Comunicazione di avvio del procedimento, dequotazione vizi formali, notizia aliunde percepta

Consiglio di Stato sentenza n. 4882 23 ottobre 2015

La garanzia procedimentale di cui all’art. 7 della l. n. 241 del 1990, anche alla luce della “dequotazione” dei vizi formali e procedimentali del procedimento amministrativo, non incidenti sul contenuto sostanziale del provvedimento finale, non va applicata meccanicamente e formalisticamente, ma va attuata secondo criteri sostanzialistici e antiformalistici. E perciò, ove si rilevi aliunde che l’interessato ha comunque avuto notizia del procedimento di cui si verte, non v’è ragione per ritenere sussistere la violazione del principio di cui si verte.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 4882 23 ottobre 2015

[…]

1. Nel 2010 il signor  Omissis ha impugnato, dinanzi al Tribunale amministrativo regionale della Campania –sezione staccata di Salerno, il decreto del 10 dicembre 2009 con il quale il Mibact –Soprintendenza di Salerno e Avellino, ha annullato l’autorizzazione paesaggistica n. 2500 del 21 aprile 2009 rilasciata dal Comune di Tramonti (SA) in relazione a un intervento di “recupero fabbricato (di proprietà del Omissis) allo stato di rudere”.

A sostegno del ricorso il Omissis ha dedotto quattro motivi.

Il Mbact si è costituito per resistere.

2. Con la sentenza impugnata il Tribunale amministrativo ha dapprima respinto il motivo con il quale era stata rilevata l’illegittimità del disposto annullamento in quanto asseritamente intervenuto oltre il termine perentorio di sessanta giorni previsto dall’art. 159 del d. lgs. 22 gennaio 2004, n. 42; ha quindi giudicato fondata e da accogliere la censura basata sulla violazione delle regole procedimentali (cfr. articoli 7 e seguenti della l. n. 241 del 1990) in quanto la Soprintendenza, prima di adottare il decreto impugnato, non avrebbe comunicato al ricorrente l’inizio del procedimento di annullamento, e non risulta comprovato che il ricorrente sia venuto a conoscenza in altro modo dell’esistenza del procedimento; e ha annullato il provvedimento impugnato, con assorbimento dei restanti motivi proposti, compensando le spese.

3. Con ricorso ritualmente e tempestivamente notificato e depositato, il Mibact ha proposto appello contestando le argomentazioni e le statuizioni della sentenza e chiedendo la riforma della decisione e, per l’effetto, il rigetto del ricorso di primo grado.

4. L’appellato, benché ritualmente e tempestivamente intimato, non si è costituito.

5. L’appello è fondato e va accolto. La censura di violazione degli articoli 7 e seguenti della l. n. 241 del 1990, proposta in primo grado e accolta in sentenza, andava respinta.

Indipendentemente da ogni questione circa la specialità della disciplina rilevante per la fattispecie in questione, va considerato in termini generali che la garanzia procedimentale di cui all’art. 7 della l. n. 241 del 1990, anche alla luce della “dequotazione” dei vizi formali e procedimentali del procedimento amministrativo, non incidenti sul contenuto sostanziale del provvedimento finale, non va applicata –come segnala la giurisprudenza consolidata- “meccanicamente e formalisticamente”, ma va attuata secondo criteri sostanzialistici e antiformalistici. E perciò, ove si rilevi aliunde che l’interessato ha comunque avuto notizia del procedimento di cui si verte, non v’è ragione per ritenere sussistere la violazione del principio di cui si verte.

In punto di fatto, dagli atti di causa risulta che il Mibact –Soprintendenza di Salerno e Avellino, in data 8 giugno e 9 settembre 2009 aveva chiesto “integrazioni” al Comune di Tramonti, poiché la documentazione tecnico –amministrativa pervenuta non consentiva all’Ufficio di esaminare in modo compiuto “la pratica relativa all’autorizzazione paesaggistica comunale n. 2500 del 21 aprile 2009”.

Risulta inoltre che il tecnico del ricorrente, geom. Omissis, con nota documentata del 2 luglio 2009, avente a oggetto “richiesta integrazione da parte della Omissis …pratica Omissis prot. n. 16267 dell’8.6.2009…committente Omissis …perizia asseverata”, ha fornito alla Soprintendenza –alla quale la nota risulta giunta il 16 luglio 2009- chiarimenti “ad integrazione della pratica”.

Nell’oggetto della nota del tecnico di parte si fa riferimento in modo esplicito alla richiesta d’integrazione della Soprintendenza, con l’indicazione precisa della data e del numero di protocollo della richiesta medesima.

Da ciò si desume che, esaminando la questione da un’angolazione, come detto, non formalistica e secondo proporzionalità e ragionevolezza, come puntualmente rileva l’Amministrazione appellante ben poteva assumersi che il ricorrente avesse avuto notizia aliunde dell’avvenuta trasmissione degli atti dal Comune alla Soprintendenza e dell’attivazione del procedimento diretto all’(eventuale) annullamento dell’autorizzazione paesaggistica, sicché l’appellato avrebbe senz’altro potuto far pervenire proprie osservazioni all’Amministrazione statale.

Di qui la non condivisibilità della sentenza: nel caso in esame risulta in concreto essere stata resa possibile la partecipazione del privato la procedimento, al di là dell’osservanza degli obblighi formali di cui all’art. 7 e seguenti della l. n. 241 del 1990.

Per le ragioni suindicate il ricorso in appello va accolto, Per l’effetto, posto che l’appellato non si è costituito e non ha quindi potuto riproporre i motivi di primo grado dichiarati assorbiti in sentenza, in riforma della decisione impugnata il ricorso di prime cure va respinto.

Tuttavia, le peculiarità della controversia evidenziate sopra appaiono tali da giustificare in via eccezionale la compensazione integrale delle spese di entrambi i gradi del giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado.

Spese di entrambi i gradi del giudizio compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella Camera di consiglio del 6 ottobre 2015 […]

 

Precedente Responsabilità della struttura sanitaria, esclusione: non basta rispetto normativa vigente Successivo Art. 38 Requisiti di ordine generale, co. 1 lett. f), Codice contratti pubblici