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Convenzioni scuole paritarie

Sentenza Consiglio di Stato n. 5606 del 14 novembre 2014

– il comma 6 dell’art. 1-bis del decreto-legge n. 250 del 2005 (aggiunto dalla legge di conversione n. 27 del 2006) dispone come visto, in sintesi, che la stipula di nuove convenzioni con le scuole primarie paritarie è possibile soltanto alle condizioni e con le modalità previste con il regolamento previsto dall’art. 345 del d.lgs. n. 297 del 1994, che con tali convenzioni, nel rispetto dei criteri previsti dal detto regolamento, deve essere assicurato alle scuole già parificate un contributo non inferiore a quello corrisposto sulla base delle convenzioni di parifica in essere alla data di entrata in vigore della legge di conversione, e, contestualmente, che le convenzioni di parifica in corso si risolvono di diritto a seguito dell’entrata in vigore del regolamento;

– la possibilità di stipulare nuove convenzioni risulta perciò subordinata all’emanazione del nuovo regolamento, tanto che, per converso, ciò avvenuto, si risolvono le convenzioni in corso per essere evidentemente sostituite con nuove convenzioni, in quanto definite secondo le condizioni e le modalità dettate dal regolamento stesso;

– ne consegue che anche con le scuole già riconosciute come paritarie non si sarebbero potuto stipulare nuove convenzioni prima dell’approvazione del regolamento, valendo l’avvenuta parificazione non a consentire nuove convenzioni in pendenza del regolamento ma, emanato il regolamento ed in conformità ad esso, a garantire alle scuole con le nuove convenzioni un contributo non inferiore a quello dovuto ai sensi delle convenzioni in corso all’entrata in vigore della legge n. 27 del 2006.

Sentenza Consiglio di Stato n. 5606

del 14 novembre 2014

 

[…]

DIRITTO

1. Per l’esame della controversia è necessario richiamare quanto disposto dall’art. 1-bis decreto-legge n. 250 del 2005 (convertito con modificazioni, nella legge n. 27 del 2006, recante misure urgenti, tra l’altro, in materia di scuola), in ordine alla stipula delle convenzioni di parifica con le scuole primarie non statali parificate.

In particolare il comma 6 del detto articolo (aggiunto dalla legge di conversione) dispone che <<Le condizioni e le modalità per la stipula delle nuove convenzioni con le scuole primarie paritarie che ne facciano richiesta, i criteri per la determinazione dell’importo del contributo ed i requisiti prescritti per i gestori e per i docenti sono stabiliti con le norme regolamentari previste dall’articolo 345 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994. Le nuove convenzioni assicurano in via prioritaria alle scuole primarie già parificate, nel rispetto dei criteri definiti con le medesime norme regolamentari, un contributo non inferiore a quello corrisposto sulla base della convenzione di parifica in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Le convenzioni di parifica attualmente in corso con le scuole primarie paritarie si risolvono di diritto al termine dell’anno scolastico in corso alla data di entrata in vigore delle norme regolamentari previste dall’articolo 345 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994.>> (ultimi tre periodi).

2. Nella sentenza di primo grado si afferma, in sintesi, quanto segue.

2.1. E’ erronea l’interpretazione della normativa citata data dall’Amministrazione nel provvedimento impugnato, con cui si è ritenuto che, successivamente all’entrata in vigore della stessa, fosse precluso alle scuole riconosciute paritarie di ottenere nuove convenzioni di parifica, quanto meno fino all’entrata in vigore delle nuove norme regolamentari previste in materia dalla normativa medesima.

Il riconoscimento della parità, dichiarato dal dirigente competente previa verifica dei requisiti richiesti dalla legge n. 62 del 2000, deve infatti restare distinto, precisa il primo giudice, dalle successive convenzioni di parifica, recanti la disciplina dei conseguenti diritti e obblighi, non essendovi perciò alcuna preclusione alla stipula di nuove convenzioni con scuole paritarie già riconosciute e trattandosi, eventualmente, di individuare la disciplina da applicare nelle more dell’adozione del regolamento in materia di convenzioni con le scuole primarie paritarie di cui al citato art. 1-bis.

Ciò che è avvalorato:

– dalla specifica previsione del comma 6 dell’art. 1-bis che, negli ultimi due periodi si riferisce alle scuole paritarie già parificate, assicurando loro la permanenza del contributo assicurato dalla convenzioni precedenti, e che prevede la risoluzione di diritto delle convenzioni di parifica alla data di entrata in vigore del richiamato regolamento di cui all’articolo 345 del d.lgs. n. 297 del 1994 (Testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado);

– dal detto regolamento, quindi approvato con il d.P.R. n. 23 del 2008; dalla lettera n. 4080 del 2008 dello stesso Ufficio che ha emanato il provvedimento impugnato, recante l’invito alle scuole primarie del Lazio a presentare la domanda di convenzionamento entro il 31 marzo 2008, ai sensi del regolamento, con ciò riconoscendo l’ammissibilità di nuove convenzioni anche dopo l’entrata in vigore della legge n. 27 del 2006; dalla nota n. 18593/1 del 2008, indirizzata all’Avvocatura dello Stato, con cui è stato riconosciuto che il convenzionamento per l’anno scolastico 2006/2007 era condizionato alla disponibilità dei finanziamenti per l’intero periodo novennale; dalla lettera dell’Ufficio scolastico regionale per il Lazio, n. 37673 del 2006, con cui si attesta la disponibilità di tali finanziamenti per le convenzioni;

-dovendosi concludere che la stessa legge n. 27 del 2006 consente di stipulare nuove convenzioni di parifica, con l’applicazione a quelle decorrenti dall’anno scolastico 2006-2007 della normativa di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994 e non di quella di cui al d.P.R. n. 23 del 2008, poiché entrato in vigore successivamente, e affermare, di conseguenza, il diritto della ricorrente al convenzionamento e alla connessa erogazione del contributo statale.

2.2. La domanda risarcitoria non è invece fondata, si conclude nella sentenza, quanto all’asserito “danno all’immagine”, non essendo stata fornita la prova della effettiva lesione, mentre è da accogliere per il profilo del danno patrimoniale, pari a € 19.367,00 annui per 5 classi per il biennio 2006-2008, stante la non percezione del contributo conseguente alla mancata stipula della convenzione di parifica, rispetto alla cui illegittimità l’Amministrazione non ha dedotto elementi di giudizio sufficienti a dimostrare l’assenza di colpa, né idonei per la concessione dell’errore scusabile mancando nella specie le circostanze che lo giustificano.

3. Nell’appello si deduce l’erroneità della sentenza:

-a) poiché contraddittoria alla luce della normativa del citato art. 1-bis, per avere sostenuto che le convenzioni di parifica, essendo distinte dal riconoscimento della parità, dovevano essere concesse in automatico pur in assenza del regolamento attuativo;

-b) per avere ritenuto, quanto alla domanda risarcitoria, che l’Amministrazione avrebbe dovuto stipulare la convenzione senza la necessaria copertura finanziaria, in violazione perciò della legge n. 27 del 2006, deducendo evidentemente la colpa della stessa dalla nota n. 37673 del 24 novembre del 2006, di carattere invece soltanto interlocutorio, alla quale non si è dato alcun seguito per la mancanza della copertura finanziaria e per la nuova disposizione intervenuta, nonché resa nel quadro di un complesso procedimento amministrativo la cui documentazione prova l’attenzione data alla questione da parte dell’Amministrazione. Nella denegata ipotesi dell’illegittimità del provvedimento impugnato manca perciò, nella specie, l’elemento soggettivo che il primo giudice ha invece ritenuto invertendo, peraltro, l’onere della relativa prova che, anche se in misura minore nel caso di provvedimento illegittimo, grava pur sempre sul ricorrente.

4. L’appello è fondato, poiché:

– il comma 6 dell’art. 1-bis del decreto-legge n. 250 del 2005 (aggiunto dalla legge di conversione n. 27 del 2006) dispone come visto, in sintesi, che la stipula di nuove convenzioni con le scuole primarie paritarie è possibile soltanto alle condizioni e con le modalità previste con il regolamento previsto dall’art. 345 del d.lgs. n. 297 del 1994, che con tali convenzioni, nel rispetto dei criteri previsti dal detto regolamento, deve essere assicurato alle scuole già parificate un contributo non inferiore a quello corrisposto sulla base delle convenzioni di parifica in essere alla data di entrata in vigore della legge di conversione, e, contestualmente, che le convenzioni di parifica in corso si risolvono di diritto a seguito dell’entrata in vigore del regolamento;

– la possibilità di stipulare nuove convenzioni risulta perciò subordinata all’emanazione del nuovo regolamento, tanto che, per converso, ciò avvenuto, si risolvono le convenzioni in corso per essere evidentemente sostituite con nuove convenzioni, in quanto definite secondo le condizioni e le modalità dettate dal regolamento stesso;

– ne consegue che anche con le scuole già riconosciute come paritarie non si sarebbero potuto stipulare nuove convenzioni prima dell’approvazione del regolamento, valendo l’avvenuta parificazione non a consentire nuove convenzioni in pendenza del regolamento ma, emanato il regolamento ed in conformità ad esso, a garantire alle scuole con le nuove convenzioni un contributo non inferiore a quello dovuto ai sensi delle convenzioni in corso all’entrata in vigore della legge n. 27 del 2006.

Non contrasta con ciò l’avvenuta emanazione del nuovo regolamento in materia di convenzioni di parifica di cui al d.P.R. n. 23 del 2008, poiché regolante le nuove convenzioni a partire dall’anno scolastico 2008-2009; né vi contrastano le note dell’Ufficio scolastico regionale: n. 4080 del 2008, poiché prodotta a seguito dell’emanazione del detto regolamento per comunicare ai gestori delle scuole primarie paritarie la conseguente possibilità di chiedere le nuove convenzioni a partire dall’anno scolastico 2008-2009, in una con la decadenza delle convenzioni in corso, e non riguardante perciò gli anni pregressi; n. 18593/1 del 2008, poiché, insieme con il richiamo delle difficoltà finanziarie per la stipula delle convenzioni per l’anno scolastico 2006-2007, in essa si precisa, d’altro lato, che la stipula non è dovuta “per il solo fatto che la scuola avesse lo statuto di paritaria”, decorrendo questa condizione “solo dall’a.s. 2008/09 e per le scuole paritarie che ne facciano richiesta”, e che il “Il Regolamento Governativo ha disciplinato il rilascio delle convenzioni a partire dall’a.s. 2008/09 ma non riguarda gli aa.ss. 2006/07 e 2007/08 oggetto del contendere del ricorso.

Anche la stessa affermazione che la scuola paritaria debba obbligatoriamente avere la convenzione di parifica non risponde al vero poiché questo sarà un atto dovuto, a domanda ma a decorrere dall’a.s. 2008/09”; né risulta dunque dirimente la nota n. 37673 del 24 novembre 2006, indirizzata alla competente Direzione generale del Ministero, non essendo sufficiente la valutazione espressa in una nota a carattere interlocutorio sulla disponibilità di finanziamenti per nuove convenzioni decorrenti dall’anno scolastico 2006-2007 per dedurne la legittimità di queste (la detta Direzione generale a seguire, il 27 giugno 2007, ha poi emanato la circolare n. 3205/P7, citata nel provvedimento impugnato in primo grado, in cui si afferma, “in attuazione di quanto disposto dalla medesima Legge 27/2006”, di non doversi accogliere le richieste di stipula di nuove convenzioni a partire dall’anno scolastico 2006-2007 “nelle more dell’emanazione…delle norme regolamentari” di cui alla medesima legge).

5. Per le ragioni esposte l’appello è fondato e deve essere accolto.

La particolare articolazione della controversia, in fatto e in diritto, giustifica la compensazione tra le parti delle spese dei due gradi del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’appello in epigrafe n. 9203 del 2012 e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata respinge il ricorso di primo grado.

Compensa tra le parti le spese dei due gradi del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 7 ottobre 2014 […]