Contributi imprenditoria giovanile, azienda deve essere di proprietà esclusiva del richiedente

Consiglio di Stato sentenza n. 4601 1 ottobre 2015

Ai fini dell’erogazione di contributi per il sostegno dell’imprenditoria giovanile, il requisito della disponibilità legale e materiale dell’azienda richiesto dal bando, per essere davvero tale, esige che nessun altro possa legittimamente vantare pretese sull’azienda e possa quindi in qualche misura pregiudicarne la conduzione, sì da vanificare la finalità precipua dei contributi in questione di favorire lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile. Il requisito in questione non sussiste in caso di comunione pro indiviso ai sensi degli artt. 1100-1101-1102 C.C., potendo ciascuno dei comproprietari esercitare astrattamente le facoltà di godimento inerenti al diritto di proprietà sui terreni.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 4601 1 ottobre 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

1.- Le signore  Omissis,  Omissis e  Omissis presentavano distinte domande di ammissione al contributo per il sostegno dell’imprenditoria giovanile, rientrante nel Programma Operativo Regionale (POR) 2000/2006, come da bando pubblicato nel B.U.R. della Regione Basilicata n. 56 del 31 agosto 2001.

1.1.- Dopo essere state inserite, con deliberazione di Giunta regionale n. 2788 del 28 dicembre 2001, nella graduatoria provvisoria, la Giunta regionale della Regione Basilicata, dopo la verifica della documentazione presentata, le escludeva dalla graduatoria definitiva, con deliberazione n. 1516 del 10 agosto 2002, pubblicata nel Bollettino Ufficiale del 24 agosto 2002 n. 59, per la sussistenza – come si evince dalle note della Regione Basilicata, Dipartimento Agricoltura –Ufficio Provinciale Agricoltura di Matera, nn. 9998, 9999 e 10000 del 2 ottobre 2002 – del vincoli di indivisibilità trentennale sanciti dall’art. 11 della legge 817/1971 per i terreni acquistati in comunione con le agevolazioni creditizie concesse dallo Stato.

2. – Con un unico ricorso le sig.re  Omissis,  Omissis e  Omissis impugnavano avanti al T.A.R. Basilicata la suddetta deliberazione della Giunta regionale del 10 agosto 2002, n. 1516, e gli atti della relativa procedura di esclusione, ivi comprese le suindicate note della Regione Basilicata nn. 9998, 9999 e 10000 del 2 ottobre 2002, deducendone l’illegittimità e chiedendo l’annullamento degli atti impugnati e la condanna della Regione Basilicata al risarcimento dei danni.

2.- Il T.A.R Basilicata, con la sentenza n. 449/2005, respingeva il ricorso, dichiarando inammissibile il ricorso proposto dalle signore  Omissis ed  Omissis per la mancata notifica ad un effettivo controinteressato ed infondato quello proposto dalla signora  Omissis, in quanto non proprietaria esclusiva degli immobili per cui era stata presentata domanda di contributo.

. 3. – Le signore  Omissis,  Omissis e  Omissis hanno proposto appello, censurando le prime due la declaratoria di inammissibilità della sentenza di primo grado e tutte le tre appellanti chiedendo l’accoglimento dell’appello.

4.- Si è costituita in giudizio la Regione Basilicata, chiedendo il rigetto dell’appello.

5. – All’udienza pubblica del 16 luglio 2015, la causa è stata trattenuta in decisione.

6.- Ritiene la Sezione che l’appello – nella parte in cui ha chiesto l’accoglimento delle censure di primo grado – è infondato e va respinto.

6.1- Preliminarmente, va esaminata ed accolta le prima censura di carattere processuale, proposta dalle signore Omissis  e Omissis  avverso la declaratoria di inammissibilità del loro ricorso di primo grado, in quanto, essendo stato il ricorso introduttivo comunque notificato ad un soggetto incluso nella graduatoria provvisoria, approvata con delibera di G. R. n. 2788 del 28/12/2001, il Tar avrebbe dovuto disporre l’integrazione del contraddittorio.

Pertanto il ricorso di primo grado proposto dalle signore Omissis  e Omissis  va dichiarato ammissibile e va quindi esaminato, nel merito, unitamente a quello della signora  Omissis, essendo le tre appellanti nella identica situazione in ordine alle modalità di acquisizione dei loro immobili, per i quali è stata chiesta l’erogazione del contributo.

6.2- Si può pertanto procedere alla disamina della seconda censura, concernente le tre appellanti, con cui si deduce l’erroneità della sentenza di primo grado per violazione della normativa in ordine alla disponibilità dell’azienda e contraddittorietà nell’indicazione dei requisiti per l’accesso al finanziamento.

Al riguardo il Collegio rileva che le appellanti hanno presentato tre distinte domande di ammissione a contributo, in quanto proprietarie di fondi agricoli acquisiti con le agevolazioni creditizie concesse dallo Stato con l’ISMEA con atto pubblico del 31 ottobre 2000.

Il giudice di primo grado ha motivato la reiezione del ricorso per la mancanza dell’esclusiva disponibilità legale e materiale dell’azienda agricola, trattandosi di comunione pro-indiviso dei terreni, con la conseguenza che ciascuna delle altre comproprietarie può esercitare le facoltà di godimento inerenti al diritto di proprietà pro-quota su detti terreni.

Le appellanti assumono che trattasi di errata interpretazione del bando, concernente gli interventi a favore dell’imprenditoria giovanile, il cui art. 1 sancisce che la presentazione delle domande persegue le finalità di far nascere nuove imprese in campo agricolo, di far rimanere i giovani nelle aree di appartenenza, di promuovere l’ampliamento della base produttiva, conseguendo gli obiettivi specifici di agevolare il primo insediamento dei giovani in tale attività agricola e favorendo il ricambio generazionale in loco, evitando l’esodo giovanile in altre Regioni.

Esse richiamano anche il successivo art. 2 del bando, secondo cui i destinatari sono giovani agricoltori, che si insediano per la prima volta in azienda in qualità di capo azienda, assumono la responsabilità civile e fiscale nella gestione dell’azienda, nonché la disponibilità materiale e legale dell’azienda, tutti requisiti di cui assumono di essere in possesso.

Ritiene la Sezione che la prospettazione delle appellanti non può essere condivisa.

Al riguardo il Collegio rileva che le appellanti hanno puntualmente comprovato di essere in possesso dei requisiti della responsabilità civile e fiscale, in quanto ciascuna appellante è munita di una iscrizione individuale presso la CCIAA come impresa agricola e così pure di una individuale partita IVA, elementi puntualmente indicati nella rispettive domande di accesso ai contributi, presentate da ciascuna delle tre appellanti.

Il punto controverso concerne invece la sussistenza del requisito della disponibilità legale e materiale dell’azienda cui fa riferimento il bando e che nel caso di specie non è configurabile, perché l’acquisto dell’intera azienda agricola non è stato effettuato in via esclusiva, ma in comunione dalle tre appellanti, che hanno presentato tre distinte domande di contributo, limitandosi ad indicare differenti particelle catastali nelle rispettive domande di contributo.

Orbene, l’atto di compravendita dell’azienda in data 31 ottobre 2000, stipulato dalle tre appellanti, trasferiva la comunione dei beni con le agevolazioni creditizie concesse dallo Stato per il tramite dell’ISMEA e quindi –contrariamente all’assunto di parte appellante, si determinava una situazione, ai sensi dell’art. 11, comma 1 della legge n. 817/71, successivamente modificato dall’art. 11, comma 4, del D.L.vo n. 228/01, secondo cui «i fondi acquistati con le agevolazioni creditizie concesse dallo Stato per la formazione o l’ampliamento della proprietà dopo l’entrata in vigore della presente legge sono soggetti per 30 anni a vincoli di indivisibilità».

Non è quindi configurabile l’asserita violazione del bando, la cui ratio ispiratrice è la valorizzazione delle iniziative imprenditoriali promosse dai giovani nel settore dell’agricoltura, ma non certo quello della corresponsione di tre contributi a un’azienda agricola acquisita con agevolazioni creditizie e .

frazionata con la mera indicazione nelle domande di contributo di distinte particelle catastali e quindi senza valore legale ai fini dell’attribuzione della titolarità di proprietà esclusiva.

Tale modalità, se accolta dall’Amministrazione regionale, avrebbe potuto configurare un’indebita erogazione di tre contributi a favore di tre distinti richiedenti per una proprietà indivisa, con riduzione del numero dei beneficiari dei contributi, concernente un’unica azienda agricola .

Né è pertinente il riferimento delle appellanti all’art. 8 del bando, sulla revoca del contributo da parte dell’Amministrazione regionale «nel caso in cui il beneficiario risulti inadempiente rispetto a quanto esposto negli articoli precedenti», perché tale articolo concerne le eventuali successive inadempienze nello svolgimento dell’attività agricola, mentre la fattispecie in esame concerne la fase cronologicamente antecedente di verifica dei requisiti per l’erogazione dei contributi.

Né può avere alcun rilievo l’asserzione secondo cui le appellanti, benché in comunione pro indiviso, gestiscono gli immobili in maniera autonoma ed esclusiva per le rispettive particelle catastali indicate nelle rispettive domande.

Il suindicato atto di acquisto del 31 ottobre 2000, il cui art. 7 sanciva le clausole del patto di riservato dominio e di indivisibilità della proprietà degli immobili, non conteneva alcun frazionamento con l’indicazione catastale della quota di proprietà esclusiva di ciascuna delle tre appellanti.

Trattandosi di comunione pro indiviso ai sensi degli artt. 1100-1101-1102 C.C., non sussistono i requisiti richiesti dal bando della disponibilità materiale e legale dell’azienda in ordine agli immobili riportati in catasto al fg. 82, part.11e 14- 15- 18- 104- 105- 108- 114, potendo ciascuna delle tre comproprietarie esercitare astrattamente le facoltà di godimento inerenti al diritto di proprietà sui terreni.

La disponibilità legale e materiale dell’azienda, per essere davvero tale, esige che nessun altro possa legittimamente vantare pretese sull’azienda e possa quindi in qualche misura pregiudicarne la conduzione, sì da vanificare la finalità precipua dei contributi in questione di favorire lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile.

Ad abundantiam, si osserva che la domanda di ammissione a contributo presentata da ciascuna appellante non è stata accompagnata da alcun impegno negoziale, assunto dalla altre sorelle comproprietarie tale da determinare l’esclusiva disponibilità legale e materiale degli immobili a favore di ciascuna appellante.

7.- Per le ragioni che precedono, sia pure previa declaratoria di ammissibilità del ricorso di primo grado, l’appello va pertanto respinto e il dispositivo della sentenza impugnata va confermato, sia pure sulla base di una motivazione parzialmente diversa.

Il rigetto dell’appello comporta anche la reiezione della domanda risarcitoria.

Le spese del secondo grado seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello n. 2763 del 2006, come in epigrafe proposto, lo respinge nei sensi indicati in motivazione, in quanto è infondato il ricorso di primo grado.

Condanna le appellanti sig.re  Omissis,  Omissis e  Omissis a rifondere all’appellata Regione Basilicata, le spese del presente grado di giudizio, liquidate in € 2000,00 (duemila), oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 16 luglio 2015 […]

 

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