Art. 581 cpp

La pedissequa riproduzione dei motivi di gravame già proposti in appello, ai quali la sentenza di merito ha fornito risposta, come motivi di ricorso per cassazione, non può essere considerata come critica argomentata rispetto a quanto affermato dalla Corte d’appello: in questa ipotesi, pertanto, i motivi sono necessariamente privi dei requisiti di cui all’ art. 581 cpp, comma 1, lett. c), cod. proc. pen. che impone la esposizione delle ragioni di fatto e di diritto a sostegno di ogni richiesta.

 

Cassazione penale sentenza n. 35531 26 agosto 2016

[…]

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza in data 07 ottobre 2015, la Corte d’appello di Milano confermava nei confronti di Omissis la condanna alla pena di anni due, mesi sette di reclusione ed euro 1.500,00 di multa per i reati, unificati sotto il vincolo della continuazione, di cui ai capi A (artt. 110, 81, 477, 482, 497 bis comma 2 cod. pen.) e B (artt. 110, 648 cod. pen.); la pena veniva invece ridotta nei confronti della coimputata Omissis.

2. Avverso detta sentenza, nell’interesse di Omissis, viene proposto ricorso per cassazione per i seguenti motivi:

-violazione ex art. 606 lett. b) cod. proc. pen. per erronea applicazione dell’art. 648 cod. pen.: insussistenza dell’elemento fondamentale rappresentato dalla provenienza illecita dei beni sequestrati in presenza di condotte identiche – quelle di cui al capo A) e di cui al capo B) – diversamente qualificate senza alcuna motivazione giuridicamente soddisfacente; vizio di motivazione sul punto (primo motivo);

-vizio di motivazione in ordine al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ed all’omessa riduzione di pena a titolo di continuazione (secondo motivo).

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è aspecifico e manifestamente infondato e, come tale, da dichiararsi inammissibile.

2. Del tutto aspecifico è, come detto, il primo motivo di ricorso.

Lo stesso reitera la medesima censura fatta valere in sede di appello ed in relazione alla quale la Corte territoriale ha reso giustificazione del tutto congrua e priva di vizi logico-giuridici: circostanza che, di per sé, impone la declaratoria di inammissibilità (v., tra le tante, Sez. 5, n. 25559 del 15/06/2012, Pierantoni; Sez. 6, n. 22445 del 08/05/2009, p.m. in proc. Candita, Rv. 244181; Sez. 5, sent. n. 11933 del 27/01/2005, Giagnorio, Rv. 231708). In altri termini, è del tutto evidente che a fronte di una sentenza di appello che ha fornito una risposta ai motivi di gravame, la pedissequa riproduzione di essi come motivi di ricorso per cassazione non può essere considerata come critica argomentata rispetto a quanto affermato dalla Corte d’appello: in questa ipotesi, pertanto, i motivi sono necessariamente privi dei requisiti di cui all’ art. 581 cpp, comma 1, lett. c), cod. proc. pen. che impone la esposizione delle ragioni di fatto e di diritto a sostegno di ogni richiesta (cfr., Sez. 6, n. 20377 del 11/03/2009, Arnone, Rv. 243838).

Invero, si legge in sentenza: “… i reati in contestazione, da un lato, sussistono e si sono pienamente integrati, mentre dall’altro, essi non sono stati affatto qualificati arbitrariamente dal pubblico ministero procedente per provocare ricadute … sul trattamento sanzionatorio degli accusati, avendo la diversa veste giuridica conferita al flagrante compossesso una sua precisa ratio essendi. Si noterà invero, scorrendo l’elenco dei documenti contestati sub A), che tutti si connotano per l’apposizione su di essi della fotografia degli stessi imputati …: circostanza che ha consentito alla Pubblica Accusa di sussumere la fattispecie sub art. 497 bis in relazione agli artt. 477, 482 cod. pen. per via della materiale falsificazione compiuta coll’apporre (o col conferire la fotografia affinchè altri apponessero) la propria effige. Diversamente da quelli indicati sub capo 8) dove la (pacifica) falsità è il reato presupposto della ricezione … dei medesimi, donde l’irrilevanza dell’obiezione difensiva ch’essi non siano (anche) provento di furto ovvero non siano stati denunciati come smarriti …”.Con queste argomentate conclusioni il ricorrente non si confronta reiterando in modo pedissequo la censura fatta valere davanti al giudice di merito.

3. Manifestamente infondato è il secondo motivo di ricorso.

In presenza di pari oggettività dei fatti, la Corte territoriale differisce il trattamento sanzionatorio dei due imputati, non rilevando – con motivazione del tutto insindacabile in sede di legittimità – nei confronti del Omissis, differentemente rispetto alla coimputata, alcun elemento capace di giustificare una mitigazione della pena inflitta in primo grado.

4. Alla pronuncia consegue, per il disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che, considerati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in euro 1.500,00

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.500,00 alla Cassa delle ammende.

Così deciso il 23/08/2016. […]

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