Diniego rinnovo permesso di soggiorno, ricorso per mancata comunicazione del preavviso di rigetto e per omessa traduzione degli atti amministrativi impugnati nella lingua dello straniero: Tar Lazio sentenza n. 1892 19 febbraio 2018

Nel procedimento relativo al mancato rinnovo del permesso di soggiorno la mancata comunicazione del preavviso di rigetto non comporta ex se l’illegittimità del provvedimento finale, in quanto l’art. 10 bis, l. 7 agosto 1990 n. 241 va interpretata alla luce del successivo art. 21 octies, comma 2, il quale impone al giudice di non annullare formalisticamente l’atto, ma di valutare il contenuto sostanziale del provvedimento alla luce del caso concreto.

…che nella fattispecie in oggetto, appare pienamente legittimo in relazione a quanto rilevato dalla Amministrazione in merito alla accertata inesistenza di messi di sussistenza in capo al soggetto ed al suo nucleo familiare….

 

La mancata traduzione del provvedimento riguardante il mancato rinnovo del permesso di soggiorno o l’invito a lasciare il territorio nazionale in una lingua conosciuta dal ricorrente, non inficia la validità dell’atto nelle ipotesi in cui la predetta omissione non ha impedito allo straniero di impugnarlo tempestivamente e di svolgere compitamente le proprie difese, risultando, in tale fattispecie, del tutto ininfluente la relativa violazione formale.

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Tar Lazio sentenza n. 1892 19 febbraio 2018

L’oggetto del giudizio

“per l’annullamento

-del provvedimento cat. a.11/imm/div.p.a.s. prot 501/2016 con il quale viene respinta la richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno e invitato il ricorrente a lasciare il territorio nazionale.”

Il fatto

“Con il ricorso in epigrafe l’odierno ricorrente impugna il provvedimento Cat. A11/Imm/Div.P.A.S. prot. n. 501/2016, con il quale il Questore della Provincia di Ragusa ha respinto la richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno, invitando il ricorrente a lasciare il territorio nazionale, unitamente al conseguente provvedimento di respingimento alla frontiera, notificato in data 29 aprile 2016.

Deduce il ricorrente i seguenti fatti.

Il ricorrente è un cittadino del Marocco, dimorante in Italia da anni.

Nel paese ospitante il ricorrente è inserito socialmente e lavorativamente.

In data 18 giugno 2014, il ricorrente presentava istanza finalizzata ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno elettronico per motivi di lavoro autonomo.

Tuttavia, con provvedimento del Questore della provincia di Ragusa in data 12 febbraio 2016, notificato il 28 aprile 2016, si comunicava, a seguito di accertamenti più approfonditi, la mancanza dei requisiti essenziali per la permanenza nel territorio italiano.

Il provvedimento impugnato, unitamente a quello di respingimento alla frontiera, veniva notificato al ricorrente in data 28 aprile 2016 all’aeroporto di Fiumicino, quando lo stesso, insieme alla moglie ed alla figlia minore, stava rientrando da Casablanca.

A causa di tale provvedimento, dunque, il ricorrente unitamente alla sua famiglia, è stato rimpatriato in Marocco.

In particolare, il provvedimento del Questore di Ragusa rilevava:

– redditi insufficienti al sostentamento ed alla permanenza in Italia;

– contributi pensionistico-previdenziali di pochi giorni all’anno;

– redditi insufficienti presso la banca dati dell’Agenzia delle entrate.

Deduce il ricorrente la illegittimità del provvedimento impugnato per eccesso di potere e violazione di legge sotto vari profili.

Si sono costituite in giudizio le Amministrazioni resistenti depositando documentazione.

Alla camera di consiglio del 14 settembre 2016 il Collegio, sulla base della documentazione depositata in atti dal ricorrente, accoglieva la istanza cautelare ai fini del riesame del provvedimento impugnato.

Alla data del 6 giugno 2017, il Collegio riteneva necessario acquisire una documentata relazione da parte dell’Amministrazione resistente in merito alle misure adottate a seguito del disposto riesame dell’atto impugnato, concedendo all’Amministrazione un termine per il deposito della documentazione.

A seguito del deposito della richiesta documentazione, la Questura di Ragusa evidenziava che il ricorrente “risulta totalmente privo di risorse economiche di qualsivoglia tipo – lavoro dipendente o lavoro autonomo o altro – con la sola eccezione dell’anno di imposta 2011, ossia dell’anno in cui la moglie OMISSIS faceva ingresso in Italia per ricongiungimento familiare.

E’ noto infatti che, ai sensi dell’art. 29, comma 3, del D.L.vo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modifiche, per ottenere il rilascio del nulla osta al ricongiungimento familiare, occorre dimostrare di avere redditi di provenienza lecita sufficienti al sostentamento del nucleo familiare da ricongiungere.

Verosimilmente detta dichiarazione dei redditi era stata inoltrata per non far sorgere dubbi a questo Ufficio, stante il Numero elevato di ricongiungimenti familiari riscontrati in questa Provincia con documenti falsi o falsificati e le cui indagini di polizia giudiziaria erano sfociate in un blitz di polizia denominato “Omissis”, in cui venivano arrestati sei soggetti facenti parte di una associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e altro”.

Rilevava, ancora, la Questura di Ragusa, che il ricorrente “era entrato in Italia in data 18.05.2007 a seguito di visto d’ingresso per “lavoro subordinato” concessogli dall’Ambasciata d’Italia in Marocco a seguito di nulla osta all’assunzione come operaio edile, rilasciato al datore di lavoro dal S.U.I. di Ragusa il quale però, dopo la firma del contratto di soggiorno, come accertato successivamente, non procedeva all’assunzione del lavoratore.

Questo Ufficio aveva rilasciato al cittadino marocchino un permesso di soggiorno per “lavoro subordinato” ma, ad oggi, non un solo giorno di lavoro subordinato si riscontra presso l’I.N.P.S.”. Già al primo rinnovo il predetto chiedeva e otteneva il permesso di soggiorno per motivi “commerciali-lavoro autonomo”, avendo aperto una piccola ditta individuale per il commercio al dettaglio ambulante di prodotti tessili, abbigliamento, calzature e pelletterie, con inizio attività in data 12.05.2008”. In data 18.06.2014 il OMISSIS chiedeva a questo Ufficio il consueto rinnovo del titolo di soggiorno per analogo motivo, producendo a sostegno dell’istanza, tra l’altro, una comunicazione “Persone Fisiche 2013”, relativa al periodo d’imposta 2012, mai inoltrata all’Agenzia delle Entrate, come si evince dalla relativa banca dati, da cui emerge anche che dal 2008 al 2015 non ha mai dichiarato redditi – di alcun tipo – con la sola eccezione dell’anno 2011, tuttavia questa dichiarazione veniva inoltrata in data 29.05.2013, ossia con un ritardo di un anno, da tale OMISSIS, nato a omissis omissis ed ivi residente, consulente del lavoro notissimo all’ufficio per i suoi trascorsi decisamente poco chiari.

In data 27.062012 veniva deferito all’Autorità Giudiziaria dalla Squadra Mobile di Catania, su querela delle parti offese, per truffa ai danni di due cittadini senegalesi; in data 07.01.2008 veniva deferito all’Autorità Giudiziaria dall’Ispettorato del lavoro di Siracusa per truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, per aver inoltrato dall’anno 2002 all’anno 2006, in concorso con altri, denunce di assunzioni di lavoratori agricoli fittizie, causando un danno patrimoniale all’I.N.P.S. di euro 525.000,00 circa.

Si sottolinea inoltre che il Omissis aveva ottenuto dallo Sportello Unico per l’immigrazione di Ragusa, nel corso dell’anno 2010, il nulla osta al ricongiungimento familiare con la moglie Omissis che, con visto di ingresso per analogo motivo rilasciato dall’Ambasciata d’Italia a Casablanca (Marocco), in data 07.02.2011 faceva ingresso in Italia, ottenendo da questo Ufficio il permesso di soggiorno per “motivi familiari”.

Osserva il Collegio come sulla base della dedotta istruttoria il ricorso risulti palesemente infondato in relazione alla legittimità del provvedimento impugnato che ha fatto espresso riferimento alla assenza, in capo al ricorrente, dei requisiti utili alla concessione del provvedimento di rinnovo del permesso di soggiorno in considerazione:

– della assenza di redditi sufficienti al sostentamento ed alla permanenza in Italia;

– di contributi pensionistico-previdenziali di pochi giorni all’anno.”

Sulle spese

“Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

Tenuto conto delle circostanze di fatto emerse in sede processuale, si dispone la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma al fine degli accertamenti di competenza.”

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