Art. 155 cpc, calcolo scadenze processuali

Cassazione civile sentenza n. 17351 25 agosto 2016

L’art. 58, comma 3, della legge n. 69 del 2009, – secondo cui i commi quinto e sesto dell’art. 155 cpc (aggiunti dall’art. 2 comma 1, lettera f, della legge 28 dicembre 2005, n. 263) si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data del 1° marzo 2006 – deve essere interpretato conformemente al precetto di cui all’art. 11, primo comma delle preleggi, nel senso che esso dispone solo per l’avvenire, attesa l’assenza di qualsiasi espressione che possa sottintendere una volontà d’interpretazione autentica della norma di cui all’art. 2, comma 1. della legge n. 263 del 2005, con automatico effetto retroattivo. Ne consegue che l’art. 155, quinto comma, cod. proc. civ., si applica solo ai termini relativi ai procedimenti pendenti alla data del 1° marzo 2006, in scadenza dopo la data di entrata in vigore della legge n. 69 del 2009 e non anche ai termini che tale data risultino scaduti.

 

Cassazione civile sentenza n. 17351 25 agosto 2016

[…]

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 1459/13 la Corte d’appello di Firenze dichiarava improcedibile l’appello proposto da Omissis contro la sentenza del Tribunale di Firenze n. 2389/07, appellati il Fallimento Omissis, , in proprio e quale procuratore di Omissis e Omissis, la Banca di credito cooperativo di Omissis a r.1., la Omissis s.p.a. e la Banca Omissis s.p.a., per tardiva costituzione in giudizio dell’appellante. Infatti, alla Banca di credito cooperativo di Omissis e a Omissis, in proprio e nella ridetta qualità, l’appello era stato notificato il 4.6.2008, mentre agli altri appellati il 5.6.2008; quindi, la costituzione in giudizio dell’appellante era avvenuta lunedì 16.6.2008, e dunque oltre il decimo giorno dalla prima notificazione. Di riflesso, dichiarava inefficace l’appello incidentale tardivo proposto dal Fallimento di Omissis.

Osservava la Corte distrettuale che il termine di costituzione dell’attore, nel caso in cui la citazione debba essere notificata a più persone è sia in primo che in secondo grado di dieci giorni decorrenti dalla prima notificazione; e che, ove entro tale termine l’attore non sia ancora in possesso dell’originale dell’atto notificato, tale adempimento può avvenire depositandone in cancelleria una semplice copia (c.d. velina). Richiamava, quindi, Cass. n. 7841/11, in base alla quale l’art. 58, comma 3, legge n. 69/09, secondo cui i commi quinto e sesto dell’art. 155 cpc, aggiunti dall’art. 2, comma 1, lett. legge n. 263/05) si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data del 1°.3.2006, doveva essere interpretato, conformemente all’art. 11, primo comma, preleggi, nel senso che esso dispone solo per l’avvenire. Pertanto, l’art. 155, quinto comma, c.p.c., si applicava solo ai termini relativi ai procedimenti pendenti alla data del 1°.3.2006, scadenti dopo la data di entrata in vigore della legge n. 69/09, e non anche ai termini che a tale data risultavano scaduti.

Per la cassazione di tale sentenza Omissis propone ricorso, affidato a un solo motivo.

Resistono con controricorso Omissis e il Fallimento di Omissis.

La Banca di credito cooperativo di Omissis a r.1., la Omissis s.p.a. e la Banca Omissis s.p.a. sono rimaste intimate.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con l’unico motivo d’impugnazione parte ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione dell’art. 155 cpc e dell’art. 2, comma 1, lett. f legge n. 263/05, nonché l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio e l’illogicità manifesta della decisione. Il precedente di Cass. n. 7841/11 richiamato dalla Corte territoriale, sostiene, sembra indicare che l’art. 155 cpc si applichi ai termini non scaduti alla data di entrata in vigore delle legge n. 263/05 e non della legge n. 69/09. Osserva, quindi, che una diversa interpretazione si porrebbe in contrasto proprio con la lettera dell’art. 58, comma terzo, legge n. 69/09, creandosi situazioni di disparità rispetto alle disposizioni degli altri commi del medesimo articolo, per cui vale la medesima eccezione circa l’entrata in vigore. Proprio il principio d’irretroattività della legge non può non implicare l’applicabilità della norma sopravvenuta agli effetti non ancora esauriti di un rapporto giuridico sorto anteriormente, quando la nuova legge sia diretta a disciplinare tali effetti indipendentemente dalla loro correlazione con l’atto o il fatto giuridico che li abbia generati.

2. – Il motivo è manifestamente infondato, in quanto non contiene adeguate argomentazioni di contrasto al principio formulato dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte, in base al quale l’art. 58, comma 3, della legge n. 69 del 2009, – secondo cui i commi quinto e sesto dell’art. 155 cpc (aggiunti dall’art. 2 comma 1, lettera f, della legge 28 dicembre 2005, n. 263) si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data del 1° marzo 2006 – deve essere interpretato conformemente al precetto di cui all’art. 11, primo comma delle preleggi, nel senso che esso dispone solo per l’avvenire, attesa l’assenza di qualsiasi espressione che possa sottintendere una volontà d’interpretazione autentica della norma di cui all’art. 2, comma 1. della legge n. 263 del 2005, con automatico effetto retroattivo. Ne consegue che l’art. 155, quinto comma, cod. proc. civ., si applica solo ai termini relativi ai procedimenti pendenti alla data del 1° marzo 2006, in scadenza dopo la data di entrata in vigore della legge n. 69 del 2009 e non anche ai termini che tale data risultino scaduti (Cass. nn. 7841/11, 6212/10 e 15636/09). E nella specie al 4.7.2009, data di entrata in vigore della legge n. 69/09, il termine di costituzione dell’appellante era già scaduto.

3. – Il ricorso va dunque respinto.

4. – Seguono le spese, liquidate come in dispositivo, in favore di ciascuna parte controricorrente, a carico della parte ricorrente in proprio.

Va precisato al riguardo che l’ammissione della ricorrente al patrocinio a spese dello Stato non determina la soggezione di quest’ultimo al pagamento delle spese in favore delle parti controricorrenti. Infatti, come già chiarito da questa Corte, il patrocinio a spese dello Stato nel processo civile, ex art. 74, secondo comma, D.P.R. n. 115/02, non vale ad addossare allo Stato anche le spese che la parte ammessa sia condannata a pagare all’altra parte, risultata vittoriosa, perché “gli onorari e le spese” di cui all’art. 131 D.P.R. cit. sono solo quelli dovuti al difensore della parte assistita dal beneficio, che lo Stato si impegna ad anticipare.

5. – Non sussistono le condizioni per il raddoppio del pagamento del contributo unificato, ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115102, inserito dall’art. 1, comma 17 legge n. 228/12, non essendovi tenuto, in caso di rigetto dell’impugnazione, il ricorrente ammesso al patrocinio a spese dello Stato (cfr. Cass. n. 18523/14).

P. Q. M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente in proprio alle spese, che liquida in € 2.300,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge, in favore di ciascuna parte controricorrente.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 22.4.2016. […]

 

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