Autocertificazione titoli, Consiglio di Stato sentenza n. 49 4 gennaio 2018 in materia di valutazione titoli nei concorsi pubblici: dichiarazione sostitutiva di certificazione ed integrazione documentale

Consiglio di Stato sentenza n. 49 4 gennaio 2018 in materia di autocertificazione titoli nei concorsi pubblici:

In presenza di autocertificazione del possesso di titoli valutabili come previsto dal bando di concorso, resa ai sensi del D.P.R. n. 445 del 2000, e di corrispondenza al vero di quanto dichiarato dal candidato, l’integrazione documentale, mediante la produzione degli attestati necessari a comprovare i titoli stessi, sopravvenuta all’espletamento della prova orale pur in presenza di un articolo del bando che dispone che la fase di valutazione dei titoli debba precedere lo svolgimento della prova orale, finisce per colmare una lacuna soltanto formale, così assolvendo allo scopo dell’istituto dell’integrazione documentale, senza compromissione della par condicio tra i concorrenti né violazione delle regole procedurali previste dal bando.

 

“L’art. 7 del bando non prevede un termine perentorio, non solo perché manca un’espressa prescrizione in tal senso, ma anche perché l’osservanza del termine indicato (prima della prova scritta) non appare rigorosamente strumentale allo scopo della valutazione dei titoli.

L’appellante sostiene che lo scopo perseguito dalla previsione dell’art. 7 si desumerebbe dall’art. 9 del bando, che imponeva alle singole commissioni esaminatrici di valutare i titoli <<dopo le prove scritte e prima dell’avvio della prova orale […] sulla base della documentazione consegnata dai candidati brevi manu all’atto della loro identificazione il giorno dello svolgimento delle prove selettive scritte, o inoltrata a mezzo posta elettronica certificata, così come previsto all’art. 7 […]>>.

Ebbene, già la lettura combinata delle due disposizioni del bando smentisce l’assunto dell’appellante sull’interpretazione dell’art. 7, poiché lo scopo di cui al successivo articolo 9 consentirebbe, al più, di fissare il termine ultimo prima della prova orale, non certo prima della prova scritta, cui è invece riferito espressamente l’art. 7.

D’altronde, la stessa commissione esaminatrice ha interpretato come non perentorio il termine fissato nell’art. 7 del bando, quando, avvalendosi della facoltà di cui all’art. 2, ha invitato la candidata a presentare la dichiarazione (integrativa) sottoscritta, poi consegnata lo stesso giorno della prova orale.

Ne consegue che soltanto l’art. 9 del bando potrebbe essere assunto come norma di riferimento per l’individuazione di un (eventuale) termine perentorio.

Tuttavia, il testo e la ratio della norma regolamentare non depongono nel senso preteso dall’appellante.

Essa era destinata a disciplinare la <<valutazione dei titoli>> (come da rubrica) ed allo scopo prevedeva al primo comma che fossero valutabili ai fini della stesura della graduatoria finale di merito i titoli <<posseduti alla data di scadenza dei termini per la presentazione della domanda di partecipazione al presente bando di concorso>> e fissava quindi nei comma successivi i criteri di calcolo per l’attribuzione dei punteggi, facendoli precedere dalla previsione (sopra riportata) che individuava il momento (<<dopo le prove scritte e prima dell’avvio della prova orale>>) e le modalità (<<sulla base della documentazione consegnata dai candidati […]>>) di valutazione dei titoli da parte delle commissioni esaminatrici.

La prescrizione contenuta nel primo comma fissava un termine per il possesso dei requisiti che avrebbe dovuto essere rigorosamente osservato dai candidati allo scopo di garantirne la par condicio; esso è quindi indiscutibilmente perentorio.

Il secondo comma era invece destinato a regolare i lavori delle commissioni. A tal fine soltanto stabilisce il momento in cui una delle quattro fasi del concorso avrebbe dovuto essere collocata, prescrivendo che in questo momento – prima della prova orale – fosse esaminata la documentazione presentata dai candidati.

Questa documentazione viene individuata mediante il riferimento alle modalità di presentazione fissate nell’art. 7, che contemplava anche <<le dichiarazioni sostitutive ai sensi del D.P.R. 445/2000>>.

La parte iniziale del secondo comma (per il resto contenente i criteri di valutazione) rende palese come non fosse precluso alla commissione – nel compiere tempestivamente la valutazione della documentazione già presentata da ciascun candidato ai sensi appunto del citato art. 7 – di chiederne la regolarizzazione, ove avesse reputato la stessa insufficiente od inadeguata.

In mancanza di termine perentorio per tale regolarizzazione, desumibile dal medesimo art. 9, l’integrazione documentale sarebbe potuta intervenire anche oltre il compimento della prova orale.

L’appellante – al fine di supportare la censura alla sentenza di primo grado nella parte in cui ha escluso che il bando prevedesse un termine perentorio anche per la regolarizzazione della produzione documentale a “comprova” dei titoli auto-dichiarati – fa leva sulla previsione dell’art. 2, laddove è detto che la fase di valutazione dei titoli era <<da effettuare prima della prova orale>>.

Si tratta di una lettura parziale del comma 2, punto 4, dell’art. 2, dal momento che questo precisa che la valutazione dei titoli doveva essere fatta <<sulla base delle autovalutazioni inoltrate dai candidati on line, con facoltà delle Commissioni di richiedere integrazioni e/o chiarimenti ai candidati idonei>>.

E’ allora corretta la decisione impugnata, la quale, valorizzando quest’ultimo inciso, ha concluso che dalla combinazione delle richiamate norme del bando di concorso non potesse desumersi affatto la previsione di un termine perentorio per la produzione della documentazione comprovante i titoli dichiarati (in particolare, per quanto qui rileva, gli attestati di partecipazione ai corsi di formazione recanti il punteggio conseguito all’esito del corso o dell’esame finale).

Se manca nel bando la previsione di un termine che precludesse alla commissione – previo esame da compiersi comunque prima della prova orale – di invitare il candidato a regolarizzare la documentazione necessaria a comprovare i detti titoli, quando astrattamente idonei all’attribuzione di punteggio aggiuntivo e conformi alle previsioni dell’art. 9 del bando, nemmeno può affermarsi che fosse previsto un termine perentorio la cui inosservanza comportasse la perdita per il candidato di comprovare i titoli tempestivamente auto-dichiarati.

Questa interpretazione non è lesiva della par condicio dei concorrenti, assicurata altrimenti dalla previsione di cui al primo comma dello stesso art. 9; né compromette l’interesse pubblico all’ordinato svolgimento della procedura di concorso, dato che risulta rispettato il termine previsto dal bando per la valutazione da parte della commissione, prima della prova orale, pur ammettendosi un’eventuale successiva integrazione documentale.

Siffatta interpretazione trova riscontro nell’art. 8 del bando per la quale <<prima dell’avvio della prova orale le Commissioni valideranno e autorizzeranno la pubblicazione, nella sede di svolgimento di tale prova, dei punteggi dei titoli, di cui all’art. 9, dei soli candidati idonei, riservandosi eventualmente di richiedere integrazioni>>.

La previsione va intesa come volta a completare la disciplina dell’attività valutativa dei titoli da compiersi dalle commissioni esaminatrici prima della prova orale, con riserva eventuale della richiesta di integrazioni successive al compimento di detta attività valutativa.

4.4. Nel caso di specie, la dichiarazione sostitutiva resa dalla candidata in data 14 settembre 2015 conteneva, quanto agli <<altri titoli>> valutabili, non solo l’indicazione dei titoli ottenuti a seguito della frequenza di corsi di formazione e perfezionamento professionale (<<qualifica professionale in “Esperto di psicologia giuridica”>> e <<corso di formazione in psicodiagnostica “L’utilizzo dei test in ambito peritale”>>), ma anche la specificazione dell’ente organizzatore e la data in cui il titolo risultava <<conseguito>> (rispettivamente, <<nell’anno 2014, presso “Omissis società cooperativa”>> e <<nell’anno 2012, presso…, Omissis n. omissis, Napoli>>).

Poiché siffatte indicazioni risultano fornite nel presupposto dell’avvenuto dichiarato conseguimento del titolo, la mancata specificazione del punteggio finale ben avrebbe potuto essere regolarizzata mediante la produzione dell’attestato, da richiedersi a cura della commissione esaminatrice ai sensi dell’appena menzionato art. 8 del bando, oltre che del già detto art. 2.

Né rileva che la dichiarazione allegata alla domanda non fosse stata sottoscritta dall’interessata, dal momento che venne integrata con la <<dichiarazione autocertificatoria>>, sottoscritta, appunto ad <<integrazione>>, in data 22 ottobre 2015.

Quest’ultima, contenendo una conferma della precedente, va intesa come idonea ad integrare l’altra anche quanto al dato formale della sottoscrizione, con assunzione di responsabilità ai sensi della legge n. 445 del 2000.

Resta da dire della riapertura dei termini attuata col soccorso istruttorio, che consentì alla candidata di produrre tale ultima dichiarazione integrativa.

Questa risultò mancante non solo dell’indicazione dei titoli qui in contestazione (tuttavia desumibili dalla dichiarazione precedente), ma anche del punteggio conseguito dalla candidata all’esito dei corsi o dell’esame finale.

Sebbene queste ultime circostanze – dimostrando un atteggiamento collaborativo della pubblica amministrazione, non adeguatamente assecondato da parte della candidata – rilevino ai fini della regolamentazione delle spese processuali, non risultano tuttavia idonee a supportare le ragioni di merito dell’appellante, dal momento che non risulta che sia stato richiesto specificamente alla candidata di produrre, entro un termine perentorio all’uopo fissato, anche gli attestati che comprovassero i dati forniti in merito ai corsi auto-dichiarati.”

Autocertificazione titoli e simili, vedi anche:

Vfp1 esercito, brevetti: conseguenze erronea autocertificazione possesso titoli non costituenti requisiti partecipazione al concorso

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Consiglio di Stato sentenza n. 49 4 gennaio 2018

Il fatto

“.Con la sentenza impugnata il Tar della Campania, sezione quinta, ha accolto il ricorso proposto da Omissis avverso gli atti della procedura selettiva per titoli ed esami per la copertura di n. 94 posti (poi ridotti a 93) di Istruttore socio-educativo -con profilo professionale C- posizione economica C1, presso il Comune di Napoli, indetta dalla Commissione interministeriale per l’attuazione del progetto RIPAM, nonché avverso la graduatoria generale di merito definitiva del concorso e le operazioni valutative poste in essere dalla commissione esaminatrice.

La ricorrente aveva dedotto vizi di violazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili, lamentando la mancata valutazione di due corsi di formazione e perfezionamento professionale, ai sensi dell’art. 9 del bando, con conseguente mancata assegnazione di un punto (0,50 punti per ciascun corso), che, aggiunto al punteggio conseguito, le avrebbe consentito di avanzare dalla omissis posizione alla omissis.

Il Tar – dato atto della resistenza in giudizio del Comune di Napoli e del FORMEZ PA – ha respinto le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dal primo ed ha accolto il ricorso, reputando che gli attestati prodotti dalla ricorrente fossero conformi a quanto richiesto dall’art. 9 del bando, al punto n. 3, e che l’avvenuta presentazione dei documenti oltre il termine fissato per lo svolgimento della prova orale (22 ottobre 2015) non fosse ostativa alla valutazione dei titoli, in quanto il bando, pur stabilendo che la fase di valutazione dei titoli dovesse precedere lo svolgimento della prova orale, in nessun punto stabiliva un termine perentorio al riguardo, consentendo anzi alla commissione di richiedere integrazioni e/o chiarimenti agli idonei.

Ha perciò annullato la graduatoria limitatamente alla posizione della ricorrente, compensando le spese di lite.

2. Per la riforma di questa sentenza ha proposto appello il FORMEZ PA – Centro servizi, assistenza studi e formazione per l’ammodernamento delle P.A..

Omissis si è costituita per resistere al gravame.

Parte appellante ha depositato memoria.

Alla pubblica udienza del 19 dicembre 2017 la causa è stata trattenuta in decisione.

3. L’appellante premette che il concorso era articolato in quattro fasi:

a) una preselettiva, consistente in una prova a test;

b) una selettiva scritta, articolata in tre prove, riservata ai candidati che avevano superato quella preselettiva;

c) una selettiva orale, riservata ai candidati che avevano superato le tre prove scritte;

d) una di valutazione dei titoli <<da effettuare prima della prova orale sulla base delle autovalutazioni [purché comprovate ai sensi dell’art. 9 del bando] inoltrate dai candidati on line, con facoltà delle commissioni di richiedere integrazioni e/o chiarimenti ai candidati idonei>>.

Aggiunge, quanto ai titoli che davano diritto all’assegnazione di punteggi, che questi avrebbero dovuto essere auto-valutati (con indicazione da parte dello stesso candidato del punteggio spettante ai sensi dell’art. 4 del bando) mediante dichiarazione sottoscritta attestante la veridicità di quanto indicato nel format, da presentarsi prima della prova preselettiva, ma che i titoli avrebbero potuto essere valutati dalla commissione soltanto se comprovati ai sensi dell’art. 9 del bando, nei tempi previsti dall’art. 7 dello stesso.

Deduce che la concorrente, qui appellata, nella domanda di partecipazione inviata on line aveva valutato i titoli per i due corsi di formazione e perfezionamento professionale in oggetto, assegnandosi complessivamente un punto, ma non aveva sottoscritto la domanda, né aveva indicato il punteggio finale, il profitto o il superamento dell’esame finale relativamente ai corsi; che perciò la commissione aveva attivato il soccorso istruttorio, chiedendo alla candidata di ripresentare la dichiarazione a comprova dei titoli, prima della prova orale; che a tanto la stessa aveva provveduto con la nota sottoscritta e prodotta in data 22 ottobre 2015 (giorno della prova orale); che però anche quest’ultima nota era mancante della precisa indicazione dei titoli, i quali erano stati comprovati per la prima volta soltanto mediante la produzione dei relativi attestati con il reclamo proposto via PEC in data 9 dicembre 2015, ben oltre il termine a tal uopo assegnato dal bando, da intendersi come perentorio.

FORMEZ PA censura quindi la sentenza impugnata perché non ha tenuto conto dell’art. 7 del bando, che avrebbe fissato un termine perentorio, prevedendo l’impegno del candidato ammesso alla prova selettiva scritta a presentare la documentazione e/o le dichiarazioni sostitutive comprovanti il possesso dei titoli <<entro e non oltre la data prevista per la prova stessa>>.

4. Il motivo è infondato.”

 

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