Discrezionalità tecnica, sindacato “debole” del giudice amministrativo

Ad una valutazione che ha natura e forma della discrezionalità tecnica consegue un giudizio “debole” del giudice amministrativo tenuto a censurare unicamente le evidenti e palesi incongruenze, le illogicità, gli errori di fatto dell’atto, senza aver alcuna possibilità di sostituzione del giudizio espresso che rimane di esclusa competenza della p.a.

Sentenza Tar Lazio Roma n. 11070 del 4 novembre 2014

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FATTO e DIRITTO

Il ricorrente, Consigliere d’Ambasciata a Bahia Blanca ( Argentina), ha presentato una istanza all’Amministrazione degli Affari Esteri volta ad ottenere l’esonero dalla residenza in sede della consorte per gravi ragioni di salute per il periodo 24 gennaio 2004/25 aprile 2004 così da percepire il previsto beneficio economico nella misura del 15% dell’indennità di servizio all’estero.

L’istanza non è stata accolta perché la documentazione medica prodotta dallo stesso ricorrente, attestava che la denunciata patologia della consorte traeva origine da difficoltà di integrazione nella sede di servizio.

In data 6 giugno 2005 l’attuale ricorrente presentava una richiesta di riesame della riferita istanza rappresentando che l’assenza della consorte era dovuta, non già ad una difficoltà di adattamento, bensì : “ per l’esclusiva e prevalente necessità di essere seguita clinicamente e terapeuticamente nel nostro Paese a livelli adeguati “.

L’amministrazione, pertanto, provvedeva a richiedere all’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires il previsto parere circa la presenza, in loco, di adeguate strutture sanitarie.

La rappresentanza diplomatica con nota del 19 agosto 2005 ha riferito che presso la sede di servizio del ricorrente esistevano strutture mediche e professioni adeguati e qualificati alla cura della patologia denunciata dalla moglie del ricorrente, pertanto, a mente della circolare n. 3/2001, punto B), la nuova richiesta veniva respinta.

In data 23 marzo 2006 il ricorrente produceva una nuova istanza con la quale partecipava all’amministrazione il persistere della patologia e la necessità di cure adeguate per la consorte.

L’amministrazione comunicava al ricorrente che, non sussistendo nuovi elementi, rispetto all’evasa richiesta, non avrebbe dato corso alla istanza.

Avverso tali dinieghi il ricorrente avanzava ricorso giurisdizionale.

Il ricorso è infondato.

Il ricorrente contesta, in buona sostanza, le risultanze fattuali cui è pervenuta la p.a. fondando il suo convincimento sulla base di una diversa ed antitetica interpretazione dei documenti medici e delle risultanze istruttorie svolte dall’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires.

Invero, il diniego formulato dalla p.a. mutua le sue ragioni dal contenuto della circolare n. 3/2001, così come integrata dalla circolare n.8/2004.

Il complesso normativo che ne emerge prevede, in buona sostanza, la corresponsione del richiesto beneficio economico in relazione al fatto che, nella sede di servizio, non vi siano adeguate strutture mediche in grado di curare adeguatamente le patologie denunciate.

Tale accertamento è rimesso alla esclusiva verifica della rappresentanza diplomatica.

Ora, osserva il Collegio, la procedura e le indicazioni normative contenute nella riportata circolare non sono state oggetto di contestazione, né il ricorrente ha contesto, con gli strumenti di cui agli artt. 221 e ss c.p.c., le risultanze degli accertamenti svolti e documentati dalla rappresentanza diplomatica in Argentina.

Pertanto, attesa la peculiare forza giuridica attribuita dall’ordinamento alla documentazione pubblica, la stessa non può essere oggetto di sindacato da parte del ricorrente attraverso contrarie ed antitetiche argomentazioni logico-giuridico.

E’ appena il caso di osservare che il giudizio espresso dalla p.a. nel caso di specie attiene ad una valutazione che ha natura e forma della discrezionalità tecnica, cui consegue un giudizio “ debole” del giudice amministrativo tenuto a censurare unicamente le evidenti e palesi incongruenze, le illogicità, gli errori di fatto dell’atto, senza aver alcuna possibilità di sostituzione del giudizio espresso che rimane di esclusa competenza della p.a. (Cass. sez. un., 28 maggio 2012, n.8412 ).

Evenienze queste che non si riscontrano nel provvedimento impugnato, né la difesa, invero, ha dimostrato la sussistenza di tali immediate illogicità e contradditorietà dell’atto, limitandosi a censurare il giudizio, senza peraltro riuscire a dimostrare, né evidenziare i sintomi dello sviamento del potere

La mancata contestazione della norma secondaria impedisce, poi, lo scrutinio delle relative proposizioni.

Il ricorso, pertanto, deve essere respinto.

Sussistono giusti motivi per compensare le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa le spese di lite

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 giugno 2014 […]

 

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