Concorso scuola infanzia, diplomati magistrali

Tar Lazio sentenza n. 9610 8 settembre 2016

.per l’annullamento

a) Del Decreto del Direttore Generale per il personale scolastico n. 82 del 24 settembre 2012, nella parte in cui all’art. 2, comma 2, lett. a) e b), non include tra i titoli aventi valore abilitante il diploma “comunque conseguito entro l’anno scolastico 2001 — 2002, al termine dei corsi ‘triennalí e quinquennali sperimentali della scuola magistrale, ovvero dei corsi quadriennale o quinquennale sperimentale dell’istituto magistrale, iniziatientro l’anno scolastico 1997 1998″, considerando, invece, lo stesso come mero titolo di accesso al concorso in via transitoria, ma senza alcun valore abilitante;…

 

Il diploma linguistico sperimentale ove conseguito all’esito della frequenza di corsi che non prevedano l’insegnamento delle materie caratterizzanti necessarie ai fini del riconoscimento del valore abilitante del titolo, ovvero sia Scienze dell’Educazione, la Pedagogia, la Psicologia generale, la Psicologia sociale e Metodologia ed esercitazioni didattiche comprensive di tirocinio, non può essere ritenuto equiparabile equipollente al titolo di abilitazione all’insegnamento conseguito con diploma magistrale, dovendosi considerare niente di più che un diploma linguistico di scuola secondaria, benché rilasciato da un Istituto magistrale.

 

Limitatamente al concorso indetto con decreto ministeriale n. 82/2012 il possesso del diploma di sperimentazione ad indirizzo linguistico di cui alla circ. min. 11 febbraio 1991, n. 27 va ritenuto titolo di ammissione al concorso, al quale tuttavia non può farsi conseguire l’attribuzione del punteggio spettante per il titolo abilitativo all’insegnamento.

 

Tar Lazio sentenza n. 9610 8 settembre 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in epigrafe argomenta la ricorrente di aver partecipato al concorso a posti e cattedre, per titoli ed esami, bandito con decreto ministeriale n. 82/2012 e finalizzato al reclutamento del personale docente nelle scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di I e Il grado, per la classe di concorso – INFANZIA. I posti messi a concorso per la Regione Sicilia, relativamente alla predetta classe di concorso, erano 216.

Il bando di concorso, previsto dal decreto del Direttore Generale per il personale scolastico del 24/09/2012, prevedeva come titolo d’accesso per la classe di concorso – INFANZIA, all’art. 2, comma 2, lett. b), il “… titolo di studio comunque conseguito entro l’anno scolastico 2001 — 2002, al termine dei corsi triennali e quinquennali sperimentali della scuola magistrale, ovvero dei corsi quadriennale o quinquennale sperimentale dell’istituto magistrale, iniziati entro l’anno scolastico 1997 — 1998”. La ricorrente ha partecipato al concorso in virtù del possesso del diploma di superamento dell’esame di stato.

Dopo aver superato le varie fasi concorsuali, riportando la votazione 37 punti nella prova scritta e 40 punti nella prova orale, le venivano attribuiti 3 punti per i titoli (di cui 2 per il diploma e 1 per la laurea triennale) e, conseguentemente, riportava il punteggio definitivo di 80 con cui, all’esito di varie rettifiche in autotutela, nella graduatoria di merito infine approvata con D.D.G. Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia MIUR.AOODRSI Reg.Uff.prot. 14560/USC del 21/08/2014, si collocava nella posizione n.507.

In merito, con un unico, articolato motivo di censura la ricorrente – muovendo dal R.D., n. 1054/23 e argomentando che la riforma del sistema di formazione degli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, che prevede il valore abilitante del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria, prefigurata dalla I. 341/1990, è stata attuata solo con la I. 53/2003, senza intaccare il valore abilitante del diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002 – lamenta l’erroneità del punteggio attribuitole in quanto, avendo conseguito il diploma magistrale in data 14/07/2000, nella graduatoria generale definitiva di merito approvata il 24/06/2014 e rettificata in autotutela il 03/07/2014, il 31/Luglio/2014 ed il 21/Agosto/2014, si sarebbe vista privata di ulteriori 5 punti, spettanti, ai sensi della lettera A.1.2 della Tabella di valutazione dei titoli, ai titoli abilitanti, in considerazione del titolo abilitante costituito dal diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002. Il punteggio, così riquantificato, avrebbe permesso alla ricorrente di collocarsi in posizione utile in graduatoria ai fini dell’immissione in ruolo, e segnatamente alla posizione n.123.

L’amministrazione si è costituita in giudizio con atto formale per avversare il ricorso e successivamente l’amministrazione ha depositato documenti.

Con ordinanza n.3802/2015 il Collegio, in considerazione dei precedenti giurisprudenziali che hanno riconosciuto valore abilitante al diploma magistrale, ha ordinato all’amministrazione di rettificare il punteggio attribuito alla ricorrente nella graduatoria della scuola dell’infanzia e in quella della scuola primaria, in considerazione del valore abilitante del diploma magistrale medesimo; l’amministrazione ha ottemperato alla disposta sospensione cautelare riconoscendo il punteggio in questione e inserendo la ricorrente con riserva nella posizione 122bis, ossia con riserva all’esito della decisione nel merito del ricorso.

Nella udienza pubblica del 14 luglio 2016 la causa è stata trattenuta in decisione.

Tanto premesso, con riferimento al valore abilitante del diploma magistrale conseguito prima del 2001/2002 ritiene il Collegio di dover aderire alla giurisprudenza del Consiglio di Stato, cristallizzatasi a seguito del parere formalizzato dal d.P.R. del 25 marzo 2014, che ha riconosciuto il citato diploma come “abilitante a tutti gli effetti di legge” (cfr. sentenza 3 agosto 2015 n. 2788).

In particolare, secondo il Consiglio di Stato, “Non sembra, del resto, esservi dubbio alcuno che i diplomati magistrali con il titolo conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, al momento della trasformazione delle graduatorie da permanenti ad esaurimento, fossero da considerare in possesso del titolo abilitante. Il fatto che tale idoneità del titolo posseduto sia stata riconosciuta soltanto nel 2014, a seguito del richiamato parere del Consiglio di Stato, non può impedire che tale riconoscimento abbia effetti ai fini dell’inserimento nelle citate graduatorie riservate ai docenti abilitati in quanto tali, trattandosi di un pronunciamento interpretativo (quello sopra menzionato di questo Consesso, che ha definitivamente acclarato, ai sensi dell’art. 53 r.d. 6 maggio 1923 n. 1054 e dell’art. 197 del d.l. 16 aprile 1994 n. 297, il valore abilitante del diploma magistrale conseguito prima dell’attivazione del corso di laurea in Scienza della formazione) avente ad oggetto il regime normativo pertinente e, come tale, valevole erga omnes (nei limiti dell’esaurimento degli effetti e della contestabilità giurisdizionale del rapporto amministrativo relativo a ciascun interessato)”.

Pertanto, una volta riconosciuto “valore abilitante a tutti gli effetti” al diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, non sussistono ragioni per negare tale valore anche ai fini dell’attribuzione del punteggio spettante per l’abilitazione all’insegnamento, rivendicato da coloro che, in virtù di tale titolo (ivi compresi i diplomi magistrali rilasciati all’esito di corsi sperimentali quinquennali ad indirizzo pedagogico, ex art. 4 d.p.r. n. 419/1974), hanno potuto presentare domanda di partecipazione al concorso a posti e cattedre, per titoli ed esami, bandito con decreto ministeriale n. 82/2012 e finalizzato al reclutamento del personale docente nelle scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di I e Il grado, per la classe di concorso – INFANZIA.

A conclusioni totalmente opposte, invece, ad avviso del Collegio deve giungersi con riferimento a coloro che hanno potuto partecipare al concorso in questione non in quanto in possesso di “diploma di maturità magistrale”, bensì in quanto in possesso di “diploma sperimentale linguistico” (c.d.”Brocca”), di cui alla circolare ministeriale 11 febbraio 1991, n 27 conseguito sempre entro l’anno 2001/2002, pur se si tratti di diplomi rilasciati da istituti magistrali e sempre all’esito di un corso sperimentale quinquennale ai sensi della medesima norma .

Ed invero, con riferimento alla peculiarità di tali corsi di sperimentazione, la richiamata circolare n. 27/1991 chiarisce, in merito all’indirizzo linguistico sperimentale, che “questa ipotesi curricolare risponde alle complesse, nuove necessità poste dalla realtà socio-economica-culturale contemporanea, e in particolare all’esigenza di assicurare ai giovani una formazione liceale specifica caratterizzata dallo studio delle lingue condotto prevalentemente in una dimensione storico-culturale. Si intende favorire nell’alunno l’acquisizione di un’armonica formazione umana e culturale che trovi nella licealità degli studi il fondamento di quegli elementi di organicità, apertura mentale, disponibilità intellettuale e psicologica, consapevolezza metodologica e critica, rigore epistemologico, che sono propri della humanitas. L’ipotesi tiene conto, però, nel contempo, con piena coerenza, degli scenari del contesto internazionale ed in particolare della realtà europea. L’assetto curricolare evidenzia la ricerca di equilibrio fra le tre grandi aree fondamentali (linguistico-espressiva-letteraria, matematico-informatica-scientifica; storico-giuridico-filosofica) e quelle discipline che appaiono riconducibili all’interno del più vasto campo dell’educazione artistica. Né viene trascurata la componente antropico-spaziale data dalla geografica (…). La specificità dell’indirizzo viene assicurata ed esaltata dallo studio razionale di tre lingue europee in termini di sistemi morfosintattici, consapevolmente acquisiti (in continuo confronto analogico e contrastivo con italiano e latino) e funzionalmente assunti nello sviluppo di abilità ricettive e produttive, oltre che come consuetudine di accesso motivato e critico a patrimoni testuali di letteratura e di civiltà. Tutto ciò nella dimensione storica rigorosa che costituisce l’asse portante dell’intero curriculum.

Il carico orario delle lingue straniere, proposto in modo contenuto per permettere il costituirsi di un asse formativo di ampio respiro culturale, consente tuttavia lo svolgimento di programmi specifici ed il conseguimento di obiettivi di tutto rilievo nell’ambito di un curriculum di “liceo linguistico”, di un indirizzo, cioè, che non vuole essere in alcun modo, una mera scuola di lingue.

L’ipotesi qui presentata intende preparare non solo alla prosecuzione degli studi nei vari corsi di laurea, ma anche a sbocchi intermedi post-diploma ed apre, in maniera privilegiata, ai Progetti formativi europei (es. Erasmus) in modo competitivo, consentendo, inoltre, l’eventuale, immediata spendibilità del titolo anche nel mondo del lavoro.

Essa, infine, tiene nel debito conto i percorsi formativi e culturali analoghi in atto presso i più importanti Paesi della CEE ai quali si affianca in modo competitivo, pur nel rigoroso rispetto della migliore tradizione liceale italiana”.

Pertanto, in proposito il Collegio non può che confermare il proprio recente orientamento (cfr.Tar Lazio, III bis.n n. 07252/2016), secondo cui il diploma linguistico sperimentale, ove conseguito all’esito della frequenza di corsi che non prevedano l’insegnamento delle materie suindicate, non può essere ritenuto equiparabile equipollente al titolo di abilitazione all’insegnamento conseguito con diploma magistrale, dovendosi considerare niente di più che un diploma linguistico di scuola secondaria, benché rilasciato da un Istituto magistrale.

Tale interpretazione, del resto, è quella di recente seguita anche dal Decreto del Direttore Generale 23 febbraio 2016, prot. n. 105 di indizione del concorso, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento del personale docente per i posti comuni dell’organico dell’autonomia della scuola secondaria di primo e secondo grado, nella parte in cui all’art. 3, comma 2, lettere a) e b) prescrive che sono esclusi i candidati in possesso del titolo di diploma di sperimentazione ad indirizzo linguistico di cui alla circ. min. 11 febbraio 1991, n. 27, in quanto il piano di studio non prevede le materie caratterizzanti necessarie ai fini del riconoscimento del valore abilitante del titolo, ovvero sia le Scienze dell’Educazione, la Pedagogia, la Psicologia generale, la Psicologia sociale e Metodologia ed esercitazioni didattiche comprensive di tirocinio, sul presupposto che la Legge n.107/2015 – c.d. “Buona scuola – ha espressamente condizionato la partecipazione al possesso di titolo abilitativo all’insegnamento.

In conclusione – limitatamente al concorso indetto con decreto ministeriale n. 82/2012 – il possesso del diploma di sperimentazione ad indirizzo linguistico di cui alla circ. min. 11 febbraio 1991, n. 27 va ritenuto titolo di ammissione al concorso, al quale tuttavia non può farsi conseguire l’attribuzione del punteggio spettante per il titolo abilitativo all’insegnamento.

In conclusione, considerato che nel caso in esame, dalla domanda di partecipazione al concorso di cui trattasi risulta che la ricorrente ha dichiarato di essere in possesso di “diploma magistrale” e che tale dichiarazione non risulta confutata dalla costituzione in giudizio dell’amministrazione, il ricorso va accolto e per l’effetto la graduatoria in epigrafe va modificata con attribuzione alla ricorrente del punteggio spettante in considerazione del titolo di abilitazione posseduto.

Sussistono giusti motivi, in considerazione della complessità della questione trattate, per compensare, tra le parti, le spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, nei limiti di cui in motivazione.

Compensa spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 luglio 2016 […]

 

Precedente Fecondazione assistita, legge 40 2004, manifestazione consenso Successivo Graduatorie personale ATA