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Concessione monopoli, sanzioni

Concessione monopoli, sanzioni

Concessione monopoli, sanzioni vendita dei generi di monopolio

È illegittimo il provvedimento di condanna alla pena pecuniaria disciplinare di cui all’art. 35 della legge n. 1293/1957, adottato nei confronti di un titolare di rivendita di generi di monopolio e di concessione di ricevitoria del lotto, che fa discendere l’irrogazione della pena pecuniaria dalla sola segnalazione di una irregolarità di gestione, senza apparentemente tenere conto dell’entità della irregolarità, delle ragioni giustificatrici addotte dal ricorrente e della sua pregressa condotta, riferita ad un cospicuo arco temporale.

Infatti, in forza del combinato disposto degli artt. 34 e 35 della legge n. 1293/ 1957 l’Amministrazione procedente  è titolare di un potere discrezionale circa l’irrogazione delle pene disciplinari e la loro graduazione.

 

Estratto della sentenza del Tar Lazio n. 4336 del 28 aprile 2020:

“[…]

L’art. 35 della legge n. 1293/1957, rubricato “pene pecuniarie disciplinari”, prevede che l’amministrazione può infliggere una pena pecuniaria disciplinare per qualsiasi irregolarità di gestione, ivi comprese quelle previste nel precedente articolo, cioè l’art.34 dedicato alla revoca, che non siano ritenute di natura e gravità tali da comportare la disdetta e la revoca della gestione.

L’amministrazione esercita, quindi, una discrezionalità in considerazione della circostanza che la vendita dei generi di monopolio è accompagnata da un regime improntato a una particolare severità, in quanto il concessionario è investito di specifiche responsabilità, così che ogni fatto costituente violazione del dovere di fedeltà commerciale può legittimamente dare luogo, una volta accertata l’esistenza dei presupposti di fatto e di diritto, alla irrogazione di una serie di sanzioni disciplinari, ivi compresa quella massima costituita dalla revoca della licenza di rivendita dei generi di monopolio (cfr. Consiglio di Stato IV, 16.9.2011, n. 5224).

Dalla lettura del provvedimento, nonché della relazione dell’Amministrazione resistente, depositata dalla difesa erariale, emerge che l’Ufficio, una volta accertata la mancata effettuazione “di alcun prelievo di biglietti della Lotteria Omissis”, l’ha ritenuta un’inosservanza di un obbligo previsto contrattualmente ed ha, quindi, provveduto all’irrogazione della pena pecuniaria disciplinare, a nulla valendo la pregressa condotta corretta del concessionario per oltre un ventennio, né le giustificazioni addotte.

[…] Tanto premesso, nel caso di specie l’amministrazione procedente non ha spiegato né le ragioni per le quali la mancata effettuazione da parte del ricorrente “di alcun prelievo di biglietti della Lotteria Omissis” integri un’inosservanza delle su citate disposizioni (art. 15 del Capitolato e art. 81 del D.P.R. n. 1074/1958), le quali ad una prima lettura non sembrerebbero porre un obbligo di prelievo minimo ed obbligatorio dei biglietti della lotteria, né perché tale violazione sia talmente grave da meritare l’irrogazione della sanzione, nonostante l’assenza di intenzionalità nell’omissione, avendo il sig. Simone rappresentato in sede procedimentale le problematiche connesse al nuovo sistema di ordini telematici approntato da Omissis s.r.l..

Il predetto obbligo motivazionale, oltre ad essere la conseguenza diretta dell’esercizio di un potere discrezionale, nel caso di specie appare vieppiù rafforzato sia dalle giustificazioni addotte dal ricorrente – connesse ad un nuovo sistema telematico di ordini che aveva sostituito quello telefonico -, sia dalla condotta irreprensibile del ricevitore, tenuta in oltre un ventennio di gestione della concessione.[…]”