Contributo regionale per disabili, Consiglio di Stato sentenza n. 5767 7 dicembre 2017 in materia di contributi regionali ai sensi di l.r. Campania n. 11 1984 («Norme per la prevenzione, cura e riabilitazione degli handicaps e per l’inserimento nella vita sociale»): il provvedimento di concessione del contributo a beneficio delle famiglie che provvedono direttamente all’assistenza di soggetti non autosufficienti, portatori di handicaps psico-fisici, è discrezionale nell’an e nel quantum e la posizione soggettiva di chi aspira al contributo in discorso non è di diritto soggettivo ma di interesse legittimo

Contributo regionale per disabili, CdS sent. n. 5767 7 dicembre 2017:

Il contributo ex art. 26 l.r. Campania n. 11 del 1984 a beneficio delle famiglie che provvedono direttamente all’assistenza di soggetti non autosufficienti, portatori di handicaps psico-fisici, costituisce oggetto di un’obbligazione pubblica che non trae origine direttamente dalla legge, ma nasce da un provvedimento amministrativo di natura concessoria e di carattere discrezionale (riguardo all’an dell’elargizione finanziaria), reso all’esito di una preventiva verifica, non solo delle condizioni e dei presupposti di fatto indicati dalla norma, ma anche di una valutazione degli interessi pubblici comparati a quelli privati.

Aspetti di discrezionalità possono essere individuati anche con riferimento al quando della corresponsione, posto che lo stesso legislatore regionale ha preventivato (cfr. art. 27 L. R. n. 11 del 1984) che l’onere per l’attuazione dell’art. 26 si sarebbe proiettato anche per gli anni seguenti e ha dato indicazione per i futuri stanziamenti in bilancio.

Pertanto, la posizione soggettiva di chi aspira al contributo in discorso non è di diritto soggettivo – nel qual caso la previsione di una graduatoria e l’attribuzione di un punteggio non avrebbero senso perché tutti gli aspiranti dovrebbero essere in ogni caso soddisfatti – bensì di interesse legittimo; posizione che deve dirsi perdurante fino al concreto soddisfacimento degli interessati da parte degli enti erogatori (poi divenuti le Aziende Sanitarie Locali – cfr. Cons. Stato, sez. V, 26 aprile 2005, n. 1872) per conto della Regione, che deve fornire la necessaria provvista finanziaria.

Il quadro normativo sulla base del quale sono state fatte le superiori affermazioni

“1. Per la definizione del presente giudizio, rilevano le disposizioni della legge della Regione Campania n. 11 del 1984 (recante «Norme per la prevenzione, cura e riabilitazione degli handicaps e per l’inserimento nella vita sociale»), il cui art. 26 ha previsto per un periodo transitorio di durata triennale (aprile 1984 – marzo 1987) l’erogazione di un contributo economico da parte delle Unità Sanitarie Locali (oggi sostituite dalle Aziende Sanitarie Locali) in favore delle famiglie che provvedevano «direttamente all’assistenza di soggetti non autosufficienti portatori di handicap psico-fisici, incapaci di provvedere ai propri bisogni primari e richiedenti un’assistenza intensa e continuativa».

L’erogazione di tale provvidenza risultava finalizzata, ai sensi del secondo comma dell’art. 26, a consentire il rientro dei portatori di handicap nei propri nuclei familiari, per la loro risocializzazione e per sollevare parzialmente le famiglie dagli oneri economici connessi alla loro assistenza (il comma successivo dispone che «il contributo economico alle famiglie è pari al 25% dell’importo della retta giornaliera di assistenza per l’internato a tempo pieno»).

In seguito, l’articolo unico della legge regionale 25 agosto 1989, n. 16, ha fornito un’interpretazione autentica del primo comma dell’art. 26, stabilendo che il contributo «non è destinato alle famiglie di coloro che sono genericamente bisognosi di assistenza, per i quali sono previsti altri tipi di intervento in leggi nazionali e regionali», bensì che esso deve essere erogato «esclusivamente alle famiglie di quei soggetti portatori di handicap, a carico dei quali le UU.SS.LL. medesime abbiano accertato la sussistenza di handicap gravissimi, tali da richiedere cure ed assistenza intense a continuative 24 ore su 24, stante la non autosufficienza del soggetto assistito e la totale sua incapacità di provvedere ai bisogni primari».

Tali disposizioni hanno condotto alla emanazione di alcuni provvedimenti attuativi del Consiglio e della Giunta regionale della Campania, a partire dalla delibera di Giunta n. 1426 del 19 marzo 1984, recante i primi criteri applicativi per l’assegnazione dei contributi.

In particolare, con la delibera n. 1426 del 19 marzo 1991 la Giunta regionale ha approvato la «circolare» n. 12 del 1991, al fine di rideterminare i criteri e le modalità di applicazione dell’art. 26 della legge n. 11 del 1984, come interpretato dalla legge n. 16 del 1989.

La Giunta regionale ha poi emanato la delibera n. 3152 del 2002, con la quale ha stabilito di demandare ai Direttori Generali delle AA.SS.LL. della Campania (competenti secondo l’accorpamento territoriale delle ex UU.SS.LL.) la formulazione di distinte graduatorie degli aspiranti al contributo ed ha previsto – al fine di omogeneizzare i criteri e le modalità di valutazione delle richieste di concessione del beneficio – l’utilizzo della scheda prevista dalla delibera n. 1426 del 1991 e dalla circolare n. 12 del 1991.

Tale scheda risulta articolata in sei sezioni, ciascuna delle quali prevede quesiti specifici la cui ‘risposta’ comporta l’attribuzione di un punteggio fisso, sicché il punteggio complessivo varia da un minimo di zero ad un massimo di 28,45 punti.

All’interno di tale fascia di punteggio, il valore soglia corrispondente all’handicap gravissimo previsto dalla legge regionale n. 19 del 1989 e dalla delibera di Giunta n. 3152 del 2002 è stato discrezionalmente individuato dall’Amministrazione nel punteggio di 16,00.”

Vedi anche:

Isee disabili

Disabili, mancata assegnazione insegnante di sostegno, danno morale

Sostegno minori disabili, se manca il P.E.I. può temporaneamente assegnarsi al minore il numero di ore dell’anno precedente

Tar Campania sentenza n. 4222 7 agosto 2015

Disabili, scuole, pari opportunità, ore insegnante sostegno

 

Consiglio di Stato sentenza n. 5767 7 dicembre 2017

L’oggetto del ricorso

“per la riforma

della sentenza del T.A.R. CAMPANIA – NAPOLI: -OMISSIS-, resa tra le parti, concernente l’attribuzione di un contributo ex art. 26 l.r. Campania n. 11 del 1984.”

Il fatto e le contestazioni

“1. L’appellante agisce nella qualità di tutore della figlia, per vedere accertato il proprio diritto al contributo previsto dall’art. 26 della Legge Regionale Campania 15 marzo 1984, n. 11, a beneficio delle famiglie che provvedono direttamente all’assistenza di soggetti non autosufficienti, portatori di handicaps psico-fisici.

Già con la sentenza n. -OMISSIS-, il TAR per la Campania aveva accolto il suo ricorso e per l’effetto aveva annullato la nota USL del 9 giugno 1992 che, pur avendo riconosciuto la sussistenza dei requisiti medico legali per la concessione del contributo di cui all’art. 26 L.R. Campania n. 11/1984, non aveva provveduto alla sua erogazione.

A carico dell’Amministrazione i giudici di primo grado avevano quindi statuito l’obbligo di provvedere «positivamente ed esaustivamente sulla domanda ex Legge Regionale n. 11/84, adottando tutti gli adempimenti necessari».

2. La sentenza del Tar è stata confermata con decisione della V Sez. del Consiglio di Stato n. -OMISSIS-, recante l’ulteriore precisazione che «l’accertata illegittimità del provvedimento della USL non preclude all’Amministrazione Sanitaria di effettuare, in sede di riesame, nuove e più approfondite indagini dirette a vagliare la persistenza dei rigorosi presupposti richiesti dalla normativa di settore»; e che «il diritto incondizionato alla percezione del contributo può sorgere solo in seguito all’adozione di un apposito provvedimento di concessione».

3. Il Commissario ad acta, nominato con la sentenza n. -OMISSIS-per dare esecuzione al giudicato formatosi sulla pronuncia n.-OMISSIS-, dopo aver richiamato i precedenti giurisdizionali e le indicazioni dettate dal Consiglio di Stato in ordine alla possibilità per l’Amministrazione di effettuare nuove e più approfondite indagini al fine di vagliare la persistenza dei presupposti, così ha concluso:

– «vista la scheda valutativa di cui alla deliberazione n. 1426/91 relativa all’accertamento tecnico – sanitario effettuato nei riguardi di -OMISSIS-ai fini dei riconoscimento del contributo ex art. 26 L.R. 11/84; considerato che la Commissione della USL n. 31, a seguito della redazione della suindicata scheda valutativa, aveva proceduto all’attribuzione a -OMISSIS-del punteggio di 8,20 senza che la stessa si concludesse con una diagnosi sulla sussistenza dei requisiti di legge del contributo: precisa che nel tavolo tecnico del 20.5.2004, tra i dirigenti dell’A.G.C. Assistenza Sanitaria della Campania ed i delegati di ogni singola ASL, è emerso che la lettura corretta della scheda valutativa di cui alla deliberazione n.1426/91 comporta l’attribuzione di un punteggio massimo attribuibile sulla base di ben individuati parametri, di punti 28,45, ripartiti in cinque aree funzionali, e che il punteggio minimo al di sotto del quale non è possibile considerare un soggetto disabile gravissimo è di punti 16,00»;

– «a seguito di revisione della scheda di valutazione già compilata e sulla base dei punteggi stabiliti per le varie aree funzionali, il punteggio di 8,20 assegnato a -OMISSIS-è stato confermato»;

– «delibera di non concedere a -OMISSIS-, tutore della disabile -OMISSIS-.. il contributo economico previsto dall’art. 26 della L.R. n. 11/84, in quanto soggetto non legittimato a causa dell’accertata insussistenza dei presupposti richiesti dalla normativa di settore».

4. L’interessato ha impugnato il provvedimento del Commissario ad acta da ultimo richiamato, e il TAR, con la sentenza n. -OMISSIS-qui appellata, dopo aver premesso i principi in materia e la propria giurisprudenza sul punto, ha dichiarato il ricorso improcedibile, stante la mancata impugnativa della delibera di Giunta Regionale n. -OMISSIS-, approvata medio tempore, oltre che dei Decreti Dirigenziali n. -OMISSIS-, con i quali la Regione Campania ha autorizzato l’erogazione dei contributi ed ha impegnato, liquidato e ripartito tra le AA.SS.LL. le somme a ciò necessarie.

5. La sentenza è stata gravata nella presente sede, sulla base dell’assunto secondo cui:

– con il ricorso deciso con la sentenza impugnata non si sono contestati provvedimenti regionali o delle UU.SS., ma il provvedimento del Commissario ad acta chiamato a dare esecuzione alla precedente sentenza del TAR n. -OMISSIS-, dichiarativa dell’obbligo dell’Amministrazione di provvedere «positivamente ed esaustivamente sulla domanda proposta», –e passata in giudicato dopo la conferma del Consiglio di Stato con sentenza n. -OMISSIS-;

– l’eccezione di decadenza dall’impugnativa avverso un provvedimento della P.A. costituisce eccezione in senso stretto e, pertanto, deve essere eccepita dalla parte che ne ha interesse;

– l’unico margine di discrezionalità concesso all’amministrazione nel caso de quo, come precisato dal Consiglio di Stato nel confermare la sentenza TAR, è quello di porre in essere «nuove e più approfondite indagini dirette a vagliare la persistenza dei rigorosi presupposti richiesti dalla normativa di settore»;

– nondimeno, al fine di dissolvere l’incertezza sulla «persistenza» dei presupposti, il Commissario ad acta ha effettuato meri controlli cartacei e non indagini medico-legali, le uniche che avrebbero potuto stabilire la sussistenza delle condizioni di ammissibilità al contributo;

– né sono stati resi noti i criteri valutativi sulla cui base è stato attribuito il punteggio che non ha dato diritto all’erogazione del contributo;

– sussiste, infine, una contraddittorietà tra la valutazione espressa dal Commissario ad acta e quella effettuata nel 1983 dalla commissione sanitaria provinciale per gli invalidi civili, che ha constatato l’invalidità della minore (al 100%, con diritto all’accompagnamento), con la diagnosi di «convulsività e ritardo psico-motorio per sofferenze celebrali».

6. I motivi di appello vertono dunque sui seguenti profili:

I) error in iudicando, decisione ultra petitum, travisamento dei presupposti, violazione e falsa applicazione degli artt. 21 e 23, comma 4, della legge n. 1034/1971 e dell’art. 124 d.lgs. 267/2000;

II) eccesso di potere per inesistente motivazione, inesistenza dei presupposti, contraddittorietà, illogicità e perplessità e violazione della delibera regionale 1426 del 19 marzo 1991 di recepimento della circolare dell’Assessore alla sanità n. 12/91, sui criteri applicativi dell’art. 26 della legge regionale n. 11 del 1984;

III) violazione del giudicato formatosi sulla sentenza n. -OMISSIS- del Consiglio di Stato n. 3961/2002, della stessa delibera regionale n. 1426 del 1991;

VI) illogicità, presupposti erronei ed irrazionalità degli accertamenti cartacei in relazione alla effettiva patologia di cui è affetta la minore.”

La decisione dei giudici

“va ritenuto fondato e quindi accolto il motivo di appello inteso a censurare la declaratoria di improcedibilità del ricorso di primo grado per mancata impugnazione delle delibere medio temporeemanate, con le quali la Regione Campania ha autorizzato l’erogazione dei contributi ed ha impegnato, liquidato e ripartito tra le AA.SS.LL. le somme a ciò necessarie.

La sentenza non chiarisce, infatti, né i contenuti specifici di tali delibere, né la ragione che renderebbero le relative determinazioni definitivamente ostative al soddisfacimento dell’interesse pretensivo vantato dal ricorrente.

La stessa difesa regionale non ha fornito in questa sede elementi idonei a chiarire l’affermazione di improcedibilità in esame, la quale risulta in contraddizione con la statuizione conformativa contenuta nella sentenza 1824/1997 (coperta dal giudicato), che obbligava l’Amministrazione a provvedere «positivamente ed esaustivamente sulla domanda ex Legge Regionale n. 11/84, adottando tutti gli adempimenti necessari».

Del resto, la mancata impugnazione delle determinazioni della Giunta, attuative della legislazione regionale in materia, ha comportato che le deduzioni dell’interessato vadano esaminate con riferimento al quadro normativo rilevante ratione temporis, non potendosi di conseguenza ravvisare una preclusione processuale per la disamina nel merito delle questioni poste nell’atto introduttivo del primo grado.

4. A tal fine occorre ulteriormente precisare che:

– il giudicato formatosi sulla sentenza n. -OMISSIS- del TAR della Campania ha determinato l’obbligo conformativo in capo all’amministrazione di valutare esaustivamente la domanda avanzata dal ricorrente ai sensi della legge regionale n. 11 del 1984, adottando a tal fine tutti gli adempimenti necessari;

– non essendosi ancora consolidata alcuna spettanza in capo alla parte istante, per effetto di un formale provvedimento attributivo del beneficio, nel contenuto delle attività funzionali alla esecuzione del giudicato è stata inclusa anche l’effettuazione, in sede di riesame, di «nuove e più approfondite indagini dirette a vagliare la persistenza dei rigorosi presupposti richiesti dalla normativa di settore» (come puntualizzato nella decisione del Consiglio di Stato n. -OMISSIS-); solo all’esito delle stesse, e quindi in seguito all’emanazione di un provvedimento di concessione, sarebbe stato configurabile «il diritto incondizionato alla percezione del contributo»;

– in linea consequenziale con tale impostazione, la sentenza n. 8130 del 2003, pronunciata dal Tar in sede di ottemperanza, ha incaricato il Commissario ad acta di vagliare la persistenza dei presupposti richiesti ai fini della erogazione del beneficio;

– nondimeno, la verifica condotta dal Commissario ad acta, proprio in ragione delle indicazioni rese in fase di ottemperanza e della consistenza ‘dinamica’ del giudicato in esecuzione, ha dovuto uniformarsi all’interpretazione autentica resa in senso restrittivo dalla legge regionale 25 agosto 1989, n. 16, e ai criteri valutativi contenuti nella successiva delibera n. 1426 del 1991 e nella circolare n. 12 del 1991.

5. La delibera del Commissario ad acta impugnata in primo grado ha dato conto di tale articolato excursusnormativo, oltre che dei parametri ai quali il riesame si è dovuto conformare; e, nel merito, a seguito di revisione della scheda di valutazione già compilata e sulla base dei punteggi stabiliti per le varie aree funzionali, ha confermato il punteggio di 8,20 già in precedenza assegnato alla minore.

6. Ciò posto, le censure svolte in ricorso avverso le valutazioni espresse dal Commissario ad acta non ne intaccano la complessiva attendibilità e coerenza, posto che:

– l’attribuzione del punteggio complessivo emerge all’esito della sommatoria dei punteggi parziali, ripartiti per le diverse aree funzionali;

– sulla base di questa articolata ripartizione dei punteggi, la scheda riesaminata (allegata in atti) consente di comprendere sia i giudizi parziali, sia il percorso logico-valutativo che ha condotto all’esito conclusivo di non ammissibilità al beneficio, sicché non risultano fondate le deduzioni in ordine ad una asserita scarsa intellegibilità dell’atto gravato;

– per contro, se è pur vero che è mancata la sottoposizione della minore ad una nuova visita medica (donde la lamentata natura meramente cartacea dei controlli effettuati), non risultano – e non sono stati dedotti – elementi tali da indurre a ritenere in questa sede che, all’esito di rinnovate indagini medico-legali, sarebbe verosimilmente mutato il giudizio sulla persistenza delle condizioni di ammissibilità al contributo;

– in difetto di elementi apprezzabili in tal senso, che era certamente nella facoltà della parte ricorrente fornire e documentare, e non essendo emersa in sede amministrativa una significativa evoluzione della patologia, non risulta fondata l’affermazione secondo cui il corretto espletamento dell’incarico conferito al Commissario ad acta avrebbe reso comunque necessario un nuovo accertamento diagnostico;

– gli ulteriori accertamenti previsti (in termini meramente facoltativi) nella pronuncia del Consiglio di Stato n. -OMISSIS-avrebbero dovuto appurare «lapersistenza» dei presupposti richiesti dalla normativa di settore, dal che si desume che la carenza dei presupposti originari (evincibile dalla scheda già compilata) avrebbe potuto costituire di per sé una ragione ostativa all’accoglimento della domanda;

– la valutazione espressa dal Commissario ad acta può essere interpretata, appunto, in questo senso, sicché, non essendosi ancora consolidato in capo al richiedente, per effetto di un provvedimento attributivo, il diritto alla erogazione del contributo, la sola carenza originaria dei presupposti, desumibile dalla documentazione esaminata dal Commissario, ha determinato la motivata reiezione dell’istanza;

– a non diverse conclusioni induce l’apparente contraddittorietà tra la valutazione espressa dal Commissario ad acta e l’invalidità (al 100% con diritto all’accompagnamento) accertata nel 1983 dalla commissione sanitaria provinciale per gli invalidi civili, sulla base di una diagnosi di «convulsività e ritardo psico-motorio per sofferenze celebrali», poichè, come già sopra precisato, la legge regionale 25 agosto 1989, n. 16, con una disposizione che ha comportato l’interpretazione autentica dell’art. 26 della legge del 1984, ha previsto che il beneficio poteva essere attribuito soltanto alle famiglie di soggetti portatori di handicap gravissimi, «tali da richiedere cure ed assistenza intense a continuative 24 ore su 24», in ragione della loro «non autosufficienza» e «totale incapacità di provvedere ai bisogni primari».

Tale condizione di inabilità assoluta è stata meglio dettagliata dalle successive disposizioni attuative secondo parametri incentrati su specifiche e differenziate aree funzionali, alle quali è stato attribuito un distinto e proporzionale rilievo ponderale.

Pertanto, le disposizioni regionali rilevanti nel giudizio hanno previsto l’attribuzione del beneficio non alle famiglie di tutti coloro che fossero risultati invalidi civili al 100%, ma soltanto alle famiglie di coloro che non fossero autosufficienti e risultassero bisognosi di assistenza 24 ore su 24, non potendo provvedere affatto – neppure parzialmente – agli atti della vita quotidiana.

7. Per quanto esposto, previo accoglimento del motivo d’appello sulla ammissibilità del ricorso di primo grado, le censure riproposte in questa sede devono essere respinte, in quanto infondate.”

Sulle spese

“La natura delle questioni affrontate e degli interessi implicati giustificano la compensazione delle spese di lite di entrambi i gradi di giudizio.”

 

Precedente Tessera aeroportuale, Tar Lazio sentenza n. 12071 6 dicembre 2017 sulla misura cautelare amministrativa della sospensione del tesserino di accesso aeroportuale da parte dell’Enac nei confronti del dipendente di una società operante in ambito aeroportuale, a seguito di denuncia per il reato di contrabbando di sigarette (art. 291-bis d.P.R. n. 43/1973): in assenza di indicazione delle “ragioni di grave allarme sociale” o dei “gravi motivi inerenti la sicurezza aeroportuale” sottesi alla condotta dell’istante previsti nell’allegato 1, Parte A, paragrafo 6 del Programma Nazionale per la Sicurezza dell’Aviazione Civile, il provvedimento è illegittimo Successivo Sospensione efficacia ordinanza di demolizione, Tar Lazio sentenza n. 12096 6 dicembre 2017 in materia di sospensione ordine di demolizione: la proposizione della domanda di accertamento di conformità, ai sensi dell'art. 36 del d.p.r. n. 380 del 2001, priva temporaneamente di efficacia l'ordinanza di demolizione fino all'eventuale rigetto, espresso o tacito, della suddetta istanza