Collaboratore volontario patronato: vietato l’accesso alle banche dati degli enti previdenziali

Sul tema dell’accesso alle banche dati degli enti previdenziali da parte dei collaboratori volontari dei patronati si è recentemente pronunciato il Consiglio di Stato con sentenza n. 4086 del 4 ottobre 2016.

Ai sensi della legge n.152/2001, art.6, comma 2, è vietato ai collaboratori volontari di esercitare poteri di rappresentanza degli assistiti dal Patronato, mentre l’attività di consegna delle pratiche agli istituti previdenziali in nome e per conto degli assistiti rientra tra i compiti degli operatori dipendenti dei patronati, che a tal fine dispongono di una password di accesso al sistema informatico dell’ente previdenziale nell’esercizio di un vero e proprio potere di rappresentanza (vedi art.8 legge n.152/2001).

Essendo nominativa la password di accesso alle banche dati, l’operazione di consegna della pratica all’ente previdenziale risulta imputabile solo al possessore della password, così come (poiché il PIN è anche strettamente personale, cioè non cedibile, per espressa disposizione normativa) le operazioni di consegna della pratica, ai fini della responsabilità penale e contrattuale, sono imputabili soltanto al titolare formale del PIN.

L’accesso dell’operatore volontario agli archivi degli enti previdenziali sarebbe in contrasto con i limiti indicati nella convenzione tipo, predisposta dal Ministero del Lavoro, e nella circolare ministeriale 30 marzo 2010, n. 10, in applicazione della legge n. 152/2001, art.6, che definisce le funzioni dell’operatore volontario, tenendo conto del fatto che l’accesso alle banche dati degli enti previdenziali potrebbe consentire la conoscenza di dati sensibili degli assistiti.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 4086 4 ottobre 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

1. A seguito di visita ispettiva, compiuta il 29 giugno 2016 presso la sede provinciale di Frosinone del Patronato OMISSIS, la Direzione Territoriale del Lavoro – DTL di Frosinone con verbale 29 giugno 2015 n.25/50 ha rettificato il punteggio, che la stessa sede provinciale aveva dichiarato spettarle in corrispondenza all’avvenuto inoltro in via telematica agli Enti previdenziali di alcune pratiche previdenziali.

In tale verbale, infatti, la DTL aveva rilevato che alcune pratiche (tabella D voci 10-11 e 12), in violazione della legge n.152/2001, art.6, commi 6 e 7, risultavano inoltrate on line non dagli operatori dipendenti del Patronato OMISSIS, ma da un collaboratore volontario.

Il Patronato OMISSIS, quindi, il 27 luglio 2015 ha presentato istanza di rettifica del suddetto verbale al Ministero del Lavoro, che, però, con provvedimento 20 ottobre 2015 n.15635 l’ha respinta.

1.1.Avverso tale provvedimento sfavorevole, unitamente al presupposto verbale ispettivo della DTL di Frosinone, il Patronato OMISSIS ha proposto ricorso al TAR Lazio, sezione staccata di Latina, che con sentenza n.383/2016 lo ha accolto, disponendo l’annullamento sia della nota ministeriali sia dello stesso verbale ispettivo del 29 giugno 2015 (atti entrambi impugnati) e condannando la parte soccombente alle spese di lite, liquidate in euro 2.000,00 oltre gli accessori di legge.

1.2. Avverso tale sentenza il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha proposto l’appello in epigrafe, chiedendone la riforma, previa sospensione, con unico articolato motivo.

Il Patronato OMISSIS, pur ritualmente intimato, non si è costituito in giudizio.

Fissata la trattazione dell’istanza di sospensione della sentenza appellata al 30 agosto 2016, nella camera di consiglio in detta data, avvisata la parte appellante presente della possibilità che la controversia fosse decisa nel merito, la causa è passata in decisione.

2. Il giudice di primo grado ha accolto il ricorso proposto dal Patronato OMISSIS, affermando che, in primo luogo, sarebbe poco realistico supporre che, con l’utilizzazione di procedure telematiche, il collaboratore volontario possa svolgere la sua attività istruttoria senza accedere in via informatica alle banche dati degli enti previdenziali tramite la conoscenza e l’uso delle relative credenziali di accesso (c.d. numero PIN), mentre, in secondo luogo, non vi sarebbe neanche la prospettata inosservanza delle esigenze di riservatezza, in quanto (per ragioni organizzative) di fatto il responsabile del trattamento dei dati sensibili rimane pur sempre l’operatore dipendente del patronato laddove il collaboratore volontario sarà semplicemente un incaricato, che è autorizzato a compiere le operazioni pratiche di maneggio dati sotto la vigilanza del responsabile (in conformità alle previsioni del D.LGS. n.196/2003, art.4, comma 1, lett. h, c.d. Codice della Riservatezza).

2.1. L’assunto del giudice di primo grado non è condivisibile.

Infatti il Collegio rileva che, ai sensi della legge n.152/2001, art.6, comma 2, è vietato ai collaboratori volontari di esercitare poteri di rappresentanza degli assistiti dal Patronato, mentre l’attività di consegna delle pratiche agli istituti previdenziali in nome e per conto degli assistiti rientra tra i compiti degli operatori dipendenti dei patronati, che a tal fine dispongono di una password di accesso al sistema informatico dell’ente previdenziale nell’esercizio di un vero e proprio potere di rappresentanza (vedi art.8 legge n.152/2001);

Invece, seguendo l’iter logico del giudice di primo grado, in via di fatto il volontario eserciterebbe poteri di rappresentanza, in contrasto con la specifica normativa vigente.

2.2. Inoltre (in contrasto con quanto affermato dalla sentenza appellata), va rilevato che, essendo nominativa la password di accesso alle banche dati, l’operazione di consegna della pratica all’ente previdenziale risulta imputabile solo al possessore della password, così come (poiché il PIN è anche strettamente personale, cioè non cedibile, per espressa disposizione normativa) le operazioni di consegna della pratica, ai fini della responsabilità penale e contrattuale, sono imputabili soltanto al titolare formale del PIN.

2.3. Infine (a differenza di quanto affermato nella sentenza appellata), non è elemento inconferente la circostanza che, mentre l’operatore è un dipendente del patronato con rapporto di lavoro subordinato, il volontario ha un mero rapporto di collaborazione (spesso occasionale), che si svolge a titolo gratuito.

Infatti, ad avviso del Collegio, l’ipotizzato

accesso dell’operatore volontario agli archivi degli enti previdenziali

sarebbe in contrasto con i limiti indicati nella convenzione tipo, predisposta dal Ministero del Lavoro, e nella circolare ministeriale 30 marzo 2010, n. 10, in applicazione della legge n. 152/2001, art.6, che definisce le funzioni dell’operatore volontario, tenendo conto del fatto che l’accesso alle banche dati degli enti previdenziali potrebbe consentire la conoscenza di dati sensibili degli assistiti .

3. In conclusione, quindi, l’appello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali va accolto e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, va respinto il ricorso proposto in primo grado dal Patronato OMISSIS (avverso il provvedimento del Ministero del Lavoro 20 ottobre 2015, n. 15635, ed il verbale DTL di Frosinone 29 giugno 2015, n. 25/50).

Peraltro, considerata la relativa novità della questione, sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) accoglie l’appello in epigrafe

(R.G. 5201/2016) e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso proposto dal Patronato OMISSIS innanzi al TAR Lazio, sezione staccata di Latina.

Spese di entrambi i gradi di giudizio compensate tra le parti.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 agosto 2016 […]

 

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