Concorso scuola, soglia minima prova preselettiva, annullamento bando: ammessi con riserva non potevano essere esclusi dalla prova scritta

Concorso scuola, ammessi con riserva alle prove scritte e poi inseriti nella graduatoria finale: era illegittimo l’atto di esclusione dell’Amministrazione.

Il bando di concorso contenente una clausola che prevede una soglia minima di punteggio in modo uguale per tutti i candidati, e dunque di evidente natura inscindibile, ha, nella parte in cui contiene tale clausola, natura di atto amministrativo generale.

In tali termini, l’annullamento del bando per illegittimità di tale clausola produce effetti erga omnes, come annullamento di un atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, che come tale non può esistere per taluni soggetti dell’ordinamento e non esistere per altri.

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Consiglio di Stato sentenza n. 1843 19 aprile 2017

[…]

per l’annullamento

della sentenza del TAR Lazio, sede di Roma, sezione III bis 20 luglio 2015 n. 9869, resa fra le parti, la quale ha pronunciato, in parte accogliendolo e in parte dichiarandolo improcedibile, sul ricorso proposto dalle signore Omissis, Omissis, Omissis, Omissis, Omissis, Omissis, Omissis e Omissis, per l’annullamento: a) del decreto 10 gennaio 2013 prot. n. AOO DRCA Uff. Dir. 519/U del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca – MIUR: b) del provvedimento dell’Ufficio scolastico regionale – USR della Campania di loro non ammissione alle prove scritte del concorso indetto con bando D.D.G. 24 settembre 2012 n. 82, finalizzato alla copertura di 11.542 posti e cattedre di personale docente nelle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di I e II grado nonché di posti di sostegno; c) di ogni atto preordinato, connesso e consequenziale, fra cui il bando stesso:

[…]

1. Le appellate hanno partecipato al concorso indetto con decreto del Direttore generale del MIUR 24 settembre 2012, n. 82, per la copertura di 11.542 posti e cattedre di personale docente nelle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di I e II grado, nonché di posti di sostegno, e sono state escluse dal procedimento per non aver superato la prova preselettiva.

Col ricorso di primo grado, esse hanno quindi impugnato l’atto di esclusione e gli atti presupposti indicati in epigrafe, e ne hanno dedotto l’illegittimità nella parte in cui per il superamento della prova in questione richiedevano di conseguire un punteggio minimo di 35/50.

Con la sentenza indicata in epigrafe, il TAR ha dichiarato improcedibile il ricorso nei confronti delle ricorrenti, non indicate per nome in sentenza, le quali non avevano partecipato alle prove successive o non le avevano superate, ed ha invece accolto il ricorso con riferimento alle ricorrenti, pure non indicate per nome in sentenza, le quali, dopo esser state ammesse con riserva, avevano partecipato alle prove con esito favorevole ed erano state inserite nella graduatoria finale.

Per costoro, il TAR ha quindi disposto l’annullamento dei provvedimenti impugnati e lo scioglimento della riserva con cui erano state ammesse in graduatoria.

2. Contro tale sentenza, propone ora impugnazione il MIUR, con un unico complesso motivo di violazione di legge e vizio di motivazione.

L’amministrazione appellante, in sintesi:

– critica la sentenza impugnata anzitutto per aver motivato, ai sensi dell’art. 74 c.p.a., con il sintetico richiamo ad alcuni precedenti, che sarebbero stati tutti impugnati in appello;

– sostiene poi la piena conformità del bando al D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487, che all’art. 7, comma 2 bis, consentirebbe di prevedere per i candidati ad un concorso a posti nel pubblico impiego una prova preselettiva come quella in esame, e non vieterebbe di richiedere, per superarla, un punteggio corrispondente a un voto di 7/10.

Le appellate non si sono costituite.

All’udienza del giorno 23 marzo 2017, la Sezione ha trattenuto il ricorso in decisione.

3. L’appello è infondato e va respinto.

La Sezione non ritiene infatti di discostarsi dal proprio precedente orientamento, espresso nelle sentenze 19 dicembre 2016, nn. 5378, 5379, 5380 e 5381, nei termini che seguono.

La clausola del bando, oggetto di impugnazione, è stata già annullata dal TAR Lazio, sede di Roma, con sentenze, diverse da quella in esame, passate in giudicato, ovvero, fra le altre, con le sentenze 11 gennaio 2014, n. 326; 14 luglio 2015, n. 9427; 14 luglio 2015, n. 9425, richiamate nelle decisioni della Sezione sopra citate.

Ciò posto, la clausola in questione ha evidente natura inscindibile, poiché prevede una soglia minima di punteggio in modo uguale per tutti i candidati.

Il bando di concorso, pertanto, nella parte in cui la contiene, ha natura di atto amministrativo generale.

In tali termini, l’annullamento che ne è stato disposto produce effetti erga omnes, come annullamento di un atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, che come tale non può esistere per taluni soggetti dell’ordinamento e non esistere per altri (v. Cons. Stato, Sez. VI, 1° aprile 2016, n. 1289, pure richiamata dalle sentenze sopra citate).

4. Per le ragioni che precedono, l’appello va quindi respinto.

Nulla per le spese del secondo grado del giudizio, non essendosi costituite in giudizio le appellate.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello come in epigrafe proposto (ricorso n.9031/2015 R.G.), lo respinge.

Nulla per le spese del secondo grado del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 23 marzo 2017 […]

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