Dissesto finanziario enti locali, professionista creditore Provincia, sentenza di ottemperanza a suo favore, inserimento nel piano di rilevazione delle passività a cura della Città metropolitana (obbligata ad eseguire il giudicato quale successore ex lege): no penalità di mora ex art 114 comma 4 lett. e) cod. proc. amm. – Consiglio di Stato sentenza n. 4875 23 ottobre 2017

Dissesto finanziario enti locali e penalità di mora ex art 114 co. 4 lett. e) cod proc. amm.: Consiglio di Stato sentenza n. 4875 23 ottobre 2017 – L’ammissione del credito azionato nel piano delle passività da parte del giudice dell’ottemperanza e la natura meramente consequenziale del relativo aggiornamento a cura della Città metropolitana, con la sola aggiunta del computo matematico degli interessi, consente di ritenere non sussistenti i presupposti per l’applicazione delle penalità di mora ai sensi della lett. e) del citato art. 114, comma 4, cod. proc. amm., pure richieste dal ricorrente.

La richiesta:

…Il ricorrente chiede pertanto l’ottemperanza al giudicato, eventualmente mediante la determinazione del contenuto essenziale del provvedimento o l’emanazione dello stesso in luogo della Città metropolitana di Napoli (subentrata alla Provincia), ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. a), del codice del processo amministrativo, con condanna di quest’ultima al pagamento della penalità di mora ai sensi della lett. e) della medesima disposizione….

L’ordine del giudice e le motivazioni:

…In via consequenziale rispetto all’ammissione del credito per sorte capitale, come sopra disposto, va pertanto ordinato alla Città metropolitana di Napoli di aggiornare il piano di rilevazione delle passività ex art. 87 d.lgs. n. 77 del 1995 della Provincia cui essa è subentrata e (da ritenersi ormai) già formato, con l’ulteriore aggiunta degli interessi sulla sorte capitale ammessa.

Per questo adempimento viene fissato il termine di 60 giorni dalla comunicazione in via amministrativa o, se anteriore, notificazione della presente sentenza (in analogia con quello previsto dal comma 4 della disposizione da ultimo richiamata per le verifiche da parte dei competenti responsabili di settore dell’ente dissestato circa l’esistenza del credito oggetto di domanda di inserimento nel piano di rilevazione delle passività).

Inoltre, atteso il carattere straordinario dell’organo di liquidazione preposto alla procedura di dissesto finanziario, si precisa che gli adempimenti in questione non richiedono che esso sia riconvocato, ma possono essere adottati direttamente dagli organi ordinari dell’amministrazione resistente, ed in particolare, nel caso di specie, dal responsabile dei servizi finanziari di quest’ultima.

L’ammissione del credito azionato nel piano delle passività da parte del giudice dell’ottemperanza e la natura meramente consequenziale del relativo aggiornamento a cura della Città metropolitana, con la sola aggiunta del computo matematico degli interessi, consente di ritenere non sussistenti i presupposti per l’applicazione delle penalità di mora ai sensi della lett. e) del citato art. 114, comma 4, cod. proc. amm., pure richieste dal ricorrente….

 

…Deve poi evidenziarsi che il vincolo conformativo discendente dal giudicato di annullamento è talmente puntuale da consentire l’accoglimento della domanda dell’arch. Omissis con una pronuncia recante ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. a), cod. proc. amm. «l’emanazione (del provvedimento) in luogo dell’amministrazione», come dallo stesso domandato.

Infatti, una volta accertato con effetto di giudicato tra le parti in causa che il credito azionato dall’odierno ricorrente è imputabile dal lato passivo del rapporto obbligatorio alla Provincia di Napoli, autrice di un riconoscimento espresso dell’utilità delle prestazioni professionali da cui tale diritto è sorto, e quindi alla Città metropolitana di Napoli subentrata all’amministrazione originaria debitrice, deve darsi ulteriormente atto che ai sensi dell’allora vigente art. 87 d.lgs. n. 77 del 1995 nei debiti da inserire nella massa passiva dell’ente locale dissestato vi sono di quelli «di bilancio e fuori bilancio di cui all’articolo 37 verificatisi entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello dell’ipotesi di bilancio riequilibrato» (comma 3, lett. a). Tra le ipotesi previste dal richiamato art. 37 richiamato figura quindi quella consistente nell’«acquisizione di beni e servizi» avvenuta in violazione delle norme (previste dall’art. 35) sull’effettuazione di spese e assunzione dei conseguenti impegni contabili da parte degli enti locali, «nei limiti degli accertatiutilità ed arricchimento dell’ente, nell’ambito dell’espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza» (così lett. e) del comma 1 dell’art. 37 in esame).

Dalle norme in esame si ricava pertanto che quale credito pecuniario rientrante tra quelli inseribili nella massa passiva della procedura di dissesto – come stabilito ex post ma con effetto retroattivo tipico dell’accertamento da questa Sezione, con la sentenza della cui ottemperanza si tratta nel presente giudizio –in sede di riesercizio del potere conseguente al giudicato di annullamento la Provincia di Napoli dapprima, e quindi la Città metropolitana ad essa subentrata poi, avrebbero dovuto disporre l’ammissione del credito in questione.

In difetto di ciò può dunque provvedere questa Sezione, quale giudice dell’ottemperanza, secondo quanto previsto dal sopra citato art. 114, comma 4, lett. a), del codice del processo amministrativo…

 

…in applicazione del limite stabilito dall’art. 81, comma 4, d.lgs. n. 77 del 1995, il computo degli interessi, al tasso legale tempo per tempo vigente e con decorrenza dalla citata data di emissione della fattura, deve arrestarsi al momento della dichiarazione di dissesto della Provincia e non può invece essere esteso sino alla pubblicazione della sentenza di questa Sezione per la cui ottemperanza si controverte, come invece assume l’arch. Omissis….

In materia di Dissesto finanziario enti locali vedi anche:

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Consiglio di Stato sentenza n. 4875 23 ottobre 2017

[…]

per l’ottemperanza

alla sentenza del CONSIGLIO DI STATO – SEZIONE V n. 4828/2013, resa tra le parti, concernente il diniego di ammissione del credito per competenze professionali nella massa passiva nella procedura di dissesto della Provincia di Napoli.

[…]

FATTO

1. L’arch. Omissis chiede che la Città metropolitana di Napoli ottemperi alla sentenza di questa Sezione, indicata in epigrafe, con la quale è stato accolto in via definitiva il ricorso proposto nei confronti della Provincia di Napoli contro il diniego di inserimento del suo credito nel piano di rilevazione delle passività nell’ambito della procedura di dissesto finanziario, ai sensi dell’allora vigente ordinamento finanziario e contabile degli enti locali di cui al decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77, all’epoca dichiarato dalla predetta amministrazione provinciale (diniego ex art. 87, comma 5, d.lgs. citato, di cui alla delibera della commissione straordinaria n. 588 del atto del 30 settembre 1998, comunicata all’interessato con nota del successivo 22 ottobre 1998, prot. n. 2603).

In particolare, il credito oggetto della domanda di inserimento nella massa passiva della procedura di dissesto si riferiva a prestazioni professionali di progettista per la realizzazione di 25 aule in un liceo scientifico sito in Bacoli, per una spesa prevista di 5 milioni lire, svolte dall’arch. Omissis in favore dell’allora Provincia di Napoli e consistite nella redazione del progetto esecutivo dei lavori, poi approvato con delibera n. 319 del 25 settembre 1987.

2. La domanda di inserimento del credito nelle passività della procedura era stata respinta perché non suffragato da idonea documentazione e perché in ogni caso non imputabile all’amministrazione provinciale. Tuttavia, con la sentenza in epigrafe la Sezione ha accertato che la Provincia aveva espressamente riconosciuto l’utilità del progetto, approvandolo e finanziando i lavori successivamente svolti, ed ha conseguentemente annullato l’impugnata delibera di rigetto dell’istanza di ammissione.

3. Col ricorso in trattazione l’arch. Omissis deduce di avere invano diffidato l’amministrazione a liquidare e pagare il capitale dovuto, pari ad € 41.825,21, oltre agli accessori consistenti nella rivalutazione monetaria e negli interessi compensativi (o in subordine solo questi ultimi), con decorrenza dal 6 settembre 1991, data della fattura emessa per le prestazioni di progettazione svolte.

Il ricorrente chiede pertanto l’ottemperanza al giudicato, eventualmente mediante la determinazione del contenuto essenziale del provvedimento o l’emanazione dello stesso in luogo della Città metropolitana di Napoli (subentrata alla Provincia), ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. a), del codice del processo amministrativo, con condanna di quest’ultima al pagamento della penalità di mora ai sensi della lett. e) della medesima disposizione.

4. La Città metropolitana di Napoli non si è costituita in giudizio.

DIRITTO

1. Si deve preliminarmente dare atto che, in ottemperanza alle ordinanze collegiali indicate in epigrafe, l’arch. Omissis ha provato di avere regolarmente instaurato il contraddittorio con la Città metropolitana di Napoli. Più precisamente, attraverso la produzione dell’avviso di ricevimento della raccomandata contenente il proprio ricorso. Il professionista ha documentato che l’atto è stato recapitato il 26 maggio 2016 all’addetto alla ricezione della corrispondenza dell’amministrazione resistente, il quale vi ha apposto il relativo timbro dell’amministrazione.

2. Ciò premesso, nel merito il ricorso va accolto nei termini che seguono.

3. Dagli atti del presente giudizio risulta innanzitutto accertata una situazione di inottemperanza alla sentenza di cognizione con cui è stato annullato in via definitiva il diniego di inserimento del credito vantato dall’arch. Omissis nel piano di rilevazione delle passività della procedura di dissesto finanziario dell’allora Provincia di Napoli.

Invero, malgrado l’annullamento del diniego in questione e l’obbligo così sorto per l’amministrazione di rideterminarsi sull’istanza di inserimento nelle passività della procedura in allora formulata dall’odierno ricorrente, la medesima Provincia, benché appositamente diffidata in via stragiudiziale (con atto ricevuto il 18 novembre 2013) ha tenuto un comportamento inerte.

La situazione di obbligo di eseguire il giudicato si è quindi trasferita alla Città metropolitana di Napoli, evocata dall’arch. Omissis nel presente giudizio, quale successore ex lege (in base alla riforma di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56 – Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni, precisamente secondo quanto disposto dall’art. 1, comma 16, con effetto dal 1° gennaio 2015).

4. Deve poi evidenziarsi che il vincolo conformativo discendente dal giudicato di annullamento è talmente puntuale da consentire l’accoglimento della domanda dell’arch. Omissis con una pronuncia recante ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. a), cod. proc. amm. «l’emanazione (del provvedimento) in luogo dell’amministrazione», come dallo stesso domandato.

Infatti, una volta accertato con effetto di giudicato tra le parti in causa che il credito azionato dall’odierno ricorrente è imputabile dal lato passivo del rapporto obbligatorio alla Provincia di Napoli, autrice di un riconoscimento espresso dell’utilità delle prestazioni professionali da cui tale diritto è sorto, e quindi alla Città metropolitana di Napoli subentrata all’amministrazione originaria debitrice, deve darsi ulteriormente atto che ai sensi dell’allora vigente art. 87 d.lgs. n. 77 del 1995 nei debiti da inserire nella massa passiva dell’ente locale dissestato vi sono di quelli «di bilancio e fuori bilancio di cui all’articolo 37 verificatisi entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello dell’ipotesi di bilancio riequilibrato» (comma 3, lett. a). Tra le ipotesi previste dal richiamato art. 37 richiamato figura quindi quella consistente nell’«acquisizione di beni e servizi» avvenuta in violazione delle norme (previste dall’art. 35) sull’effettuazione di spese e assunzione dei conseguenti impegni contabili da parte degli enti locali, «nei limiti degli accertatiutilità ed arricchimento dell’ente, nell’ambito dell’espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza» (così lett. e) del comma 1 dell’art. 37 in esame).

5. Dalle norme in esame si ricava pertanto che quale credito pecuniario rientrante tra quelli inseribili nella massa passiva della procedura di dissesto – come stabilito ex post ma con effetto retroattivo tipico dell’accertamento da questa Sezione, con la sentenza della cui ottemperanza si tratta nel presente giudizio –in sede di riesercizio del potere conseguente al giudicato di annullamento la Provincia di Napoli dapprima, e quindi la Città metropolitana ad essa subentrata poi, avrebbero dovuto disporre l’ammissione del credito in questione.

In difetto di ciò può dunque provvedere questa Sezione, quale giudice dell’ottemperanza, secondo quanto previsto dal sopra citato art. 114, comma 4, lett. a), del codice del processo amministrativo.

6. La sorte capitale del credito da ammettere è quella indicata nella fattura emessa dall’arch. Omissis in data 6 settembre 1991, e dunque l’importo, in divisa corrente, di € 41.825,21.

Ad esso devono essere aggiunti i soli interessi compensativi e non anche la rivalutazione monetaria, dal momento che il credito non è qualificabile come di valore, ma di valuta, ovvero come credito ad una somma già liquida di denaro, di cui la sentenza da ottemperare ha (solo) accertato l’esistenza e la spettanza a favore dell’odierno appellante, quale passività da includere nel dissesto finanziario della Provincia di Napoli.

Tuttavia, in applicazione del limite stabilito dall’art. 81, comma 4, d.lgs. n. 77 del 1995, il computo degli interessi, al tasso legale tempo per tempo vigente e con decorrenza dalla citata data di emissione della fattura, deve arrestarsi al momento della dichiarazione di dissesto della Provincia e non può invece essere esteso sino alla pubblicazione della sentenza di questa Sezione per la cui ottemperanza si controverte, come invece assume l’arch. Omissis.

Per la liquidazione di questa voce accessoria si demanda alla Città metropolitana di svolgere i relativi conteggi, come infra specificato.

7. Il ricorso deve quindi essere accolto e per l’effetto va disposta l’ammissione nella massa passiva della procedura di dissesto finanziario della Provincia (ora Città metropolitana) di Napoli del credito azionato dall’arch. Omissis ed accertato dalla sentenza di questa Sezione indicata in epigrafe, per l’importo in linea capitale di € 41.825,21.

A tale importo vanno sommati gli interessi legali secondo il tasso legale tempo per tempo vigente, con decorrenza dal 6 settembre 1991, data di esigibilità del credito, sino al momento della dichiarazione di dissesto finanziario della Provincia di Napoli.

8. In via consequenziale rispetto all’ammissione del credito per sorte capitale, come sopra disposto, va pertanto ordinato alla Città metropolitana di Napoli di aggiornare il piano di rilevazione delle passività ex art. 87 d.lgs. n. 77 del 1995 della Provincia cui essa è subentrata e (da ritenersi ormai) già formato, con l’ulteriore aggiunta degli interessi sulla sorte capitale ammessa.

Per questo adempimento viene fissato il termine di 60 giorni dalla comunicazione in via amministrativa o, se anteriore, notificazione della presente sentenza (in analogia con quello previsto dal comma 4 della disposizione da ultimo richiamata per le verifiche da parte dei competenti responsabili di settore dell’ente dissestato circa l’esistenza del credito oggetto di domanda di inserimento nel piano di rilevazione delle passività).

Inoltre, atteso il carattere straordinario dell’organo di liquidazione preposto alla procedura di dissesto finanziario, si precisa che gli adempimenti in questione non richiedono che esso sia riconvocato, ma possono essere adottati direttamente dagli organi ordinari dell’amministrazione resistente, ed in particolare, nel caso di specie, dal responsabile dei servizi finanziari di quest’ultima.

9. L’ammissione del credito azionato nel piano delle passività da parte del giudice dell’ottemperanza e la natura meramente consequenziale del relativo aggiornamento a cura della Città metropolitana, con la sola aggiunta del computo matematico degli interessi, consente di ritenere non sussistenti i presupposti per l’applicazione delle penalità di mora ai sensi della lett. e) del citato art. 114, comma 4, cod. proc. amm., pure richieste dal ricorrente.

10. In applicazione del criterio della soccombenza va disposta a favore di quest’ultimo la refusione delle spese di causa, rinviandosi al dispositivo per la relativa liquidazione.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione e per l’effetto:

– dispone l’inserimento del credito dell’arch.  Omissis nel piano di rilevazione delle passività della Provincia di Napoli ex art. 87 d.lgs. n. 77 del 1995, nella misura di € 41.825,21, per sorte capitale;

– ordina pertanto alla Città metropolitana di Napoli di aggiornare il medesimo piano di rilevazione delle passività in conseguenza dell’inserimento testé disposto, maggiorato degli interessi legali conteggiati secondo quanto specificato in motivazione, nel termine di 60 giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza;

– condanna la Città metropolitana di Napoli a rifondere al  Omissis le spese di causa, liquidate in € 3.000,00, oltre agli accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 ottobre 2017 […]

 

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