Art. 548 cpp

Cassazione penale sentenza n. 35006 18 agosto 2016

In tema di notifiche ai difensori l’art. 148, comma secondo bis, cod. proc. pen., consente la notifica “con mezzi tecnici idonei”, tra cui va ricompresa la trasmissione telematica se certificabile, e ciò a prescindere dall’emanazione da parte del Ministero della giustizia dei decreti attuativi, destinati a regolamentare l’utilizzo della P.E.C., secondo quanto previsto dall’art. 16 della legge 18 ottobre 2012, n.179.

Anche dopo l’entrata in vigore del DL 179 2012, convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, sono valide le notificazioni per via telematica a persona diversa dall’imputato o indagato eseguite, ai sensi del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 e relativa conversione in legge, dagli Uffici giudiziari già autorizzati dal decreto 1 ottobre 2012 del Ministro della Giustizia.

 

Cassazione penale sentenza n. 35006 18 agosto 2016

[…]

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza indicata in epigrafe, la Corte d’appello di Cagliari ha dichiarato inammissibile l’appello proposto da Omissis avverso la sentenza del 11/11/2004 con la quale il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di quella stessa città l’aveva ritenuto colpevole del delitto di omicidio preterintenzionale in danno di Omissis e, per l’effetto, l’aveva condannato alla pena di giustizia, oltre consequenziali statuizioni.

2. La pronuncia di inammissibilità è stata emessa in ragione della rilevata tardività dell’appello.

Dal testo della pronuncia impugnata risulta che:

– il dispositivo della sentenza di primo grado era stato letto all’udienza del 11/11/2004, alla presenza dell’imputato e del suo difensore, avv.  Omissis;

– il dispositivo recava l’indicazione di un termine lungo per il deposito della motivazione, pari a giorni novanta;

– tale termine sarebbe scaduto il 9 febbraio 2015, ma in quella data, come da annotazione del giudice in calce alla stessa sentenza, era stato prorogato di altri novanta giorni con provvedimento del Presidente del Tribunale di Cagliari del 9 febbraio 2015, sicché il nuovo termine sarebbe venuto a scadenza il 10 maggio 2015;

-la sentenza era stata depositata il 22 aprile 2015, quindi ben prima del termine come sopra prorogato;

– a seguito del deposito della motivazione, il cancelliere, come da Sistema di Notifiche e Comunicazioni Telematiche del Tribunale di Cagliari, aveva notificato al difensore di fiducia avv.  Omissis l’avviso di deposito di sentenza, ai sensi dell’art. 585 comma 2, con annotazione: “n. 1524/14 RG 7883/13 GIP sentenza depositata fuori termine il 27 aprile 2015”, con certificazione del cancelliere, che aveva attestato che, sulla base delle verifiche effettuate sulla casella di posta elettronica, la notificazione era stata correttamente recapita;

– alla detta comunicazione era stata allegato l’estratto dell’originale della sentenza recante in calce la annotazione sottoscritta dal giudice della proroga concessa per il deposito della motivazione e l’annotazione del cancelliere in ordine all’avvenuto deposito dell’originale della sentenza del 22 aprile 2015 con a fianco il timbro del Tribunale di Cagliari nonché l’attestato dell’avviso di deposito ai sensi del comma 2 dell’ art. 548 cpp;

– per l’imputato, invece, la notifica era avvenuta in forma cartacea nel luogo di detenzione, nella stessa data del 27 aprile 2015;

– l’appello è stato proposto 1’11 luglio 2015 e, quindi, ben oltre la scadenza del termine di quarantacinque giorni, sia che si considerasse come dies a quo la data del deposito della sentenza sia quella della notifica dell’avviso di deposito recante pure la comunicazione della proroga sia, ancora, quella di scadenza della proroga; termini che, rispettivamente, erano venuti a scadenza il 6, 11 e 25 giugno 2015.

Il difensore sosteneva che la comunicazione di cancelleria nei suoi confronti non fosse rituale, non essendogli stato mai notificato, così come per l’imputato, un formale avviso di deposito.

2. Avverso l’anzidetta pronuncia lo stesso difensore ha proposto ricorso per cassazione, denunciando difetto di motivazione, inosservanza di norme processuali ed erronea applicazione della legge penale, ai sensi dell’art. 606 lett. e), c) e b) cod. proc. pen.

Il ricorrente insiste nell’assunto che la comunicazione telematica il data 27 aprile 2015 non possa valere come formale avviso di deposito.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il punto problematico, oggetto dell’odierno ricorso, è relativo alla valenza della comunicazione telematica quale avviso di deposito, la cui notifica al difensore è prescritta dal comma 2 dell’ art. 548 cpp nei casi in cui la sentenza non sia stata depositata nel termine di legge o in quello, diverso, stabilito dal giudicante.

L’eccezione è palesemente infondata.

Ed invero, la stessa documentazione allegata al ricorso – e già richiamata nella pronuncia impugnata e, comunque, presente in atti – vale a confutare l’assunto di parte ricorrente. In particolare, dall’attestazione di cancelleria, in esito alle compiute verifiche effettuate presso il sistema informatico in dotazione dell’ufficio di appartenenza, risulta che all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), in testa al difensore, avv.  Omissis, era stata data comunicazione di avviso di deposito ai sensi del comma 2 dell’

art. 548 cpp

della sentenza penale nei confronti del Omissis. Dal rapporto di ricezione della detta comunicazione tramite mail, datato 27.4.2015, risulta anche che all’anzidetta comunicazione era stato allegato il testo della sentenza in questione.

Insomma, secondo quanto correttamente osservato dal giudice a quo, lo stesso difensore ammette espressamente di avere ricevuto, tramite pec, il documento-sentenza, negando nondimeno che detta trasmissione possa valere come equipollente della notifica dell’avviso di deposito secondo lo standard tradizionale.

Orbene, sulla piena ritualità della comunicazione telematica al difensore questa Corte di legittimità ha già avuto modo di pronunciarsi con sentenza Sez. 2, n. 50316 del 16/09/2015, Rv. 265394 (secondo cui «in tema di notifiche ai difensori,

l’art. 148, comma secondo bis, cod. proc. pen

., consente la notifica “con mezzi tecnici idonei”, tra cui va ricompresa la trasmissione telematica se certificabile, e ciò a prescindere dall’emanazione da parte del Ministero della giustizia dei decreti attuativi, destinati a regolamentare l’utilizzo della P.E.C., secondo quanto previsto dall’art. 16 della legge 18 ottobre 2012, n.179», sulla scia della pronuncia delle Sezioni Unite n. 32243 del 26/06/2015, Nedzvetskyi Rv. 264864: «anche dopo l’entrata in vigore del

DL 179 2012

, convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, sono valide le notificazioni per via telematica a persona diversa dall’imputato o indagato eseguite, ai sensi del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 e relativa conversione in legge, dagli Uffici giudiziari già autorizzati dal decreto 1 ottobre 2012 del Ministro della Giustizia (In motivazione la Corte ha chiarito che per gli Uffici giudiziari già autorizzati non trova applicazione l’art. 16, comma nono, lett. c-bis del DL 179 2012, che fa decorrere dal 15 dicembre 2014 l’efficacia delle norme relative alle notificazioni per via telematica »).

Ed allora – pacifico ed incontroverso che, a mezzo pec, il difensore abbia ricevuto il testo della sentenza, in uno all’ulteriore attestazione di cancelleria – vi è la certezza che lo stesso abbia avuto formale contezza dell’avvenuto deposito, fuori termine, della detta sentenza, restando così assolta la precipua finalità della notifica prescritta dall’ art. 548 cpp [comma 2, lett. d)], anche in funzione della fissazione, a mente dell’art. 585 lett. d), del dies a quo per il computo dei termini di impugnazione.

Del resto, il menzionato art. 548 cpp non prescrive alcuna forma particolare per l’incombente, postulando solo la certezza dell’informazione – certificata nelle più opportune forme – in ordine all’avvenuto deposito della sentenza, sì da porre il destinatario in condizione di valutare l’opportunità di proporre impugnativa.

E nel caso di specie, siffatta conoscenza risulta assicurata, a mezzo comunicazione tramite pec, con trasmissione anche del testo della sentenza intempestivamente depositata, di talché il difensore destinatario è stato posto in condizione di esercitare compiutamente il suo mandato difensivo, redigendo il ricorso in tempo utile, senza attendere altra comunicazione “formale”, che, a quel punto, non gli era più dovuta.

2. Per quanto precede, il ricorso é inammissibile ed alla relativa declaratoria conseguono le statuizioni espresse in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso il 29/04/2016 […]

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