Commissione giudicatrice professore associato, pubblicazioni: commissario coautore deve astenersi?

Commissione giudicatrice professore associato: quando il candidato ha più pubblicazioni in comune con uno dei commissari, quest’ultimo ha l’obbligo di astenersi?    I chiarimenti del Consiglio di Stato.

Se è vero che ai fini della violazione dei principi di imparzialità, obiettività e trasparenza sanciti dall’art. 1 l. n. 241/1990, non si possa ritenere decisiva la mera circostanza della pubblicazione di una o più opere collettanee in cui risultino coautori un candidato e un componente della commissione giudicatrice, e che tale circostanza non renda di per sé ed in ogni caso viziato il procedimento e non assurga, da sola, a causa di astensione professionale, trattandosi di ipotesi di frequente ricorrenza nella comunità scientifica, talvolta caratterizzata da un numero limitato di componenti, ed essendo, diversamente, spesso impossibile la formazione di commissioni esaminatrici, tuttavia, nelle ipotesi in cui un componente della commissione sia coautore della quasi totalità dei lavori scientifici – o comunque di un numero elevatissimo e rilevantissimo per quantità e qualità – di un candidato, poi valutati positivamente dalla commissione, siffatta circostanza non può non far ritenere, in applicazione dei principi di imparzialità, obiettività e trasparenza (di cui agli artt. 97, comma 2, Cost. e 1 l. n.241 del 1990), che l’attività di valutazione della commissione, per quanto nella dinamica del normale funzionamento dell’organo collegiale di valutazione, appaia viziata.

 

Ai fini della individuabilità/scindibilità dei contributi nelle opere collettanee occorre che l’apporto individuale del candidato coautore sia determinato in modo analitico, sotto un profilo sia qualitativo che quantitativo.

Vedi anche:

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Consiglio di Stato sentenza n. 4440 24 ottobre 2016

[…]

per la riforma

della sentenza del T.a.r. per l’Emilia-Romagna, Sede di Bologna, Sezione I, n. 770/2015, resa tra le parti e concernente: procedura valutativa per la copertura di due posti di professore associato di seconda fascia nel settore concorsuale 06/D1 Malattie dell’apparato cardiovascolare e malattie dell’apparato respiratorio SSD MED/1;

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Con la sentenza in epigrafe, il T.a.r. per la Emilia-Romagna pronunciava definitivamente sui ricorsi n. 484/2014, n. 1146/2014 e n. 227/2015, tra di loro riuniti, proposti dalla dott.ssa Omissis avverso gli atti inerenti alla procedura valutativa per la copertura di due posti di professore universitario di seconda fascia nel settore concorsuale 06/D1 Malattie dell’apparato cardiovascolare e malattie dell’apparato respiratorio SSD MED/11, bandita ai sensi dell’art. 24, comma 6, l. n. 240/2010 dall’Università degli studi di Bologna con decreto rettorale n. 385 dell’8 maggio 2014, al cui esito risultavano collocati in graduatoria, in ordine decrescente, i candidati Omissis, Omissis, Omissis e Omissis, nonché avverso il decreto rettorale n. 165 del 25 febbraio 2015, con cui gli atti della procedura concorsuale, successivi al bando, erano stati annullati in autotutela sulla base del centrale rilievo della loro illegittimità per violazione dei principi di imparzialità, obiettività e trasparenza, essendo in sede di riesame degli atti procedimentali emerso che in 18 delle 20 pubblicazioni presentate dalla candidata vincitrice Omissis figurava come coautore il prof. Omissis, presidente della commissione giudicatrice, ed essendo impossibile distinguere e scindere i rispettivi contributi.

1.1. Gli atti della procedura erano stati approvati con decreto rettorale n. 1525 del 15 ottobre 2014, con cui la ricorrente era stata «collocata in graduatoria con riserva ed in mera esecuzione del decreto monocratico emesso dal TAR Emilia Romagna n. 253/2014 e dell’ordinanza cautelare TAR Emilia Romagna n. 311 del 19.06.2014, nelle more dell’esito del riesame del giudizio per il conseguimento della Abilitazione Scientifica Nazionale», con espressa «riserva di assumere ogni conseguente determinazione» (v. così, testualmente, il menzionato decreto rettorale).

1.2. In precedenza, la ricorrente aveva partecipato alla procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alla qualifica di professore universitario di seconda fascia per il menzionato settore concorsuale, tornata 2012, al cui esito aveva conseguito un giudizio di non idoneità, impugnato dinanzi al T.a.r. per il Lazio. Nell’ambito del giudizio svoltosi dinnanzi al T.a.r. per il Lazio (incardinato sub r.g. n. 2436/2014), con ordinanza cautelare n. 2071/2014 del 7 maggio 2014 (seguita da ordinanza di esecuzione ex art. 59 cod. proc. amm. n. 3882/2014 del 6 agosto 2014) è stato disposto il riesame da parte di una commissione in diversa composizione, al cui esito la ricorrente di nuovo non era risultata idonea. Contro tale nuovo giudizio la ricorrente aveva proposto ricorso per motivi aggiunti con correlativa istanza cautelare, accolta con decreto monocratico n. 6682/2014 del 29 dicembre 2014, confermato/recepito dalla successiva ordinanza cautelare n. 425/2015 del 29 gennaio 2015. Il ricorso n. 2436/2014 (integrato da motivi aggiunti) era, infine, stato definito dal T.a.r. per il Lazio con sentenza n. 8124/2015 del 10 giugno 2015, con la quale, in accoglimento del ricorso, erano stati annullati gli impugnati giudizi di non idoneità ed era stata ordinata la rinnovazione del giudizio ad opera di una nuova commissione in diversa composizione.

1.3. Con il primo ricorso intentato dinanzi al T.a.r per l’Emilia-Romagna (n. 484/2014), depositato il 22 maggio 2014, la ricorrente impugnava la delibera del dipartimento di medicina specialistica, diagnostica e sperimentale dell’Università di Bologna, che aveva dato avvio alla procedura sub 1., e il relativo bando, deducendo la disparità di trattamento che si sarebbe verificata, qualora la procedura di individuazione dei nuovi professori di seconda fascia fosse stata svolta prima di conoscere l’esito del ricorso presentato dinanzi al T.a.r. per il Lazio contro il giudizio di non idoneità.

Con successivi motivi aggiunti, depositati il 27 maggio 2014, la ricorrente contestava, sulla base della medesima censura, ulteriori atti della stessa procedura, nonché una nota dell’Amministrazione, nella quale quest’ultima non aveva preso posizione circa la richiesta di ammissione con riserva alla procedura in contestazione.

1.4. Con ordinanza cautelare n. 311 del 19 giugno 2014, il T.a.r. per l’Emilia-Romagna, a conferma di precedente decreto cautelare monocratico, disponeva l’ammissione della ricorrente alla procedura con riserva, fino all’esito del rinnovato giudizio di idoneità disposto dal T.a.r. per il Lazio.

1.5. Con il secondo ricorso (n. 1146/2014), depositato il 17 dicembre 2014, la ricorrente impugnava il decreto rettorale n. 1525/2014, nella parte in cui aveva approvato gli atti della procedura determinando la graduatoria, ma al contempo riservandosi il potere anche di riformarla.

1.6. Con il terzo ricorso (n. 227/2015), depositato il 31 marzo 2015, affidato a sette motivi, la ricorrente impugnava il decreto rettorale n. 165/2015, di annullamento d’ufficio degli atti della procedura valutativa.

2. In particolare, l’adìto T.a.r. per l’Emilia-Romagna provvedeva come segue sui tre ricorsi, tra di loro riuniti:

(i) dichiarava improcedibili il primo e il secondo ricorso, di cui sopra sub 1.3. e 1.5., dovendosi l’interesse alla pronuncia sul primo ricorso ritenere superato dal sopravvenuto definitivo conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale, e divenendo la pronuncia sul secondo ricorso inutile per effetto dell’impugnazione dell’atto in autotutela, in quanto, in caso di accoglimento, si sarebbe consolidata la posizione della ricorrente vincitrice della selezione, mentre, in caso di rigetto, sarebbe rimasta travolta l’intera procedura (compreso l’atto impugnato con il secondo ricorso);

(ii) respingeva il terzo ricorso sulla base dei seguenti rilievi:

– in reiezione del primo motivo, osservava che la circostanza che il presidente della commissione era coautore di 18 pubblicazioni sulle 20 presentate dalla candidata risultata vincitrice, e il fatto che in non poche delle pubblicazioni presentate appariva complesso distinguere in maniera netta il contributo offerto dalla ricorrente, giustificavano l’adozione di un provvedimento di autotutela a salvaguardia del principio di imparzialità, violato dalla mancata astensione del presidente della commissione, ed aggiungeva che, a fronte di un simile dato, non appariva necessario verificare se vi fossero anche consolidati interessi patrimoniali tra la ricorrente ed il componente della commissione, evidenziando altresì la circostanza che il principale incarico di natura assistenziale offerto alla ricorrente dalla A.S.L. di Imola era stato frutto di una proposta del prof. Omissis;

– in reiezione del secondo motivo – con cui era stata dedotta la mancata indicazione delle ragioni di pubblico interesse che giustificavano l’autotutela –, rilevava che l’indicazione del principio di imparzialità e di trasparenza leso dalla mancata astensione integrava una sufficiente ragione d’interesse pubblico, mentre, sotto il profilo procedimentale, erano state osservate le garanzie partecipative, né poteva ravvisarsi una situazione di affidamento generatasi in capo alla ricorrente, essendo il procedimento di autotutela stato avviato in tempi strettissimi rispetto all’esito della valutazione della commissione e prima che vi fosse stata l’assunzione in ruolo dei vincitori (con sequela d’infondatezza anche del sesto motivo circa il tardivo avvio della procedura di autotutela);

– in reiezione del terzo motivo, escludeva il dedotto vizio di disparità di trattamento rispetto a situazioni analoghe in cui la condotta dell’amministrazione sarebbe stata diversa, attesa la carenza di prova sulla sovrapponibilità delle situazioni invocate dalla ricorrente e stante l’inammissibilità, quale parametro valutativo del vizio di disparità di trattamento, dell’eventuale adozione di una determinazione illegittima;

– in reiezione del quarto e del quinto motivo – secondo cui non sarebbe stato indicato, quale fosse l’iter procedimentale da seguire per reiterare la procedura valutativa, e sarebbero stati annullati atti non viziati –, rilevava che, a fronte dell’annullamento degli atti successivi al bando di concorso, si sarebbe dovuto necessariamente ripartire dalla nomina di una nuova commissione di esame, con conseguente travolgimento anche di tutti gli atti endoprocedimentali;

– in reiezione del settimo motivo, richiamava, quanto al primo profilo di censura, le ragioni poste a base della declaratoria d’infondatezza del terzo motivo, mentre, quanto al secondo profilo di censura – secondo cui l’atto impugnato si sarebbe fondato su una ricostruzione in fatto non rispondente alla realtà –, osservava che vi era stata un’acquisizione istruttoria che escludeva il paventato carattere pretestuoso del procedimento diretto ad avallare una decisione già presa prima di avviarlo;

(iii) dichiarava le spese di causa interamente compensate tra tutte le parti.

3. Avverso tale sentenza interponeva appello l’originaria ricorrente dott.ssa Omissis, deducendo i motivi come di seguito rubricati:

a) «Violazione e falsa applicazione dell’art. 97 della Costituzione, dell’art. 51 c.p.c. e dei principi generali dell’azione amministrativa di cui all’art. 1 della L. 241/1990. Violazione e falsa applicazione dell’art. 21-octies della L. 241/1990 e dell’art. 51, primo comma, c.p.c.. Eccesso di potere per carenza d’istruttoria e di motivazione. Violazione dell’art. 112 c.p.c. e rifiuto di esercizio della giurisdizione in relazione al travisamento dei fatti ed alla illogicità lamentata dalla ricorrente», non ricorrendo, in capo al presidente della commissione, alcuna delle condizioni di astensione delineate dall’art. 51 cod. proc. civ.;

b) «Violazione e falsa applicazione dell’art. 97 Costituzione, dell’art. 51 c.p.c. e dei principi generali dell’azione amministrativa di cui all’art. 1 della L. 241/1990. Violazione e falsa applicazione dell’art. 21-octies della L. 241/1990. Eccesso di potere per carenza d’istruttoria e di motivazione; illogicità manifesta», per l’omessa considerazione della predeterminazione rigida, nel bando e nel verbale n. 1 del 22 luglio 2014, del punteggio da attribuire alle pubblicazioni in collaborazione in ragione della posizione del nome del candidato nel singolo lavoro, con conseguente erronea affermazione della non individuabilità dell’apporto dato dall’appellante nelle pubblicazioni collettive da essa presentate in sede concorsuale, rispettivamente dell’impossibilità di una distinzione netta del relativo contributo;

c) «Violazione e falsa applicazione dell’art. 97 Costituzione. Violazione dell’art. 112 c.p.c.. Violazione e falsa applicazione dell’art. 21-octies della L. 241/1990. Eccesso di potere per sviamento dalla causa tipica», avendo l’atto di annullamento in autotutela (e, poi, la sentenza impugnata) sostanzialmente disconosciuto i criteri prefissati nel bando;

d) «Violazione e falsa applicazione dell’art. 97 della Costituzione, dell’art. 51 c.p.c. e dei principi generali dell’azione amministrativa di cui all’art. 1 della L. 241/1990. Violazione e falsa applicazione dell’art. 21-octies della L. 241/1990. Eccesso di potere per carenza d’istruttoria e di motivazione», sotto il profilo dello sconfinamento dai limiti della motivazione posta a base dell’atto di autotutela, il quale aveva espressamente escluso l’illegittimità degli atti della procedura con riguardo alla valutazione delle attività assistenziali dei candidati, mentre il T.a.r. aveva al riguardo adombrato un ulteriore profilo di potenziale incompatibilità del prof. Omissis per aver lo stesso conferito alla ricorrente l’attività assistenziale svolta presso l’A.S.L. di Imola, indicata tra i titoli concorsuali;

e) «Violazione e falsa applicazione dell’art. 97 della Costituzione, dell’art. 51 c.p.c. e dei principi generali dell’azione amministrativa di cui all’art. 1 della L. 241/1990. Violazione e falsa applicazione dell’art. 21-octies della L. 241/1990. Eccesso di potere per carenza d’istruttoria e di motivazione. Violazione dell’art. 112 c.p.c. », sotto il profilo dell’omessa motivazione circa l’attualità dell’interesse pubblico all’annullamento d’ufficio, anche in considerazione della mancata adozione di analogo atto di autotutela in altre recenti procedure di chiamata in seno allo stesso ateneo.

L’appellante chiedeva pertanto, previa sospensione della provvisoria esecutorietà dell’impugnata sentenza e in sua riforma, l’annullamento del gravato decreto rettorale n. 165 del 15 febbraio 2015, annullatorio degli atti della procedura, con ogni conseguenza di legge.

4. Si costituiva in giudizio l’Università degli studi di Bologna, contestando la fondatezza dell’appello principale e proponendo appello incidentale avverso le affermazioni e gli accertamenti, non collimanti con le risultanze istruttorie documentali, poste dal T.a.r. a base delle statuizioni di improcedibilità dei primi due ricorsi n. 484/2014 e n. 1146/2014, secondo cui la ricorrente Omissis dovrebbe considerarsi vincitrice, senza riserva e a pieno titolo, del concorso annullato, mentre la stessa, nelle more del giudizio definito dal T.a.r. per il Lazio con la sentenza n. 8124 del 10 giugno 2015 (di cui sopra sub 1.2.), non aveva affatto conseguito l’abilitazione scientifica nazionale per la tornata del 2012. Infatti, l’odierna appellante, all’esito del riesame eseguito dall’amministrazione in attuazione dei provvedimenti cautelari pronunciati dal T.a.r. per il Lazio nell’ambito del ricorso n. 2436/2014 (relativi alla tornata del 2012), aveva riportato un nuovo giudizio di non idoneità, e la sentenza n. 8124/2015 aveva semplicemente disposto un ulteriore riesame, entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza. L’appellante aveva, invece, conseguito l’abilitazione scientifica nazionale nella tornata del 2013, dunque soltanto con decorrenza dal 24 novembre 2014, ossia da data successiva a quella prescritta nel bando per partecipare alla procedura di chiamata oggetto della presente causa.

L’Università chiedeva, pertanto, la riforma in parte qua della parte-motiva dell’appellata sentenza, posta a base delle statuizioni di improcedibilità sub 2.(i).

5. Si costituiva, altresì, in giudizio l’originario controinteressato Omissis, contestando la fondatezza dell’appello principale e proponendo appello incidentale avverso le statuizioni sub 2.(i), per motivi sostanzialmente identici a quelli formulati dall’Università.

6. Accolta con ordinanza n. 4711/2015 l’istanza di sospensiva, l’appellante principale Omissis, con atto ritualmente notificato alle controparti e depositato il 16 dicembre 2015, proponeva motivi aggiunti ai sensi dell’art. 104, comma 3, cod. proc. amm. alla luce del sopravvenuto provvedimento del G.i.p. del Tribunale di Bologna del 24 agosto 2015, con il quale era stata disposta l’archiviazione del procedimento penale avviato nei confronti del prof. Omissis – indagato per il reato di abuso d’ufficio con specifica riferimento alla procedura concorsuale oggetto della presente causa – in seguito a denunce sporte da terzi (con lettere anonime indirizzate, quale primo destinatario, allo stesso rettore), il cui avvio non poteva non aver influito in modo determinante nell’indurre il rettore ad adottare l’atto di annullamento d’ufficio n. 165/2015. L’appellante principale integrava, pertanto, i primi due motivi del ricorso di primo grado con l’ulteriore vizio-motivo di eccesso di potere per sviamento dalla causa tipica.

La stessa appellante principale, con memoria depositata l’8 gennaio 2016, eccepiva l’inammissibilità dell’appello incidentale proposto dal candidato Omissis, sia per la violazione del divieto di ius novorum in appello, sia per la mancata impugnazione del decreto rettorale n. 1525/2014 recante l’approvazione degli atti della procedura valutativa ex art. 24, comma 6, l. n. 240/2010, ancorché essa, con tale atto, fosse stata individuata come uno dei due candidati vincitori, sia, infine, per carenza di interesse sotto il profilo che l’appellante incidentale, essendo astretto da rapporto di parentela e di affinità con due professori del dipartimento che aveva bandito la procedura di chiamata, non avrebbe potuto partecipare al concorso e, comunque, giammai avrebbe potuto essere assunto in ruolo per contrasto con l’art. 18, lett. b), l. n. 240/2010, sicché lo stesso non trarrebbe utilità alcuna dall’esclusione di essa vincitrice (in conseguenza dell’asserito mancato superamento dell’abilitazione scientifica nazionale nella tornata 2012). L’appellante principale contestava, ad ogni modo, la fondatezza dell’appello incidentale chiedendone la reiezione.

7. Depositate e scambiate memorie difensive e di replica, la causa all’udienza pubblica del 19 maggio 2016 veniva trattenuta in decisione.

8. L’appello principale è infondato.

8.1. Sono in particolare, infondati i motivi d’appello sub 3.a), 3.b), 3.c) e 3.e), tra di loro connessi e da esaminare congiuntamente.

L’atto di annullamento in autotutela n. 165/2015 del 25 febbraio 2015 è basato sul rilievo del vizio di violazione dei principi di imparzialità, obiettività e trasparenza sanciti dall’art. 1 l. n. 241/1990, avendo la candidata vincitrice prodotto per la valutazione 20 pubblicazioni, di cui 18 risultavano avere quale coautore il presidente della commissione, prof. Omissis, e 7 pubblicazioni risultavano avere quale coautore anche un altro componente della commissione, e non risultando «né dalle dichiarazioni dei singoli Commissari – allegate ai verbali della Commissione Giudicatrice – né in base ad alcun altro degli atti del procedimento concorsuale […] possibile individuare contributi scindibili, del Commissario Prof. Omissis da un lato e della candidata vincitrice dall’altro, rispetto alle opere in cui gli stessi risultano coautori e oggetto del positivo giudizio espresso dalla Commissione».

Ritiene il Collegio, in adesione all’orientamento espresso da questa Sezione con sentenza n. 3850/2014 (peraltro richiamata sia nel gravato atto di autotutela, sia nella sentenza del T.a.r.), che, ai fini della violazione dei principi di imparzialità, obiettività e trasparenza sanciti dall’art. 1 l. n. 241/1990, non si possa, bensì, ritenere decisiva la mera circostanza della pubblicazione di una o più opere collettanee in cui risultino coautori un candidato e un componente della commissione giudicatrice, e che tale circostanza non renda di per sé ed in ogni caso viziato il procedimento e non assurga, da sola, a causa di astensione professionale, trattandosi di ipotesi di frequente ricorrenza nella comunità scientifica, talvolta caratterizzata da un numero limitato di componenti, ed essendo, diversamente, spesso impossibile la formazione di commissioni esaminatrici. Tuttavia, nelle ipotesi quale quella in esame, in cui un componente della commissione sia coautore della quasi totalità dei lavori scientifici – o comunque di un numero elevatissimo e rilevantissimo per quantità e qualità – di un candidato, poi valutati positivamente dalla commissione, siffatta circostanza non può non far ritenere, in applicazione dei principi di imparzialità, obiettività e trasparenza (di cui agli artt. 97, comma 2, Cost. e 1 l. n.241 del 1990) richiamati dal T.a.r., che l’attività di valutazione della commissione, per quanto nella dinamica del normale funzionamento dell’organo collegiale di valutazione, appaia viziata.

Si precisa al riguardo che la parte della motivazione del gravato atto di annullamento d’ufficio, nella quale viene rilevato che la quasi totalità delle pubblicazioni presentate dall’odierna appellante risultano avere come coautore uno dei commissari, letta nell’intero contesto motivazionale dell’atto, deve considerarsi ragione autonomamente sufficiente a sorreggere l’ivi rilevata violazione dei principi di imparzialità, obiettività e trasparenza.

Quanto, poi, all’ulteriore rilievo – a sua volta autonomamente sufficiente a sorreggere la rilevata illegittimità della procedura annullata – contenuto nella parte-motiva dell’atto di annullamento d’ufficio, relativo alla impossibilità di scindere i contributi attribuibili alla candidata vincitrice d’un lato e al presidente della commissione d’altro lato, si osserva che la previsione, nel bando, di appositi criteri di punteggio per la valutazione dell’apporto dei singoli coautori nei lavori in collaborazione con i membri della commissione (secondo il seguente ordine: primo nome, ultimo nome, corresponding author: punti 1; secondo nome: punti 0,5; altra posizione: punti 0,2), non significa, contrariamente a quanto ritenuto dall’odierna appellante, che il bando abbia stabilito che il contributo del coautore fosse scindibile per il solo fatto che il corrispondente nome fosse collocato in una determinata posizione. Tale previsione del bando deve, piuttosto, essere intesa nel senso che, per un verso, l’apporto del coautore sia valutabile solo se ed in quanto collocato in una determinata posizione, fermo restando, per altro verso, che l’individuabilità/scindibilità univoca dell’apporto del coautore continui a costituire il presupposto per l’applicabilità del punteggio secondo la collocazione del nome del coautore.

In tal senso depone anche la prescrizione, contenuta nel verbale n. 1 del 22 luglio 2014 avente ad oggetto la determinazione dei criteri di valutazione da parte della commissione, secondo cui: «Solo se l’apporto del candidato è evincibile si può proseguire valutando la pubblicazione». Il successivo passaggio del citato verbale – nella parte in cui testualmente recita «Per quanto riguarda l’apporto dei singoli coautori nei lavori in collaborazione con i membri della Commissione giudicatrice (ove non risulti oggettivamente enucleabile dall’ordine dei nomi con particolare riferimento alla posizione di primo nome, ultimo nome, o corresponding author, il che di per se stesso qualifica un apporto individuale scientificamente rilevante o non risulti oggettivamente accompagnato da una dichiarazione debitamente riportata nella pubblicazione in questione sull’apporto dei singoli coautori nella pubblicazione), verrà considerato necessario una dichiarazione da allegare al verbale del/dei singoli commissari sull’apporto individuale dei candidati» –, qualora ritenuto affermativo dell’autosufficienza del mero dato dell’ordine di collocazione dei nomi, deve ritenersi inficiato dal vizio di illegittimità rilevato nell’atto di autoannullamento, il quale, in applicazione di un’interpretazione logico-sistematica, deve intendersi riferito (implicitamente, ma necessariamente) anche al criterio valutativo così inteso.

Premesso che, ai fini della individuabilità/scindibilità dei contributi nelle opere collettanee, occorre che l’apporto individuale del candidato coautore sia determinato in modo analitico, sotto un profilo sia qualitativo che quantitativo, si osserva che nel caso di specie l’apporto dell’odierna appellante risulta indicato esclusivamente sulla base di dichiarazioni rilasciate dallo stesso presidente della commissione (ripetesi, coautore di 18 delle 20 pubblicazioni da essa presentate), di contenuto alquanto generico, che, in definitiva, non consentono di individuare in modo preciso, puntuale e specifico l’apporto individuale della candidata coautrice, sul piano quantitativo e qualitativo.

Il T.a.r., nell’impugnata sentenza, ha pertanto correttamente concluso nel senso che, nella specie, «appare complesso distinguere in maniera netta il contributo offerto dalla ricorrente», con ciò a ragione confermando, anche in parte qua, l’impugnato atto di annullamento d’ufficio.

L’attualità dell’interesse pubblico all’annullamento d’ufficio disposto con il decreto rettorale n. 165/2015 è immanente alla tempestività della sua adozione, a soli quattro mesi dall’adozione del decreto finale di approvazione degli atti della procedura e prima dell’adozione di ogni atto di assunzione, mentre l’ulteriore profilo di censura devoluto in appello con il motivo sub 3.e), con riferimento al comportamento tenuto dall’amministrazione in altre procedure di chiamata svoltesi presso lo stesso ateneo, asseritamente connotate da situazioni analoghe a quella di cui è causa, oltre ad essere formulato in modo generico, è infondato nel merito, non potendo l’inerzia dell’amministrazione in altre situazioni di asserita illegittimità assurgere a parametro di giudizio nell’ambito del sindacato giudiziale sulla sussistenza, o meno, del vizio di eccesso di potere sub specie di disparità di trattamento e di difetto d’istruttoria e di motivazione.

8.2. Inammissibile è il quarto motivo d’appello, di cui sopra sub 3.d), con cui si critica la qualificazione, nell’impugnata sentenza, dell’attività assistenziale svolta dall’odierna appellante presso l’A.S.L. di Imola come «frutto di una proposta del prof. Omissis», trattandosi di rilievo qualificabile come mero obiter dictum, senza incidenza causale sulle statuizioni finali.

8.3. Privi di pregio sono i motivi aggiunti proposti ai sensi dell’art. 104, comma 3, cod. proc amm., in quanto, in applicazione del principio dell’autonomia e separatezza del procedimento penale, il relativo avvio e/o il relativo esito non hanno modo di incidere, sotto un profilo giuridico, sul procedimento di annullamento di ufficio, a prescindere dalla non equiparabilità di un decreto di archiviazione con una sentenza assolutoria; né l’odierna appellante ha fornito la prova piena circa un eventuale nesso causale esclusivo tra l’avvio delle indagini penali in seguito alla presentazione delle denunce anonime e l’adozione dell’atto di annullamento d’ufficio, rispettivamente circa l’idoneità in concreto di tale evenienza a determinare il paventato sviamento dalla causa tipica.

8.4. Conclusivamente, per le esposte ragioni, l’appello principale proposto dall’originaria ricorrente deve essere disatteso, con assorbimento di ogni altra questione, ormai irrilevante ai fini decisori.

9. Meritano, invece, accoglimento, gli appelli incidentali proposti dall’Università e dal candidato Omissis avverso l’affermazione, posta dal T.a.r a base della statuizione di improcedibilità di cui sopra sub 2.(i) relativa ai ricorsi n. 484/2014 e n. 1146/2014, sul presupposto del sopravvenuto conseguimento, da parte della dott.ssa Omissis, della abilitazione scientifica nazionale, in quanto:

– siffatta pronuncia presupporrebbe il conseguimento della abilitazione scientifica nazionale relativa alla tornata del 2012, i cui effetti decorrerebbero dal 16 dicembre 2013, ossia da data anteriore al termine per la presentazione delle domande fissato per la procedura concorsuale in oggetto (4 giugno 2014);

– sulla base delle risultanze istruttorie documentali deve escludersi che la ricorrente abbia conseguito l’abilitazione scientifica nazionale nella tornata del 2012, avendola invece conseguita nella tornata del 2013, ossia con efficacia dal 24 novembre 2014 (v. documentazione, in atti);

– deve pertanto escludersi che, nelle more del presente giudizio (fino al momento del passaggio della causa in decisione), si sia consolidata la situazione dell’originaria ricorrente, posta a base della sua ammissione con riserva alla procedura di chiamata e della sua collocazione con riserva in graduatoria.

L’art. 2 del decreto rettorale n. 385/2014, con cui era stata indetta la procedura concorsuale, prevede che tutti i candidati sono ammessi con riserva, ferma restando la facoltà del rettore di disporne l’esclusione, con provvedimento motivato, per mancanza dei requisiti di ammissione previsti, con la conseguenza che ogni relativa determinazione dovrà essere assunta in sede procedimentale, all’esito della fase in rinnovazione disposta con l’atto di annullamento d’ufficio di tutti gli atti successivi al bando.

Resta, con ciò, superata anche l’eccezione di inammissibilità dell’appello incidentale proposto dal dott. Omissis, sollevata dall’appellante principale sotto il profilo della sussistenza di rapporti di parentela ed affinità che ai sensi dell’art. 18, comma 1, lett. b), l. n. 240/2010 precluderebbero al predetto la partecipazione alla procedura, essendo, per quanto sopra esposto, la verifica dei requisiti rimessa alla fase procedimentale in rinnovazione.

Né sono ravvisabili gli eccepiti profili di inammissibilità per violazione del divieto dello ius novorum in appello e per tardiva impugnazione del provvedimento n. 1525/2014 recante l’approvazione degli atti della procedura, in quanto, per un verso, l’interesse all’impugnazione incidentale è sorto solo in relazione all’erronea affermazione, contenuta nell’impugnata sentenza, del consolidamento della situazione della ricorrente Omissis in esito al ritenuto superamento dell’abilitazione scientifica nazionale per la tornata 2012, e, per altro verso, il provvedimento n. 1525/2014 è stato rimosso in sede di autotutela.

10. In applicazione del criterio della soccombenza, le spese del presente grado di giudizio, come liquidate nella parte dispositiva, devono essere poste a carico dell’appellante principale.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto (ricorso n. 7610 del 2015), respinge l’appello principale ed accoglie gli appelli incidentali nei sensi di cui in motivazione; condanna l’appellante principale a rifondere alle controparti costituite in giudizio le spese del presente grado di giudizio, che si liquidano, in favore di ciascuna delle stesse (Università degli studi di Bologna; Omissis), nell’importo complessivo di euro 2.500,00, oltre agli accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 19 maggio 2016 […]

 

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