzioni delle parti emergano concreti elementi circa la possibile applicazione di cause di non punibilità, dovendo, invece, ritenersi sufficiente, in caso contrario, una motivazione consistente nell’enunciazione – anche implicita – che è stata compiuta la verifica richiesta dalle legge e che non ricorrono le condizioni per la pronuncia di proscioglimento ex art. 129 codice procedura penale (Sez. U, n. 10372 del 27/09/1995, Serafino, Rv. 202270; Sez. 1, n. 4688 del 10/01/2007, Brendolin, Rv. 236622). Nel caso di specie, la sentenza impugnata si è attenuta correttamente al suddetto principio escludendo espressamente la sussistenza di una delle cause di cui all’art. 129 codice procedura penale

5. Alla pronuncia consegue, per il disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che, considerati i profili di colpa emergenti dai ricorsi, si determina equitativamente in euro 2.000,00 per ciascuno

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuno della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso il 23/08/2016. […]

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