Calcolo punteggio concorsi pubblici, Consiglio di Stato sui limiti della discrezionalità tecnica della Commissione di concorso in materia di fissazione del punteggio massimo per la valutazione dei titoli

Calcolo punteggio concorsi pubblici – il Consiglio di Stato, sentenza n. 352 19 gennaio 2018, con riguardo ai criteri valutativi della Commissione esaminatrice in un concorso all’ASI per il passaggiodal terzo al secondo livello nel profilo di tecnologo.

Della stessa pronuncia vedi anche:

Agenzia spaziale italiana concorsi, progressione dal III al II livello nel profilo di tecnologo, punteggi, Consiglio di Stato: va riconosciuta anche l’anzianità maturata con il contratto a tempo determinato

Altre sentenze di interesse:

Correzioni elaborati, Consiglio di Stato sulla correzione delle prove scritte dei concorsi

Ricorrezione prove scritte e poteri giudice dell’ottemperanza

Ricorso bocciatura esame avvocato: Adunanza Plenaria n. 7 20 settembre 2017

 

Consiglio di Stato, sentenza n. 352 19 gennaio 2018

La contestazione in primo grado

Illegittimità del bando nella parte in cui stabilisce un punteggio massimo di 60 punti per la valutazione dei titoli; eccesso di potere per irragionevolezza, disparità di trattamento e ingiustizia manifesta.

Con riferimento alla selezione di che trattasi (n. 9/2009), a fronte di una differente suddivisione dei punteggi (ovvero, fino ad un massimo di 60 punti per la valutazione dei titoli e fino a 15 punti per il colloquio), la commissione di gara, nelle sedute dell’11 e del 18 gennaio 2011, non ha individuato criteri di ponderazione dei singoli parametri individuati nell’art. 4 del bando ma si è limitata ad individuare un punteggio unitario con riferimento ad ogni singolo titolo valutabile posseduto dal candidato.

Ciò ha provocato una profonda irragionevolezza dei risultati finali in quanto quasi tutti i candidati (tranne tre su sedici idonei, ovvero Omissis, Omissis e Omissis) hanno ottenuto il punteggio massimo con riferimento alla valutazione dei titoli (60 punti), sterilizzando tali parametri e rimettendo di fatto l’esito della selezione al punteggio ottenuto con riferimento al terzo parametro ovvero all’anzianità “effettiva” maturata alle dipendenze dell’ASI (per il quale è stato previsto un punteggio massimo di 25 punti).

Nel caso di specie, infatti, la ricorrente, con riferimento alla valutazione dei singoli titoli, ha ottenuto nel complesso il punteggio totale di 115,75 punti (prima di essere “normalizzato” al massimo consentito di 60 punti), collocandosi al quarto posto della graduatoria dei titoli.”

La decisione di accoglimento del Tar Lazio (sentenza n. 2335 13 febbraio 2017)

“in particolare, quali indizi sintomatici dell’irragionevolezza e dell’inadeguatezza dei giudizi finali resi nell’ambito della procedura di che trattasi, va rilevato quanto segue:

– anzitutto, i criteri fissati dalla commissione esaminatrice del concorso n. 9/2009 concernenti la “valutazione dei titoli” hanno avuto l’effetto di riconoscere a 13 candidati su 16 idonei il punteggio massimo attribuibile con riferimento al predetto parametro (60);

– non risulta poi smentito che la stessa commissione, prima dell’attribuzione del punteggio relativo al parametro “valutazione dei titoli” (massimo 60 punti), abbia individuato quale criterio di assegnazione il solo valore assoluto dei titoli posseduti dai candidati (vgs verbali delle sedute dell’11 e del 18 gennaio 2011) e che, in applicazione di siffatti criteri, è risultato – a titolo di esempio – che il controinteressato Omissis abbia ottenuto 116,25 punti per i titoli (6° classificato del concorso n. 9/2009 con 84,68 punti su 100), la d.ssa Omissis 136 punti (13° classificata con 74,49 punti su 100) e la ricorrente 115,75 punti (15° classificata con 75,49 punti su 100); ora, a fronte di tali risultati, i tre predetti candidati (come gli altri, del resto) hanno tutti ricevuto, con riferimento al parametro “valutazione dei titoli”, lo stesso punteggio massimo previsto dal bando ovvero 60 punti, con ciò sterilizzando l’unico parametro idoneo a valutare il livello qualitativo del candidato;

– ciò ha comportato che l’unico parametro che ha poi consentito una reale differenziazione è stato quello dell’anzianità “effettiva” (e, in parte, il colloquio), ma così facendo la commissione esaminatrice ha snaturato l’obiettivo insito di ogni procedura concorsuale, facendo coincidere il merito (recte: il livello qualitativo) del candidato con l’anzianità accumulata alle dipendenze dell’ASI.

In sintesi, le valutazioni operate dalla Commissione sulla base dei criteri enucleati nelle sedute dell’11 e 18 gennaio 2011 hanno determinato un esito della procedura selettiva connotato da profili di irragionevolezza ed incongruenza degli esiti finali che convincono il Collegio della fondatezza delle censure dedotte sul punto dalla ricorrente.”

La conferma del Consiglio di Stato (sentenza n. 352 19 gennaio 2018)

Sebbene in linea di principio i giudizi espressi dalle commissioni di concorso, in particolar modo nelle procedure di valutazione comparativa, siano espressioni di discrezionalità tecnica, non v’è dubbio che tale discrezionalità possa e debba essere sindacata, sia pur nei limiti del travisamento dei presupposti di fatto, dell’illogicità e della manifesta irragionevolezza, ovvero della non congruenza delle valutazioni operate con le risultanze di fatto.

“Pertanto, poiché per giurisprudenza costante il giudice amministrativo, ravvisando l’illogicità e l’irragionevolezza dei criteri utilizzati da una commissione giudicatrice, non può esimersi dal sindacarne l’operato, nel caso di specie il Collegio non può fare a meno di rilevare – in piena consonanza con quanto sul punto è già stato rilevato dal giudice di prime cure – che l’amministrazione appellata avrebbe dovuto procedere all’attribuzione dei punteggi ai candidati previa loro riparametrazione, quantomeno in relazione ai punteggi finali (pur volendosi mantenere ferma la modalità di attribuzione di punteggi parziali per ogni singola voce corrispondente ai titoli indicati nel bando) come già aveva fatto, d’altronde, in occasione della tornata selettiva precedente.

In altri termini, e con maggiore chiarezza, attribuiti 60 punti solo al candidato che risulti aver riportato il maggior punteggio sui titoli in termini assoluti, la Commissione avrebbe dovuto via via gradualmente scalare, con metodo proporzionale, i punteggi in relazione a tutti gli altri candidati: ovvero, alternativamente, fatta pari a 60 punti la massima valutazione possibile (quand’anche in astratto, piuttosto che in concreto), la determinazione concreta dei punteggi dei singoli candidati avrebbe dovuto essere rapportata a sessantesimi mediante riduzione proporzionale del maggior punteggio attribuito (ma, evidentemente, non in sessantesimi) a ciascun candidato.

In questo modo, si sarebbe garantita l’applicazione di quei principi, propri delle procedure selettive pubbliche (essenzialmente, il principio di imparzialità e di congrua proporzionalità nell’attribuzione dei punteggi per l’individuazione dei candidati più capaci e meritevoli) che sono stati invece del tutto obliterati nella procedura in esame.

Al contrario, appiattendo tutti i punteggi relativi ai titoli sulla soglia massima di 60 punti, la Commissione, come già osservato, ha finito per sterilizzare del tutto l’unico parametro legato alla qualità del candidato – che, per la dichiarata natura del concorso, all’evidenza avrebbe dovuto invece integrare il criterio principale di valutazione dei concorrenti consentendone in via principale la selezione in luogo del profilo, meramente sussidiario, dell’anzianità – snaturando così l’obiettivo insito in ogni procedura concorsuale e facendo coincidere il merito, ovvero il livello qualitativo del candidato, con l’anzianità accumulata alle dipendenze dell’ASI.

In termini diversi e più sintetici, il criterio concretamente prescelto dalla commissione – proprio perché ha, per così dire, “apparecchiato” un algoritmo effettivamente idoneo a sterilizzare pressoché integralmente l’attitudine selettiva di quello che, dichiaratamente, avrebbe dovuto invece costituire il principale parametro di selezione dei candidati, ossia il rilievo relativo dei titoli posseduti da ciascuno dei concorrenti rispetto agli altri – risulta illegittimo perché macroscopicamente illogico, irrazionale e incongruente con il modello di selezione che la stessa Amministrazione aveva dichiarato di voler svolgere (ossia un concorso essenzialmente e prevalentemente per titoli, e non uno scrutinio secondo l’ordine di anzianità).

I puntuali rilievi formulati sul punto dalla sentenza impugnata non risultano in alcun modo smentiti dal motivo di appello, meritando piena condivisione la valutazione del primo giudice in punto di macroscopica irrazionalità (come tale eccedente i limiti estrinseci del giudizio discrezionale) della prefissazione di criteri comportanti l’equiparazione in 60/60 del punteggio attribuito ai titoli di tutti (o quasi tutti) i candidati, con l’effetto di azzerare la concreta attitudine selettiva proprio di quello che dovrebbe invece essere, anche secondo lo stesso bando concorsuale, il principale dei criteri di selezione e graduazione dei concorrenti.

Risulta infatti chiaramente confermato che i criteri fissati dalla commissione esaminatrice del concorso n. 9/2009 concernenti la “valutazione dei titoli” hanno avuto l’unico effetto di riconoscere a 13 candidati su 16 idonei il medesimo punteggio, ossia quello massimo attribuibile con riferimento al predetto parametro (60): frutto evidente dell’illegittima applicazione di uno “sfioratoio” uguale per tutti, che ha sostanzialmente impedito l’attribuzione di qualsiasi rilievo ai titoli in eccesso (nella specie riconosciuti, peraltro, alla quasi totalità dei candidati), finendo in modo pressoché ineluttabile – appunto quale diretto effetto dell’incongruenza dell’algoritmo predisposto dalla Commissione – a svalutare totalmente l’attitudine selettiva di quello che, invece, avrebbe dovuto costituire il principale parametro di selezione.

[…]

È del tutto evidente che, così operando, la commissione esaminatrice ha snaturato l’obiettivo insito in ogni procedura concorsuale, riducendo il merito, inteso come livello qualitativo del candidato, alla mera anzianità accumulata da ciascuno alle dipendenze dell’ASI.

In conclusione anche questo motivo di appello deve essere respinto, con la conferma sul punto della sentenza impugnata.”

 

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