Concorsi dirigente scolastico, contenzioso pendente: legge-provvedimento 107-2015 non è incostituzionale

Tar Lazio sentenza n. 8081 14 luglio 2016

Le norme di legge contenute nell’art. 1, co. 88-91, l. n. 107/2015 sono ascrivibili entro la categoria delle leggi-provvedimento in quanto dirette a regolare la posizione giuridica di una determinata categoria di soggetti (coloro i quali versino nelle condizioni indicato alle lett. a) e b) del comma 88), consentendo loro di partecipare al corso intensivo di formazione e alla relativa prova scritta finale per l’immissione nel ruolo dei dirigenti scolastici.

Ciò comporta, per i soggetti asseritamente lesi da tali disposizioni normative per non esserne destinatari, che, poiché la forma di tutela segue la natura giuridica dell’atto contestato, i diritti di difesa si trasferiscono in tal caso dalla giurisdizione amministrativa alla giustizia costituzionale, trovando la protezione del privato, dunque, riconoscimento attraverso il sindacato costituzionale di ragionevolezza della legge, ancor più incisivo di quello giurisdizionale dell’eccesso di potere

Sono manifestamente infondate tutte le questioni di legittimità costituzionale sollevate rispetto alle norme di legge-provvedimento di cui all’art. 1, co. 88- 91, della l. n. 107/2015. Il legislatore, infatti, attraverso tali norme ha inteso dare una definitiva soluzione a un pluriennale nonché copioso contenzioso giurisdizionale che ha investito determinate procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli di dirigenti scolastici, prevedendo soluzioni differenziate in considerazione, da un lato dello stato delle specifiche procedure concorsuali, dall’altro di quello del relativo contenzioso pendente, disponendo, più in particolare:

a) con riguardo alla procedura avviata con d.d. 13 luglio 2011, l’ammissione al corso intensivo di cui in causa dei “soggetti già vincitori ovvero utilmente collocati nelle graduatorie ovvero che abbiano superato positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente annullate in sede giurisdizionale” (art. 1, comma 88, lett. a), della l. n. 107/2015);

b) con riguardo ai concorsi indetti con d.d. 22 novembre 2004 e d.m. 3 ottobre 2006, l’ammissione de “i soggetti che abbiano avuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio ovvero non abbiano avuto, alla data di entrata in vigore della presente legge, alcuna sentenza definitiva nell’ambito del contenzioso” riferito a tali medesimi concorsi (art. 1, comma 88, lett. b), della l. cit.).

La soluzione perseguita dal legislatore dimostra un’attenta valutazione della diversità dello stato, sia a livello procedimentale che giurisdizionale, in cui versavano le procedure concorsuali cui ha teso dare una definitiva sistemazione con la prevista ammissione dei soggetti, versanti nelle specifiche condizioni su indicate, al corso intensivo di cui in causa.

Per quanto attiene, poi, alle specifiche disposizioni di cui al comma 90, non può se non rilevarsi che, con la predetta disposizione, il legislatore ha inteso solo disciplinare in modo differenziato le modalità attraverso le quali procedere avuto riguardo alla obiettiva circostanza in punto di fatto che gli interessati, in virtù di apposita norma di legge, hanno potuto svolgere, in concreto, per un arco di tempo non indifferente le relative funzioni dirigenziali.

 

Vedi anche: Tar Lazio sentenza n. 8775 28 luglio 2016

 

Tar Lazio sentenza n. 8081 14 luglio 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Con ricorso notificato il 31 luglio 2015 e depositato il 3.8.2015, le ricorrenti impugnano gli atti come in epigrafe specificati relativi alla procedura di corso intensivo di formazione per l’accesso ai ruoli di dirigente scolastico, indetta ai sensi dell’art. 1, commi 87 e 90, della legge 13 luglio 2015, n. 107, per la parte in cui non gli consente l’accesso a tale corso intensivo o, in via subordinata, per l’intero, chiedendo altresì la declaratoria di non manifesta infondatezza dell’illegittimità costituzionale dell’art. 1, commi 87-91, l. n. 107/2015, rispetto agli artt. 3, 24, 35 e 97, 101, 103, 111, 113.

Espongono, in qualità di insegnanti, di aver presentato domanda di partecipazione alla procedura concorsuale per dirigente scolastico di cui al d.d.g. 13 luglio 2011, in merito alla quale è stata disposta una nuova correzione e valutazione delle prove.

La riedizione del potere amministrativo di correzione veniva nuovamente portata all’attenzione del giudice toscano e, nelle more delle decisioni del Tar Toscana, il legislatore interveniva con la legge n. 107 del 13 luglio 2015 al fine di risolvere i contenziosi in atto, prevedendo, in particolare, l’indizione di un corso intensivo di formazione e della relativa prova scritta finale, finalizzato all’immissione dei soggetti di cui all’art. 1, comma 88, l. n. 107 cit., nei ruoli dei dirigenti scolastici.

Con successivo decreto n. 449 del 20 luglio 2015, il M.I.U.R. ha indicato le modalità di svolgimento della suddetta procedura di reclutamento e con decreto dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana è stato approvato l’elenco dei partecipanti alla suddetta procedura ove non figurano gli odierni ricorrenti.

Il ricorso è affidato alla deduzione dell’illegittimità costituzionale della legge n. 107/2015, art. 1, commi 87-91, per contrasto con gli artt. 2, 3, 24, 51, 97 e 103 Cost..

Con ricorso per motivi aggiunti, i ricorrenti hanno altresì impugnato, sulla base dei medesimi motivi, per illegittimità derivata il decreto dell’U.S.R. di approvazione della graduatoria definitiva di merito.

Alla pubblica udienza del 7 aprile 2016 la causa è stata discussa e trattenuta, infine, in decisione.

2 – Il ricorso è infondato nel merito.

Le censure mosse dalle odierne ricorrenti mirano a contestare l’illegittimità del d.m. M.I.U.R. n. 499/2015 per invalidità derivata dalle norme di cui all’art. 1, co. 87-91, della l. n. 107/2015, norme che il decreto si limita a riprodurre e che sarebbero affette dai vizi d’illegittimità costituzionale come in fatto esposti.

Le norme di legge sottoposte al vaglio di questo giudice sono, infatti, norme di legge-provvedimento, così definite dalla giurisprudenza costituzionale come quelle che «contengono disposizioni dirette a destinatari determinati» (Corte Cost., sent. n. 154 del 2013, n. 137 del 2009 e n. 2 del 1997), ovvero «incidono su un numero determinato e limitato di destinatari» (Corte Cost., sent. n. 94 del 2009), che hanno «contenuto particolare e concreto» (Corte Cost., sent. n. 20 del 2012, n. 270 del 2010, n. 137 del 2009, n. 241 del 2008, n. 267 del 2007 e n. 2 del 1997), «anche in quanto ispirate da particolari esigenze» (Corte Cost., sent. n. 270 del 2010 e n. 429 del 2009), e che comportano l’attrazione alla sfera legislativa «della disciplina di oggetti o materie normalmente affidati all’autorità amministrativa» (Corte Cost., sent. n. 94 del 2009 e n. 241 del 2008).

La medesima giurisprudenza, in modo altrettanto costante, ha avuto poi modo di affermare “la compatibilità della legge-provvedimento con l’assetto dei poteri stabilito dalla Costituzione, poiché nessuna disposizione costituzionale comporta una riserva agli organi amministrativi o esecutivi degli atti a contenuto particolare e concreto” (Corte Cost., sent. n. 85 del 2013 e n. 143 del 1989).

Nessun dubbio che le norme di legge contenute nell’art. 1, co. 88-91, l. n. 107/2015 siano ascrivibili entro tale categoria, in quanto dirette a regolare la posizione giuridica di una determinata categoria di soggetti (coloro i quali versino nelle condizioni indicato alle lett. a) e b) del comma 88), consentendo loro di partecipare al corso intensivo di formazione e alla relativa prova scritta finale per l’immissione nel ruolo dei dirigenti scolastici.

Ciò comporta, per i soggetti asseritamente lesi da tali disposizioni normative per non esserne destinatari, che, poiché la forma di tutela segue la natura giuridica dell’atto contestato, i diritti di difesa si trasferiscono in tal caso dalla giurisdizione amministrativa alla giustizia costituzionale, trovando la protezione del privato, dunque, riconoscimento attraverso il sindacato costituzionale di ragionevolezza della legge, ancor più incisivo di quello giurisdizionale dell’eccesso di potere (in tal senso, ex multis, Cons. St., sez. III, 25 novembre 2014, n. 5831; cfr. la giurisprudenza costituzionale già citata).

È stato ancor meglio precisato come le leggi provvedimento, ancorché ammissibili “devono soggiacere ad un rigoroso scrutinio di legittimità costituzionale per il pericolo di disparità di trattamento insito in previsioni di tipo particolare e derogatorio (sentenze n. 85 del 2013; in senso conforme sentenze n. 20 del 2012 e n. 2 del 1997), con l’ulteriore precisazione che «tale sindacato deve essere tanto più rigoroso quanto più marcata sia […] la natura provvedimentale dell’atto legislativo sottoposto a controllo (sentenza n. 153 del 1997)» (sentenza n. 137 del 2009; in senso conforme sentenze n. 241 del 2008 e n. 267 del 2007).” (cfr., TAR Lazio, sez. III ter, 23 giugno 2015, n. 8600).

Ciò posto, il collegio ritiene manifestamente infondate tutte le questioni di legittimità costituzionale sollevate rispetto alle norme di legge-provvedimento di cui all’art. 1, co. 88- 91, della l. n. 107/2015 rilevanti nella presente fattispecie.

Il legislatore, infatti, attraverso le censurate norme ha inteso dare una definitiva soluzione a un pluriennale nonché copioso contenzioso giurisdizionale che ha investito determinate procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli di dirigenti scolastici, prevedendo soluzioni differenziate in considerazione, da un lato dello stato delle specifiche procedure concorsuali, dall’altro di quello del relativo contenzioso pendente, disponendo, più in particolare:

a) con riguardo alla procedura avviata con d.d. 13 luglio 2011, l’ammissione al corso intensivo di cui in causa dei “soggetti già vincitori ovvero utilmente collocati nelle graduatorie ovvero che abbiano superato positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente annullate in sede giurisdizionale” (art. 1, comma 88, lett. a), della l. n. 107/2015);

b) con riguardo ai concorsi indetti con d.d. 22 novembre 2004 e d.m. 3 ottobre 2006, l’ammissione de “i soggetti che abbiano avuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio ovvero non abbiano avuto, alla data di entrata in vigore della presente legge, alcuna sentenza definitiva nell’ambito del contenzioso” riferito a tali medesimi concorsi (art. 1, comma 88, lett. b), della l. cit.).

La soluzione perseguita dal legislatore dimostra, a parere di questo collegio, un’attenta valutazione della diversità dello stato, sia a livello procedimentale che giurisdizionale, in cui versavano le procedure concorsuali cui ha teso dare una definitiva sistemazione con la prevista ammissione dei soggetti, versanti nelle specifiche condizioni su indicate, al corso intensivo di cui in causa.

Per quanto attiene, poi, alle specifiche disposizioni di cui al comma 90, non può se non rilevarsi che, con la predetta disposizione, il legislatore ha inteso solo disciplinare in modo differenziato le modalità attraverso le quali procedere avuto riguardo alla obiettiva circostanza in punto di fatto che gli interessati, in virtù di apposita norma di legge, hanno potuto svolgere, in concreto, per un arco di tempo non indifferente le relative funzioni dirigenziali.

I ricorrenti, nella specie, lamentano di aver partecipato alla procedura concorsuale di cui al d.d. 13 luglio 2011 ma di non trovarsi nella condizione di cui al comma 88, lett. a) (soggetti già vincitori ovvero utilmente collocati nelle graduatorie ovvero che abbiano superato positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente annullate in sede giurisdizionale) unicamente a causa delle vicende processuali che hanno interessato, per quel concorso, la Regione Toscana.

I ricorrenti lamentano, dunque, anche la violazione degli artt. 24, 101, 103, 111, 113 cost. a opera della censurata norma di legge poiché sarebbero state private di una tutela giurisdizionale effettiva.

Anche tale eccezione d’incostituzionalità è del tutto destituita di fondamento, essendo al riguardo sufficiente rilevare che le norme di legge in questione non privano in alcun modo i ricorrenti degli effetti delle sentenze che potrebbe emettere il giudice toscano, che bene potranno essere portate a esecuzione dall’amministrazione medesima in sede di autotutela ovvero in sede giudiziale con i mezzi apprestati dall’ordinamento processuale amministrativo per garantire l’effettività della tutela giurisdizionale (ricorso avverso silenzio, ottemperanza, giudizio d’appello).

Del tutto privo di pregio, conseguentemente, sono le censure di ricorso essendo il d.m. M.I.U.R. n. 499/2015, in parte qua, pedissequamente attuativo delle disposizioni di legge-provvedimento di cui all’art. 1, co. 87- 91, della l. n. 107/2015, rispetto alle quali, per come anzidetto, non si rilevano manifesti vizi di illegittimità costituzionale.

Per tutte le ragioni sopra esposte il ricorso non merita accoglimento e deve, pertanto, essere respinto.

La particolarità della questione trattata giustifica l’integrale compensazione delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nelle camere di consiglio dei giorni 7 aprile 2016 […]

 

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