Compenso componenti commissioni d’esame scuole professionali

Consiglio di Stato sentenza n. 5759 21 novembre 2014

[…] Questo Consiglio ha già avuto modo di pronunziarsi sulla problematica oggetto di controversia, e proprio fra le stesse parti, con il parere della Sezione I n. 3016/94 del 22 ottobre 1997.  […] “Il ricorso è fondato.

La Sezione osserva che la L.R. 24/12/1984, n. 64, agli artt. 2 e 3, stabilisce che a partire dall’anno scolastico 1984-1985 i componenti e i segretari delle commissioni d’esame per le scuole e corsi di formazione professionale hanno diritto a un compenso, oltre al totale rimborso delle spese di viaggio e di trasferta.

Pertanto, non essendovi nella legge indicata nessuna esclusione o distinzione di trattamento fra i componenti delle commissioni esaminatrici, è ragionevole ritenere che tutti i membri di commissione hanno uguale diritto a percepire il compenso indipendentemente dalla qualifica o ufficio ricoperti nell’amministrazione di appartenenza.

Ciò è tanto più vero quanto più si consideri che la precedente legge regionale n. 29 del 25/3/1977, interamente abrogata da quella suddetta, faceva effettivamente delle distinzioni. Pertanto non essendo state ripetute nella nuova legge ciò depone a favore dell’interpretazione fatta propria dalla Sezione e dal Ministero riferente”.

[…] D’altra parte, è arduo ammettere che il legislatore regionale potesse integrare il mansionario della ricorrente correlato in sede nazionale alla qualifica formale da essa ricoperta (facendone una componente di diritto delle commissioni esaminatrici di cui si tratta) senza poter prevedere per tale prestazione aggiuntiva alcuna forma di compenso.

Consiglio di Stato sentenza n. 5759 21 novembre 2014

[…]

FATTO e DIRITTO

Con delibera n. 870 del 10.7.1990 il comitato di gestione dell’ULSS n. 17 della Regione Veneto provvedeva a liquidare il compenso relativo alla sessione estiva dell’anno scolastico 1989-1990 in favore dei componenti la commissione esaminatrice per gli esami di Stato e per la promozione alla classe superiore della locale scuola per infermieri professionali.

Detto compenso veniva liquidato anche alla sig.ra Omissis, componente di diritto della commissione nella qualità di direttrice didattica della scuola.

Il Co.Re.Co. con ordinanza n. 63175/48639/1165/90/EL in data 16.8.1990 annullava parzialmente, tuttavia, detto atto deliberativo, ossia proprio nei confronti della sig.ra Omissis, adducendo che, poiché la partecipazione alla commissione, da parte sua, avrebbe costituito attività istituzionale specificamente prevista dalla legge, il suo espletamento non avrebbe potuto dare diritto ad emolumenti aggiuntivi.

L’interessata insorgeva allora con ricorso al T.A.R. per il Veneto contro la determinazione tutoria chiedendone l’annullamento, con la declaratoria del proprio diritto a percepire il compenso di legge con interessi e rivalutazione monetaria.

La ricorrente si richiamava, in particolare, alla disciplina della L.R. 24.12.1984 n. 64, la quale aveva inteso appositamente disciplinare i compensi dovuti ai componenti delle commissioni di esame di cui alla L.R. n. 66/1977, e questo prevedendo uniformemente per componenti e segretario, senza distinzioni né limitazioni di sorta, un compenso lordo di £ 300.000 per ogni sessione di esame.

Si costituiva in giudizio in resistenza al ricorso la Regione Veneto, che obiettava che il criterio di onnicomprensività per i dipendenti del comparto sanitario vigente all’epoca era effettivo e cogente, e concludeva per il rigetto del gravame.

All’esito del giudizio il Tribunale adìto, con la sentenza n. 5128/2003, respingeva il ricorso.

Il T.A.R. osservava che il fondamento della determinazione impugnata andava ricercato nel criterio di onnicomprensività dettato dall’art. 47 della legge 23.12.1978 n. 833, avente valenza determinante per i dipendenti delle UU.SS.LL. in materia di retribuzione, e che le deduzioni svolte dalla ricorrente sul quadro normativo generale non erano calibrate sulla specifica motivazione dell’atto impugnato.

Il T.A.R. escludeva, inoltre, che alla ricorrente potesse giovare il parere n. 3016/94 della Sezione I di questo Consiglio, da essa allegato, che pure aveva condotto all’accoglimento di un ricorso straordinario proposto nella stessa materia dall’interessata. Esso non si sarebbe attagliato “del tutto” al caso di specie, dal momento che si fondava su un’esplicita previsione della L.R. n. 64/1984 senza avere riguardo al criterio di onnicomprensività, che invece nel nuovo giudizio concorreva in maniera determinante a definire il thema decidendum.

La ricorrente proponeva appello alla Sezione avverso tale sentenza insistendo sulla pertinenza del suddetto parere, che sottolineava essere stato espresso in fattispecie identica e a fronte di un provvedimento tutorio dalla motivazione del tutto analoga.

Con l’appello veniva osservato, inoltre, che nel caso concreto il Co.Re.Co. non si sarebbe realmente richiamato al principio di onnicomprensività, che comunque non sarebbe stato applicabile (in quanto tra le mansioni inerenti alla qualifica ricoperta dalla sig.ra Omissis, quella di operatore professionale dirigente, non sarebbe stata compresa la partecipazione alle commissioni d’esame).

La Regione Veneto resisteva anche in questo grado alle doglianze e deduzioni avversarie, deducendone l’infondatezza ed instando per la conferma della sentenza in appello.

Alla pubblica udienza del 4 novembre 2014 la causa è stata infine trattenuta in decisione.

L’appello è fondato.

1 Questo Consiglio ha già avuto modo di pronunziarsi sulla problematica oggetto di controversia, e proprio fra le stesse parti, con il parere della Sezione I n. 3016/94 del 22 ottobre 1997. Parere che, in quanto seguito da conforme decreto decisorio, in data 15 maggio 1998, del ricorso straordinario proposto al tempo dall’interessata, ha condotto all’annullamento di un precedente atto negativo di controllo di tenore sostanzialmente sovrapponibile a quello qui in esame (fatta eccezione, in pratica, per il solo ordine delle parole testuali utilizzate dall’organo tutorio), che aveva parimenti parzialmente annullato la delibera della stessa U.L.S.S. 17 n. 681/1985, dal contenuto corrispondente a quello della delibera n. 870 del 1990.

Anche in tal caso la motivazione dell’intervento di controllo repressivo si richiamava al fatto che la partecipazione a commissioni esaminatrici sarebbe rientrata tra i compiti svolti dall’interessata in ragione del proprio ufficio, motivo per cui la corresponsione di un compenso a fronte di tale partecipazione sarebbe stata illegittima.

Ma la Sezione I ha accolto le obiezioni svolte dalla ricorrente avverso il pronunciamento tutorio allora sub judice, osservando quanto segue.

Il ricorso è fondato.

La Sezione osserva che la L.R. 24/12/1984, n. 64, agli artt. 2 e 3, stabilisce che a partire dall’anno scolastico 1984-1985 i componenti e i segretari delle commissioni d’esame per le scuole e corsi di formazione professionale hanno diritto a un compenso, oltre al totale rimborso delle spese di viaggio e di trasferta.

Pertanto, non essendovi nella legge indicata nessuna esclusione o distinzione di trattamento fra i componenti delle commissioni esaminatrici, è ragionevole ritenere che tutti i membri di commissione hanno uguale diritto a percepire il compenso indipendentemente dalla qualifica o ufficio ricoperti nell’amministrazione di appartenenza.

Ciò è tanto più vero quanto più si consideri che la precedente legge regionale n. 29 del 25/3/1977, interamente abrogata da quella suddetta, faceva effettivamente delle distinzioni. Pertanto non essendo state ripetute nella nuova legge ciò depone a favore dell’interpretazione fatta propria dalla Sezione e dal Ministero riferente”.

2 L’identità della materia in discussione (e delle parti in causa) esonera, pertanto, questa Sezione da ulteriori considerazioni.

E’ solo appena il caso di rimarcare che siffatto parere è stato espresso (dietro conforme avviso del Ministero della Sanità) in vigenza del medesimo quadro normativo applicabile anche alla fattispecie concreta. E che anche allora la difesa dell’interessata aveva esposto la tesi che tra i compiti dell’operatore professionale dirigente -pur con funzioni didattico-organizzative- non sarebbe stato ricompreso, nella normativa generale, quello della partecipazione a commissioni esaminatrici, compito ulteriore introdotto in modo autonomo mediante uno specifico intervento del legislatore della Regione Veneto.

D’altra parte, è arduo ammettere che il legislatore regionale potesse integrare il mansionario della ricorrente correlato in sede nazionale alla qualifica formale da essa ricoperta (facendone una componente di diritto delle commissioni esaminatrici di cui si tratta) senza poter prevedere per tale prestazione aggiuntiva alcuna forma di compenso.

3 Per le ragioni esposte l’appello deve dunque trovare accoglimento, potendo rimanere assorbito ogni ulteriore rilievo di parte.

Ne discende l’annullamento della determinazione tutoria impugnata, e, di riflesso, la necessità di dare attuazione alla delibera n. 870/1990 dell’ULSS n. 17 della Regione anche nei confronti della ricorrente.

A quest’ultima competono anche i richiesti interessi e rivalutazione monetaria per il ritardo nel soddisfacimento del suo credito, da liquidarsi nei limiti di cui all’art. 22, comma 36, della legge n. 724 del 1994 sulla scorta dei criteri elaborati dalle Adunanze plenarie nn. 3 del 1998, 3 del 1999, 18 del 2011 e 18 del 2012.

Venendo, infine, al governo delle spese del doppio grado, il Collegio rinviene nella circostanza che al tempo dell’adozione dell’atto tutorio oggetto di causa il parere della Sezione I non fosse stato ancora espresso, e nell’equivocità della normativa di settore, ragioni tali da giustificarne una compensazione integrale tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello in epigrafe, lo accoglie, e per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie l’originario ricorso introduttivo e annulla il provvedimento di controllo n. 63175/48639/1165/90/EL in data 16.8.1990, con gli effetti indicati in motivazione.

Compensa tra le parti le spese processuali del doppio grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella Camera di consiglio del giorno 4 novembre 2014 […]

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