Contestazione di appropriazione indebita: legittimi divieto detenzione armi, sospensione efficacia nomina a guardia giurata e licenza porto di pistola

Consiglio di Stato sentenza n. 3322 25 luglio 2016

La licenza di porto di armi e, a maggior ragione, la nomina della guardia giurata sono presidiate da disposizioni particolarmente rigorose, che richiedono al soggetto interessato una buona condotta, siccome definita dalla sentenza n. 311 del 25 luglio 1996 della Corte costituzionale.

La buona condotta, che l’art. 138 del r.d. n. 773 del 1931, eleva a presupposto per l’emissione e per la conferma del decreto di nomina a guardia giurata, è nozione di ampia latitudine, che investe nel suo complesso lo stile di vita del soggetto nei cui confronti deve essere accertata e va valutata con un approccio finalistico al tipo di autorizzazione o di abilitazione che deve essere rilasciata.

La valutazione di segno negativo in ordine al possesso di detto requisito si collega, in ogni caso, a fatti e circostanze che per la loro consistenza, la reiterazione nel tempo, l’idoneità a coinvolgere l’intera vita familiare, sociale e di relazione dell’interessato vengano ad incidere su un piano di effettività sul grado di moralità e sull’assenza di mende ordinariamente esigibili per potere aspirare la rilascio della licenza di polizia.

Analoghe considerazioni valgono per il requisito della buona condotta, richiesto dall’art. 43, comma secondo, del medesimo r.d. n. 773 del 1931, per il rilascio della licenza per il porto delle armi, laddove risulti l’assenza di tale buona condotta per la (contestata) commissione di fatti, pure se estranei alla gestione delle armi, munizioni e materie esplodenti, ma che comunque non rendano meritevoli di ottenere o di mantenere la licenza di polizia.

 

Consiglio di Stato

sentenza n. 3322 25 luglio 2016

[…]

1. Il sig. -OMISSIS-, odierno appellante, in qualità di guardia giurata addetta alla custodia del caveau dell’Istituto di Vigilanza “Omissis”, è stato indagato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza per i reati p. e p. dagli artt. 416, 81 cpv., 110, 646, 485, 61 nn. 2 e 7 e 11 c.p., per aver costituito tra l’altro, secondo l’ipotesi accusatoria, una associazione per delinquere finalizzata ad una seria indeterminata di delitti di appropriazione indebita pluriaggravata di ingenti somme di denaro, prelevate e sottratte dai depositi degli istituti di credito committenti.

1.1. Stante la gravità di tali addebiti, a seguito di tale vicenda giudiziaria, con decreto prefettizio n. 7884/Area 1bis la Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Potenza ha provveduto a comunicare all’interessato il divieto, ai sensi dell’art. 39 del r.d. n. 773 del 1931, di detenere armi, munizioni o materie esplodenti, ritenendolo non più in possesso dei relativi requisiti.

1.2. Con il successivo decreto prefettizio n. 8175/Area 1 bis del 19 febbraio 2015, ancora, la Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Potenza ha disposto la sospensione del decreto di nomina a guardia particolare giurata e della licenza di porto di pistola a tariffa ridotta fino allo scadere dei titoli.

1.3. Con verbale di sequestro del 21 febbraio 2015, eseguito in esecuzione del provvedimento prefettizio sopra menzionato, i Carabinieri hanno proceduto al prelievo delle armi e del libretto di licenza di pistola n. 7228 15-D, in possesso dell’appellante.

1.4. Con decreto del Questore della Provincia di Potenza del 23 febbraio 2015, n. 23/157cat.6f/Div.P.A.S.I., è stata revocata la licenza di porto fucile per uso difesa personale n. 122, rilasciata dal medesimo ufficio in data 25 giugno 2014.

2. L’interessato ha impugnato tali atti col ricorso n. 281 del 2015, proposto al T.A.R. per la Basilicata, deducendone l’illegittimità per violazione dell’art. 138, primo comma, n. 5, del r.d. n. 773 del 1931, per eccesso di potere per difetto di istruttoria e per difetto di motivazione, e ne ha chiesto, previa sospensione, l’annullamento.

2.1. Nel primo grado del giudizio si sono costituite le Amministrazioni resistenti, per chiedere la reiezione del ricorso.

2.2. Il T.A.R. per la Basilicata, dopo aver accolto l’istanza cautelare, con la sentenza n. 41 del 29 gennaio 2016 ha infine respinto il ricorso.

3. Avverso tale sentenza ha proposto appello l’interessato, deducendone l’erroneità, e ne ha chiesto, previa sospensione, la riforma, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati in primo grado.

3.1. Si sono costituite le Amministrazione appellate, per resistere al gravame.

3.2. Nella camera di consiglio del 23 giugno 2016, fissata per l’esame della domanda cautelare proposta dall’appellante ai sensi dell’art. 98 c.p.a., il Collegio, ritenuto di poter decidere la controversia anche nel merito, con sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a., e sentite anche sul punto le parti, che nulla hanno osservato in contrario, ha trattenuto la causa in decisione.

4. L’appello è infondato e deve essere respinto.

5. Il primo giudice, dopo aver riaffermato il principio secondo cui la persona che detiene armi deve avere una condotta irreprensibile, immune da mende, anche remote, e vivere in modo tranquillo e trasparente, ne ha tratto la conclusione che i reati ipotizzati a carico dell’appellante supportino la decisione, da parte delle competenti Amministrazioni, di vietare finanche la detenzione delle armi e di sospendere, comunque, il decreto di nomina a guardia giurata (p. 7 della sentenza impugnata).

5.1. La sentenza impugnata ha respinto anche la censura di difetto di istruttoria, per avere il ricorrente svolto l’attività lavorativa di addetto alla sala conta dal 26 novembre 2013, mentre gli illeciti penali addebitatigli sarebbero fino al mese di agosto del 2013.

5.2. Il T.A.R. ha ritenuto che la formale assegnazione delle mansioni al ricorrente, pur comprovata dalla produzione dell’ordine di servizio del 25 novembre 2013, non scalfisse la sostanza degli stessi addebiti, per come contestatigli dall’autorità giudiziaria inquirente (e risultante nel verbale di sequestro del complesso aziendale), secondo cui il ricorrente aveva con altri partecipato, duranti i controlli degli istituti di credito, alle operazioni di trasferimento del denaro mancante, prelevandolo dalla cassaforte di altre banche, in modo da simulare una apparente integrità del deposito controllato (p. 8 della sentenza impugnata).

6. Si tratta di una valutazione che resiste alle censure sollevate in questa sede dall’appellante, il quale sottolinea come egli abbia svolto sino al novembre del 2013 l’attività di scorta armata dei mezzi blindati per il trasferimento dei valori (p. 8 del ricorso), con la conseguenza che egli non avrebbe potuto partecipare, sino alla data dell’agosto del 2013, presso il caveau dove veniva svolta l’attività lecita contestata.

6.1. Tale tesi difensiva va respinta, perché la circostanza addotta dall’appellante non esclude allo stato degli atti, ex se, che egli potesse comunque partecipare, come pure gli è stato contestato, alla attività di appropriazione indebita del denaro mancante, ipotesi che – come emerge a p. 7 del ricorso – è stata posta a posta a base della contestazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza nella proroga del termine per lo svolgimento delle indagini preliminari (anche volendo escludere, allo stato degli atti relativi alle indagini, le ipotesi più gravi dell’associazione per delinquere e della falsità ideologica in scrittura privata).

6.2. La contestazione della appropriazione indebita, propiziata dalla sua attività di guardia giurata, costituisce circostanza obiettivamente grave (non scalfita dalle argomentazioni difensive dell’appellante), che pienamente giustifica i provvedimenti impugnati, con i quali gli è stato fatto divieto di detenere le armi e gli è stata sospesa, sino all’esito del giudizio penale, l’efficacia del provvedimento di nomina a guardia giurata e della licenza di porto di pistola a tariffa ridotta, salva, ovviamente, la cessazione dell’effetto sospensivo in caso di archiviazione.

7. La licenza di porto di armi e, a maggior ragione, la nomina della guardia giurata sono presidiate da disposizioni particolarmente rigorose, che richiedono al soggetto interessato una buona condotta, siccome definita dalla sentenza n. 311 del 25 luglio 1996 della Corte costituzionale.

7.1. La buona condotta, che l’art. 138 del r.d. n. 773 del 1931, eleva a presupposto per l’emissione e per la conferma del decreto di nomina a guardia giurata, è nozione di ampia latitudine, che investe nel suo complesso lo stile di vita del soggetto nei cui confronti deve essere accertata e va valutata con un approccio finalistico al tipo di autorizzazione o di abilitazione che deve essere rilasciata.

7.2. La valutazione di segno negativo in ordine al possesso di detto requisito si collega, in ogni caso, a fatti e circostanze che per la loro consistenza, la reiterazione nel tempo, l’idoneità a coinvolgere l’intera vita familiare, sociale e di relazione dell’interessato vengano ad incidere su un piano di effettività sul grado di moralità e sull’assenza di mende ordinariamente esigibili per potere aspirare la rilascio della licenza di polizia (Cons. St., sez. III, 9 giugno 2014, n. 2907).

7.3. Analoghe considerazioni valgono, nel caso di specie, per il requisito della buona condotta, richiesto dall’art. 43, comma secondo, del medesimo r.d. n. 773 del 1931, per il rilascio della licenza per il porto delle armi, laddove risulti, come qui è avvenuto, l’assenza di tale buona condotta per la (contestata) commissione di fatti, pure se estranei alla gestione delle armi, munizioni e materie esplodenti, ma che comunque non rendano meritevoli di ottenere o di mantenere la licenza di polizia (v., ex plurimis,Cons. St., sez. III, 6 giugno 2016, n. 2405).

8. Dal decreto di sequestro preventivo n. 5673 del 2014 emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Potenza, emerge l’obiettiva gravità della condotta contestata all’appellante, anche se per la sola ipotesi di appropriazione indebita (art. 646 c.p.).

8.1. L’odierno appellante risulterebbe, infatti, aver partecipato alla attività consistente nelle operazioni di distribuzione del maltolto tra i vari depositi in modo da perequare gli importi sottratti, «fase assolutamente decisiva al momento del controllo fatto da qualcuno degli istituti di credito».

8.2. Di qui la ragionevolezza del giudizio, espresso dall’Amministrazione, circa la sussistenza di elementi tali da far ritenere assente la buona condotta, che dia un sicuro affidamento nell’utilizzo dell’arma, ai sensi dell’art. 43, comma secondo, del r.d. n. 773 del 1931, ed evidenzi quel grado di moralità, esente da mende, richiesto a chi intenda svolgere l’attività di guardia giurata, ai sensi dell’art. 138 del r.d. n. 773 del 1931.

9. L’appello risulta infondato e va respinto, con conferma della sentenza impugnata.

10. Le spese del presente grado di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza dell’appellante.

10.1. Rimane definitivamente a carico dello stesso appellante anche il contributo unificato corrisposto per la proposizione del gravame.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello n. 2548 del 2016, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.

Condanna l’appellante a rifondere in favore delle Amministrazioni appellate le spese del presente grado di giudizio, che liquida nell’importo di € 3.000,00, oltre accessori (spese generali, IVA e CPA), se dovuti.

Pone definitivamente a carico dell’appellante il contributo unificato corrisposto per la proposizione dell’appello.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, del d. lgs. n. 196 del 2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, per procedere all’oscuramento delle generalità degli altri dati identificativi del signor -OMISSIS-, manda alla Segreteria di procedere all’annotazione, di cui ai commi 1 e 2 della medesima disposizione, nei termini indicati.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 23 giugno 2016 […]

 

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