Cittadinanza agli stranieri, requisiti per la concessione della cittadinanza italiana, requisito della residenza legale ultradecennale e cancellazione per irreperibilità all’anagrafe del Comune: Tar Lazio sentenza n. 1887 19 febbraio 2018

E’ legittimo il provvedimento che dichiara inammissibile l’istanza di concessione della cittadinanza italiana del soggetto richiedente che per un periodo è stato cancellato per irreperibilità dall’anagrafe della popolazione residente del Comune e che dunque, alla data di presentazione della domanda, non è in possesso del requisito della residenza decennale (che deve presentare il carattere dellacontinuità).

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Tar Lazio sentenza n. 1887 19 febbraio 2018

Il ragionamento dei giudici

L’art. 9 comma 1 della L. 91/92 stabilisce che “La cittadinanza italiana può essere concessa con decreto del Presidente della Repubblica …. allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica” (lett. f).

Il regolamento di esecuzione approvato con D.P.R. 572/1993 specifica a sua volta all’art. 1 comma 2 lett. a) che, ai fini dell’acquisto della cittadinanza italiana, “si considera legalmente residente nel territorio dello Stato chi vi risiede avendo soddisfatto le condizioni e gli adempimenti previsti dalle norme in materia d’ingresso e di soggiorno degli stranieri in Italia e da quelle in materia d’iscrizione anagrafica”. Infine il D.P.R. 223/89 – nel disciplinare le iscrizioni anagrafiche – statuisce all’art. 7 comma 3 che “Gli stranieri iscritti in anagrafe hanno l’obbligo di rinnovare all’ufficiale di anagrafe la dichiarazione di dimora abituale nel comune, entro sessanta giorni dal rinnovo del permesso di soggiorno, corredata dal permesso medesimo …”.

La giurisprudenza ha interpretato l’art. 9 lett. f) della L. 91/92 nel senso che il requisito della residenza decennale nel territorio della Repubblica italiana deve essere posseduto attualmente ed ininterrottamente alla data di presentazione della domanda, non essendo possibile cumulare periodi diversi nè avvalersi del detto requisito maturato in passato ove, poi, la continuità della residenza sia venuta a mancare.

A questo punto diventa decisivo stabilire il significato della prescrizione che impone il rispetto delle condizioni e degli adempimenti previsti dalle norme in materia di iscrizione anagrafica.

Ritiene il Collegio che le disposizioni succitate non esigano la mera presenza in Italia dello straniero ma la “residenza legale ultradecennale”, ossia il mantenimento di un’ininterrotta situazione fattuale di residenza accertata in conformità alla disciplina interna in materia di anagrafe (cfr. cfr. da ultimo, TAR Brescia, n. 637/2015).

Una tale interpretazione è suffragata dall’ampia discrezionalità riconosciuta all’amministrazione in sede di concessione della cittadinanza, che presuppone l’accertamento di un interesse pubblico positivo della comunità nazionale all’accoglimento del nuovo soggetto richiedente, affinché essa possa trarne giovamento senza che ciò importi un esclusivo aggravio (Consiglio di Stato, sez. IV – 7/5/1999 n. 799).

Il provvedimento è cioè adottato sulla base di un giudizio circa l’avvenuta integrazione dello straniero, e l’apprezzamento globale dell’amministrazione può far riferimento anche a singoli episodi di vita dell’istante che risultino pregiudizievoli per l’interesse pubblico (Tar Lombardia Milano, sez. I – 13/11/2003 n. 4996; sentenza Sezione n. 77 del 27/1/2006).

In buona sostanza il rispetto delle regole formali in materia di iscrizione e cancellazione anagrafica attesta il pieno inserimento dello straniero nel tessuto sociale e l’assimilazione delle norme fondamentali che regolano il soggiorno e la mobilità dei cittadini del nostro paese.”

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