Dipendenti pubblici: decorrenza economica assunzione prevista in contratto esclude ulteriori pretese e la responsabilità da ritardo

Consiglio di Stato sentenza n. 3611 10 agosto 2016

Il contratto di lavoro concluso tra l’Amministrazione e il vincitore di un concorso da essa bandito, inizialmente illegittimamente escluso perché giudicato inidoneo all’impiego nel ruolo messo a concorso in sede di accertamento dei requisiti psico-fisici ed attitudinali, nel prevedere la specifica decorrenza economica dell’assunzione esclude con evidenza che l’Amministrazione debba corrispondere ulteriori somme per il periodo precedente. In altri termini, nel fissare le date sia della decorrenza giuridica che di quella economica, il contratto di lavoro determina le reciproche pretese delle parti, precludendo la proposizione di ulteriori pretese, anche sotto la qualificazione di pretese risarcitorie ovvero di una responsabilità da ritardo per la stipula del contratto.

 

Consiglio di Stato

sentenza n. 3611 10 agosto 2016

[…]

FATTO e DIRITTO

1. Con decreto di data 9 luglio 2003, il Ministero dell’Interno ha bandito un concorso

per l’assunzione di 11 dipendenti da inquadrare nel profilo di direttore antincendi (ex posizione C2) del settore operativo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

L’appellante ha chiesto di partecipare al concorso e – con un atto emesso il 28 luglio 2004 – è stato escluso per inidoneità, in sede di accertamento dei requisiti psico-fisici ed attitudinali, perché affetto da una «neoformazione cistica del mediastino antero/superiore».

Con il ricorso n. 11775 del 2004 (proposto al TAR per il Lazio, Sede di Roma), l’interessato ha impugnato l’atto di esclusione.

In considerazione di un intervento di asportazione chirurgica della cisti timica uniloculare (avvenuto in data 27 settembre 2004), il TAR con ordinanza 13 dicembre 2004 ha disposto incombenti istruttori, acquisendo una relazione del presidente della commissione sanitaria, il quale ha ritenuto che l’interessato «non presentava, rispetto a quanto risultava dagli accertamenti all’epoca disponibili dalla commissione e in particolare dalla spiral tac del 26 maggio 2004, e né presenta l’infermità che fu causa del giudizio di non idoneità all’impiego nel ruolo cui concorreva».

In considerazione di tale relazione, il TAR ha annullato l’atto di esclusione, con la sentenza n. 1473 del 2005.

Con decreto di data 31 marzo 2005, D.M. 6684/SI/11/Dir. del 31 marzo 2005, il Ministero ha inserito l’interessato all’undicesimo posto nella graduatoria finale di merito del concorso, per la specializzazione di laurea in ingegneria civile.

In data 20 ottobre 2005, vi è stata la stipula del contratto di lavoro, il quale ha fissato la sua decorrenza economica dalla data della effettiva assunzione in servizio (coincidente con la medesima data di stipula del contratto) e la sua decorrenza giuridica al 18 ottobre 2004, data nella quale vi è stata l’assunzione degli altri vincitori del concorso.

2. L’interessato ha anche proposto i due ricorsi di primo grado, innanzi al medesimo TAR per il Lazio.

Col primo (n. 2084 del 2005, notificato in data 10 febbraio 2005, prima del deposito della sentenza n. 1473 del 2005), egli ha chiesto il riconoscimento del diritto al ripristino della posizione giuridica, previdenziale ed economica, nonché il risarcimento del danno derivante dalla sua esclusione.

Col secondo (n. 5603 del 2005), l’interessato ha chiesto l’annullamento della nota di data 1° aprile 2005, con cui il Ministero ha comunicato il suo avvenuto inserimento nella graduatoria concorsuale e la successiva trasmissione degli atti per l’assunzione: egli in sostanza ha lamentato il ritardo con cui vi è stata la stipula del contratto di lavoro.

3. Con la sentenza n. 11201 del 2015, impugnata in questa sede, il TAR:

– ha riunito i ricorsi n. 2084 del 2005 e n. 5603 del 2005;

– ha dichiarato improcedibile il ricorso n. 2084 del 2005 per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che l’Amministrazione ha legittimamente fissato la decorrenza giuridica della assunzione con riferimento alla medesima data di assunzione degli altri vincitori del concorso, fissando la decorrenza economica dalla data di effettiva presa di servizio (attenendosi ad un principio «consolidato sia nella prassi amministrativa che nella giurisprudenza»);

– ha rilevato che «tale diversa decorrenza giuridica ed economica dell’assunzione è stata accettata dall’interessato all’atto della stipula del contratto di lavoro (sottoscritto il 20.10.2005)»;

– ha respinto per infondatezza la domanda risarcitoria, «tenuto conto che l’Amministrazione ha escluso il ricorrente per una causa che solo in esito ad un successivo intervento chirurgico si è rilevata tale da non poter essere assunta a motivo di inidoneità psico-fisica»;

– ha respinto il secondo ricorso n. 5603 del 2005 (con cui l’interessato ha chiesto l’annullamento del provvedimento con cui l’Amministrazione lo ha inserito nella graduatoria del concorso), rilevando l’infondatezza delle pretese concernenti il dedotto ritardo della stipula del contratto, richiamando il principio sopra esposto della rilevanza della presa di servizio.

4. Con l’appello in esame, l’originario ricorrente ha riproposto la domanda risarcitoria conseguente al ‘ritardato arruolamento’, richiamando le statuizioni della sentenza n. 1473 del 2005 (sul rilievo della relazione del presidente della commissione) e deducendo che:

– vi è stato un danno economico e rileverebbe la ‘colpa presunta’ dell’Amministrazione, sicché spetterebbe un risarcimento per equivalente;

– sotto il ‘profilo soggettivo’, rileva l’illegittimità dell’originario provvedimento di esclusione;

– sussisterebbe un nesso causale tra l’atto illegittimo ed il danno patrimoniale (che ha quantificato a pp. 8 e 9 dell’atto d’appello).

5. Le Amministrazioni appellate si sono costituite in giudizio, hanno ricostruito le vicende rilevanti nel giudizio, hanno contestato le pretese dell’appellante ed hanno chiesto il rigetto del gravame.

In particolare, le Amministrazioni – tra l’altro – hanno rappresentato che:

– con atto n. 4229 del 6 giugno 2005, il Ministero ha segnalato all’interessato che vi sarebbe stata l’assunzione, non appena rilasciata l’autorizzazione prevista dall’art. 1, comma 96, della legge finanziaria n. 311 del 2004;

– con d.P.R. di data 6 settembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 221 del 22 settembre 2005, è stata rilasciata l’autorizzazione alle assunzioni per l’anno 2005;

– con nota del 6 ottobre 2005, è stato comunicato all’interessato che la stipula del contratto sarebbe avvenuta il 20 ottobre 2010, con la determinazione della decorrenza giuridica dal 18 ottobre 2004 e della decorrenza economica dalla data della effettiva assunzione in servizio;

– l’appellante ha stipulato senza riserve il contratto del 20 ottobre 2010;

– non vi è alcun elemento che abbia giustificato la proposizione della domanda risarcitoria.

6. Ritiene la Sezione che l’appello risulta inammissibile e manifestamente infondato.

7. L’inammissibilità dell’appello discende dal fatto che tutte le statuizioni della sentenza impugnata, sfavorevoli all’appellante, anche quella sul sostanziale rigetto della domanda risarcitoria, si sono basate non solo sul richiamo ai principi applicabili in tema di ‘ritardata’ assunzione, conseguente all’emanazione di atti annullati in sede giurisdizionale, ma anche sullo specifico riferimento al contenuto del contratto, stipulato tra le parti il 20 ottobre 2004.

Tale contratto, uniformandosi alle previsioni della nota ministeriale del 6 ottobre 2004, ha specificamente fissato la decorrenza economica dell’assunzione dalla data dell’inizio dello svolgimento dell’attività lavorativa.

Avverso la statuizione del TAR che ha attribuito rilievo preclusivo alle previsioni del contratto, l’appellante nulla ha dedotto, con conseguente declaratoria di inammissibilità dell’appello.

Sotto tale profilo, va rimarcato che – nel prevedere la specifica decorrenza economica dell’assunzione – il contratto concluso tra le parti ha con evidenza escluso che l’Amministrazione dovesse corrispondere ulteriori somme per il periodo precedente.

In altri termini, nel fissare le date sia della decorrenza giuridica che di quella economica, il contratto ha determinato le reciproche pretese delle parti, precludendo la proposizione di ulteriori pretese, anche sotto la qualificazione di pretese risarcitorie ovvero di una responsabilità da ritardo per la stipula del contratto.

8. L’appello risulta comunque palesemente infondato.

8.1. Una prima ragione della palese infondatezza della pretesa dell’appellante si desume dalle vicende che hanno riguardato a suo tempo l’esclusione dal concorso.

Questa fu disposta in relazione ad una patologia, che poi è stata ritenuta superata e comunque è stata considerata irrilevante dalla sentenza n. 1473 del 2005 del TAR (ai fini della partecipazione al concorso), ma solo a seguito dell’intervento chirurgico, effettuato in una data successiva a quella di emanazione dell’atto di esclusione.

Pur se la sentenza citata ha richiamato la relazione del presidente della commissione, da cui si desume che dalla spiral tac del 26 maggio 2004 non risultava l’infermità che aveva condotto all’esclusione, resta il fatto che sia l’ordinanza istruttoria, resa in sede cautelare, che la sentenza n. 1473 del 2005 hanno preso in considerazione l’intervento chirurgico, che ha in sostanza rimosso la «neoformazione cistica» in precedenza riscontrata.

In questa sede, ritiene il Collegio che già allora la relazione, acquisita in sede istruttoria, abbia in sostanza attribuito rilievo decisivo al medesimo intervento chirurgico: in questa sede una tale valutazione va comunque ribadita, nel senso che – ove questo intervento non vi fosse stato – come si desume dalla sentenza n. 1473 del 2005 (in connessione all’ordinanza istruttoria) l’esito di quel giudizio sarebbe stato senz’altro diverso.

Infatti, come puntualmente è stato rilevato dalla memoria depositata dalle Amministrazioni, «solo il successivo intervento chirurgico ha dimostrato trattarsi di una formazione cistica senza evidenza di spostamento di organi mediastinici».

8.2. In ogni caso, oltre a tali considerazioni, ritiene il Collegio che la domanda risarcitoria riproposta in questa sede è infondata, poiché non è ravvisabile alcun profilo di responsabilità dell’Amministrazione.

Innanzitutto, l’atto di esclusione è stato annullato non per una sua intrinseca illegittimità, ma perché la situazione è stata complessivamente rivalutata, per giungere alla ammissione del candidato, solo in considerazione delle risultanze dell’intervento chirurgico successivo all’originaria valutazione medica.

Inoltre, è decisivo considerare che, una volta pubblicata la sentenza del TAR n. 1473 del 2005, gli organi del Ministero dell’Interno si sono tutti tempestivamente attivati, attendendo doverosamente il rilascio dell’autorizzazione all’assunzione (la cui necessità è stata del resto rappresentata all’interessato con l’atto del 6 giugno 2005, rimasto inoppugnato, come del resto è rimasto inoppugnato l’atto del 6 ottobre 2005, che aveva già prefissato il contenuto del preannunziato contratto di lavoro).

Pertanto, nessuna rimproverabilità può essere mossa nei confronti dell’Amministrazione, poiché tutti gli atti del Ministero – successivi all’originario atto di esclusione – sono stati tutti tempestivamente emanati e comunque sono risultati rispettosi della normativa di settore.

Nessuna ‘colpa presunta’ può essere fondatamente richiamata dall’interessato, sia perché essa è inconfigurabile quando si tratti della lesione arrecata agli interessi legittimi (salve le precisazioni rilevanti in tema di appalti, in questa sede irrilevanti), sia perché – esaminando la vicenda in concreto – nessun addebito, di qualsiasi tipo, può essere mosso nei confronti del Ministero dell’Interno.

9. Per le ragioni che precedono, l’appello va respinto, perché inammissibile e comunque anche manifestamente infondato.

La condanna al pagamento delle spese e degli onorari del secondo grado del giudizio segue la soccombenza. Di essa è fatta liquidazione nel dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) respinge l’appello n. 2288 del 2016.

Condanna l’appellante al pagamento di euro 6.000 (seimila) in favore delle Amministrazioni appellate, per spese ed onorari del secondo grado del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, presso la sede del Consiglio di Stato, Palazzo Spada, nella camera di consiglio del giorno 21 luglio 2016 […]

 

 

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