Concorso notaio e ricorso per erronea valutazione degli elaborati

Concorso notaio: il Tar Lazio respinge il ricorso per pretesa erronea valutazione del proprio elaborato promosso da un candidato che era stato dichiarato “non idoneo” dalla Commissione.

Il ricorrente sosteneva “l’evidente erroneità nel merito della valutazione del suo elaborato scritto, sia in termini assoluti che nel confronto con gli altri concorrenti….”

Il giudizio della Commissione di un concorso pubblico, comportando una valutazione essenzialmente qualitativa della preparazione scientifica dei candidati, attiene alla sfera della discrezionalità tecnica, censurabile – unicamente sul piano della legittimità – per evidente superficialità, incompletezza, incongruenza, manifesta disparità, laddove tali profili risultino emergenti dalla stessa documentazione e siano tali da configurare un palese eccesso di potere, senza che, con ciò, il giudice possa o debba entrare nel merito della valutazione.

Il giudizio di legittimità non può, infatti, trasmodare in un rifacimento, ad opera dell’adito organo di giustizia, del giudizio espresso dalla Commissione, con conseguente sostituzione alla stessa, potendo l’apprezzamento tecnico dell’organo collegiale essere sindacabile soltanto ove risulti macroscopicamente viziato da illogicità, irragionevolezza o arbitrarietà. Deve, pertanto, ritenersi infondata una censura che miri unicamente a proporre una diversa valutazione dell’elaborato, atteso che in tal modo verrebbe a giustapporsi alla valutazione di legittimità dell’operato della Commissione una – preclusa – cognizione del merito della questione.

 

Il Collegio ribadisce quindi che “gli evidenziati profili non permettono di conferire rilevanza all’operazione, pure svolta dal ricorrente, di messa a confronto del giudizio su singole parti del proprio elaborato con quello espresso su altre parti di elaborati di altri candidati valutati idonei per inferirne la disparità di trattamento ai propri danni.”  e così conclude:  “La Commissione ha proposto temi che prevedevano non già soluzioni corrette predeterminate in astratto, bensì più soluzioni possibili in concreto, purché correttamente costruite sul piano giuridico ed adeguatamente motivate; ne consegue che qualsiasi richiamo ad elaborati di altri candidati che abbiano astrattamente utilizzato gli stessi istituti giuridici non risulta in sé conferente, essendo di contro necessario verificare la concreta applicazione dell’istituto nel singolo atto e, di conseguenza, gli effetti che nel caso concreto ne derivano oltre che l’enunciazione delle ragioni giuridiche che ne giustificano l’impiego.”

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Tar Lazio sentenza n. 10517 21 ottobre 2016

[…]

per l’annullamento

quanto al ricorso introduttivo:

– del verbale n. 145 del 2 aprile 2014 della commissione esaminatrice riportante la valutazione di non idoneità all’esito della lettura di uno dei tre elaborati svolti dal ricorrente;

– della graduatoria pubblicata in data 14 novembre 2014 sul sito www.giustizia.it ove il ricorrente non risulta ammesso alle prove orali (doc. 2);

– di ogni altro atto, antecedente o susseguente, comunque connesso a quelli impugnati;

quanto ai motivi aggiunti:

– del decreto del Ministro della Giustizia del 30 settembre 2015 con cui è stata approvata la graduatoria finale dei vincitori del concorso per esame a 250 posti di notaio indetto con decreto 22 marzo 2013, pubblicato in data 12 ottobre 2015 sul sito www.giustizia.it;

– dei verbali redatti dalla Commissione esaminatrice in data 14-15 settembre 2015, con acclusa la graduatoria dei candidati che hanno superato le prove del concorso, non conosciuti e richiamati nel suddetto Decreto del Ministro della Giustizia del 30 settembre 2015;

– della relazione della Commissione del concorso depositata il 15 settembre 2015, non conosciuta e richiamata nel suddetto Decreto del Ministro della Giustizia del 30 settembre 2015;

– di ogni altro atto, antecedente o susseguente, comunque connesso a quelli impugnati.

[…]

FATTO

1. Con il ricorso in epigrafe il ricorrente, premesso di aver partecipato al concorso, per esame a 250 posti di notaio, indetto con decreto del Direttore Generale della Giustizia Civile del 22 marzo 2013, ha impugnato, tra gli altri, il provvedimento di mancata ammissione alle prove orali del concorso medesimo.

Espone, in fatto, di essere stato dichiarato “non idoneo” dalla Commissione esaminatrice per asseriti errori riscontrati nella correzione del primo elaborato (atto mortis causa) e conseguentemente non è stato ammesso a sostenere le prove orali senza che si procedesse alla lettura anche del secondo e del terzo elaborato.

2. Ciò premesso, deduce la seguente censura:

– violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della legge 241/1990, dell’obbligo di motivazione e dei principi di imparzialità, trasparenza, par condicio dei candidati; eccesso di potere per ingiustizia manifesta, illogicità, irragionevolezza, disparità di trattamento e contraddittorietà (erroneità della valutazione nel merito dell’elaborato del ricorrente).

Sostiene il ricorrente che i provvedimenti impugnati sono illegittimi per l’evidente erroneità nel merito della valutazione del suo elaborato scritto, sia in termini assoluti che nel confronto con gli altri concorrenti che hanno superato le prove scritte. A sostegno delle soluzioni giuridiche proposte nel primo elaborato, svolge una analitica disamina delle modalità di trattazione degli istituti richiamati nella traccia, al fine di confermarne la correttezza.

3. Il Ministero della giustizia si è costituito in giudizio per resistere al ricorso, e ne ha domandato la reiezione nel merito, sul rilievo della piena legittimità delle operazioni di correzione degli elaborati e della sufficienza, logicità e congruità della motivazione del giudizio negativo, insindacabile nel suo contenuto valutativo.

4. Con successivi motivi aggiunti, è stata impugnata la graduatoria definitiva dei soggetti che hanno superato il concorso, gravata in relazione al medesimo motivo di impugnazione dedotto negli atti introduttivi del giudizio.

5. In vista dell’udienza di trattazione del ricorso, il ricorrente ha depositato memorie difensive con le quali ha contestato il contenuto delle difese erariali, in quanto ritenute concretanti un’indebita integrazione postuma del verbale della commissione esaminatrice, ed ha ripreso e sviluppato le censure svolte nel ricorso, insistendo per l’accoglimento del gravame.

6. Alla pubblica udienza del 5 ottobre 2016 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. Come esposto in narrativa, il ricorrente non è stato ammesso a sostenere le prove orali del concorso notarile per essere stato dichiarato non idoneo a conclusione della disamina della prima delle tre prove scritte (atto mortis causa); conseguentemente non è stato ammesso a sostenere le prove orali senza che si procedesse alla lettura anche del secondo e del terzo elaborato.

2. Con riguardo al primo motivo di impugnazione, il ricorrente contesta la valutazione di “gravemente insufficiente” che del suo elaborato è stata operata dalla Commissione, in quanto asseritamente affetta da travisamento dei fatti e da profili di illogicità e irragionevolezza.

2.1 Il vaglio giurisdizionale sollecitato con le proposte censure suggerisce di soffermarsi preliminarmente sull’ambito entro il quale lo stesso è consentito, al fine di parametrare specularmente l’ammissibilità delle doglianze sollevate avverso l’esercizio della discrezionalità valutativa, confluito nell’adozione del giudizio gravato.

2.2 In tale direzione, occorre rammentare che, dal momento che il giudizio di legittimità non può trasmodare in un pratico rifacimento, ad opera dell’adito organo di giustizia, del giudizio espresso dalla Commissione, con conseguente sostituzione alla stessa, trova espansione il principio per cui l’apprezzamento tecnico della Commissione è sindacabile soltanto ove risulti macroscopicamente viziato da illogicità, irragionevolezza o arbitrarietà.

Come più volte affermato in giurisprudenza, anche della Sezione (Tar Lazio, sez. I, n. 2467 del 2012 e n. 26342 del 2010), il giudizio della Commissione, comportando una valutazione essenzialmente qualitativa della preparazione scientifica dei candidati, attiene alla sfera della discrezionalità tecnica, censurabile – unicamente sul piano della legittimità – per evidente superficialità, incompletezza, incongruenza, manifesta disparità, laddove tali profili risultino emergenti dalla stessa documentazione e siano tali da configurare un palese eccesso di potere, senza che, con ciò, il giudice possa o debba entrare nel merito della valutazione (ex multis, Cons. Stato, sez. IV, n. 172 del 2006; Tar Lazio, sez. I, 6 settembre 2013, n. 4626).

Il giudizio di legittimità non può, infatti, trasmodare in un rifacimento, ad opera dell’adito organo di giustizia, del giudizio espresso dalla Commissione, con conseguente sostituzione alla stessa, potendo l’apprezzamento tecnico dell’organo collegiale essere sindacabile soltanto ove risulti macroscopicamente viziato da illogicità, irragionevolezza o arbitrarietà. Deve, pertanto, ritenersi infondata una censura che miri unicamente a proporre una diversa valutazione dell’elaborato, atteso che in tal modo verrebbe a giustapporsi alla valutazione di legittimità dell’operato della Commissione una – preclusa – cognizione del merito della questione.

La mancanza dei connotati della manifesta illogicità e irragionevolezza e l’assenza del “travisamento dei fatti” invocato dal ricorrente preclude, quindi, all’adìto Giudice di sindacare il merito della valutazione effettuata dalla Commissione, valutazione che, peraltro, appare al Collegio, nella sua sinteticità, ben motivata sotto ogni profilo contestato, con riferimento sia ai criteri di valutazione dalla stessa predeterminati sia alla gravità degli errori.

2.3 Il ricorrente non può quindi essere seguito laddove indirizza le sue censure avverso i dirimenti rilievi formulati dalla Commissione sull’elaborato in rassegna, e ciò in quanto, pur denunciando un “travisamento” degli elementi forniti dal candidato, egli viene in realtà a confutare nel merito i rilievi che il predetto Organismo ha sollevato in ordine alla interpretazione della traccia, alle tesi enunciate e alle soluzioni individuate dal candidato medesimo.

Il Collegio non può dunque prendere cognizione delle contestate valutazioni della Commissione, non trattandosi nella fattispecie dell’accertamento di un fatto o del rilievo di una manifesta illogicità valutativa, quanto piuttosto del compimento di un’attività valutativa e comparativa, dell’elaborato del candidato e dei rilievi della Commissione, a tutta evidenza preclusa all’adìto Giudice.

3. Gli evidenziati profili non permettono di conferire rilevanza all’operazione, pure svolta dal ricorrente, di messa a confronto del giudizio su singole parti del proprio elaborato con quello espresso su altre parti di elaborati di altri candidati valutati idonei per inferirne la disparità di trattamento ai propri danni.

La Commissione ha proposto temi che prevedevano non già soluzioni corrette predeterminate in astratto, bensì più soluzioni possibili in concreto, purché correttamente costruite sul piano giuridico ed adeguatamente motivate; ne consegue che qualsiasi richiamo ad elaborati di altri candidati che abbiano astrattamente utilizzato gli stessi istituti giuridici non risulta in sé conferente, essendo di contro necessario verificare la concreta applicazione dell’istituto nel singolo atto e, di conseguenza, gli effetti che nel caso concreto ne derivano oltre che l’enunciazione delle ragioni giuridiche che ne giustificano l’impiego.

4. Per le ragioni che precedono il ricorso, integrato da motivi aggiunti, deve essere respinto.

5. Quanto alle spese di giudizio, in considerazione della particolarità della vicenda contenziosa, può disporsene l’integrale compensazione fra le parti costituite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso integrato da motivi aggiunti, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 ottobre 2016 […]

 

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