Chiamata diretta professori universitari, incompatibilità

Chiamata diretta professori universitari: valgono le stesse incompatibilità previste per le procedure concorsuali?

Le preclusioni individuate dall’art. 18, comma 1, lett. b), della 1. n. 240 del 2010, secondo il quale ai procedimenti per la chiamata dei professori disciplinati da tale articolo “non possono partecipare coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell’ateneo”, si applicano anche alla speciale procedura di reclutamento prevista dall’art. 24, comma 6, della medesima legge, nonostante a tale procedura non faccia alcun riferimento la norma di rinvio prevista dall’art. 18, comma 1, lett. c).

Infatti la ratio dell’incompatibilità rinvenientesi nelle ipotesi formulate dal legislatore per le procedure di assunzione che si caratterizzano per la concorsualità del procedimento a maggior ragione deve valere per le chiamate dirette.

…Quindi meritoriamente l’Università degli studi della Calabria ha esteso anche al procedimento di cui all’art. 24, comma 6, cit. l’incompatibilità prevista per le procedure concorsuali, garantendo quella parità di trattamento propugnata dall’art. 3 della Costituzione.

Questo Collegio ritiene di dover evidenziare che, se fosse stata rilevante, si sarebbe dovuta sollevare questione di legittimità costituzionale, ma in senso opposto a quanto predicato dall’appellante, ossia dubitare della legittimità costituzionale della norma (per violazione dell’articolo 3 della Costituzione) che non prevedeva, in analogia alle procedure concorsuali, l’incompatibilità per i soggetti beneficiari della chiamata diretta, che versassero nelle medesime condizioni….

 

Le norme di cui al combinato disposto degli artt. 18, comma 1, lett. b) e c) e 24, comma 6, della 1. n. 240 del 2010 trovano il loro fondamento nell’art. 97 della Costituzione che mira a tutelare l’imparzialità dell’amministrazione.

 

…L’articolo 24, comma 6, della legge n. 240 del 2010, disciplina la chiamata nel ruolo di professore di prima e seconda fascia di professori di seconda fascia e ricercatori a tempo indeterminato in servizio nell’università medesima, che abbiano conseguito l’abilitazione scientifica di cui all’articolo 16. Tale procedimento si caratterizza per la chiamata diretta di soggetti che versino in particolari situazioni (ossia di prestare sevizio presso la medesima università) operata dagli organi burocratico-rappresentativi dell’università senza la mediazione di una commissione di concorso che valuti l’idoneità scientifica del candidato….

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Consiglio di Stato sentenza n. 4704 15 novembre 2016

[…]

per la riforma

della sentenza in forma semplificato del Tribunale amministrativo regionale per la Calabria, sezione II n. 53/2015, resa tra le parti, concernente verbale di incompatibilità alla chiamata nel ruolo di professore di II fascia.

[…]

FATTO

1. L’odierno appellante è ricercatore a tempo indeterminato in servizio presso l’Università della Calabria (UNICAL), Dipartimento di scienze aziendali e giuridiche — DiScAG, settore scientifico disciplinare (SSD) IUS/17 (diritto penale) abilitato nella prima tornata 2012 ASN (abilitazione scientifica nazionale ex art. 16 della n. 240 del 2010).

Con decreto rettorale n. 2654, l’Università della Calabria (“UNICAL”) ha emanato il “Regolamento per la disciplina di chiamata dei professori di ruolo di prima e di seconda fascia in attuazione dell’art. 18 e 24 della legge n. 240/2010”, approvato con delibera del Senato Accademico nell’adunanza del 1° dicembre 2011.

Ivi si prevedeva, con disposizione comune ai tre tipi di chiamata previsti dagli artt. 24, comma 5, 24, comma 6 e 29, comma 8, della 1. n. 240 del 2010, che, ai fini della determinazione del regime di incompatibilità dei candidati, “alle procedure di chiamata dei professori di prima e seconda fascia […] si applicano le vigenti disposizioni legislative […]” (art. 14).

L’Avvocatura distrettuale dello Stato, alla quale era stata formulata richiesta di parere, riteneva applicabili le preclusioni di cui all’art. 18 della l. n. 240 del 2010, “anche per la speciale procedura di inquadramento nel ruolo superiore dei docenti interni che avessero conseguito l’abilitazione nazionale, di cui all’art. 24, comma 6, 1. n. 240/2010”.

Con decreto rettorale n. 1082 del 9 giugno 2014 veniva adottato il nuovo “Regolamento per la disciplina della chiamata dei professori di ruolo di prima e seconda fascia in attuazione degli artt. 18 e 24 della legge n. 240/2010”.

Quanto alle cause di c.d. incompatibilità, il nuovo regolamento è stato modificato dal d. r. n. 1766 del 22 settembre 2014, che ora stabilisce che “non possono partecipare al procedimento per la chiamata [di cui agli artt. 24, comma 6, e 29, comma 8, della 1. n. 240 del 2010] coloro i quali abbiano un grado di parentela, o di affinità, fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata, ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell’ateneo” (art. 14, c. 2).

In pretesa attuazione dell’art. 2 del citato regolamento, il Consiglio di dipartimento di scienze aziendali e giuridiche (DiScAG), nella seduta n. 8 del 16 luglio 2014 ha deliberato “di distribuire le risorse pervenute al dipartimento (1 punto organico) in funzione della numerosità degli afferenti al DISCAG rispettivamente per le aree 12 e 13 nella proporzione di 0,4 p.o. per l’area 12 [area giuridica] e 0,6 p.o. per l’area 13 [area aziendale]”, subordinando tale suddivisione all’esito delle procedure di valutazione comparativa già deliberate per i settori SECS-P/07 e SECS-P/08, per le quali, poi, sono risultati vincitori due soggetti interni all’Università, utilizzando, quindi, 0,4 p.o.

Nella seduta n. 12 del 22 ottobre 2014, il Consiglio del medesimo Dipartimento ha proposto, per come deliberato nel Consiglio di dipartimento del 16 luglio 2014, di destinare, dei 0,6 p.o. rimasti disponibili, “0,4 p.o. ad abilitati interni dell’area 12 e 0,2 p.o. ad abilitati, sempre interni, dell’area 13 con riferimento alla prima tornata 2012 dell’ASN”.

Per l’area 12, in particolare, risultavano abilitati nella prima tornata 2012 dell’ASN due ricercatori: uno del s.s.d. IUS/17 “Diritto Penale” (dott. Omissis, odierno appellante) e uno del s.s.d. IUS/01 “Diritto Privato” (dott.ssa Omissis), di talché si è proceduto, con riferimento ai candidati così individuati, alla verifica del possesso dei requisiti previsti dalla nota rettorale prot. 12584 del 9 aprile 2014 (id est: riconosciuta qualità scientifica; responsabilità di attività didattica, istituzionale e di servizio per la comunità universitaria; sofferenza didattica nel settore disciplinare nel quale i candidati sono inquadrati).

Pur accertato il pieno possesso da parte degli idoneati – e, dunque, anche del dott. Omissis – “di tutti i requisiti scientifici e didattici indicati nella nota rettorale prot. 12584 del 9 aprile 2014, utili alla loro chiamata diretta ex art. 24, co. 6, L. 240/2010” (pt. 8), il Consiglio di dipartimento ha deliberato, al successivo punto 9, che, “sussistendo l’incompatibilità di cui al punto 3 e al punto 4 per il dott. Omissis, in quanto sono afferenti a questo dipartimento il fratello, prof. Omissis, e la moglie del prof. Omissis, prof.ssa Omissis, l’area 12, non potendo utilizzare 0,20 di punto organico, lo mette a disposizione sul punto equivalente in ripartizione dell’area 13 e vanta un credito nei confronti di questa ultima, secondo quanto già deliberato nel Consiglio del 16 luglio 2014”.

Il Consiglio di amministrazione dell’Università della Calabria, nella seduta del 27 ottobre 2014, si esprimeva positivamente con riferimento alla chiamata di tre professori di seconda fascia, così come proposto dal Consiglio del dipartimento nella seduta del 22 ottobre 2014.

Conseguentemente, con decreto rettorale 29 ottobre 2014, n. 2118, sono stati banditi n. 3 posti, riservati ai settori concorsuali 12/A1 — diritto privato (s.s.d.: IUS/01 — diritto privato), 13/B1 economia aziendale (s.s.d.: SECS-P/07 — economia aziendale) e 13/B4 — economia degli intermediari finanziari e Finanza aziendale (s.s.d.: SECS-P/11 economia degli intermediari finanziari).

Il Consiglio di dipartimento di scienze aziendali e giuridiche, nella seduta n. 14 in data 14 novembre 2014, individuava i componenti delle commissioni esaminatrici per i suddetti bandi interni di valutazione comparativa; successivamente, con decreto rettorale 17 novembre 2014, n. 2312, venivano nominate le commissioni giudicatrici.

All’esito dei lavori delle rispettive commissioni giudicatrici venivano adottati i decreti rettorali: 25 novembre 2014, n. 2378, 25 novembre 2014, n. 2372 e 12 gennaio 2015, n. 33, con i quali venivano approvati gli atti relativi alle procedure valutative per la copertura dei tre posti suindicati.

Il Dipartimento di scienze aziendali e giuridiche, nella seduta n. 15 in data 27 novembre 2014, deliberava di “formulare al Consiglio di amministrazione dell’Università della Calabria la proposta di chiamata del candidato ritenuto dalla Commissione «più qualificato» a svolgere le funzioni didattiche e scientifiche” sempre per i posti di diritto privato e economia degli intermediari finanziari, rispettivamente le dott.sse Omissis e Omissis).

Il Consiglio di amministrazione dell’Università della Calabria, nella seduta n. 5 in data 2 dicembre 2014, approvava tali proposte di chiamata.

Con decreti rettorali 9 dicembre 2014, nn. 2498 e 2499 si procedeva alla nomina a professori universitari delle dott.sse Omissis e Omissis. E con note in data 10 dicembre 2014, il Direttore del Dipartimento di scienze aziendali e giuridiche dell’UniCal comunicava al Rettore di UniCal la presa di servizio delle due professoresse.

Analoga procedura si seguiva per la dott.ssa Omissis: approvazione della procedura valutativa da parte del Consiglio di amministrazione dell’Università della Calabria (UniCal) nella seduta del 13 gennaio 2015 (atto conosciuto in forma di resoconto sommario pubblicato sul sito dell’Unical); nomina, con decreto rettorale 14 gennaio 2015, n. 48, a professore universitario di ruolo; comunicazione, con nota in data 15 gennaio 2015 del Direttore del Dipartimento di scienze aziendali e giuridiche dell’UniCal al Rettore di UniCal della presa di servizio.

Gli atti sinora descritti venivano impugnati dall’odierno appellante innanzi il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria, con ricorso r. g. n. 1810/2014 per i seguenti motivi:

– violazione e falsa applicazione degli artt. 18, comma 1, e 24, comma della 1. n. 240 del 2010;

– in subordine illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 18, comma 1, lett. b) e c) e 24, comma 6, della 1. n. 240 del 2010, per violazione degli artt. 1, 3, 4, 35, 51 Cost., del principio di proporzionalità e del legittimo affidamento;

– violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della 1. n. 241 del 1990; carenza e contraddittorietà di motivazione; eccesso di potere.

2. La sentenza qui appellata rigettava il ricorso di primo grado ritenendo che l’incompatibilità derivante da un rapporto di parentela od affinità, previsto dall’art. 18, lett. c), della legge n. 240 del 2010, operasse anche ai fini della chiamata nel ruolo di professore di II fascia del ricercatore che avesse conseguito l’abilitazione scientifica nazionale, ai sensi dell’art. 24, comma 6.

Il ricorrente infatti ricadeva nella previsione ostativa richiamata, essendo fratello e cognato di docenti afferenti il medesimo dipartimento universitario che doveva effettuare la chiamata.

Il giudice di primo grado riteneva altresì la manifesta infondatezza della subordinata questione di illegittimità costituzionale, spiegata ai sensi degli artt. 1, 3, 4, 35 e 51 Cost., giacché la normativa in esame appariva ragionevole e proporzionata, in vista del perseguimento dell’obiettivo di evitare, per il futuro, il ripetersi di situazioni di compresenza di congiunti all’interno della stessa università, e ciò a tutela del bene primario del prestigio e della credibilità dell’istituzione, suscettibile, nell’ipotesi opposta, di essere pregiudicato dinanzi all’opinione pubblica ed alla comunità scientifica nazionale ed internazionale.

La sentenza poi, attesa la natura vincolata dell’impugnato provvedimento definitivo, riteneva di non doversi pronunciare sulle censure aventi carattere formale, in applicazione dell’art. 21-octies, c. 2, della legge n. 241 del 1990.

3. Propone ricorso in appello l’interessato deducendo le seguenti censure così epigrafate:

a) – Error in iudicando per violazione e falsa applicazione degli artt. 18, comma 1, e 24, comma 6, della 1. n. 240 del 2010. Carenza assoluta di motivazione e irragionevolezza della sentenza gravata.

b) In subordine. Illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 18, comma 1, lett. b) e c) e 24, comma 6, della 1. n. 240 del 2010, per violazione degli artt. 1, 3, 4, 35, 51 Cost., del principio di proporzionalità e del legittimo affidamento. Error in iudicando per carenza assoluta di motivazione e irragionevolezza.

c) Error in iudicando per violazione dell’art. 21-octies della 1. n. 241 del 1990. Difetto assoluto di motivazione e irragionevolezza. Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della 1. n. 241 del 1990. Carenza e contraddittorietà di motivazione. Eccesso di potere.

4. Si sono costituite le parti indicate in epigrafe sostenendo l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso.

5. All’udienza del 17 dicembre 2015 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

1. L’odierno appellante ha impugnato in primo grado, tra gli altri atti, la deliberazione del Consiglio del dipartimento di scienze aziendali e giuridiche dell’Università della Calabria, adottata nella seduta del 22 ottobre 2014, con la quale è stata decisa la sua incompatibilità per la chiamata nel ruolo di professore di seconda fascia.

2. Il Collegio ritiene di dover esaminare, per ragioni di priorità logiche, il terzo motivo di ricorso in quanto la sua eventuale fondatezza avrebbe effetto caducatorio sugli atti impugnati con conseguente tutela, almeno sotto il profilo procedimentale, dell’interesse fatto valere.

3. L’appellante si duole innanzitutto della circostanza che il regolamento (per la disciplina di chiamata dei professori di ruolo di prima e di seconda fascia in attuazione dell’art. 18 e 24 della legge n. 240 del 2010, approvato con delibera del Senato Accademico nell’adunanza del 1° dicembre 2011 e successivamente modificato così come indicato in “fatto”) non contenga alcuna motivazione.

Egli sostiene che: <<Non varrebbe opporre, ovviamente, il principio dell’insussistenza dell’obbligo di motivazione degli atti normativi, che, come è noto, ormai non sussiste più per molti “casi individuati dalla giurisprudenza, nei quali è esigibile una specifica motivazione in ragione della immediata e diretta incidenza in specifiche posizioni giuridiche” (Cons. Stato, Sez. V, 11 luglio 2014, n. 3568): esattamente quanto è accaduto nel caso di specie>>.

La censura non può essere condivisa.

L’inciso riportato è tratto da un più ampio periodo con il quale si affermava quanto segue: “Osserva la Sezione che, ai sensi dell’art. 3, comma 2, della l. n. 241 del 1990, la motivazione non è richiesta per gli atti normativi e per quelli di contenuto generale (tranne i casi individuati dalla giurisprudenza, nei quali è esigibile una specifica motivazione in ragione della immediata e diretta incidenza su specifiche posizioni giuridiche), sicché l’onere di motivazione gravante sull’Amministrazione in sede di adozione degli stessi risulta soddisfatto con l’indicazione dei profili generali e dei criteri che sorreggono le scelte predette, senza necessità di una motivazione puntuale”.

Orbene questo Collegio ritiene che l’atto regolamentare debba contenere una specifica motivazione solo quando già esso (e direttamente) contenga disposizioni lesive di posizioni giuridiche già consolidatesi.

Nel caso di specie questa evenienza non si verifica in quanto la lesione non derivava direttamente dal regolamento, bensì dalla deliberazione del Consiglio del dipartimento di scienze aziendali e giuridiche dell’Università della Calabria, adottata nella seduta del 22 ottobre 2014, con la quale è stata decisa l’incompatibilità per il ricorrente per chiamata nel ruolo di professore di seconda fascia. Tale deliberazione, poi, non poteva che prendere atto del rapporto di parentela e quindi escludere l’odierno appellante dalla chiamata, essendo sufficiente, per negare l’assunzione, richiamare il solo fatto ostativo della parentela, senza necessità di ulteriore motivazione.

Diversa è la questione, che sarà affrontata di seguito, relativa alla compatibilità del regolamento con la disciplina legislativa.

4. Con il primo motivo di ricorso l’appellante si duole del fatto che gli atti impugnati (ed in particolare il regolamento) avessero esteso del tutto illegittimamente le preclusioni previste dall’art. 18, comma 1, della medesima legge anche alla speciale procedura di valutazione prevista del successivo e diverso art. 24, comma 6, perché spetta solo al legislatore il compito di individuare le fattispecie di possibile incompatibilità. Dalla disciplina legislativa si deduce chiaramente che le preclusioni individuate dall’art. 18, comma 1, lett. b), della 1. n. 240 del 2010, non si applicano alla speciale procedura di reclutamento prevista dall’art. 24, comma 6, della medesima legge, in quanto a tale procedura non fa alcun riferimento la norma di rinvio prevista dall’art. 18, comma 1, lett. c).

L’appellante afferma ancora che: “Il legislatore ha meritoriamente inteso dettare norme di contrasto alla pratica dei possibili favoritismi tra parenti o tra affini, stabilendo che alle procedure di cui all’art. 18 non possano partecipare coloro che sono legati da un rapporto di parentela o affinità, fino al quarto grado compreso, con alcune figure accademiche.

La previsione normativa è ampia e perentoria, tanto da far ritenere che le cause di esclusione ivi previste debbano applicarsi anche se le università sono rimaste inerti e non hanno adottato il regolamento attuativo di cui allo stesso art. 18, comma 1. Nondimeno, previsione ampia non significa previsione illimitata e, al di là di quanto possono stabilire i singoli regolamenti, è lo stesso legislatore che ne delimita il campo di applicazione”.

5. Nemmeno tale censura può essere condivisa.

L’articolo 24, comma 6, della legge n. 240 del 2010, disciplina la chiamata nel ruolo di professore di prima e seconda fascia di professori di seconda fascia e ricercatori a tempo indeterminato in servizio nell’università medesima, che abbiano conseguito l’abilitazione scientifica di cui all’articolo 16.

Tale procedimento si caratterizza per la chiamata diretta di soggetti che versino in particolari situazioni (ossia di prestare sevizio presso la medesima università) operata dagli organi burocratico-rappresentativi dell’università senza la mediazione di una commissione di concorso che valuti l’idoneità scientifica del candidato.

L’appellante afferma che, meritoriamente, il legislatore ha formulato ipotesi di incompatibilità per tutte le altre procedure di assunzione (che si caratterizzano per la concorsualità del procedimento), ma che, in mancanza di un esplicito richiamo anche per la chiamata diretta, l’incompatibilità non può avere efficacia generale.

Questo Collegio ritiene che se la ratio dell’incompatibilità vale per le procedure concorsuali, a maggior ragione deve valere per le chiamate dirette.

Quindi meritoriamente l’Università degli studi della Calabria ha esteso anche al procedimento di cui all’art. 24, comma 6, cit. l’incompatibilità prevista per le procedure concorsuali, garantendo quella parità di trattamento propugnata dall’art. 3 della Costituzione.

Questo Collegio ritiene di dover evidenziare che, se fosse stata rilevante, si sarebbe dovuta sollevare questione di legittimità costituzionale, ma in senso opposto a quanto predicato dall’appellante, ossia dubitare della legittimità costituzionale della norma (per violazione dell’articolo 3 della Costituzione) che non prevedeva, in analogia alle procedure concorsuali, l’incompatibilità per i soggetti beneficiari della chiamata diretta, che versassero nelle medesime condizioni.

6. Con il secondo motivo di ricorso l’appellante ha dedotto, in via subordinata, l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 18, comma 1, lett. b) e c) e 24, comma 6, della 1. n. 240 del 2010, per violazione degli artt. 1, 3, 4, 35, 51 Cost., del principio di proporzionalità e del legittimo affidamento.

Questo Collegio rileva che la dedotta quesitone di costituzionalità sia posta in relazione a tutti i tipi di incompatibilità e, quindi, anche in relazione ai procedimenti di tipo concorsuale; ne consegue la sua manifesta infondatezza alla luce delle medesime valutazioni formulate dall’appellante in ordine alla meritoria opera compiuta dal legislatore nell’individuare determinate condizioni di incompatibilità.

Questo Collegio non può non osservare che le norme su cui si controverte (e che l’appellate sospetta di incostituzionalità) trovano, al contrario, il loro fondamento nell’art. 97 della Costituzione che mira a tutelare l’imparzialità dell’amministrazione.

Quanto poi alla dedotta violazione del legittimo affidamento, esso deve sempre ritenersi recessivo di fronte a un nuovo impianto normativo.

D’altro canto l’aspettativa a svolgere la propria carriera nella medesima sede non appare degna di particolare tutela anche in considerazione della recente proliferazione di nuove sedi universitarie che comunque garantiscono adeguate collocazioni lavorative.

7. In conclusione il ricorso in appello va rigettato con compensazione delle spese per giusti motivi.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2015 […]

 

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