Condizioni per la revoca del permesso di soggiorno – Consiglio di Stato sentenza n. 762 6 febbraio 2018: quando il permesso rilasciato allo straniero può essere revocato

Il provvedimento di revoca del permesso di soggiorno, già in precedenza rilasciato, deve essere accompagnato dalla valutazione, in concreto, della pericolosità dello straniero, specie quando si tratta di un soggetto da tempo presente in Italia, che, secondo l’insegnamento della Corte Costituzionale (cfr. 18 luglio 2013 n. 202), deve “…rispecchiare un ragionevole e proporzionato bilanciamento di tutti i diritti e gli interessi coinvolti, soprattutto quando la disciplina dell’immigrazione sia suscettibile di incidere sui diritti fondamentali, che la Costituzione protegge egualmente nei confronti del cittadino e del non cittadino”.

Con riguardo alle condizioni che devono sussistere per la revoca del permesso di soggiorno, vedi anche:

Condanna atti persecutori? Per revoca permesso di soggiorno Questura deve sempre effettuare bilanciamento (precedente conforme)

Cds sentenza n. 6038 22 dicembre 2017 (In materia di revoca del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo)

Altre sentenze di interesse:

Permesso di soggiorno per lavoro autonomo e reddito minimo

Richiedente asilo e accoglienza

 

Consiglio di Stato sentenza n. 762 6 febbraio 2018

Il fatto e le contestazioni

“il sig. -OMISSIS-impugna la sentenza del TAR Lombardia con cui è stato respinto il suo ricorso diretto avverso il decreto del Questore della Provincia di -OMISSIS-di revoca del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, per aver riportato alcune condanne penali subite per violazione del D.P.R. n. 309/1990 sugli stupefacenti.

La decisione è affidata alla circostanza per cui l’esponente non aveva titolo al permesso avendo subito alcune condanne per violazione della disciplina sugli stupefacenti di cui all’articolo 73, del d.p.r. n. 309/1990, per i quali gli articoli 4 e 5 del D.lgs. n. 286/1998 escludono automaticamente la possibilità dell’ingresso della permanenza del territorio nazionale.

Con memoria per la discussione l’appellante ha altresì allegato la documentazione sanitaria dalla quale risulta che la propria compagna italiana, attende per il gennaio 2018 la nascita di un figlio dell’appellante; tale sopravvenienza confermerebbe l’esistenza di un consistente legame affettivo e familiare con il territorio nazionale per cui l’espulsione danneggerebbe non solo la sua famiglia ma anche il nascituro e la madre.

Con ordinanza n-OMISSIS-la Sezione ha accolto la richiesta di sospensione cautelare della decisione.

[…]

Il ricorrente premette in punto di fatto: — di essere giunto in Italia da minorenne unitamente al padre, alla madre e al fratello; — di aver frequentato le scuole medie in Italia; — di aver svolto e di continuare a svolgere una regolare attività lavorativa presso l’impresa della zona, di cui ha versato l’ultima busta paga.

Con l’unico motivo di gravame l’appellante, pur non contestando di aver riportato in età giovanile le condanne, lamenta l’illegittimità del provvedimento di revoca del 28 ottobre 2010 e di conseguenza l’erroneità delle conclusioni del Tar che non avrebbe fornito alcuna prova circa l’assoluta pericolosità anche in relazione ai requisiti di cui all’art. 5, co. 5, del D.lgs. n. 286/1998.

Il Tar avrebbe del tutto omesso di valutare le ragioni dell’appellante supportate dalla documentazione in atti, limitandosi ad escludere la possibilità per lui di rimanere in Italia e di motivare riguardo.”

La decisione dei giudici

“Nel caso di specie, deve rilevarsi che non risultano in atti comportamenti devianti dell’interessato successivamente alle condanne riportate in età giovanile ed alla denuncia per rissa con altri coetanei, del -OMISSIS-, scoppiata per questioni sentimentali alla quale aveva partecipato solo passivamente.

Per questo, ai sensi dell’art. 5, comma 5, del D.lgs. n. 286/98, la valutazione della pericolosità sotto il profilo prognostico deve riguardare la posizione complessiva del ricorrente all’attualità, tenendo anche conto:

— della continuità e della persistenza del rapporto di lavoro quale “saldatore” conseguito dall’interessato dato che, come risulta dal cedolino dello stipendio dell’agosto 2017 aveva trovato fin dal luglio 2014 un lavoro regolare;

— della esistenza di vincoli affettivi e familiari di convivenza con la compagna in dolce attesa;

— dell’assenza di fattori di altra natura che ostino alla presenza dello straniero nel territorio.

In conclusione, in riforma della decisione impugnata, deve essere disposto l’annullamento – fatti salvi gli ulteriori provvedimenti — del decreto di revoca del permesso di soggiorno impugnato in primo grado, in quanto adottato senza alcuna specifica ed attuale valutazione di pericolosità sociale e senza la valutazione dei legami familiari ed affettivi dell’appellante straniero residente, con la famiglia di origine, in Italia fin dalla minore età.”

Sulle spese

“Le spese tuttavia possono essere integralmente compensate tra le parti.”

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