Decreto di espulsione, sospensione, sottoposizione a procedimento penale

Il Giudice di Pace innanzi al quale lo straniero abbia impugnato il decreto di espulsione emesso dal Prefetto nei suoi confronti, non può sospendere tale provvedimento sul presupposto della sottoposizione a procedimento penale in Italia dell’impugnante.

Non vi è in tal caso violazione dell’art. 24 Cost..

Ordinanza n. 19140 del 10 settembre 2014

 

Che nella relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. si legge quanto

segue:

<<1. — La sig.ra omissis, cittadina brasiliana, impugnò dinanzi al Giudice di pace di Avellino il

decreto di espulsione

emesso nei suoi confronti dal Prefetto della medesima città l’11 febbraio 2013 a seguito della revoca della carta di soggiorno rilasciatale per motivi familiari.

La ricorrente chiese sia l’annullamento del decreto, sia la sospensione dello stesso essendo lei sottoposta a procedimento penale in Italia.

Il Giudice di pace ha escluso l’applicabilità del

divieto di espulsione

di cui all’art. 19, comma 2 lett. c), d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, essendo cessata la convivenza della ricorrente con il marito italiano, ma ha comunque sospeso l’esecutività del decreto impugnato sino alla definizione del procedimento penale pendente a carico della ricorrente stessa, ritenendo che ciò s’imponga a garanzia dell’effettività del diritto di difesa, costituzionalmente tutelato, nel giudizio penale.

Il Prefetto di Avellino ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo di censura, cui non ha resistito l’intimata.

2.    — Va preliminarmente rilevato che non risulta (almeno dal fascicolo regolamentare) eseguito, allo stato, il deposito dell’avviso di ricevimento della raccomandata relativa alla notifica del ricorso per cassazione all’intimata a mezzo del servizio postale. Ove l’omissione persista il ricorso dovrà essere dichiarato inammissibile (Cass. Sez. Un. 627/2008).

3.    – Quanto al merito del ricorso, con l’ unico motivo di censura si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt 17 e 18 d.lgs. 1° settembre 2011, n.150 e dell’art 13, comma 3, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, osservando che il potere del giudice di sospendere il provvedimento impugnato è previsto soltanto con riguardo all’allontanamento del cittadino di un altro stato dell’Unione europea (art. 17, comma 5, d.lgs. n. 150 del 2011, cit.), non anche con riguardo all’espulsione del cittadino extracomunitario.

3.1. – La censura è fondata, anche se il ragionamento del ricorrente va meglio puntualizzato.

Il potere di sospensione che il Giudice di pace

ha ritenuto di esercitare, infatti, a differenza di quello di cui all’art 17, comma 5, d.lgs. cit, non ha natura cautelare: esso non ha alcun legame con l’esito del giudizio d’impugnazione in corso, di cui tenda ad assicurare la pratica operatività, ma è dichiaratamente rivolto a una finalità — la tutela dell’effettività del diritto di difesa in un processo penale — esterna a quel giudizio. Un siffatto potere non è dato al giudice neppure con riguardo all’allontanamento dei cittadini di paesi dell’Unione europea, postulando esso, in realtà, la temporanea inespellibilità dell’interessato, e dunque l’illegittimità del decreto di espulsione, che non è prevista da alcuna norma.

Né può affermarsi che ciò contrasti con l’art. 24 Cost., dato che in caso di sottoposizione dell’espulso a procedimento penale in Italia l’esercizio da parte sua del diritto di difesa è assicurato dalla previsione di cui all’art 17 d.lgs. n. 286 del 1998, essendo priva di rilievo la circostanza, a torto valorizzata dal Giudice di pace, che l’autorizzazione al rientro in territorio italiano sia rilasciata, in base a tale norma, dal questore e non direttamente dal giudice. >>;

che tale relazione è stata comunicata al P.M. e notificata agli avvocati delle parti costituite;

che la parte ricorrente ha presentato memoria;

CONSIDERATO
Che il Collegio condivide le considerazioni di cui sopra, precisando peraltro che l’avviso di ricevimento mancante è stato prodotto;

che pertanto il ricorso va accolto e il provvedimento impugnato va cassato;

che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito in questa sede, ai sensi dell’art. 384, secondo comma ultima parte, c.p.c., con il rigetto del ricorso al Giudice di pace anche nella parte relativa alla richiesta di sospensione del decreto di espulsione;

che la particolarità della inedita questione affrontata giustifica la compensazione tra le parti delle spese dell’intero giudizio, sia di merito che di legittimità;

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa il provvedimento impugnato e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso al Giudice di pace anche nella parte relativa alla richiesta di sospensione del decreto di espulsione e dichiara compensate tra le parti le spese dell’intero giudizio.