Differimento diritto di accesso nelle procedure concorsuali ex art. 4, comma 1 lett. f) d. m. 415/94: Tar Lazio sentenza n. 2072 22 febbraio 2018

In materia di esercizio del diritto di accesso nei pubblici concorsi, è legittimo il provvedimento che differisce l’accesso ai documenti relativi alla posizione dei candidati idonei diversi dal richiedente all’esito dell’esaurimento delle prove concorsuali, secondo quanto disposto dall’art. 4, comma 1, lett. f), del d.m. n. 415/1994.

Vedi anche:

Richiesta accesso agli atti, quando è illegittimo il diniego?

Diritto di accesso e comparazione retribuzione di risultato dirigenti

Accesso agli atti di gara tempistica ex art 53 dlgs 50 2016: no differimento per la documentazione amministrativa sui requisiti soggettivi degli altri concorrenti

Trenitalia, diritto di accesso difensivo, segreto tecnico o commerciale, motivata e comprovata dichiarazione

Diritto di accesso: spetta alla PA indicare atti inesistenti che non può esibire

Decreto Foia 97 2016, accesso generalizzato: quando è abuso del diritto? | Obblighi di trasparenza per le pubbliche amministrazioni, giurisprudenza

 

Tar Lazio sentenza n. 2072 22 febbraio 2018

Il ragionamento dei giudici

“il Collegio ritiene prive di pregio le censure sollevate dalla ricorrente nei confronti degli impugnati provvedimenti con cui, al cospetto di una istanza di accesso piuttosto articolata, in quanto relativa a numerosi atti di una procedura concorsuale in itinere, l’Amministrazione ha consentito senza indugio l’accesso dei documenti riferibili alla ricorrente, mentre ha disposto il solo differimento di quelli relativi alla posizione di altri candidati.

Ed invero, come si evince dalla lettura del secondo dei provvedimenti impugnati, il differimento dell’accesso alla documentazione richiesta dalla ricorrente è stato disposto, in applicazione dell’art. 4, primo comma lett. f), d. m. n. 415/1994, “ai fini della provvisoria tutela della celerità dell’azione amministrativa, relativa al concorso in atto, e della riservatezza dei terzi candidati interessati”.

In buona sostanza, l’Amministrazione, nell’istruire l’istanza presentata dalla ricorrente, ha applicato una norma regolamentare, non impugnata, che dispone espressamente il differimento dell’accesso della documentazione delle commissioni giudicatrici di concorso, fino alla adozione, da parte dell’Amministrazione, del provvedimento conclusivo del relativo procedimento (cfr. art. 4, primo comma, lett. f), d. m. 10 maggio 1994, n. 415).

L’Amministrazione, pertanto, non ha fatto uso di un potere discrezionale, ma si è limitata ad applicare pedissequamente la pertinente disciplina generale prevista per le ipotesi quale quella in controversia, con conseguente inconferenza delle censure di eccesso di potere, in proposito dedotte.

Infatti, la ricorrente, mediante la sopra riportata motivazione per relationem, ha avuto piena contezza delle ragioni del parziale differimento del richiesto accesso, e della riferibilità di tali ragioni non allo specifico procedimento concorsuale cui ha partecipato, bensì a una disposizione di carattere organizzativo e di portata generale relativa ai procedimenti concorsuali per l’accesso al pubblico impiego, di cui l’Amministrazione dell’interno si è dotata.

Tanto precisato, aggiunge il Collegio che la giurisprudenza amministrativa si è recentemente espressa in una fattispecie relativa a istanza di accesso agli atti relativi all’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, ritenendo che un analogo differimento sia conforme alle norme enucleabili dagli artt. 24, comma 4 (“L’accesso ai documenti amministrativi non può essere negato ove sia sufficiente fare ricorso al potere di differimento”), e 25, comma 3, della l. 241/90 (“Il rifiuto, il differimento e la limitazione dell’accesso sono ammessi nei casi e nei limiti stabiliti dall’articolo 24 e debbono essere motivati”), nonché dall’art. 9 del d.P.R. n. 184 del 2006 (“1. Il rifiuto, la limitazione o il differimento dell’accesso richiesto in via formale sono motivati, a cura del responsabile del procedimento di accesso, con riferimento specifico alla normativa vigente, alla individuazione delle categorie di cui all’articolo 24 della legge, ed alle circostanze di fatto per cui la richiesta non può essere accolta così come proposta.

2. Il differimento dell’accesso è disposto ove sia sufficiente per assicurare una temporanea tutela agli interessi di cui all’articolo 24, comma 6, della legge, o per salvaguardare specifiche esigenze dell’amministrazione, specie nella fase preparatoria dei provvedimenti, in relazione a documenti la cui conoscenza possa compromettere il buon andamento dell’azione amministrativa”.

3. L’atto che dispone il differimento dell’accesso ne indica la durata”), stante “l’evidente necessità di non intralciare la conclusione del procedimento in corso assicurando al contempo la riservatezza dei lavori della Commissione e la tutela dell’anonimato” (cfr. Cons. di Stato, Sez. IV, 4 dicembre 2017, n. 5726).

Osserva il Collegio che i principi enucleabili dalla decisione ora richiamata valorizzano proprio quelle medesime esigenze poste a base dell’art. 4, comma 1, lett. f), del d. m. 415/94, applicato dall’Amministrazione nel caso che ne occupa, in linea, peraltro, con analogo orientamento del giudice di appello che, con specifico riferimento a una procedura concorsuale per l’accesso a pubblico impiego, e sempre in relazione a un differimento di accesso agli atti, ha precisato che esso non nega l’interesse del privato, ma si limita a rinviarne il soddisfacimento a una data successiva, a tutela al tempo stesso dell’interesse pubblico alla riservatezza e alla speditezza delle operazioni concorsuali (cfr. Cons. di Stato, Sez. IV, 4 aprile 2012, n. 2005).

Il Collegio, nel condividere i principi sopra enunciati, non ravvisa alcun motivo per discostarsene nel caso in esame, tenuto conto che il differimento non pregiudica affatto il diritto di difesa, come rappresentato con il ricorso; ed invero, la ricorrente ha già impugnato la valutazione negativa conseguita nel concorso di cui trattasi sulla base degli atti già trasmessi dall’Amministrazione all’esito dell’istanza di accesso, e la controversia in tal modo instaurata può essere estesa, occorrendo, agli atti non ancora ostesi, una volta disponibili, a mezzo di motivi aggiunti ex art. 43 c.p.a..

Alle suesposte considerazioni consegue, in conclusione, il rigetto del ricorso; non si dispone in ordine alle spese di lite in ragione della mancata costituzione in giudizio dell’intimata Amministrazione.”

Il fatto e le contestazioni

“Premette la ricorrente, già agente della P.S. in servizio presso la Questura di Pordenone, di avere partecipato al concorso pubblico per esami a 320 posti per l’accesso al corso di formazione per la nomina alla qualifica di Vice Ispettore del ruolo degli Ispettori della Polizia di Stato indetto con d.C.P. del 17 dicembre 2015, ma di non avere superato le prove scritte e di essere stata esclusa dalla prova orale.

Precisa di avere, quindi, impugnato l’esclusione dalla procedura concorsuale con ricorso iscritto innanzi al T.A.R. del Lazio – Roma al n. R.G. 5653/2017, e di avere presentato istanza di accesso agli atti il 4 giugno 2017, motivata con esplicito riferimento all’esigenza di tutelare le proprie posizioni soggettive in sede giudiziaria, chiedendo, in particolare, la copia: 1) del proprio elaborato; 2) del verbale di correzione ad esso riferito; 3) del verbale dei criteri di valutazione della prova scritta; 4) del verbale di correzione di tutti gli elaborati; 5) degli elaborati di venti candidati ammessi con il punteggio pari o superiore a 6/10 (doc. 1: copia istanza accesso agli atti).

Impugna, ora, il provvedimento in epigrafe del 4 luglio 2017, con cui l’Amministrazione intimata, nell’assentire l’ostensione della documentazione relativa alla ricorrente, ha, invece, escluso gli elaborati e verbali di correzione dei candidati valutati idonei, disponendone il differimento ai sensi dell’art. 4, comma 1^, lett. f) d. m. n. 415/1994, all’esito dell’esaurimento delle prove concorsuali in parola.

Riferisce la ricorrente di avere, pertanto, presentato domanda di riesame alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ex art. 25, comma 4, L. 241/1990, che, con parere datato 7 settembre 2017, ha accolto la domanda di riesame.

Impugna, pertanto, anche l’ulteriore nota in epigrafe del 17 ottobre 2017, con cui è stato ribadito il precedente provvedimento di differimento del 4 luglio 2017.

Ritenendone l’illegittimità, la ricorrente ne chiede l’annullamento alla stregua dei seguenti motivi:

Violazione degli artt. 1, 3, 22, commi 1, lett. b) e 6, e 24 della l. n. 241/1990. Violazione degli artt. 3, 24, 97 e 113 della Costituzione. Violazione dei principi di trasparenza, ragionevolezza, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa. Eccesso di potere per manifesta contraddittorietà, difetto d’istruttoria e travisamento dei fatti.

Lamenta il vizio della motivazione assunta dall’Amministrazione a sostegno del differimento dell’accesso ai documenti sino alla conclusione delle prove concorsuali, ritenendo l’insussistenza di alcuna esigenza di riservatezza di terzi e l’assenza di alcuna opportunità di attendere la conclusione dell’intera procedura concorsuale; evidenzia come, invece, sia stata pretermessa del tutto l’urgente esigenza della ricorrente di essere messa nelle condizioni di meglio vagliare l’opportunità della prosecuzione della già intrapresa procedura giudiziaria, e sia stato, di fatto, compresso l’interesse di cui è portatrice senza che tale sacrifico sia giustificato in ragione di un altrui o pubblico interesse.

La ricorrente conclude chiedendo, in accoglimento degli esposti motivi, la declaratoria del diritto di accedere in modo integrale a tutti gli atti dalla medesima richiesti con domanda del 4 giungo 2017.

L’intimato Ministero dell’interno non si è costituito in giudizio.”

Precedente Test Medicina 2013, doppia graduatoria, ricorso per mancata attribuzione ab origine del bonus maturità previsto dalla normativa vigente al momento della presentazione della domanda da parte del candidato: Tar Lazio sentenza n. 2027 21 febbraio 2018 Successivo Art 2 d.lgs. 33 2013 aggiornato