Corsi a numero chiuso, principio di stabilizzazione valido solo per abilitazioni professionali

Consiglio di Stato sentenza n. 4363 18 settembre 2015

L’art. 4, comma 2-bis, d.l. 30 giugno 2005, n. 115, convertito dalla legge 17 agosto 2005, n. 168, secondo il quale “conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono i candidati, in possesso dei titoli per  partecipare  al  concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte  ed  orali  previste  dal  bando,  anche se l’ammissione alle medesime   o   la   ripetizione  della  valutazione  da  parte  della commissione   sia   stata   operata   a   seguito   di  provvedimenti giurisdizionali o di autotutela” è una norma di stretta interpretazione, applicabile alle sole abilitazioni professionali e insuscettibile di estensione ai concorsi pubblici, connotati dalla presenza di controinteressati e dalla naturale limitatezza dei posti messi a concorso.

L’apposizione di un codice identificativo alfanumerico sulle buste e sui moduli non altera le condizioni di correttezza delle prove di ammissione, neppure nel caso in cui fosse imposto ai candidati di esibire sui banchi il proprio documento di identità, non essendo tali modalità, anche in considerazione del sistema di correzione, inidoneo non solo in concreto, ma anche in astratto, ad influire sulle valutazioni e sull’esito delle prove preselettive e ad intaccare le regole dell’anonimato e della segretezza delle operazioni concorsuali o a violare i principi di imparzialità delle relative valutazioni e di parità di trattamento tra i candidati.

 

Consiglio di Stato sentenza n. 4363 18 settembre 2015

[…]

1. PREMESSO che, giusta segnalazione alle parti all’odierna udienza camerale, sussistono i presupposti per definire la causa con sentenza in forma semplificata;

2. RITENUTA l’infondatezza del primo motivo d’appello – con cui si deduce l’erroneità della statuizione reiettiva dell’eccezione di sopravvenuta cessazione della materia del contendere in applicazione dell’art. 4, comma 2-bis, d.l. 30 giugno 2005, n. 115, convertito dalla legge 17 agosto 2005, n. 168, essendosi gli odierni appellanti immatricolati in forza di ordinanza cautelare e avendo gli stessi sostenuto esami di profitto –, essendo l’invocata disposizione legislativa una norma di stretta interpretazione, applicabile alle sole abilitazioni professionali e insuscettibile di estensione ai concorsi pubblici, connotati dalla presenza di controinteressati e dalla naturale limitatezza dei posti messi a concorso (v., per tutte, Cons. Stato, VI, 21 luglio 2010, n. 4771; 21 settembre 2010, n. 7002; Corte Cost. 9 aprile 2009, n. 108);

3. RITENUTA, altresì, l’infondatezza del secondo motivo d’appello – con cui si deduce l’erroneità della reiezione della censura di violazione dell’anonimato –, essendo all’uopo sufficiente richiamare il precedente specifico di questa Sezione (sentenza 26 gennaio 2015, n. 315), da cui non v’è ragione di discostarsi, secondo cui l’apposizione di un codice identificativo alfanumerico sulle buste e sui moduli non altera le condizioni di correttezza delle prove di ammissione, neppure nel caso in cui fosse imposto ai candidati di esibire sui banchi il proprio documento di identità, non essendo tali modalità, anche in considerazione del sistema di correzione, inidoneo non solo in concreto, ma anche in astratto, ad influire sulle valutazioni e sull’esito delle prove preselettive e ad intaccare le regole dell’anonimato e della segretezza delle operazioni concorsuali o a violare i principi di imparzialità delle relative valutazioni e di parità di trattamento tra i candidati (s’intendono qui richiamate integralmente le articolate motivazioni del citato precedente, ai sensi degli artt. 60 e 74 Cod. proc. amm.);

4. RILEVATO che, per le esposte ragioni, di natura assorbente, s’impone il rigetto dell’appello, con conseguente conferma dell’appellata sentenza;

5. RITENUTI i presupposti di legge per dichiarare le spese del presente grado integralmente compensate tra le parti;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto (ricorso n. 7057 del 2015), lo respinge e, per l’effetto, conferma l’appellata sentenza, a spese del presente grado di giudizio integralmente compensate tra le parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 17 settembre 2015 […]

 

 

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