Concorsi e potere discrezionale PA nella predeterminazione dei titoli

“Gli aspiranti devono possedere, altresì, il seguente requisito specifico: laurea specialistica, ai sensi del vigente ordinamento, ovvero diploma di laurea secondo il previgente ordinamento universitario, in ingegneria chimica o altre lauree equipollenti”….

In definitiva il bando non ha affatto inteso circoscrivere il titolo alla sola laurea in ingegneria chimica, ma, in ragione della professionalità richiesta per la gestione e la tutela dell’ambiente cui saranno addetti i vincitori del concorso, ha chiesto in primis la laurea specialistica.

In essa è senz’altro ascrivibile quella di ingegneria meccanica…

Consiglio di Stato sentenza n. 2582 22 maggio 2015

 

…Infatti, il bando di concorso, all’art. 2 n. 3, espressamente prevede: “Gli aspiranti devono possedere, altresì, il seguente requisito specifico: laurea specialistica, ai sensi del vigente ordinamento, ovvero diploma di laurea secondo il previgente ordinamento universitario, in ingegneria chimica o altre lauree equipollenti”.

La clausola va letta (ed interpretata) complessivamente (cfr. art. 1363 c.c.) nel senso che è richiesto il possesso della laurea specialistica, o, in alternativa, la laurea in ingegneria chimica o in laurea equipollente.

L’amministrazione, che ha indetto la procedura selettiva, ha esercitato il potere discrezionale nell’individuazione della tipologia del titolo richiesto privilegiando, in primo luogo, il possesso di laurea specialistica o, in alternativa, di laurea in ingegneria chimica o di altra laurea equipollente.

Così disponendo l’amministrazione, senza restare prigioniera di una lettura formalistica del requisito in parola, ha, per un verso, esteso la partecipazione a tutti coloro i quali fossero in possesso di diploma di laurea specialistica in relazione alle funzioni che i candidati dovranno andare ad esercitare, restringendo, sotto altro profilo, l’area della valutazione di tipo c.d. sostanziale compiuta ex post dalla Commissione di concorso che valuta i titoli.

Secondo un approccio che – va sottolineato – s’uniforma al principio che la Corte di Giustizia, sez. II, 29 gennaio 2009 n. 311, in sede d’interpretazione della direttiva n. 89/48/CEE, ha dettato in tema di diritto ad esercitare una professione, a titolo dipendente o indipendente, in uno Stato membro diverso da quello nel quale i cittadini dell’Unione hanno acquisito le loro qualifiche professionali.

Principio che conforma, ai sensi degli artt. 117, comma 1, cost. e 1, comma 1, l. n. 241/1990, l’azione amministrativa.

In definitiva il bando, contrariamente a quanto supposto dall’appellata (ricorrente in primo grado), non ha affatto inteso circoscrivere il titolo alla sola laurea in ingegneria chimica, ma, in ragione della professionalità richiesta per la gestione e la tutela dell’ambiente cui saranno addetti i vincitori del concorso, ha chiesto in primis la laurea specialistica.

In essa è senz’altro ascrivibile quella di ingegneria meccanica posseduta dall’appellante…

 

Consiglio di Stato sentenza n. 2582 22 maggio 2015

[…]

FATTO

Con ricorso notificato il 5.12.2008, la signora C. N., premesso di essersi classificata al terzo posto, come idonea non vincitrice, nella graduatoria del concorso, bandito dall’OMISSIS, per titoli ed esami per la copertura a tempo indeterminato di due posti di collaboratore tecnico categoria “D”, ha impugnato la graduatoria e l’atto di ammissione al concorso del signor D. I., classificatosi al primo posto.

Rilevato che questi era stato ammesso alle prove di concorso pur essendo in possesso della laurea di ingegneria meccanica, deduceva, nei motivi d’impugnazione, la violazione della lettera del bando che richiedeva il possesso della laurea di ingegneria chimica o altra equipollente ex lege.

Si costituivano in giudizio il controinteressato e l’OMISSIS, chiedendo la reiezione del ricorso sul rilevo dell’equipollenza ex lege della laurea specialistica in ingegneria meccanica a quella in ingegneria chimica.

Il Tar, con la sentenza appellata, accoglieva il ricorso sul rilievo dell’“assenza di un atto di formale equiparazione della laurea in ingegneria meccanica a quella in ingegneria chimica e nell’impossibilità di procedere ad una valutazione di equipollenza sostanziale”.

Con unico motivo, articolato in plurime censure, appella D. I., a cui s’è associata l’OMISSIS. Resiste con memoria di costituzione C. N..

All’udienza del 5 maggio 2015 l’appellante ha dichiarato interesse alla definizione del giudizio e la causa è stata trattenuta in decisione, previo avviso alle parti, ex art. 73, comma 3, c.p.a., della possibilità che fosse maturata la perenzione.

 

DIRITTO

In limine il Collegio ritiene che non possa dichiararsi la perenzione, dovendosi concedere alla parte l’errore scusabile ex art. 37 c.p.a., dal momento che il comportamento della Segreteria della Sezione che, pur avendo inviato l’avviso ex art. 82, comma 1, c.p.a., ha autonomamente fissato l’udienza di merito, ha tratto in errore l’appellante circa la necessità di produrre una dichiarazione di interesse nel termine di centottanta giorni previsto dal citato art. 82. Del resto, la permanenza dell’interesse è stata ribadita in udienza e deve ritenersi sufficiente, malgrado lo spirare del quinquennio, anche in ragione di quanto dispone il comma 2 dell’art. 82, c.p.a..

L’appellante deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 47 d.P.R. 5 giugno 2001 n. 328, recante disposizioni in tema di disciplina dei requisiti per l’ammissione all’esame di Stato e delle relative prove per l’esercizio di talune professioni, tra le quali quella di ingegnere, nonché contraddittoria motivazione, motivazione apparente e perplessità.

La norma, laddove prevede che per l’ammissione all’esame di Stato d’accesso all’albo degli ingegneri, sezione A, settore industriale, è necessario il possesso della laurea di ingegneria chimica o in ingegneria meccanica, avrebbe, secondo l’appellante, equiparato le due lauree sì da integrare il requisito d’ammissione, espressamente richiesto dal bando, del possesso di “altre lauree equipollenti ex lege”.

L’appello è fondato.

Già nell’ordinanza di questa Sezione (n. 2193/2009), che ha sospeso l’efficacia della sentenza appellata, è stata prima facie ravvisata l’equipollenza delle due lauree in base all’art. 47 d.P.R. n. 328/2001.

Equipollenza che, peraltro, in ragione della lettera del bando non è ex se dirimente.

Infatti, il bando di concorso, all’art. 2 n. 3, espressamente prevede: “Gli aspiranti devono possedere, altresì, il seguente requisito specifico: laurea specialistica, ai sensi del vigente ordinamento, ovvero diploma di laurea secondo il previgente ordinamento universitario, in ingegneria chimica o altre lauree equipollenti”.

La clausola va letta (ed interpretata) complessivamente (cfr. art. 1363 c.c.) nel senso che è richiesto il possesso della laurea specialistica, o, in alternativa, la laurea in ingegneria chimica o in laurea equipollente.

L’amministrazione, che ha indetto la procedura selettiva, ha esercitato il potere discrezionale nell’individuazione della tipologia del titolo richiesto privilegiando, in primo luogo, il possesso di laurea specialistica o, in alternativa, di laurea in ingegneria chimica o di altra laurea equipollente.

Così disponendo l’amministrazione, senza restare prigioniera di una lettura formalistica del requisito in parola, ha, per un verso, esteso la partecipazione a tutti coloro i quali fossero in possesso di diploma di laurea specialistica in relazione alle funzioni che i candidati dovranno andare ad esercitare, restringendo, sotto altro profilo, l’area della valutazione di tipo c.d. sostanziale compiuta ex post dalla Commissione di concorso che valuta i titoli.

Secondo un approccio che – va sottolineato – s’uniforma al principio che la Corte di Giustizia, sez. II, 29 gennaio 2009 n. 311, in sede d’interpretazione della direttiva n. 89/48/CEE, ha dettato in tema di diritto ad esercitare una professione, a titolo dipendente o indipendente, in uno Stato membro diverso da quello nel quale i cittadini dell’Unione hanno acquisito le loro qualifiche professionali.

Principio che conforma, ai sensi degli artt. 117, comma 1, cost. e 1, comma 1, l. n. 241/1990, l’azione amministrativa.

In definitiva il bando, contrariamente a quanto supposto dall’appellata (ricorrente in primo grado), non ha affatto inteso circoscrivere il titolo alla sola laurea in ingegneria chimica, ma, in ragione della professionalità richiesta per la gestione e la tutela dell’ambiente cui saranno addetti i vincitori del concorso, ha chiesto in primis la laurea specialistica.

In essa è senz’altro ascrivibile quella di ingegneria meccanica posseduta dall’appellante.

È appena il caso di aggiungere che l’arresto della giurisprudenza richiamata dall’appellata (cfr., Cons. St., sez. V, 16 gennaio 2015 n. 71), nella memoria depositata in prossimità dell’udienza di discussione, relativa alla equipollenza “strettamente normativa”, non si attaglia affatto al caso in esame.

Conclusivamente l’appello deve essere accolto e, in riforma della sentenza appellata, il ricorso di primo grado deve essere respinto.

Le spese dei due gradi di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, respinge il ricorso di primo grado.

Condanna la signora C. N. alla rifusione delle spese del doppio grado di giudizio in favore del ricorrente e dell’OMISSIS, da dividersi fra loro in parti uguali, che si liquidano in complessivi 5000,00 (cinquemila) euro, oltre diritti ed accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 maggio 2015 […]

 

Precedente Numero chiuso, violazione regola anonimato, ammissione in soprannumero Successivo Permesso di soggiorno e situazione abitativa straniero