Concorso in polizia, alopecia generalizzata non è automatica causa di esclusione

Tar Lazio sentenza n. 10817 13 agosto 2015

La previsione di cui al D.M. n. 198/2003 (Regolamento concernente i requisiti di idoneita’ fisica, psichica e attitudinale di cui devono essere in possesso i candidati ai concorsi per l’accesso ai ruoli del personale della Polizia di Stato e gli appartenenti ai predetti ruoli.) che, nella tabella I, individua, quale causa di esclusione, “le infermità e gli esiti di lesioni della cute e delle mucose visibili” e, in particolare, “le alterazioni congenite ed acquisite croniche della cute e degli annessi, estese o gravi o che, per sede o natura, determinino alterazioni funzionali o fisiognomiche” (punto 2, lett. a), è evidentemente una previsione generica, in presenza della quale la Commissione deve specificamente accertare e motivare, come previsto proprio dalla tabella 1, punto 2, lett. a), in ordine alle specifiche caratteristiche della patologia ai fini della definizione della rilevanza della menomazione decisiva per lo svolgimento del servizio di polizia. Dalla disposizione normativa appena richiamata, emerge, infatti, che non tutte le alterazioni cutanee possono ritenersi incluse tra le cause di inidoneità, dovendosi ritenere tali soltanto quelle caratterizzate estese o gravi o che per sede o natura determinino alterazioni funzionali e fisionomiche.

L’alopecia generalizzata non può costituire affatto un’automatica causa di esclusione dal concorso per l’accesso ai ruoli del personale della Polizia di Stato, atteso che essa non è caratterizzata da assoluta irreversibilità e, perciò, non è cronica ed inoltre è superabile ed ovviabile, quanto alla sua ricaduta fisiognomica.

 

Tar Lazio sentenza n. 10817 13 agosto 2015

[…]

DIRITTO

1 – Il giudizio in esame comprende un gravame introduttivo e tre ricorsi per motivi aggiunti.

1.1 – La ricorrente, che ha partecipato al concorso pubblico, per titoli ed esami, a 80 posti di commissario della Polizia di Stato, ne lamenta la sua esclusione, disposta per alopecia generalizzata e per tatuaggio asseritamente in zona non nascosta dalla divisa, e, essendosi collocata al 32° posto della graduatoria di merito, all’esito delle prove scritte ed orali, alle quali ha partecipato grazie a ripetute ammissioni con riserva disposte dal Tribunale a fronte della proposizione di motivi aggiunti, unitamente a domande cautelari, censura l’ulteriore esclusione, per inidoneità in attitudine, disposta per aver la stessa conseguito il punteggio di 10,5 punti, a fronte di quello minimo di 12 punti.

1.2 – Il ricorso è fornito di fondamento.

2 – In primo luogo occorre esaminare le cause per le quali la ricorrente è stata dichiarata inidonea per assenza dei requisiti fisici.

2.1 – Come rilevato in precedenza, sotto il profilo in esame, la ricorrente è stata esclusa dal concorso de quo per: a) alopegia generalizzata; b) per tatuaggio in zona non nascosta dalla divisa.

2.2 – In proposito l’art. 2 del bando, recante i requisiti di ammissione al concorso, alla lett. f), fa un rinvio al D.M. n. 198/2003 ed alle relative tabelle I e II.

3 – Tale D.M., nella tabella I, alla quale fa rinvio l’art. 3, comma 2, individua, quale causa di esclusione, “le infermità e gli esiti di lesioni della cute e delle mucose visibili” e, in particolare, “le alterazioni congenite ed acquisite croniche della cute e degli annessi, estese o gravi o che, per sede o natura, determinino alterazioni funzionali o fisiognomiche” (punto 2, lett. a).

3.1 – È evidente che si tratta di una previsione generica, in presenza della quale la Commissione nella specie si è limitata a richiamarne gli estremi, precisando soltanto che l’affezione riscontrata nella ricorrente sarebbe l’alopecia generalizzata ed omettendo, tuttavia, specificamente di accertare e motivare, contrariamente a quanto previsto proprio dalla tabella 1, punto 2, lett. a), in ordine alle specifiche caratteristiche della patologia ai fini della definizione della rilevanza della menomazione decisiva per lo svolgimento del servizio di polizia.

Dalla disposizione normativa appena richiamata, emerge, infatti, che non tutte le alterazioni cutanee possono ritenersi incluse tra le cause di inidoneità, dovendosi ritenere tali soltanto quelle caratterizzate estese o gravi o che per sede o natura determinino alterazioni funzionali e fisionomiche.

3.2 – Va detto al riguardo che l’alopecia generalizzata non può costituire affatto un’automatica causa di esclusione dal concorso, atteso che essa non è caratterizzata da assoluta irreversibilità e, perciò, non è cronica ed inoltre è superabile ed ovviabile, quanto alla sua ricaduta fisiognomica.

3.3 – Ne deriva che l’esclusione per alopecia generalizzata è illegittima.

4 – Altrettanto deve dirsi con riguardo all’esclusione fondata sulla presenza del tatuaggio.

4.1 – La citata tabella I del D.M. n. 198/2003, al punto 2, lett. b), individua, quale ulteriore causa di inidoneità al servizio di polizia, i “tatuaggi sulle parti del corpo non coperte dall’uniforme o quando, per la loro sede o natura, siano deturpanti o per il loro contesto siano indice di personalità abnorme”.

4.2 – Come risulta dalle fotografie prodotte in giudizio, il tatuaggio in parola, di ridotte dimensioni, sicuramente non è deturpante né è indice di personalità abnorme, rappresentando in sostanza un disegno simile al segno della chiocciola usato per la posta elettronica.

4.3 – Esso, differentemente da quanto contestato dalla Commissione, non è neppure visibile con la divisa: dalle fotografie allegate al ricorso il tatuaggio risulta occultato con la camicia, come quelle della divisa.

4.4 – Pertanto anche detta esclusione è illegittima.

5 – I provvedimenti adottati successivamente sono inficiati da illegittimità derivata da quella appena evidenziata, concernente gli atti presupposi.

6 – Passando all’esclusione per inidoneità attitudinale, in fatto va detto che nell’accertamento dell’idoneità in questione la ricorrente ha ottenuto il punteggio di 10,5 punti, a fronte di quello minimo di 12 punti.

6.1 – Va rilevato in generale che, in base alla tabella II del menzionato D.M. n. 198/2003, il giudizio sul punto va a considerare quattro aspetti: I) livello evolutivo, il quale deve “esprim(ere) una valida integrazione della personalità, con riferimento alla capacità di elaborare le proprie esperienze di vita, alla fiducia di sé, alla capacità sia critica che autocritica, all’assunzione di responsabilità ed alle doti di volontà, connotato, inoltre, sia da abilità comunicativa che da determinazione operativa”; II) controllo emotivo, che deve essere “contraddistinto dalla capacità di contenere le proprie reazioni comportamentali dinanzi a stimoli emotigeni imprevisti od inusuali, da una funzionale coordinazione psico-motoria in situazione di stress, da una rapida stabilizzazione dell’umore nonché da una sicurezza di sé in linea con i compiti operativi che gli sono propri”; III) capacità intellettiva, la quale deve essere idonea a “far fronte alle situazioni problematiche pratiche, proprie del ruolo, con soluzioni appropriate basate su processi logici e su un pensiero adeguato quanto a contenuti e capacità deduttiva, sostenuto in ciò da adeguate capacità di percezione, attenzione, memorizzazione ed esecuzione”; IV) socialità, che deve essere “caratterizzata da una adeguata disinvoltura nei rapporti interpersonali, dalla capacità di integrarsi costruttivamente nel gruppo, dalla disposizione a far fronte alle peculiari difficoltà operative del ruolo con opportuna decisione e dinamicità, nonché dalla capacità di adattarsi, in contesti di lavoro formalmente organizzati, sulla base della motivazione e del senso del dovere”.

6.2 – Il giudizio espresso dalla Commissione sulla personalità della ricorrente risulta viziato da illogicità e perplessità dell’azione amministrativa, figure dell’eccesso di potere.

Detto organo, nell’esprimere il giudizio in parola, appare influenzato dalla presenza dell’affezione riscontrata sulla ricorrente in sede di accertamento dei requisiti fisici, rimarcando un’assunta situazione di disagio che di conseguenza la affliggerebbe.

Laddove viene espresso un giudizio sufficiente, con riguardo alla capacità intellettiva, va detto, da una parte, che invece la ricorrente ha dimostrato sul campo di essere superiore alla media, posizionandosi, nonostante le vicissitudini incontrate descritte in narrativa, al 32° posto in graduatoria, e, dall’altra, che vi è anche in questo caso il richiamo alle tematiche emozionali legate alla sua “particolare” situazione.

6.3 – Con riferimento al livello evolutivo, si afferma, da una parte, che la candidata apparirebbe “affrettata ed impulsiva” e, dall’altra, che sussisterebbero “aspetti di rigidità nel carattere”; emerge che l’impulsività stride con la rigidità e l’ipercontrollo.

6.4 – La illogicità e la contraddittorietà rilevate denotano assenza di imparzialità, in capo alla Commissione, nello stabilire l’idoneità o meno della ricorrente ad assumere il ruolo per il quale ha concorso.

7 – In conclusione il ricorso è fondato e deve essere accolto.

7.1 – Di conseguenza i provvedimenti impugnati devono essere annullati in toto tranne che per la graduatoria, la quale va invece annullata in parte qua, laddove la ricorrente non figura, nella posizione che le compete, con l’effetto che la graduatoria medesima deve essere adeguata mediante il suo inserimento all’interno.

8 – La particolarità della questione sottoposta al Collegio induce invece a compensare integralmente tra le parti le spese di lite, ravvisandosene giusti motivi.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando:

– accoglie il ricorso in epigrafe e, per l’effetto, annulla, nei modi di cui in motivazione, i provvedimenti impugnati ed ordina all’Amministrazione di assumere le conseguenti determinazioni;

– compensa integralmente tra le parti le spese processuali.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque citate nel provvedimento.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 25 giugno 2015 […]

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