Cessata materia del contendere e sopravvenuta carenza di interesse, differenze

Sentenza Consiglio di Stato n. 3422 del 7 luglio 2014 […] Il ricorso può essere dichiarato improcedibile per cessata materia del contendere.

Questa figura, direttamente regolamentata dal legislatore con la norma di cui all’art. 23 comma 7 della legge 1034 del 1971 ed ora inserita nell’art. 35 del codice del processo amministrativo, è accomunata a quella limitrofa della sopravvenuta carenza di interesse, di stretta elaborazione giurisprudenziale, per la disciplina, che determina in entrambi i casi l’improcedibilità del ricorso, e per la tipologia di fatto di origine, che è sempre un ulteriore provvedimento della pubblica amministrazione che interviene nel rapporto in contestazione. Tuttavia le due figure si differenziano tra loro nettamente per la diversa soddisfazione dell’interesse leso. La sopravvenuta carenza di interesse, infatti, opera solo quando il nuovo provvedimento non soddisfa integralmente il ricorrente, determinando una nuova valutazione dell’assetto del rapporto tra la pubblica amministrazione e l’amministrato; al contrario, la cessazione della materia del contendere si determina quando l’operato successivo della parte pubblica si rivela integralmente satisfattivo dell’interesse azionato.

Per quanto attiene invece alla vicenda in esame, non può che evidenziarsi come i provvedimenti ulteriormente intercorsi tra la pubblica amministrazione ed il ricorrente abbiano dato luogo alla integrale soddisfazione dell’interesse azionato, che mirava ad ottenere per l’appunto la revoca al nulla osta all’insediamento, evento questo realizzatosi come dichiarato dal Consorzio con note di udienza del 10 giugno 2014 ed in assenza di contestazioni sul contenuto della nota stessa da parte della parte ricorrente.

Venendo soddisfatta la pretesa della parte ricorrente, può ben dichiararsi la cessazione della materia del contendere.

Residua la regolamentazione delle spese, che possono essere integralmente compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunziando in merito al ricorso in epigrafe, così provvede:

1. Dichiara improcedibile l’appello n. 3966 del 2010 per cessazione della materia del contendere;

2. Compensa integralmente tra le parti le spese del presente grado di giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 10 giugno 2014, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sezione Quarta – […]

Vedi anche Sentenza Tar Lazio Roma n. 11044 del 4 novembre 2014

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