Decreto condanna per eccessiva durata processo e giurisdizione

Il decreto di condanna emesso ai sensi dell’art. 3 della Legge 24 Marzo 2001 n° 89 (in tema di eccessiva durata del processo) ha natura decisoria in materia di diritti soggettivi ed, essendo idoneo ad assumere valore ed efficacia di giudicato, vale ai fini dell’ammissibilità del ricorso di ottemperanza di cui agli artt. 112 e seguenti c.p.a.. Con la precisazione che: a) il giudizio di ottemperanza è limitato alla stretta esecuzione del giudicato del quale si domanda l’attuazione ed esula dal suo ambito la cognizione di qualsiasi altra domanda comunque correlata al giudicato stesso; b) l’ottemperanza è esperibile indipendentemente da ogni disposizione concernente l’esecuzione civile, attesa la totale diversità ontologica delle due azioni; c) l’esecuzione dell’ordine del giudice costituisce un inderogabile dovere d’ufficio per la P.A. cui l’ordine è rivolto, nonché per i suoi rappresentanti e funzionari.

Tar Puglia sentenza n. 2643 13 agosto 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

Con decreto pubblicato in data 30 Ottobre 2013 la Corte d’Appello di Lecce, in accoglimento della domanda di equa riparazione proposta dal Sig. OMISSIS (ai sensi della Legge n° 89/2001) per la irragionevole durata del processo civile celebrato (dal 1983 al 2008) presso il Tribunale di Bari, ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento della somma di € 21.250,00 in favore del medesimo, oltre gli interessi legali dalla domanda.

Con il ricorso introduttivo del presente giudizio di ottemperanza, pertanto, il Sig. OMISSIS ha richiesto l’esecuzione del giudicato formatosi in relazione al decreto citato, con la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento delle somme portate dal predetto decreto della Corte d’Appello di Lecce.

Si è costituito in giudizio, tramite l’Avvocatura erariale, il Ministero della Giustizia, depositando una breve memoria difensiva con cui ha chiesto la declaratoria di inammissibilità ed, in ogni caso, la reiezione del ricorso di ottemperanza.

Alla Camera di Consiglio del 30 Luglio 2015, su richiesta di parte, la causa è stata posta in decisione.

Il ricorso di ottemperanza è fondato e va accolto.

Si deve premettere che la pretesa è stata azionata ai sensi dell’art. 112, secondo comma lett. c), del Codice del Processo Amministrativo, statuente che il giudizio di ottemperanza è esperibile per conseguire l’attuazione delle sentenze passate in giudicato e degli altri provvedimenti ad esse equiparati del Giudice Ordinario: tra questi si deve far rientrare anche il decreto in esame.

Infatti – alla stregua dell’insegnamento giurisprudenziale prevalente e condivisibile – il decreto di condanna emesso ai sensi dell’art. 3 della Legge 24 Marzo 2001 n° 89 (in tema di eccessiva durata del processo) ha natura decisoria in materia di diritti soggettivi ed, essendo idoneo ad assumere valore ed efficacia di giudicato, vale ai fini dell’ammissibilità del ricorso di ottemperanza di cui agli artt. 112 e seguenti c.p.a. (ex multis: Consiglio di Stato, IV Sezione, 23 Agosto 2010 n° 5915).

Con la precisazione che: a) il giudizio di ottemperanza è limitato alla stretta esecuzione del giudicato del quale si domanda l’attuazione ed esula dal suo ambito la cognizione di qualsiasi altra domanda comunque correlata al giudicato stesso; b) l’ottemperanza è esperibile indipendentemente da ogni disposizione concernente l’esecuzione civile, attesa la totale diversità ontologica delle due azioni; c) l’esecuzione dell’ordine del giudice costituisce un inderogabile dovere d’ufficio per la P.A. cui l’ordine è rivolto, nonché per i suoi rappresentanti e funzionari.

Ciò rammentato, si ritiene che nel caso di specie non vi siano ragioni per denegare la richiesta esecuzione del giudicato dell’A.G.O..

Ed invero, sotto il profilo sostanziale, il Ministero resistente non ha efficacemente contestato in punto di fatto la pretesa “ex adverso” dedotta.

Quanto al profilo processuale, il Collegio rileva la regolarità in rito del ricorso di ottemperanza (debitamente notificato presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato), poichè nella fattispecie in esame risultano osservati sia il dimezzamento dei termini per il deposito del ricorso ex art. 87 terzo comma c.p.a., sia il disposto dell’art. 114 secondo comma c.p.a., atteso che il decreto di cui in premessa ha comprovata valenza di cosa giudicata, essendo stato allegata l’attestazione rilasciata (in data 6 Maggio 2015) dalla Corte d’Appello di Lecce dalla quale risulta l’assenza di proposizione di ricorso in Cassazione nel termine di cui all’art. 327 c.p.c..

Inoltre, il predetto decreto della Corte d’Appello di Lecce è stato notificato, in forma esecutiva, il 13 Febbraio 2014 al Ministero della Giustizia, sicchè sussistono i presupposti di cui all’art. 14 primo comma del Decreto Legge 31 Dicembre 1996 n. 669, convertito in Legge 28 Febbraio 1997 n. 30 e ss.mm., secondo il quale l’azione esecutiva nei confronti della Pubblica Amministrazione (debitrice di somme di denaro) non può essere iniziata se non dopo l’infruttuosa scadenza del termine di centoventi giorni, decorrente dalla notifica alla P.A. del titolo esecutivo.

Per quanto concerne, poi, la legittimazione passiva al pagamento degli indennizzi conseguenti all’applicazione della Legge 24 Marzo 2001 n° 89, in adesione all’orientamento espresso sul punto anche di recente dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, deve ritenersi che, nel caso di specie, tale pagamento sia dovuto dal Ministero della Giustizia, giacché: a) da un lato, le parti nel giudizio di ottemperanza conservano la stessa posizione processuale avuta nel giudizio terminato con la pronuncia da ottemperare; b) d’altro lato, il Ministero della Giustizia, ai sensi dell’art. 3 secondo comma della Legge n° 89/2001, è competente per i ritardi dei procedimenti dinanzi ai giudici ordinari ed ai giudici militari, mentre non lo è per tutti gli altri casi (e nella vicenda in esame la domanda di equa riparazione ha avuto ad oggetto il danno sofferto per l’irragionevole durata di un processo civile).

In conclusione, considerato il rituale esercizio (ai sensi degli artt. 87 e 114 c.p.a.) dell’azione ex art. 112, secondo comma lett. c), dello stesso c.p.a., ritiene il Collegio che sussistano tutti i presupposti per accogliere il ricorso di ottemperanza in oggetto e, conseguentemente, deve essere dichiarato l’obbligo del Ministero della Giustizia di dare esecuzione al decreto di cui in epigrafe e ordinato alla predetta Amministrazione di corrispondere al ricorrente, nel termine di giorni 30 (trenta) decorrenti dalla comunicazione o notifica della presente decisione, le somme portate dal decreto indicato in premessa.

Le spese del presente giudizio di ottemperanza, ex art. 91 c.p.c., seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

In particolare, le suddette spese processuali vengono liquidate forfettariamente applicando i criteri dettati dal D.M. 10 Marzo 2014 n° 55 e dal D.M. 20 Luglio 2012 n° 140, nella misura minima (ridotta della metà secondo l’art. 9 del D.M. n° 140/2012 ), criteri applicabili a questo giudizio di ottemperanza per analogia ex art. 3 D.M. 10 Marzo 2014 n° 55 (tenuto conto della semplicità giuridica della controversia, del suo carattere ripetitivo e del fatto che nel presente giudizio sono individuabili solo le fasi di studio, introduttiva e decisoria).

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Terza, definitivamente pronunciando sul ricorso di ottemperanza, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e nei termini precisati in motivazione.

Condanna il Ministero della Giustizia, in persona del Ministro in carica, al pagamento in favore del ricorrente delle spese del presente giudizio di ottemperanza, liquidate in complessivi € 400,00 (Quattrocento/00), oltre I.V.A. e C.A.P. nelle misure di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Lecce nella Camera di Consiglio del giorno 30 Luglio 2015 […]

 

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