Conversione permesso di soggiorno lavoro stagionale in subordinato: occorre nuova procedura ordinaria

Sul tema della conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato si è recentemente pronunciato il Consiglio di Stato.

Non è consentito il rinnovo automatico o la conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, a semplice richiesta dello straniero interessato, ove sia mancato il rientro nel Paese d’origine alla scadenza del titolo per lavoro stagionale e l’avvio di una nuova ordinaria procedura per conseguire l’autorizzazione a lavorare in Italia.

L’art. 24, comma 4, t.u. 25 luglio 1998, n. 286, consente infatti la conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso per lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato «qualora se ne verifichino le condizioni»; ma, avendo lo straniero usufruito di una procedura agevolata per poter conseguire il permesso per lavoro stagionale, regolata da un proprio regime dei flussi di ingresso previsti dall’art. 3, comma 4, t.u. dell’immigrazione, egli è tenuto allo stretto rispetto di tutte le regole del titolo conseguito, tra cui il rientro nel paese di origine alla scadenza, senza che questa sua condizione di ‘lavoratore stagionale’ possa consentirgli di percorrere una via ‘privilegiata’ per la permanenza nel nostro territorio, eludendo le limitazioni di cui al citato art. 3, comma 4.

Ove si ritenesse sufficiente per ottenere la conversione l’inoltro della relativa domanda prima della scadenza del permesso di lavoro stagionale, risulterebbe elusa la normativa sull’ingresso controllato nel territorio nazionale, di cui all’art. 3, comma 4, t.u. n. 286 del 1998.

Peraltro, se è vero che il legislatore ha inteso rendere più semplice l’immigrazione stagionale al fine di incentivarla e di invogliare i lavoratori stranieri a preferire questa formula rispetto a quella della immigrazione ordinaria, è altresì certo che tale procedimento non può essere utilizzato per poi ottenere un permesso di soggiorno per lavoro a tempo indeterminato in elusione della specifica disciplina che regola il rilascio di quest’ultimo e delle specifiche quote di ingresso stabilite.

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Consiglio di Stato sentenza n. 4366 19 ottobre 2016

[…]

per la riforma

della sentenza del T.A.R. per la Toscana, Sez. II, n. 1398/2011, resa tra le parti;

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Con decreto n. 248 del 3 novembre 2009 il Questore di Pisa ha respinto l’istanza di conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale, della durata di 270 giorni ed efficace sino al 29 ottobre 2009, in permesso di soggiorno per lavoro subordinato presentata l’11 settembre 2008 dall’appellante, cittadino albanese.

Il diniego è stato emanato sul rilievo che tale conversione è possibile solo in presenza di condizioni prestabilite, e cioè attivando le ordinarie procedure che comportano il rientro dello straniero nello Stato di appartenenza e con un contratto di lavoro, autorizzato nei limiti delle quote previste dal T.U. immigrazione.

2. Con il ricorso n. 2034 del 2009, proposto al Tar per la Toscana, l’interessato ha impugnato tale diniego, chiedendone l’annullamento.

Il Tar, con la sentenza n. 1398 del 19 settembre 2011, ha respinto il ricorso ed ha condannato il ricorrente alle spese e agli onorari del giudizio, liquidate in € 2.000,00.

3. Con l’appello in esame, notificato il 22 marzo 2012 e depositato il successivo 11 aprile, l’interessato ha chiesto che, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado sia accolto, deducendo l’erroneità della sentenza sul rilievo che:

a) nelle more della efficacia del permesso di soggiorno stagionale, avente scadenza il 29 ottobre 2009, ha stipulato, in data 14 ottobre 2009, un contratto di lavoro a tempo indeterminato con la ditta -OMISSIS- e ciò consentiva, ai sensi dell’art. 5, comma 5, t.u. n. 286 del 1998, di ottenere il permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo indeterminato. A tal fine non era necessario il rispetto della condizione prevista dal comma 4 dell’art. 24, t.u. n. 286, e cioè di essere «rientrato nello Stato di provenienza». Del resto, ad avviso dell’appellante, non avrebbe alcun senso né logico né giuridico richiedere tale requisito anche per ottenere la conversione del permesso stagionale in lavoro subordinato a tempo indeterminato;

b) è stato violato l’art. 5, comma 5, t.u. n. 286 del 1998, non avendo erroneamente l’Amministrazione prima ed il Tar poi valutato che medio tempore l’appellante era stato assunto con contratto a tempo indeterminato, ritenendo tale circostanza ex se ininfluente in mancanza del presupposto del rientro in Patria;

c) il diniego di conversione del permesso di soggiorno doveva essere preceduto dal preavviso di rigetto ex art. 10 bis, l. n. 241 del 1990, non applicandosi alla fattispecie, diversamente da quanto affermato dal Tar, l’art. 21 octies della stessa l. n. 241.

4. Si sono costituiti il giudizio la Questura di Pisa ed il Ministero dell’interno, che hanno chiesto il rigetto dell’appello.

5. Con l’ordinanza n. 1656 del 4 maggio 2012, la Sezione ha accolto l’istanza cautelare di sospensione della esecutività della sentenza appellata.

6. Alla pubblica udienza del 13 ottobre 2016, la causa è stata trattenuta per la decisione.

7. Ritiene la Sezione che l’appello è infondato e va respinto.

Il Collegio non ha motivo di discostarsi dalla consolidata giurisprudenza della Sezione secondo cui non è consentito il rinnovo automatico o la conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, a semplice richiesta dello straniero interessato, ove sia mancato il rientro nel Paese d’origine alla scadenza del titolo per lavoro stagionale e l’avvio di una nuova ordinaria procedura per conseguire l’autorizzazione a lavorare in Italia (tra le tante, Sez. III, 28 settembre 2015, n. 4532; Sez. III, 10 luglio 2015, n. 3472; Sez. III, 20 gennaio 2015, n. 148).

L’art. 24, comma 4, t.u. 25 luglio 1998, n. 286, consente infatti la conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso per lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, «qualora se ne verifichino le condizioni»; ma, avendo lo straniero usufruito di una procedura agevolata per poter conseguire il permesso per lavoro stagionale, regolata da un proprio regime dei flussi di ingresso previsti dall’art. 3, comma 4, t.u. dell’immigrazione, egli è tenuto allo stretto rispetto di tutte le regole del titolo conseguito, tra cui il rientro nel paese di origine alla scadenza, senza che questa sua condizione di ‘lavoratore stagionale’ possa consentirgli di percorrere una via ‘privilegiata’ per la permanenza nel nostro territorio, eludendo le limitazioni di cui al citato art. 3, comma 4.

Ove si ritenesse sufficiente, come afferma l’appellante, per ottenere la conversione l’inoltro della relativa domanda prima della scadenza del permesso di lavoro stagionale, risulterebbe elusa la normativa sull’ingresso controllato nel territorio nazionale, di cui all’art. 3, comma 4, t.u. n. 286 del 1998.

Peraltro, se è vero che il legislatore ha inteso rendere più semplice l’immigrazione stagionale al fine di incentivarla e di invogliare i lavoratori stranieri a preferire questa formula rispetto a quella della immigrazione ordinaria, è altresì certo che tale procedimento non può essere utilizzato per poi ottenere un permesso di soggiorno per lavoro a tempo indeterminato in elusione della specifica disciplina che regola il rilascio di quest’ultimo e delle specifiche quote di ingresso stabilite.

L’appellante avrebbe dovuto fare rientro nel paese di origine, per poi rientrare in Italia con visto di ingresso e autorizzazione al lavoro della Direzione Provinciale del Lavoro ex art. 24, t.u. n. 286 del 1998.

8. Le argomentazione esposte sub 7 portano alla reiezione anche del secondo motivo di appello, con il quale si lamenta la violazione dell’art. 5, comma 5, t.u. n. 286 del 1998, che consente all’Amministrazione di tenere conto degli elementi sopraggiunti: tale disposizione non è applicabile alla richiesta di conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

9. Non è suscettibile di positiva valutazione neanche il terzo motivo di appello, avendo correttamente il Tar fatto applicazione dell’art. 21 octies, l. 7 agosto 1990, n. 241, atteso che la partecipazione al procedimento dell’interessato non avrebbe comunque potuto portare ad un esito diverso dello stesso.

10. In conclusione, l’appello va respinto, ma le spese del secondo grado di giudizio possono essere compensate tra le parti, attesa la natura delle questioni esaminate.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) respinge l’appello n. 2693 del 2012.

Compensa tra le parti le spese e gli onorari del secondo grado del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistono i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità, nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare l’appellante e le altre parti coinvolte nel procedimento amministrativo.

Così deciso in Roma, presso la sede del Consiglio di Stato, Palazzo Spada, nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2016 […]

 

 

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