Distanza minima ex art. 9 DM 1444/1968 inderogabile

La distanza minima prevista dall’articolo 9 del d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 è inderogabile ( in quanto posta a presidio di preminenti esigenze pubbliche connesse alla tutela della salubrità dei fabbricati) e va calcolata in relazione a tutte le porzioni delle costruzioni, di modo che ogni punto delle stesse sia posto a distanza non inferiore a dieci metri.

Consiglio di Stato sentenza n. 2896 12 giugno 2015

[…]

FATTO e DIRITTO

1.-Con il ricorso in appello RG n 1627/15 i signori Omissis e Omissis impugnano la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria 22 ottobre 2014 n. 551 che, decidendo sull’ottemperanza della sentenza dello stesso Tar n. 454/2012, ha respinto il ricorso stabilendo che la sentenza da eseguire non imponesse ulteriori atti di demolizione da parte del Comune di Omissis ( in particolare, la demolizione delle strutture in acciaio e travi poste a distanza inferiore a mt. 10.00 dei fabbricati di proprietà degli odierni appellanti), in quanto “l’opera non appare elusiva del giudicato: correttamente infatti è stata lasciata la struttura portante costituita da colonne in acciaio onde consentire l’arretramento dell’impalcato sovrastante e assicurare il mantenimento dei benefici caratteristici (aria e luce) cui è preordinata la distanza dei 10 metri senza peraltro compromettere la struttura del parcheggio che comunque realizza un’opera pubblica”.

2.- E’ da premettere in fatto che, con ricorso proposto ai sensi dell’art. 112 c.p.a, i signori Omissis e Omissis, proprietari del complesso immobiliare sito in via Omissis a Omissis, agivano chiedendo la esecuzione della precedente senza n. 454 del 2012 (passata in giudicato) con cui il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria aveva accolto il ricorso contro gli atti amministrativi con cui era stati adottati e approvati i lavori di completamento e sistemazione del parcheggio del palazzo di giustizia di Omissis in adiacenza alla proprietà dei ricorrenti. In detta sentenza, il Giudice di primo grado rilevava come al caso di specie dovesse essere applicato il “distacco obbligatorio di m.10 (ai sensi dell’art. 86 N.T.A. e dell’art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444) fra il parcheggio e le pareti finestrate preesistenti, ivi compresa quella di proprietà C.”, stabilendo che sia “pacifico in atti che detto distacco sia violato con riferimento alle proprietà di entrambi i ricorrenti, come peraltro ritenuto anche dalla Corte d’Appello di Perugia (sentenza n. 549/2011, pag. 50, 2°cpv)”. Con l’accoglimento del gravame, il Giudice di primo grado condannava l’Amministrazione con “obbligo di arretrare il parcheggio, oppure di portarne l’altezza al di sotto del muro preesistente, in modo tale da rispettare il distacco di legge”.

Dopo aver notificato in data 1° aprile 2014 la suddetta sentenza, veniva notificata ai proprietari la nota prot. n. 0019460, in data 24 aprile 2014, del Comune di Omissis che li informava dell’ottemperanza alla decisione con l’approvazione di un progetto definitivo dell’arretramento del parcheggio a servizio del Tribunale redatto dalla Direzione Progettazione di Interventi sul Territorio (delibera G.C. n. 352 del 30 dicembre 2012). Con istanza di accesso, i proprietari, odierni appellanti, dichiarano di aver constatato dall’esame degli elaborati la mancanza della rimozione delle parti strutturali del parcheggio a distanze inferiori a 10 metri.

I proprietari S. e C. proponevano, così, ricorso per l’ottemperanza alla sentenza del Tar Umbria n. 454 del 31 ottobre 2012 deducendo che nel progetto dell’Amministrazione non fosse prevista alcuna demolizione delle strutture poste a distanza inferiore a metri 10 dei fabbricati degli stessi proprietari e a un’altezza superiore a quella del muro di confine antico preesistente.

Con sentenza n.551 del 2014 il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria respingeva il ricorso per ottemperanza.

3.- Con i primi tre motivi d’appello gli appellanti assumono che la sentenza del Tar qui oggetto di esame sarebbe viziata nella parte in cui non ha tenuto conto che la distanza di dieci metri tra pareti finestrate, prevista dall’art. 9 del Decreto Ministeriale n. 1444 del 2 aprile 1968, va calcolata in relazione a ciascun punto delle stesse pareti.

Con il quarto motivo ripropongono la domanda, ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. e, c.p.a., della fissazione di una “somma di denaro dovuta dal resistente per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del giudicato”.

Il Comune di Omissis non si è costituito in questo giudizio di appello.

All’udienza del 26 maggio 2015 il ricorso in appello è stato trattenuto per la sentenza.

4.- Ritiene il Collegio che l’appello meriti accoglimento nei sensi e nei limiti di cui appresso.

5.- Come anticipato, con i primi tre motivi d’appello i proprietari lamentano la mancata esecuzione della sentenza Tar n. 454 del 2012 nella parte in cui la stessa ha acclarato il mancato rispetto delle distanze tra il parcheggio pubblico e le pareti finestrate dell’edificio in proprietà degli odierni appellanti.

I motivi devono essere accolti.

Va premesso che la predetta distanza minima di cui è stata contestata la violazione, prevista dal suddetto articolo 9 del d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 è inderogabile ( in quanto posta a presidio di preminenti esigenze pubbliche connesse alla tutela della salubrità dei fabbricati) e va calcolata in relazione a tutte le porzioni delle costruzioni (cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 22 novembre 2013, n. 5557), di modo che ogni punto delle stesse sia posto a distanza non inferiore a dieci metri.

Non può quindi essere condiviso quanto statuito dal Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria in sede di ottemperanza, laddove ha considerato che non sia necessaria la rimozione della struttura portante costituita da colonne in acciaio “onde consentire l’arretramento dell’impalcato sovrastante e assicurare il mantenimento dei benefici caratteristici (aria e luce) cui è preordinata la distanza di 10 metri”.

Il TAR giustifica il mancato rispetto dei 10 metri ritenendo, contraddittoriamente, che nella specie entrambe le pareti in relazione alle quali si assumerebbe violata la regola della distanza, sarebbero “finestrate”; ma è evidente la contraddittorietà e la non condivisibilità di tale decisione, così come evidenziato dagli appellanti.

Deve, dunque, essere confermato quanto stabilito nella prima sentenza del TAR n. 454 del 2012 ( della cui ottemperanza qui si tratta), ovvero che va garantito il distacco obbligatorio di almeno 10 metri fra il parcheggio e le pareti finestrate preesistenti.

In tale sentenza il Giudice aveva soltanto lasciato integra la facoltà all’Amministrazione di decidere se arretrare il parcheggio o se portarne l’altezza al di sotto del muro preesistente, in modo tale che comunque fosse rispettata quella distanza minima.

Per quanto detto, l’Amministrazione comunale qui appellata, prevedendo la sola rimozione di una porzione di solaio, senza la rimozione delle parti strutturali del parcheggio poste a distanze inferiori a 10 metri, non si è conformata alla sentenza.

Dalle considerazioni finora esposte e dall’accoglimento del gravame discende l’obbligo in capo all’Amministrazione di ottemperare correttamente alla sentenza n. 454/2012 e, quindi, di modificare il progetto impugnato in primo grado, affinché anche la struttura portante in acciaio sia posta a distanza non inferiore ai 10 metri, in modo tale che nessun punto del fabbricato abbia una distanza minore a quella inderogabile prevista per legge (ex art. 9 del Decreto Ministeriale n. 1444 del 2 aprile 1968).

6.- L’accoglimento dei primi tre motivi d’appello, comporta l’integrale soddisfazione dell’interesse facente capo agli odierni appellanti; non si ravvisano i presupposti per accedere alla richiesta ex art. 114 comma 4, lett. e, c.p.a. finalizzata alla fissazione di una somma di denaro dovuta dal Comune resistente, che provvederà a dare integrale esecuzione alla presente pronuncia nel termine di giorni 60 dalla comunicazione della sentenza.

7.- Le spese giudiziali seguono la soccombenza e sono liquidate, per entrambi i gradi del giudizio di ottemperanza, come da dispositivo.

 

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello per ottemperanza (RG 1627/2015), come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione e, per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza, così provvede:

– ordina al Comune di Omissis di modificare, entro 60 (sessanta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, il progetto redatto dalla Direzione Progettazione di Interventi sul territorio, di cui alla delibera G.C. n. 352 del 30 dicembre 2012, in modo tale che nessun punto del fabbricato degli appellanti venga a trovarsi a distanza inferiore a metri 10 dal parcheggio;

– condanna il Comune di Omissis al pagamento, in favore degli appellanti, delle spese e degli onorari del doppio grado di giudizio, che si liquidano nella misura complessiva di € 7.000,00 (Euro settemila/00) oltre accessori come per legge.

– ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 26 maggio 2015 […]

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