Condanna Pa pagamento somme di denaro, termine 120 giorni si applica anche in caso di giudizio di ottemperanza

Tar Lazio sentenza n. 8840 29 luglio 2016

Al giudizio di ottemperanza trova applicazione il disposto dell’art. 14, comma 1, del d.l. n. 669/96, convertito in l. 30/97, secondo cui le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici non economici dispongono di un termine di centoventi giorni per eseguire i provvedimenti giurisdizionali che li obbligano al pagamento di somme di danaro, termine decorrente dalla notificazione del titolo esecutivo (pur se non munito di formula esecutiva); prima che tale termine scada il creditore non può procedere ad esecuzione forzata né alla notifica di atto di precetto.                                                                                                        La norma di cui al ripetuto art. 14 si riferisce espressamente alla “esecuzione forzata” e non al giudizio di ottemperanza ma, attesa la finalità della disposizione di concedere alle Amministrazioni un adeguato intervallo, tra la richiesta di pagamento mediante la notificazione di un titolo, e l’avvio della relativa procedura coattiva, non sembra dubbio che essa si applichi anche qualora l’esazione sia attuata mediante il giudizio di ottemperanza, essendo evidente l’analoga finalità di quest’ultimo.

Nell’ambito del giudizio di ottemperanza, la comminatoria delle penalità di mora di cui all’art.114, comma 4, lett. e), del codice del processo amministrativo è ammissibile per tutte le decisioni di condanna di cui al precedente art.113, ivi comprese quelle aventi per oggetto prestazioni di natura pecuniaria, dando conseguentemente pieno e definitivo ingresso all’istituto dell’”astreinte” – quale penalità di mora nei confronti dell’intimata Amministrazione per ogni violazione o inosservanza successiva – nell’esecuzione del giudicato per adempimento delle obbligazioni pecuniarie come quella di cui alla presente causa.

 

Tar Lazio

sentenza n. 8840 29 luglio 2016

[…]

FATTO

Con il decreto in epigrafe la Corte d’appello di Roma condannava il Ministero della Giustizia al pagamento, in favore dei ricorrenti in quella sede, Omissis, Omissis, Omissis, Omissis, Omissis, di una somma a titolo di indennità ex l.n. 89/01 pari ad euro 2.250,00 ciascuno; condannava inoltre il Ministero in questione alla rifusione delle spese del giudizio che liquidava in euro 1.860,00, oltre accessori di legge, con distrazione in favore dell’avv. Omissis.

A tale decreto era apposta formula esecutiva in data 5.4.2013 e lo stesso era susseguentemente notificato alla sede del Ministero della Giustizia il 22.4.2013. era poi apposta formula in calce di passaggio in giudicato il 2.10.2015.

Con ricorso a questo Tribunale, ex art. 112 e 114 c.p.a., ritualmente notificato e depositato, i ricorrenti sopra indicati e l’avv. Omissis esponevano che l’Amministrazione non aveva ancora ottemperato alla predetta statuizione di condanna per quel che li riguardava e che si erano verificati tutti i presupposti per l’esperibilità del presente giudizio di ottemperanza.

Ciò premesso, chiedevano quindi a questo Tribunale di ordinare al Ministero della Giustizia di procedere alla liquidazione di quanto dovuto.

I ricorrenti chiedevano inoltre la condanna dell’Amministrazione a corrispondere una somma ulteriore, ai sensi dell’art. 114, lett. e), c.p.a., per l’ingiustificata inerzia mantenuta nonchè di nominare un Commissario ad acta per provvedere, in via sostitutiva, in caso di ulteriore inadempimento dell’Amministrazione, anche ai fini della liquidazione delle relative spese del presente giudizio che chiedeva di porsi a carico dell’Amministrazione stessa e a favore dell’avv.  Omissis, quale anticipatario.

Alla camera di consiglio del 22.6.2016 la causa era trattenuta in decisione.

DIRITTO

Conformemente a giurisprudenza costante di questo Tribunale (tra le ult.: Sez. I, 22.3.2016, n.3484), si individuano i presupposti per l’accoglimento del ricorso nei sensi che si vanno a precisare.

In primo luogo, sulla base delle evidenze documentali in atti, ed anche in ragione del comportamento processuale serbato dall’Amministrazione che nulla ha dedotto, il decreto indicato in epigrafe non risulta, allo stato, aver ricevuto esecuzione nei confronti dei ricorrenti.

Inoltre, come già illustrato da questa Sezione (sent. 13.2.14, n. 1795 e 1796), è opportuno rimarcare che al giudizio di ottemperanza trova applicazione il disposto dell’art. 14, comma 1, del

d.l. n. 669/96

, convertito in l. 30/97, secondo cui le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici non economici dispongono di un termine di centoventi giorni per eseguire i provvedimenti giurisdizionali che li obbligano al pagamento di somme di danaro, termine decorrente dalla notificazione del titolo esecutivo (pur se non munito di formula esecutiva (T.A.R. Lazio, Sez. I, 30.10.12, n. 10127) e prima che tale termine scada il creditore non può procedere ad esecuzione forzata né alla notifica di atto di precetto. La norma di cui al ripetuto art. 14 si riferisce espressamente alla “esecuzione forzata” e non al giudizio di ottemperanza ma, attesa la finalità della disposizione di concedere alle Amministrazioni un adeguato intervallo, tra la richiesta di pagamento mediante la notificazione di un titolo, e l’avvio della relativa procedura coattiva, non sembra dubbio al Collegio che essa si applichi anche qualora l’esazione sia attuata mediante il giudizio di ottemperanza, essendo evidente l’analoga finalità di quest’ultimo (cfr., in termini, tra le ultime, Cons. Stato, Sez. IV, 13.6.13, n. 3293; T.A.R. Lazio, I, 10127/12, cit.; T.A.R. Liguria, Sez. I, 20.7.12, n. 1032).

In specie, il rammentato intervallo di centoventi giorni è ormai decorso e il ricorso per ottemperanza può dunque essere accolto, con riguardo a tutti gli importi richiesti, che, in mancanza di elementi di segno opposto, devono essere anche ricondotti alle spese successive accessorie, le quali gravano sulle parti ricorrenti per la mancata esecuzione del giudicato.

Ne consegue che, per quel che riguarda la domanda principale, il Collegio, rilevato l’inadempimento, ordina che il Ministero della Giustizia provveda a dare piena ed integrale esecuzione al decreto di cui in epigrafe e, per l’effetto, provveda alla corresponsione in favore delle parti ricorrenti dell’importo residuo di cui hanno diritto in relazione al decreto in questione, come in narrativa evidenziato.

Per quel che riguarda la domanda di liquidazione di una somma ex art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., invece, la relativa domanda deve essere respinta per quanto riguarda il credito dell’avv. Omissis, considerato che, in merito all’ordine giudiziale di pagamento delle spese legali in favore del legale dichiaratosi antistatario nel procedimento ex lege Pinto, l’orientamento di questo Tribunale, confermato dal Consiglio di Stato, è nel senso della non spettanza della penalità di mora al difensore suddetto, nel caso di inottemperanza (Tar Lazio, I bis, nn. 6421 e 6426 del 2015; Cons. Stato, IV, n. 1442 del 2016).

Per quanto riguarda invece il credito degli altri ricorrenti, il Collegio rammenta che l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha ritenuto che, nell’ambito del giudizio di ottemperanza, la comminatoria delle penalità di mora di cui all’art.114, comma 4, lett. e), del codice del processo amministrativo è ammissibile per tutte le decisioni di condanna di cui al precedente art.113, ivi comprese quelle aventi per oggetto prestazioni di natura pecuniaria, dando conseguentemente pieno e definitivo ingresso all’istituto dell’”astreinte” – quale penalità di mora nei confronti dell’intimata Amministrazione per ogni violazione o inosservanza successiva – nell’esecuzione del giudicato per adempimento delle obbligazioni pecuniarie come quella di cui alla presente causa ( Cons. Stato, Ad. Plen. 25.06.14, n.15; Tar Lazio, Sez. I, 24.10.12, n.8748; Cons. Stato, Sez. V, 14.5.12, n.2744).

In relazione alla sua entità, il Collegio richiama l’entrata in vigore dell’art. 1, comma 781, lett. a), l. 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016), secondo cui: “a) all’articolo 114, comma 4, lettera e), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «. Nei giudizi di ottemperanza aventi ad oggetto il pagamento di somme di denaro, la penalità di mora di cui al primo periodo decorre dal giorno della comunicazione o notificazione dell’ordine di pagamento disposto nella sentenza di ottemperanza; detta penalità non può considerarsi manifestamente iniqua quando è stabilita in misura pari agli interessi legali”.

La Sezione, quindi, ritiene che la quantificazione della suindicata “penalità” possa essere effettuata in misura pari agli interessi legali. Tale indennità dovrà applicarsi a far tempo solo dalla notificazione ovvero, se anteriore, dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza (da ult., in tal senso, Cons. Stato, Sez. IV, 21.9.15, n. 4414) e fino all’effettivo soddisfacimento del credito.

Il Collegio si riserva invece di procedere alla nomina di un Commissario ad acta per l’adozione degli atti di esecuzione eventualmente necessari alla scadenza del termine assegnato all’Amministrazione per l’adempimento.

Le spese della presente lite seguono la soccombenza e – liquidate equitativamente in relazione al tipo di contenzioso come da dispositivo – sono poste a carico dell’intimata Amministrazione e a favore dell’anticipatario, avv.  Omissis.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso di cui in epigrafe, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione, e, per l’effetto:

– dichiara l’inottemperanza del decreto in epigrafe e ordina al Ministero della Giustizia di dare piena e integrale esecuzione al medesimo, provvedendo entro 30 (trenta) giorni dalla comunicazione e/o notificazione della presente sentenza alla corresponsione in favore delle parti ricorrenti di tutti gli importi dovuti a titolo di capitale e interessi di cui risultano creditrici in forza del relativo titolo giudiziario e ai sensi di quanto indicato in motivazione;

– condanna la medesima Amministrazione alla penalità di mora ex art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., giusta quanto in motivazione indicato;

– condanna il Ministero della Giustizia al pagamento delle spese del presente giudizio per complessivi euro 250,00, oltre accessori di legge, a favore dell’avv.  Omissis quale anticipatario.

Dispone la trasmissione del fascicolo di causa alla Procura Regionale per la Regione Lazio della Corte dei Conti al fine di verificare i presupposti per dare luogo a giudizio presso quell’organo giudiziario, in relazione ai maggiori oneri per l’Amministrazione derivanti dall’ingiustificato inadempimento.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 giugno 2016 […]

 

 

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