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Mafia capitale (sesta parte)

In tema di misure cautelari nei confronti di soggetti indagati di partecipazione ad associazione mafiosa, in assenza di elementi da cui risulti l’avvenuto recesso volontario dal sodalizio, la valutazione prognostica sfavorevole prevista dall’art. 275, comma terzo, cod. proc. pen., non è vinta dal fatto che l’incolpato abbia dismesso l’ufficio o la funzione nell’esercizio dei quali ha realizzato la condotta criminosa, in considerazione delle accertate capacità relazionali che egli, ricoprendo le precedenti cariche, ha avuto modo di acquisire nel mondo della politica e dell’amministrazione pubblica.

Cassazione penale Sentenza n. 24535 9 giugno 2015 (altro…)

Mafia capitale, il perché della Cassazione

Ai fini della configurabilità del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, la forza intimidatrice espressa dal vincolo associativo dalla quale derivano assoggettamento ed omertà può essere diretta tanto a minacciare la vita o l’incolumità personale, quanto, anche o soltanto, le essenziali condizioni esistenziali, economiche o lavorative di specifiche categorie di soggetti.

Ferma restando una riserva di violenza nel patrimonio associativo, tale forza intimidatrice può venire acquisita con la creazione di una struttura organizzativa che, in virtù di contiguità politiche ed elettorali, con l’uso di prevaricazioni e con una sistematica attività corruttiva, esercita condizionamenti diffusi nell’assegnazione di appalti, nel rilascio di concessioni, nel controllo di settori di attività di enti pubblici o di aziende parimenti pubbliche, tanto da determinare un sostanziale annullamento della concorrenza o di nuove iniziative da parte di chi non aderisca o non sia contiguo al sodalizio.

Cassazione penale Sentenza n. 24535 9 giugno 2015

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Ultras. Lancio oggetti, danni pubblici, non è danneggiamento

Cassazione penale sentenza n. 50004 1 dicembre 2014

La condotta di chi, in occasione di manifestazioni sportive, lancia fumogeni, razzi o corpi contundenti atti ad offendere, cagionando danni a cose di proprietà pubblica, integra il reato previsto dall’art. 6 bis, comma 1, della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e non anche quello di danneggiamento di cui all’art. 635, comma 2, cod. pen., attesa la “clausola di riserva” (“salvo che il fatto costituisca più grave reato”) contenuta nella prima disposizione;

La sospensione condizionale della pena, quando si procede per il reato previsto dall’art. 6 bis, comma 1, della legge 13 dicembre 1989, n. 401, in relazione alla condotta di chi cagiona danni a cose di proprietà pubblica, può comunque essere subordinata, a norma dell’art. 165 cod. pen., all’eliminazione delle conseguenze dannose del reato, senza (altro…)